giovedì 9 luglio 2009

Promemoria sulla Terra.

La recente polemica sui “respingimenti” ha tralasciato un piccolo particolare: chi sono quegli uomini e quelle donne sui barconi? Quali sono le loro storie? Che cosa hanno passato per arrivare in Italia? Al di fuori della polemica strumentale della politica scopriamo, attraverso i racconti dei protagonisti (uno di loro è il co-regista con Andrea Segre) l'agghiacciante realtà del passaggio nell'inferno libico, fatto di campi di concentramento nel deserto, di stupri e di esseri umani venduti e comprati. Un eccezionale documento che finalmente da voce a chi non l'ha mai avuta.

COME UN UOMO SULLA TERRA
di Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene.

trasmissione DOC3
GIOVEDI' 9 LUGLIO alle 23.50
RAITRE

lunedì 6 luglio 2009

McNamara è tornato da JFK.

Robert Strange McNamara ha raggiunto JFK questa notte.

Il Presidente - che vinse contro Nixon le elezioni del 1960 - lo volle con sé in qualità di Segretario della difesa, carica che ricoprì fino al 1968, anni della Guerra del Vietnam. Egli fu l'ideatore della cosiddetta Risposta flessibile (vs URSS), strategia difensiva che sostituì la Massive retaliation di Eisenhower;
Di seguito un estratto del film Fog of War - La guerra secondo McNamara di Errol Morris vincitore dell'Oscar come miglior documentario nel 2004.


Ho voluto dedicare un post a questa notizia perché l'ambiguità e l'importanza storica del personaggio è stata a lungo oggetto dei miei studi universitari e ha contribuito notevolmente alla mia formazione.

Dal Tibet allo Xinjiang: Pechino deve cambiare politica.

Nuova rivolta etnica e nuovo bagno di sangue in Cina. Questa volta gli scontri si sono avuti tra gli Uiguri di religione musulmana, presenti in maniera considerevole nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang (Nord-Ovest della Cina) ma minoranza nel Paese, e il gruppo etnico Han che costituisce circa il 90% della popolazione cinese (nonché il 12% della popolazione mondiale).

Domenica 5 luglio a Ürümqi, capitale dello Xinjiang, proteste violentissime hanno portato ad una situazione che non si vedeva da decenni nella Repubblica Popolare Cinese: almeno 156 morti e circa 1.800 feriti (aggiornamento 7 luglio 2009). Tra questi molti Cinesi Han ma anche Uiguri e appartenenti ad altre minoranze etniche. L'agenzia di stampa Nuova Cina ha fatto sapere che i manifestanti di etnia uigura "si sono illegalmente riuniti in diversi angoli della città e hanno cominciato a colpire, distruggere, saccheggiare e incendiare". Alcuni cittadini cinesi sono riusciti ad aggirare la censura che ha colpito, tra gli altri, anche Twitter e hanno caricato immagini e descrizioni della rivolta.
Ora però sembra essere tornata la calma dopo che migliaia di manifestanti sono stati arrestati dalle forze dell'ordine e poliziotti paramilitari hanno preso il controllo della zona meridionale della regione.

Diversi video sono stati caricati in rete e inseriti nei siti dei maggiori quotidiani occidentali (Guardian, Le Monde tra gli altri).


In questo video, la notizia e le immagini riportate dalla televisione pubblica. Secondo Pechino, le prosteste sono state manovrate dai dissenti uiguri in esilio tramite l'incitamento alla violenza in appelli postati su internet. Essi avrebbero quindi attaccato deliberatamente i Cinesi di etnia Han.


In quest'altro video amatoriale, e per questo confuso, si può notare come la rivolta sia stata numericamente consistente, "dettaglio" non visibile dalle immagini di Stato. Secondo il World Uighur Congress, gli Uiguri stavano manifestando pacificamente in seguito all'episodio che ha visto il coinvolgimento e l'uccisione di due lavoratori uiguri avvenuta all'interno di violenze etniche circa una settimana fa nel Guangdong. Sempre secondo il Congress, la polizia ha sparato sui manifestanti e alcuni Uiguri sono stati schiacchiati da mezzi corazzati nei pressi dell'Università di Xinjiang.

Episodio a parte, anche in questo caso, il problema principale sembra essere la politica di sinizzazione (e di discriminazione economica e politica) del governo centrale - identica a quella attuata in Tibet - che crea tensioni tra le varie minoranze e la crescente popolazione di etnia Han. Pechino incoraggia da decenni la migrazione di Cinesi Han che oggi rappresentano il 40% della popolazione dello Xinjiang contro il 5% negli anni Quaranta.

sabato 4 luglio 2009

A Teddy Roosevelt preferisco Thomas Jefferson.

Mi sono appena imbattuto in un interessante quanto ambiguo articolo di Paul Kennedy dal titolo "Obama a Teheran" (Internazionale n. 802, pag. 19) dove l'autore porta avanti la tesi che gli Stati Uniti dovrebbero smettere di decidere per conto terzi su ogni situazione di crisi che si presenta in giro per il mondo lasciando l'iniziativa a quesi paesi che rischiano più dell'America per il bizzarro comportamento di alcuni "stati canaglia" - ad esempio all'Unione Europea nel caso in cui la Russia dovesse minacciare nuovamente di chiudere i rubinetti del gas o alla stessa Russia, all'India o alla Cina se la situazione in Pakistan dovesse peggiorare.

Egli dunque invoca un minor interventismo americano negli affari interni di Stati sovrani prendendo ad esempio il caso delle proteste iraniane. Kennedy apprezza "l'atteggiamento guardingo" del Presidente americano poiché, per risolvere la situazione iraniana, "la cosa peggiore che Washington può fare è offrire alle autorità iraniane la possibilità di dire che l'opposizione è manovrata dagli Stati Uniti" - situazione, peraltro, che si sta verificando proprio in questi giorni: dapprima con l'arresto dei funzionari dell'Ambasciata britannica, poi con l'accusa a Mousavi di essere manovrato dai servizi segreti americani. Ma ritiene anche che per questo comportamento verrà presto accusato di appeasement dai repubblicani poiché si è mostrato troppo esitante e passivo nei confronti del governo iraniano durante la repressione delle proteste dei sostenitori di Mousavi.
L'articolo però si conclude in maniera ambigua: "Forse nell'America di oggi, dove i talk show ospitano deputati e senatori che invitano all'azione, questa moderazione non è possibile. Ma per Obama non è il momento di mostrarsi 'più deciso' con l'Iran perché gli Stati Uniti non devono decidere nulla. E' invece il momento di seguire le orme di uno dei suoi più grandi predecessori, Theodore Roosevelt: evita di alzare la voce, ma porta con te un grosso bastone".

La mia critica nasce proprio dalla scelta di questa citazione per concludere una tesi, fino a quel momento, portata avanti in maniera impeccabile. Come può Kennedy concludere il suo pensiero affermando che Obama deve seguire le orme di Theodore Roosevelt? Roosevelt fu l'autore del "Corollario alla dottrina Monroe": se quest'ultima (James Monroe, 1823) esprimeva l'idea che gli USA non avrebbero accettato più interferenze nell'emisfero americano da parte delle potenze europee ma promettendo che questi non si sarebbero intromessi nelle loro dispute e nelle dispute fra queste e le loro colonie, l'emendamento di Roosevelt (1904) eliminava questa seconda parte dando, di fatto, la possibilità agli Stati Uniti di intervenire negli affari interni di Stati in difficoltà (specie latinoamericani) facendoli ergere a "poliziotti del pianeta". A Roosevelt io preferisco le parole di Thomas Jefferson citate dallo stesso Obama al Cairo: "Spero che la nostra saggezza cresca con il nostro potere e ci insegni che meno useremo questo potere, maggiore sarà la nostra grandezza" (vedi anche The Arrogance of Power di J. W. Fulbright - parte del saggio la potete trovare qui: The Two Americas).
Speriamo che Obama non segua il consiglio di Kennedy più improntanto verso un interventismo subdolo ed occultato da buone parole piuttosto che verso un reale cambiamento di rotta.

mercoledì 1 luglio 2009

Come un Uomo in TV.

Finalmente e, mi vien da dire, sorprendentemente arriva sulla tv pubblica italiana il film che da mesi mette a nudo il nostro coinvolgimento nel disumano trattamento dei migranti che, da ogni parte del Continente africano, quotidianamente, tentano di raggiungere le nostre coste attraverso la Libia.
Io ho avuto la fortuna di vedere questo film in una delle tante proiezioni che si sono tenute in giro per l'Italia (Lecco) e da quel giorno la mia visione sui flussi migratori non è più la stessa.
Non perdetevelo
, registratelo e divulgate la notizia.

Dopo centinaia di proiezioni in tutta Italia, dopo
riconoscimenti e premi di prestigio nazionale e internazionale
(SalinaDocFest, David di Donatello, Arcipelago Film Festival,
Per il Cinema Italiano, BellariaFilmFestival e molti atri),
finalmente in onda sulla RAI.

COME UN UOMO SULLA TERRA
di Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene
prodotto da Asinitas Onlus e ZaLab (52’ – 2008)

GIOVEDI
9 LUGLIO 2009
ore 23.40RAITRE (trasmissione DOC 3)



Per la prima volta in un film, la voce diretta dei migranti africani sulle
brutali modalità con cui la Libia controlla i flussi migratori, su richiesta e
grazie ai finanziamenti di Italia ed Europa.

Per scaricare il volantino cliccate qui;
Per ulteriori informazioni comeunuomosullaterra.blogspot.com

martedì 30 giugno 2009

Sull'Iraq.

Oggi in Iraq è un giorno di festa. Le truppe americane, composte da ben 131.000 militari, hanno iniziato ufficialmente a ritirarsi dopo più di 6 anni di combattimenti e occupazione (le ostilità cominciarono il 20 marzo 2003 sotto il primo mandato di George W. Bush).
Secondo quanto annunciato recentemente dal Presidente Barack H. Obama, infatti, la missione militare USA si dovrebbe concludere entro l'agosto 2010. Nel Paese rimarranno solo tra i 30 e i 50 mila militari statunitensi col compito di formare le forze irachene e le squadre per la ricostruzione. Entro il 31 dicembre 2011, invece, è previsto il ritiro di tutti gli effettivi.
Nonostante molti iracheni siano scesi in piazza per festeggiare il tanto atteso ritorno della sovranità nazionale, però, altri sembrano provare un sentimento di incertezza misto a paura per il fondato timore che i ribelli possano approfittare dei ritiro dei marines per aumentare i loro attacchi e mettere in crisi le già deboli forze di sicurezza locali.

Sempre oggi si è aperta la gara d'appalto, indetta dal governo guidato dal Primo Ministro Al Maliki, tra le compagnie petrolifere appartenenti a ben 31 Paesi (di cui 6 americane e 2 italiane - Edison ed Eni) per la gestione di giacimenti petroliferi e di gas. In ogni caso, il Presidente americano ha più volte ribadito che gli USA non hanno intenzione di costruire basi permanenti su territorio iracheno e non vogliono avanzare pretese sulle sue risorse. C'è da sperare, quindi, che questa gara d'appalto, che comunque consegnerà in mano a stranieri la gestione della maggior fonte di ricchezza del Paese, sia quantomeno onesta e leale e dia spazio anche alle imprese di quei Paesi che non hanno partecipato alla guerra.

Vi lascio ora con le parole pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti d'America il 4 giugno 2009 presso l'Università del Cairo (Egitto) a proposito dell'Iraq. Nel suo primo messaggio ufficiale indirizzato al mondo musulmano, e già passato alla Storia, Obama ha manifestato la precisa volontà di ridefinire i rapporti americani con le popolazioni islamiche di tutto il Mondo, tramite un nuovo e più maturo inizio.
Buon ascolto.

sabato 27 giugno 2009

Earth's.

"...express the passion towards the Earth from all of its perspectives"
recita il sottititolo di questo blog.


Se l'Earth Day risale all'aprile 1970, l'Earth Song è del dicembre 1995.
Se il 25 giugno 2009 è morto Michael Jackson, il 26 giugno la House of Representatives americana ha approvato una storica legge riguardante le energie pulite ed i cambiamenti climatici.
Prospettive.

Thanks Ålb®.