sabato 27 ottobre 2007

Una guerra «tiepida»


Ci risiamo, dopo la terza guerra mondiale preannunciata dal Presidente americano Geroge W. Bush pochi giorni fa, in occasione della ripresa dei rapporti commerciali fra Russia e Iran riguardanti la fornitura di uranio per la creazione di centrali a scopo civile, ieri, puntuale come un orologio, Putin ha attaccato il progetto Nato (sotto egida del governo americano) dello scudo spaziale europeo. Preoccupato dal coinvolgimento nel progetto di Stati quali Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria, il Presidente russo ha paragonato questa situazione con la celeberrima crisi dei missili di Cuba del 1962 che portò Usa e Urss, governate ai tempi da John F. Kennedy e da Nikita S. Chruščёv, sull'orlo di una guerra nucleare.

Secondo Putin è inconcepibile che possa essere messo in piedi un progetto del genere senza tener conto delle prospettive russe. Del resto fu lo stesso istinto a spingere l'amministrazione americana di Kennedy a porre all'Unione Sovietica un aut aut senza possibilità di scampo. Per gli americani era inconcepibile avere puntati verso il proprio territorio dei missili nucleari, poichè, per la prima volta, l'homeland avrebbe rischiato di subire un attacco diretto (ipotesi remota fino a quel momento).

Le situazioni sono realmente paragonabili? No, secondo l'odierna amministrazione americana che considera mutato il contesto geopolitico ma, soprattutto, in questo caso lo scudo avrebbe solo fini difensivi, caratteristica estranea ai missili installati sull'isola dei Caraibi nel '62. Correzione: Chruščёv e Castro decisero di dispiegare tali missili dopo l'ennesimo tentativo fallito di invasione di Cuba finalizzato a rovesciare il regime instauratosi dopo la rivoluzione. Dunque, per Cuba, tali armi avevano uno scopo difensivo.
In parte, per l'amministrazione russa che, pur condividendo la teoria del mutato assetto internazionale, ritiene similare la concezione di minaccia diretta nei cofronti del proprio territorio.

L'unica cosa certa è che Putin e Bush sono dei maestri quando si tratta di cospargere benzina sul fuoco e, come per il periodo della guerra fredda, la tattica dell'escalation (non solo militare) viene ritenuta fondamentale per porre dei freni a situazioni ritenute svantaggiose.

Speriamo solo che Bush e Putin siano all'altezza dei loro stimati predecessori (Kennedy e Chruščёv) e non portino la tensione a livelli tali da non riuscire più a controllarla per incapacità o mancanza di volontà.

Si veda, per capire meglio la situazione, anche il post Putin porta a galla le ambiguità dell'Occidente.

3 commenti:

Mr.Segnalatore ha detto...

Ciao, ti sto inserendo nella "Lista Links Amici" del mio Blog.
A presto, ciao!

ericablogger ha detto...

grazie di essere passato da me
bello ed interessante il tuo blog
domani ti linko con gli amici di Pensieri in Libertà
un saluto erica

KATU ha detto...

hai ragione, abbiamo molte cose in comune! ovviamente collezioniamo anche diverse sfumature, ma che dire...complimenti per questo post non mancherò di continuare a leggerti, di commentare, di eventualmente linkarti, nonché di citarti - col tuo permesso. nel caso di specie credo che - non so se sei d'accordo - Putin abbia impostato una politica molto più pragmatica, mentre Bush ha delapidato il ruolo dell'"impero" svilendolo a quello di "dittatore alle corde" (ma gli elementi da considerare sono potenzialmente infiniti). se mai fossi interessato a forme di stesura "a più mani" mi trovi nella più piena disponibilità. ciao!