giovedì 1 novembre 2007

D'Alema e il «Gruppo di riflessione strategica».


Qualcosa di diverso nell'orizzonte italiano, finalmente. Il nostro Ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha messo in pratica l'idea, da lungo accarezzata, di creare qualcosa che duri nel tempo, qualcosa che gli riconosca la capacità di aver dato vita ad un ufficio che sopravviva a maggioranze e governi in continua alternanza.

Il Gruppo di riflessione strategica, questo il nome, è un tavolo attorno al quale dovranno sedersi i maggiori esperti italiani, teorici e pratici, di politica internazionale che dovranno analizzare la realtà contemporanea con tutti i suoi problemi per dare vita ad una pianificazione che renda l'Italia in grado di "sopravvivere" ai repentini mutamenti del nostro pianeta. Dai cambiamenti climatici alla sicurezza energetica, dal terrorismo internazionale alle crisi interne di paesi instabili, dalla globalizzazione dei mercati a quella dell'informazione; tutto ciò al di là del colore politico presente a Palazzo Chigi. Diplomatici e ambasciatori, politici esperti di relazioni internazionali, illustri docenti universitari e scrittori in riviste riconosciute internazionalmente. Insomma, una squadra di cervelli per mantenere la politica estera coerente nel tempo e negli obbiettivi da raggiungere. Una vera e proprira strategia a cui far riferimento per tutte le situazioni che si presenteranno in futuro. Non una soluzione momentanea e passeggera ma ricercata e di lungo termine, che vada oltre la politica costituita dallo scontro partitico.

Questa iniziativa vuole sconfessare il periodo di crisi che sta vivendo internamente l'Italia e, forse, prende proprio spunto dal movimento che condanna i partiti quali unici fautori del motore italiano. Indirettamente si è cercato, emulando soggetti già presenti da tempo in altri Paesi, di prescindere dalle fazioni per tentare di mettere in piedi qualcosa che vada a benificio dell'Italia nella sua interezza, in un contesto internazionale in cui, ormai, nulla è scontato ed anche le storiche potenze devono guadagnarsi il loro spazio come le nuove per non finire risucchiate e inglobate dall'incertezza ed instabilità di un mondo che, dopo il 1989, non ha più trovato una collocazione a cui far riferimento: non più bipolarismo, né multipolarismo o unipolarismo.

Diamo atto a tale iniziativa di essere nuova e in direzione delle richieste del popolo italiano, sperando che anche all'interno del Palazzo, tale innovazione venga colta e riprodotta per far uscire il Paese dallo stallo in cui è costretto. Questo ha bisogno di riforme di lungo termine (ossia che non vengano spazzate via dal governo successivo) che la portino all'altezza dei suoi partners europei e mondiali e per far ciò l'unica via da percorrere è la concertazione.


Interessante a tal proposito l'intervista fatta al nostro Ministro degli Esteri dalla rivista Diplomatic magazine e riproposta sul sito del Ministero degli Affari Esteri

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