mercoledì 3 ottobre 2007

Oltre il 38° parallelo.


C'è da chiedersi cosa mai sia successo di così eclatante da far cambiare nel giro di nemmeno un anno le idee al presidente Nordcoreano Kim Jong-Il. Se il 6 ottobre dell'anno scorso, infatti, la Corea del Nord fece esplodere la sua prima bomba nucleare, oggi ha deciso di rinunciare alle sue ambizioni ed, anzi, ha addirittura annunciato di voler procedere allo smantellamento delle proprie centrali entro la fine dell'anno.

Tutto questo verrà ripagato dalla cancellazione dello Stato dall'elenco di quelli che gli USA definiscono «canaglia». Ma sarà stato solo questo a far scattare la molla? Sicuramente avrà influito la necessità di togliere l'embargo tecnologico e riaprire il commercio del paese per far fronte alle sempre più precarie condizioni della popolazione, ma a dire il vero, anche questo non sembra poter essere sufficiente.

Ad aver dato una forte spinta in tal senso c'è da considerare il ruolo cinese che attraverso le sue esigenze politico-strategiche avrà inferto il colpo decisivo alla trattativa a 6 fra le 2 Coree, Stati Uniti, Russia, Giappone e la Cina, appunto.

Cosa sia stata la reale merce di scambio è presto per saperlo, per ora accontentiamoci di vedere i rappresentanti delle 2 Coree incontrarsi in maniera civile e mostrarsi insieme davanti al mondo. Considerando che la Corea del Nord è formalmente ancora in guerra con quella del Sud (e con gli Stati Uniti, con cui vige "solo" un armistizio) dal 25 giugno 1950, non è cosa da poco.

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