venerdì 16 novembre 2007

Il Kurdistan nella lotta al terrorismo


La crisi irachena, ormai quinquennale, sta riaprendo nel «Grande Medioriente» l'ennesima ferita che, da qualche tempo, sembrava essere dimenticata.

Il Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) sembra essersi risvegliato. In realtà, più per cause esterne che per una volontà propria di riaprire gli occhi. La mancanza di un governo realmente sovrano in Iraq ha riacceso le speranze autonomiste del Kurdistan iracheno, specialmente dopo l'elezione di Jalal Talabani come presidente curdo dell'Iraq e ha offerto un retroterra logistico a completa disposizione dei Peshmergas («guerrigliero» in lingua curda). Dall'altra parte, il governo di Ankara (Turchia) ha visto nella mancanza di una reale sovranità, la possibilità di intraprendere delle incursioni militari in territorio iracheno per riuscire a inserirsi nella piaga e portare a sé i favori delle potenze occidentali (come sempre, Stati Uniti in primis). Infatti, se gli Usa avevano inserito il Pkk nella lista delle organizzazioni terroristiche già nel 1997, l'Unione europea si è uniformata a tale visione nel 2002, ovvero sull'onda della «guerra al terrore».

Se la questione dell'indipendenza del Kurdistan anatolico può essere fatta risalire alla fine della prima guerra mondiale, quando gli Alleati vincitori promisero la creazione di uno stato attraverso il Trattato di Sèvres (1920), poi sconfessato dal Trattato di Losanna (1923) che divise la regione tra ben quattro stati (Turchia, Iran, Iraq e Siria), l'insediamento reale dei kurdi nella regione è molto più recente. Esso è, di fatti, riconducibile al 1983 quando il presidente del Pkk, Massud Barzani - odierno presidente del Kurdistan iracheno, firmò col presidente turco, Turgut Ozal, un accordo di non interferenza.

La situazione cambiò nel 1993 con la morte del Presidente turco, favorevole alla legalizzazione del Pkk, e la fine della speranza di una soluzione negoziata. Il partito turco a favore della causa curda si vide ritirare l'immunità parlamentare ed il celeberrimo Presidente del Pkk, Abdullah Ocalan, venne arrestato e incarcerato sull'isola turca di Imrali. Nonostante ciò, lo stesso lanciò un appello per la fine della lotta armata palesando il suo obbiettivo di una trasformazione democratica della Turchia, attraverso la negoziazione della risoluzione della questione con le autorità di Ankara.

Anche il partito turco in parlamento cambiò nome in Congresso per la libertà e la democrazia nel Kurdistan segnando un'evoluzione legalista. Inoltre nacque il Partito per una Turchia democratica (pro curdo) che nelle elezioni di quest'anno ha ottenuto diversi seggi in parlamento. Ma i governi interessati non hanno cambiato la loro posizione, anzi l'hanno inasprita definendo accordi multilaterali per la soppressione dei ribelli, impropriamente definiti terroristi: è storia di oggi l'accordo Ankara-Baghdad-Washington per sradicare le forze terroristiche. Anche Teheran, in perpetua lotta con gli Stati Uniti, pur non stringendo patti si è ritrovato stranamente allineato con essi attraverso il comune obbiettivo di evitare scissioni. Così da febbraio i turchi hanno iniziato ad ammassare soldati alla frontiera ed il braccio di ferro elettorale, rivelatosi ancora a favore di Erdogan, ha spinto l'esercito verso un rilancio nazionalista.

In controtendenza, gli Stati Uniti hanno sposato la volontà autonomista del Kurdistan iracheno vista l'impossibilità del governo di Baghdad di esercitare un'effettiva sovranità in quelle zone; tale scelta, apprezzata da Murat Karayilan - presidente del Congresso del popolo del Kurdistan (Kck), ossia l'istanza collegiale che dirige il partito - deve essere, secondo lo stesso, sposata anche dal governo turco. Ciò che Karayilan chiede oggi è la negoziazione di un'autonomia regionale all'interno della frontiera turca, simile a quella della Catalogna. Egli la definisce una «mano tesa» offerta dai propri deputati per trovare una soluzione democratica e negoziata al problema. Nonostante ciò, è ovvio che non si può dimenticare la promessa di un grande Kurdistan, come promesso nel 1920.

Se oggi la situazione sulle frontiere turco-irachene si è fatta nuovamente difficile, visti gli scontri ripresi tra l'esercito di Ankara e i combattenti del Pkk, la volontà sembra non essere più ricercabile tra le colline kurde. Karayilan, infatti, in agosto disse: «Da anni non facciamo più incursioni in Turchia e la nostra guerriglia sul posto si limita a rispondere agli attacchi dei soldati turchi. Ma se domani la Turchia dovesse scegliere la guerra aperta, sapremo reagire. E tutto il popolo curdo si solleverà al nostro fianco».

La guerra in Iraq e la lotta americana al terrorismo significano anche questo. Bisogna stare attenti a non rischiare di farci confondere e convincere. Dal 2001 il terrorismo è identificato con tutto e giustifica ogni cosa.

Per questo post devo ringraziare il bellissimo articolo uscito questo mese su Le Monde diplomatique.

7 commenti:

Mark ha detto...

Io darei l'indipendenza a quella regione..sono quasi 100 anni che la si aspetta.e cmq sono contro a ogni guerra...il sangue non è mai libertà!

ps:scusa se nn passo spesso ma cerco di visitare i miei amici il + possibile,ma nn sempre c riesco.ti va di scambiarci il favorite in technorati?fammi sapere

Juliet ha detto...

dì la verità, anche tu a scienze politiche?!

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Un post davvero di grande lucidità.

La tua frase conclusiva mi trova poi assolutamente d'accordo.

Franca ha detto...

Anche il popolo curdo è un popolo senza terra, per cui andrebbe trovata una soluzione politica che soddisfi le loro legittime aspirazioni

superg52 ha detto...

Le turbolenze nella regione caucasica, dalla Cecenia al Nagorno Karabah, dalla Ossezia al Kurdistan, sono spesso generate e finanziate da chi vuole imporre il passaggio di oleodotti e gasdotti attraverso vie considerate a lui più favorevoli.

Così c'è chi fomenta una rivolta a nord e chi finanzia una guerriglia a sud...

In questa ottica, l'accordo per la costruzione di South Stream, una pipeline sottomarina che collegherà direttamente la Federazione Russa all'Unione Europea, va visto a mio avviso con un certo favore...

superg52 ha detto...

nel mio post precedente, ho dimenticato il link all'articolo:

http://wall-street-11.blogspot.com/2007/11/gas-gazprom.html

100 MILIONI DI TONNELLATE ha detto...

KURDISTAN: SOLIDARIETA' PER IL POPOLO CURDO

Cosa pensi della situazione in Kurdistan?

Il fatto che tu parli di Kurdistan e non di Turchia è interessante.

In questo momento i curdi sono sotto attacco sia dall'Iraq che dalla Turchia. Tanto per cambiare, tra l'incudine e il martello. 100 mila soldati iraqueni da una parte e 100 mila soldati turchi dall'altra che forse stanno già massacrando le popolazioni civili curde compiendo un massacro senza precedenti.

Non si hanno informazioni precise, forse si contano già migliaia di vittime, forse decine di migliaia di vittime dopo pochi giorni dall'inizio degli scontri. I piani del Nuovo Ordine Mondiale prevedono l'eliminazione dei popoli tribali.

Usano la tecnica di eliminare un popolo tribale per volta, cioè che con la propaganda si marchia di infamia un popolo che diventa "quel popolo di stronzi", quel "covo di terroristi".

Gli altri popoli vengono tranquillizzati con la menzogna "voi non siete come loro, non preoccupatevi, non si tratta di pulizia etnica, ma di stronzi, una normale operazione di polizia contro alcuni terroristi".

In questo modo l'opinione pubblica non mette sul piatto l'attacco contemporaneo a mille popoli tribali, e non si formano coalizioni tra popoli tribali e nessuno interviene in solidarietà del popolo attaccato.

Ma ricordatevi, quello che fanno agli altri alla prima occasione lo faranno anche a voi.

Uno per volta hanno già eliminato per sempre oltre 200 etnie e ne hanno indebolite migliaia, come quelle italiane, tant'è che come sapete non si parla più il dialetto, e quasi neanche si parla più l'italiano.

L'italiano è un passaggio verso la lingua ufficiale europea, dai dialetti, verso l'italiano, verso l'europeo.

In questo momento la scusa dell'attacco al Kurdistan sono i giacimenti di petrolio, ma come sapete anche in Kurdistan 100 kg di foglie equivalgono a 50 kg di petrolio.

Non serve distruggere tutto per mettere dei pozzi di petrolio, ma sfruttare razionalmente le coltivazioni razionali e le riserve estrattive di biomassa.

Lo scopo quindi dell'aggressione ai curdi è di trarre piacere dalle sofferenze di questa povera gente, non c'è nessun interesse economico, nessun interesse energetico.

Con la dinamite si può ottenere energia a prezzo mille volte inferiore del petrolio.

Con i motori magnetici e il motore di Schietti si può ottenere energia senza consumare carburanti.

Il petrolio non è il motivo, i soldi non sono il motivo dell'invasione del Kurdistan, perchè i padroni del mondo li stampano, il motivo sono il sadomasochismo e la selezione razziale.

Poi però non chiedetemi niente sui particolari delle operazioni in Kurdistan perchè la propaganda distorce le informazioni, e anche fra i curdi molti, stupidamente, puntano al confronto armato basato sulla forza e non sull'intelligenza. Sicuramente ci saranno anche infiltrati.

I curdi hanno già fatto vedere che sanno reagire e quindi se gli capiterà in mano una bomba atomica non vorrei essere nei paraggi di Ankara. Però se avete capito che lo scopo della guerra è anche quello di ridurre la popolazione, potrebbe essere un favore ai nemici dell'umanità.

La vendetta è un piatto che va gustato freddo.

100-milioni-di-tonnellate.blogspot.com/2007/12/solidarieta-per-il-popolo-curdo.html