domenica 18 novembre 2007

Il Kosovo della discordia.

Da quando i bombardamenti NATO (1999) hanno costretto alla ritirata l'esercito serbo dalla provincia kosovara, mettendo fine ai soprusi perpetrati nei confronti della maggioranza albanese, poco è cambiato, sia che si agisse in maniera pacifica - come ha cercato di fare il leader Ibrahim Rugova, da poco scomparso e considerato eroe nazionale dalla popolazione albanese - o tramite l'uso di armi - attraverso il gruppo armato di liberazione: l’UÇK – Ushtria Çlirimtare e Kosovës.

Oggi come ieri, la provincia autonoma serba sotto amministrazione ONU è divisa tra coloro che sono favorevoli a concedere l'indipendenza (USA) e coloro che invece temono di creare un precedente per situazioni analoghe in altre parti del mondo (Russia con la Cecenia).
Ieri si sono tenute le elezioni per il Parlamento e le amministrazioni comunali che hanno visto la Lega democratica del leader storico Rugova cedere terreno (23%) in favore del Partito democratico del Kosovo (35%), ossia la formazione degli ex-guerriglieri UÇK, guidato da Hashim Thaci. Ma la notizia principale è stata la scarsa affluenza, avvantaggiata dal boicotaggio della minoranza serba (circa 100.000) e dalla scarsa affluenza albanese ormai rassegnata ad un'incapacità di fondo di giungere ad un compromesso.

In tutto ciò, rimane l'esigenza primaria di formare un governo in grado di definire una posizione comune e accettabile da tutte le parti coinvolte da portare davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite il 10 dicembre, data limite per un accordo definitivo tra Pristina e Belgrado.
Le parole del leader del partito vincitore, e dunque del possibile futuro premier, rispecchiano la posizione della popolazione: "Kosovo e Serbia potrebbero trattare per i prossimi cento anni senza mai raggiungere un accordo". Dunque che fare? Secondo Thaci l'unica via possibile è raggiungere l'indipendenza in maniera unilaterale; parola, quest'ultima, presa in prestito dal vocabolario statunitense.

4 commenti:

Nicola Andrucci ha detto...

ho provveduto a linkarti sul mio blog.
ciao nicola

Franca ha detto...

Anche gli albanesi non ci sono andati leggeri con i serbi!

daniele Verzetti, Rockpoeta ha detto...

Purtroppo le varie etnie dell'ex Yugoslavia si odiano.

Costrette con la forza a restare unite ora si disgregano volendo ciuascuna di esse una loro nazione. Credo che sia un processo irreversibile e che proprio per questo, vada seguito ed assisitito in modo che poi regni la pace in quell'area.

tommi ha detto...

Assolutamente. specie ultimamente con i diversi assalti a chiede ortodosse dove sono rimaste uccise diverse decine di serbi kosovari.
è ovvio che in una situazione del genere (simile a quella israelo-palestinese) non si può più chiaramente definire colpevoli e oppressori. ed è proprio tutto ciò che rende la questione difficilmente negoziabile per il contrapposto ed inconciliabile punto di vista serbo e kosovaro.
grazie franca della precisazione.