La recente polemica sui “respingimenti” ha tralasciato un piccolo particolare: chi sono quegli uomini e quelle donne sui barconi? Quali sono le loro storie? Che cosa hanno passato per arrivare in Italia? Al di fuori della polemica strumentale della politica scopriamo, attraverso i racconti dei protagonisti (uno di loro è il co-regista con Andrea Segre) l'agghiacciante realtà del passaggio nell'inferno libico, fatto di campi di concentramento nel deserto, di stupri e di esseri umani venduti e comprati. Un eccezionale documento che finalmente da voce a chi non l'ha mai avuta.
giovedì 9 luglio 2009
Promemoria sulla Terra.
lunedì 6 luglio 2009
McNamara è tornato da JFK.
Robert Strange McNamara ha raggiunto JFK questa notte.
Dal Tibet allo Xinjiang: Pechino deve cambiare politica.
Nuova rivolta etnica e nuovo bagno di sangue in Cina. Questa volta gli scontri si sono avuti tra gli Uiguri di religione musulmana, presenti in maniera considerevole nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang (Nord-Ovest della Cina) ma minoranza nel Paese, e il gruppo etnico Han che costituisce circa il 90% della popolazione cinese (nonché il 12% della popolazione mondiale).

In questo video, la notizia e le immagini riportate dalla televisione pubblica. Secondo Pechino, le prosteste sono state manovrate dai dissenti uiguri in esilio tramite l'incitamento alla violenza in appelli postati su internet. Essi avrebbero quindi attaccato deliberatamente i Cinesi di etnia Han.
In quest'altro video amatoriale, e per questo confuso, si può notare come la rivolta sia stata numericamente consistente, "dettaglio" non visibile dalle immagini di Stato. Secondo il World Uighur Congress, gli Uiguri stavano manifestando pacificamente in seguito all'episodio che ha visto il coinvolgimento e l'uccisione di due lavoratori uiguri avvenuta all'interno di violenze etniche circa una settimana fa nel Guangdong. Sempre secondo il Congress, la polizia ha sparato sui manifestanti e alcuni Uiguri sono stati schiacchiati da mezzi corazzati nei pressi dell'Università di Xinjiang.
sabato 4 luglio 2009
A Teddy Roosevelt preferisco Thomas Jefferson.
Mi sono appena imbattuto in un interessante quanto ambiguo articolo di Paul Kennedy dal titolo "Obama a Teheran" (Internazionale n. 802, pag. 19) dove l'autore porta avanti la tesi che gli Stati Uniti dovrebbero smettere di decidere per conto terzi su ogni situazione di crisi che si presenta in giro per il mondo lasciando l'iniziativa a quesi paesi che rischiano più dell'America per il bizzarro comportamento di alcuni "stati canaglia" - ad esempio all'Unione Europea nel caso in cui la Russia dovesse minacciare nuovamente di chiudere i rubinetti del gas o alla stessa Russia, all'India o alla Cina se la situazione in Pakistan dovesse peggiorare.
mercoledì 1 luglio 2009
Come un Uomo in TV.
Finalmente e, mi vien da dire, sorprendentemente arriva sulla tv pubblica italiana il film che da mesi mette a nudo il nostro coinvolgimento nel disumano trattamento dei migranti che, da ogni parte del Continente africano, quotidianamente, tentano di raggiungere le nostre coste attraverso la Libia.
Io ho avuto la fortuna di vedere questo film in una delle tante proiezioni che si sono tenute in giro per l'Italia (Lecco) e da quel giorno la mia visione sui flussi migratori non è più la stessa.
Non perdetevelo, registratelo e divulgate la notizia.
Dopo centinaia di proiezioni in tutta Italia, dopo
riconoscimenti e premi di prestigio nazionale e internazionale
(SalinaDocFest, David di Donatello, Arcipelago Film Festival,
Per il Cinema Italiano, BellariaFilmFestival e molti atri),
finalmente in onda sulla RAI.COME UN UOMO SULLA TERRAPer la prima volta in un film, la voce diretta dei migranti africani sulle
di Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene
prodotto da Asinitas Onlus e ZaLab (52’ – 2008)
GIOVEDI 9 LUGLIO 2009
ore 23.40 – RAITRE (trasmissione DOC 3)
brutali modalità con cui la Libia controlla i flussi migratori, su richiesta e
grazie ai finanziamenti di Italia ed Europa.
Per ulteriori informazioni comeunuomosullaterra.blogspot.com
martedì 30 giugno 2009
Sull'Iraq.
Oggi in Iraq è un giorno di festa. Le truppe americane, composte da ben 131.000 militari, hanno iniziato ufficialmente a ritirarsi dopo più di 6 anni di combattimenti e occupazione (le ostilità cominciarono il 20 marzo 2003 sotto il primo mandato di George W. Bush).
Secondo quanto annunciato recentemente dal Presidente Barack H. Obama, infatti, la missione militare USA si dovrebbe concludere entro l'agosto 2010. Nel Paese rimarranno solo tra i 30 e i 50 mila militari statunitensi col compito di formare le forze irachene e le squadre per la ricostruzione. Entro il 31 dicembre 2011, invece, è previsto il ritiro di tutti gli effettivi.
Nonostante molti iracheni siano scesi in piazza per festeggiare il tanto atteso ritorno della sovranità nazionale, però, altri sembrano provare un sentimento di incertezza misto a paura per il fondato timore che i ribelli possano approfittare dei ritiro dei marines per aumentare i loro attacchi e mettere in crisi le già deboli forze di sicurezza locali.
Sempre oggi si è aperta la gara d'appalto, indetta dal governo guidato dal Primo Ministro Al Maliki, tra le compagnie petrolifere appartenenti a ben 31 Paesi (di cui 6 americane e 2 italiane - Edison ed Eni) per la gestione di giacimenti petroliferi e di gas. In ogni caso, il Presidente americano ha più volte ribadito che gli USA non hanno intenzione di costruire basi permanenti su territorio iracheno e non vogliono avanzare pretese sulle sue risorse. C'è da sperare, quindi, che questa gara d'appalto, che comunque consegnerà in mano a stranieri la gestione della maggior fonte di ricchezza del Paese, sia quantomeno onesta e leale e dia spazio anche alle imprese di quei Paesi che non hanno partecipato alla guerra.
Vi lascio ora con le parole pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti d'America il 4 giugno 2009 presso l'Università del Cairo (Egitto) a proposito dell'Iraq. Nel suo primo messaggio ufficiale indirizzato al mondo musulmano, e già passato alla Storia, Obama ha manifestato la precisa volontà di ridefinire i rapporti americani con le popolazioni islamiche di tutto il Mondo, tramite un nuovo e più maturo inizio.
Buon ascolto.



