lunedì 26 novembre 2007

Due facce della stessa Somalia.

In Somalia sono ripresi gli scontri fra i militari dell'esercito etiope e i cosiddetti ribelli. Diverse centinaia di morti in pochi giorni hanno riportato la situazione a livelli insostenibili, decine di migliaia di profughi, oltre al milione di migranti che già ha lasciato il Paese, stanno cercando di raggiungere le coste dello Yemen. Chi resta non ha possibilità alcuna di poter «vivere». In una situazione di guerriglia l'unica vera vittima è, come sempre, la popolazione civile.
Notizia di queste ore è l'elezione, da parte del Parlamento somalo, di un nuovo primo ministro - Nur Hassan Hussein - per rafforzare la posizione del governo ad interim: la sua prima sfida sarà tentare di riportare l'unità.
L'ONU, per voce del suo rappresentante speciale Ahmedou Ould Abdallah, ha definito la situazione umanitaria somala «la peggiore del continente africano».

Inevitabile, dunque, tentare di spiegare come si è giunti ad una situazione simile: tutto è cominciato con la caduta del Presidente somalo Siad Barre nel 1991 "vittima" dello sconvolgimento avutosi con la fine della guerra fredda. Fino ad allora, infatti, la Somalia era alleata dell'URSS. Ma la caduta del dittatore per mano di decine di movimenti regionali di liberazione non fu favorevole agli USA, anzi, generò un caos dal quale lo Stato non si è più ripreso.
Lo scontro si è via via palesato fra il GFT - ossia il governo federale di transizione sostenuto dalla comunità internazionale e dalla confinante Etiopia (anche militarmente) - e l'UTI - armate di ribelli islamici che vogliono ottenere il controllo della regione e fedeli al Tribunale delle Corti islamiche.
Le posizioni rispetto all'intervento etiope sono discordanti: il GFT lo definisce necessario per la stabilità della regione, minata da un pugno di «estremisti religiosi» che contraddicono i principi dell'Islam, religione di pace e tolleranza. L'ex-Viceministro degli Esteri italiano, Patrizia Sentinelli, aveva, invece, giudicato inaccettabile per la popolazione, l'intervento in territorio somalo di truppe etiopi.
Sostegno, infine, da Washington che ha deciso di intraprendere una sconcertante guerra per procura.

Dopo il 1993, anno dell'imboscata in pieno centro della capitale costata la vita a 18 soldati americani (si veda a riguardo il film Black Hawk Down), gli USA avevano deciso di non intervenire più ed in nessun modo sul continente africano, posizione mantenuta anche durante il genocidio del 1994 in Rwanda.
Ma dal 2001 le cose sono cambiate: al fine di mantenere la sicurezza di una delle principali rotte marittime (link) ed evitare un jihad marittimo, gli USA hanno deciso di riportarsi nella zona e compiere operazioni segrete per l'eliminazione di membri di Al Qaeda, inizialmente attraverso azioni in zone confinanti (Yemen, Etiopia), dal 2007 agendo anche direttamente in territorio somalo, catturando quasi 1000 persone con la sola colpa d'aver fatto parte dell'UTI.
Intanto, gli esiti degli scontri sul territorio somalo, specialmente nella capitale Mogadiscio, sono stati molto oscillanti favorendo alle volte l'esercito etiope, altre i ribelli (ora definiti muqawamada, ossia «resistenza»).

Affidando all'Etiopia il lavoro sporco, il governo americano rischia di riacutizzare i focolai (mai spenti) della regione. L'Eritrea, infatti, pur non essendo palesemente favorevole ai ribelli islamici, ha deciso di finanziare l'UTI come semplice contrapposizione all'Etiopia che, a sua volta, ha usufruito di un via libera per l'acquisto di armi dalla Corea del Nord in violazione dell'embargo imposto dal Consiglio di Sicurezza, su richiesta degli stessi USA!

Giocare col fuoco in questa maniera e riproporre integralmente il conflitto di religione che identifica gli islamici come i cattivi, i terroristi da sconfiggere e i buoni come coloro che accettano di sottomettersi all'influenza americana nella regione anche in zone apparentemente immuni da tale divisione (non è, infatti, definibile in tal modo una contrapposizione civile per assumere il controllo di uno Stato) potrebbe rivelarsi un boomerang, una scelta controproducente. Come detto in altri post, non si può identificare ogni situazione del panorama internazionale come un'unica grande lotta al terrorismo.

7 commenti:

Alzata con pugno ha detto...

il fatto è che il terrorismo non si sconfigge con la guerra, e poi i militari usa vanno un pò dove gli pare...

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Complimenti per la tua disamina: lucida, attenta e precisa.

tommi ha detto...

Grazie daniele, da te sempre i migliori complimenti.

Franca ha detto...

Qui non ci sono ingenti risorse per cui il lavoro sporco l'America lo lascia fare agli altri.
Situazione pericolosissima che riaccende vecchi odi mai sopiti

suburbia ha detto...

Una situazione orribile di cui tutto sommato si parla poco. E anche gudicare i vari movimenti di un paese a noi lontano risulta difficile.
Bella analisi, ciao

Francesco Candeliere ha detto...

Hai fatto bene a ricordare la questione somala spesso dimenticata.
Un mio carissimo amico paracadutista qualche anno fa partecipò alla missione in Somalia.Se ne ritornò carico di soldi ma mi raccontò cose allucinanti e ancora ha paura di ammalarsi.
Complimenti per la tua bella analisi tommi,ammiro molto come tratti certi argomenti e le tue conoscenze in materia internazionale,bravo.

tommi ha detto...

Grazie Francesco. L'obbiettivo che mi pongo è proprio quello di parlare di avvenimenti di grande importanza ma che non godono della sufficiente visibilità in un mondo dell'informazione (come quello italiano) incentrato più sulle pagine di cronaca.