giovedì 25 ottobre 2007

Il Belgio come la Bosnia?


Una Bosnia nel cuore dell'Europa? Così l'hanno definita alcuni cittadini belgi che in questi giorni stanno soffrendo lo scontro politico che da 134 giorni sta lasciando il loro Stato, il Belgio appunto, senza un governo.

L'estrema destra fiamminga, (ossia la parte di lingua neerlandese, quella che si parla in Olanda per intenderci) che alle elezioni di giugno ha raggiunto il 20% di voti, vuole la scissione delle Fiandre dalla Vallonia (la parte di lingua francofona) portando come motivazione l'incompatibilità fra le due culture che da più 180 anni vivono pacificamente insieme. Anzi, il Belgio per molti anni è stato considerato uno stato disponibile ad accogliere anche stranieri provenienti da altri paesi d'Europa e non solo: un esempio di integrazione per tutto il mondo. Paradossalmente, nel momento in cui l'Europa sta finalmente, dopo anni di difficoltà, tentando di superare il problema delle sovranità statali, la sua capitale, Bruxelles, sta regredendo di un secolo, almeno. Ma ora la questione è un'altra, è politica. I parlamentari eletti dalla popolazione fiamminga non vogliono più "mantenere" la Vallonia che nel corso degli anni ha ceduto il proprio primato economico. Molte fabbriche sono state chiuse nel Sud e aperte nel Nord del Belgio che ora si ritrova ad essere una delle zone più ricche d'Europa.

La similarità col caso italiano è evidente, ma qui ci sono di mezzo sentimenti più forti: i fiamminghi sono stati a lungo discriminati e, adesso, la loro superiorità economica viene fatta pesare.

Nel frattempo come si comporta il resto del paese? Il Re è il vero collante che ha invocato la Costituzione liberale, vero motivo d'orgoglio per tutta la popolazione belga. Il popolo, dominato da un innato civismo, sta iniziando a perdere la pazienza, non per questioni di appartenenza a una o all'altra fazione, ma per l'incapacità degli estremismi che, per questioni definibili di nazionalismo spiccio, lo costringono a rimanere in uno stato di sospensione, senza possibilità di intervenire realmente. Anche qui monta l'anti-politica.

L'unica domanda che da spettatori possiamo farci è: perchè nel '900 i nazionalismi (o presunti tali) hanno portato l'Europa e gran parte del continente euroasiatico a condividere l'idea che si possa vivere bene solo all'interno del proprio gruppo etnico, cancellando secoli di storia e di pacifica convivenza che si ebbero durante gli imperi (ottomano, asburgico...)? Era veramente solo una questione di imposizione verticistica o le persone comuni, in realtà, non si sono mai fatte troppi problemi nel condividere la propria con "altre" culture? Il Belgio, l'Iraq, la Turchia e poi ancora la Jugoslavia, l'India prima della scissione del Pakistan: cosa sono stati in tutti questi anni? Ma soprattutto, cosa saranno?

La storia ci insegna qualcos'altro, non possiamo metterci la benda sugli occhi e fermarci davanti alle etichette facendo finta di non avere un'esperienza a cui far riferimento. Questa c'è e pesa come un macigno.

4 commenti:

BLOG NEWS ha detto...

Complimenti anche il tuo blog on è niente male !
Ok per lo scambio di link!

Ti aggiungo tra i friends di blog news

gianluca ha detto...

ciao, io ti ho linkato; vai su scambio link, poi vai infondo alla lista e poi contane 22. tu sei quello! ciao

Anonimo ha detto...

"Una Bosnia nel cuore dell'Europa?" inizia così questo articolo. Volevo solo specificare che anche la Bosnia è nel cuore dell'Europa... se no dove?

tommi ha detto...

@Anonimo
Grazie mille per la precisazione. Diciamo che è un modo di dire da intendersi come Unione Europea più che come Europa fisica.
Con la Bosnia diciamo che ho qualche familiarità: www.srebrenica2009.org/contesto

Grazie per la visita e a presto!
tommi