giovedì 3 gennaio 2008

La crisi in Kenya come spettro di un nuovo Rwanda.

Facciamo un riepilogo di ciò che sta succedendo in questi giorni in Kenya.

Il 27 dicembre si sono tenute le elezioni presidenziali che hanno visto in contrapposizione il Partito di unità nazionale (PNU) che raggruppa tutti i movimenti che appoggiano il Presidente in carica Emilio Mwai Kibaki e il Movimento democratico arancione (ODM) del leader dell’opposizione kenyota Raila Odinga.

Inizialmente sembrava che il leader dell'opposizione fosse in netto vantaggio ma, col passare delle ore, tale distacco ha iniziato a ridursi fino a creare un clima di incertezza, fonte dei primi disordini causati dai sostenitori dell'ODM, i quali hanno subito pensato a brogli elettorali. Infine, il 30 dicembre la Commissione elettorale ha proclamato la vittoria definitiva di Kibaki, ribaltando così i pronostici e riconfermando la Presidenza in carica. I risultati vedono 4.584.721 voti in favore del PNU e 4.352.993 in favore dell'ODM.
Da questo momento in poi si sono creati due fronti, uno favorevole alla vittoria di Kibaki e sostenuto anche dagli USA, i quali si sono subito congratulati, e uno invece sostenitore della teoria dei brogli. Anche gli osservatori dell'OSCE, pur inizialmente soddisfatti dallo svolgimento delle elezioni, hanno iniziato a denunciare situazioni "fuori legge" durante il momento dello spoglio, creando sospetti in tutta l'Unione Europea.

Così, in questi giorni, sono scoppiati forti scontri tra le due fazioni politiche, distinte anche per etnia, (i kikuyu, tribù di Kibaki, e i luo, tribù di Odinga) che hanno suscitato timori in tutta la comunità internazionale, visto il facile parallelo con la pulizia etnica avutasi in Rwanda nel 1994. Anche le origini sono le stesse poiché i kikuyu sono bantu come gli hutu e i luo sono di origine nilotica come i tutsi.

Infine si arriva ad oggi; l'opposizione aveva organizzato una manifestazione di protesta nel parco centrale di Uhuru vietata dal governo, poi fortunamente cancellata ed "eventualmente" rinviata all'8 gennaio. Nonostante ciò, continuano gli scontri che, finora, hanno causato oltre 350 vittime e migliaia di feriti, provocando una situazione di vera e propria guerra civile con l'accusa da parte di Kibaki nei confronti di Odinga di incitare forme di pulizia etnica.

Come in ogni contesto drammatico, però, anche in questo caso non si può trovare la responsabilità in maniera netta e definita; situazioni di attacchi e vendette si stanno avendo in ogni villaggio del Kenya dove esiste una maggioranza e una minoranza. L'unica vera vittima è la popolazione civile, costretta ad abbandonare le proprie case in fiamme e a patire la fame per la scarsità di risorse reperibili in una situazione che, anche nella normalità, vede la gente costretta a sopravvivere con meno di un dollaro al giorno. Inoltre, saccheggi, devastazioni di ogni tipo che non si vede come si possano fermare.

Non si può che sperare in un'apertura al dialogo tra Kibaki, rimasto nel "ruolo" di Presidente («Sono pronto ad avere un dialogo con le parti interessate quando la nazione sarà calma e la temperatura politica sarà scesa abbastanza per un impegno costruttivo e produttivo»), e Odinga il quale si è dichiarato da subito disposto ad aprire un tavolo di trattative che veda nella figura di mediatore un personaggio culturalmente rilevante per la regione. Del resto la stessa Commissione elettorale, nonostante la proclamazione, ora non si dichiara più convinta che Kibaki avesse realmente vinto, ma, al contrario, parla di pressioni effettuate su di essa dall'entourage del Presidente.

5 commenti:

ettore ha detto...

hai ragione,a subire sono i civili.
come sempre del resto

mario ha detto...

Quello che accadde in Rwanda fu un massacro fu qualcosa di orribile una vera e proprio tentativo di pulizia etnica.Se tu intravedi la possibilità che in kenya succeda la stessa cosa spero che allora la comunità internazionale faccia subito qualcosa.....l'Africa viene sempre abbandonata

Franca ha detto...

L'unica cosa certa in queste situazioni è che a soffrire saranno i civili.
Speriamo che non si verifichi un nuovo Ruanda...

suburbia ha detto...

Se si tratta di genocidio , l'onu e' costretta ad intervenire per statuto. Quindi qualcosa accedra' o si troverenno dei sininimi :-(
(bel post)
ciao

Andrew ha detto...

bel post :)

Purtroppo come hai detto anche tu a subire sono sempre i civili.
Però non paragonerei il Kenia col Rwanda. Li fu una pulizia etnica nel vero senso della parola. Però qualcuno dovrebbe prendere visione della situazione in Kenia... l'Africa la lasciamo sempre nel dimenticatoio...

ripeto un bel post

un saluto

www.diegogarciablog.blogspot.com