giovedì 10 gennaio 2008

Il pil secondo Robert Kennedy

Sul Sole 24 Ore è apparso un articolo interessante riguardante i parametri con cui si misura la qualità della vita. A questo proposito è inevitabile il riferimento al pil (prodotto interno lordo) come parametro principale. Esso misura e valuta esclusivamente i dati quantitativi relativi alla crescita economica dei paesi, escludendo tanti altri valori e aspetti della vita dei cittadini.

Non a caso il parlamento europeo ha organizzato una due giorni di studio dal titolo "Oltre il pil". In questa sede sono state avanzate proposte per l'adozione di nuovo pil che tenga conto di dati relativi alla salute, al clima sociale e all'ambiente. In un sondaggio di Globescam si evince che la maggior parte dei cittadini europei è favorevole a questa proposta. Francesi e italiani, rispettivamente con l'86 e l'85 per cento di giudizi positivi, guidano la classifica di coloro che chiedono tale innovazione.

Il discorso pronunciato da Robert Kennedy nel 1968 andava esattamente in questa direzione e denunciava la concezione economicista nella valutazione della ricchezza di uno stato.

Di seguito riporto il discorso completo. Non tutto ciò che Kennedy ha descritto come un valore, forse, avrebbe un peso positivo nell'Italia di oggi.


«Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow Jones, né i successi del Paese sulla base del prodotto nazionale lordo. Il pil comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgomberare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine settimana. Il pil mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa e le prigioni per coloro che cercano di forzarle.

Il pil non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia dei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi. Il pil non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani».

Robert Kennedy, 1968.

11 commenti:

Andrew ha detto...

Il più grande presidente degli Stati Uniti probabilmente

www.diegogarciablog.blogspot.com

suburbia ha detto...

Condivido pienamente il taglio del post. Non credo nella crescita infinita sulla quale si basa l'economia ma in un equilibrio.
Non conoscevo neppure quel discorso. Ottimo e davvero all'avanguardia.
ciao

Franca ha detto...

Il discorso è largamente condivisibile.
Il "benessere" sociale non può essere valutato in termini prettamente economici

tommi ha detto...

Volevo solo ricordare che Robert F. Kennedy è il fratello Di John Fitzgerald (il Presidente). Anche se molte cose li accomunano (entrambi morti ammazzati) il primo non è mai stato Presidente poiché ucciso alla fine delle celebrazioni per la vittoria nelle elezioni primarie democratiche in California. Anche per questo teniamo gli occhi ben aperti in questi giorni perchè in America le novità mal digerite di solito vengono "eliminate".

Simona ha detto...

Oggi invece abbiamo Arnold Sharzenegger....

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Un Politico con la "P" Maiuscola!

ettore ha detto...

concordo pienamente,bravo tommi,ottimo post

Anonimo ha detto...

mmm...non è che ci abbia capito molto....soprattutto il grafico...me lo potete rispiegare

tommi ha detto...

il grafico è puramente "estetico", in ogni caso rappresenta la grandezza del PIL di ogni Stato.
Se vuoi delucidazioni riguardo al testo, chiedi pure!

Baltic Man ha detto...

Basta comunque guardare le facce delle persone (e paragonarle a quelle di SudAmerica e Asia, ad esempio) per capire quanto ormai nel mondo occidentale si insegua solo più la Quantità a discapito della qualità....

angelo 33 ha detto...

Un discorso nobile, di alta idealità.Profondo,vibrante e sempre attuale.

Infonde speranza in un mondo migliore.

Non sempre tutti gli uomini sono lupi agli altri (come affermava pessimisticamente Hobbes).

Il più ispirato tra tutti quelli dei fratelli Kennedy.

Tanto da diventare un icona del ventesimo secolo.

Che consolazione ascoltarlo oggi, in questo paese mai così degradato,corrotto, involgarito ed imbarbarito nella sua storia.

Guidato da un avventuriero che è proprio l'opposto di Bob Kennedy.

Il quale sta a lui come il nero sta al bianco,come il diavolo all'acqua santa.

L'ho sempre stimato mopltissimo ed è stato più audace,coraggioso,coerente e profondo del fratello.

Quando era Ministro della Giustizia per essere rigoroso,onesto e coerente con la sua coscienza e con il ruolo che ricopriva si fece acerrimi e mortali nemici.

Primo tra tutti la potentissima mafia americana.Che sfidò
a viso aperto.

Perciò il fratello non lo voleva nella sua squadra, tanto che il padre glielo dovette imporre.

Hanno cercato di infangarlo attribuendogli una relazione con la povera Monroe.
Ma solo un cristiano cattolico vero può scegliere di avere undici figli a meno di quaranta anni di età.

Dopo la morte del fratello con encomiabile spirito di servizio alla collettività ed alla sua famiglia ed anche allo scopo di accertare chi avesse organizzato l'omicidio del fratello, si candidò alla Presidenza pur sapendo molto bene a quali gravissimi pericoli andasse incontro.

Onesto e sensibile ai serissimi problemi del suo paese (mai così diviso e dilaniato per la questione razziale e la guerra nel Vietnam)e dai gravissimi squilibri economici e sociali nel mondo (compresi quelli dell'America latina che il fratello aveva trascurato), propose un progetto politico e sociale, nazionale e globale, più audace e rivoluzionario di quello preparato dal fratello.

Fu l'unico politico americano che ebbe lo straordinario coraggio di andare solo,senza scorta, incontro ai neri americani inferociti appena dopo l' assassinio di Martin Lurther King.

Il suo programma era così ardito e irto di severissimi ostacoli da superare che l'espressione del suo volto durante la campagna elettorale del 1968 era tanto tenace e decisa quanto segnata dal dolore e velata dalla tristezza.
Come se già presagisse il suo ineluttabile e tragico destino di vittima.

Ma non si tirò indietro e volle combattere lo stesso per far valere i suoi ideali.
E compiere la sua missione.

Lasciando,così, una traccia ed un esempio ,umani e politici,luminosi ed incancellabili.

Che grande Presidente sarebbe stato!


Angelo Balzano.