lunedì 4 febbraio 2008

La Serbia che piace all'UE.

La Serbia ha eletto il suo nuovo Presidente: Boris Tadic si è riconfermato vincendo il ballottaggio con il 50,5% delle preferenze.

Tutti i timori della vigilia (fondati, visti i risultati del primo turno che hanno visto piazzarsi al primo posto il nazionalista Tomislav Nikolic) sono stati spazzati via e la Serbia potrà continuare a perseguire il suo progetto democratico ed europeista.

Già, perchè, a prescindere dalla politica interna e dalle differenze ideologiche, questa votazione è stata percepita come una sorta di referendum per decidere sotto quale influenza internazionale la politica estera della Serbia avesse dovuto collocarsi: se avesse vinto Nikolic, la Serbia avrebbe spostato il proprio baricentro sotto il cappello offertole dalla vecchia e rinata Russia; al contrario, con Tadic, essa continuerà a perseguire il progetto, tanto accarezzato anche dagli Stati europei occidentali, di entrare a far parte dell'UE, ricostruendo e ricucendo, seppur parzialmente ed in maniera differente, ciò che la guerra dei Balcani negli anni '90, ha inevitabilmente sgretolato e spezzato.

Tutto ciò, ovviamente, fa da involucro al vero nocciolo della questione: la possibile ed imminente dichiarazione d'indipendenza paventata in questi giorni dal Kosovo e dal suo premier Hashim Thaci.
Infatti, seppur entrambi i leader abbiano ripetutamente e fortemente condannato quest'azione, le sfumature che potrà assumere la politica estera serba sotto Tadic sono più confortanti per diversi punti di vista: la possibilità di salvaguardare e proteggere gli interessi (tramite una mediazione con l'UE) di quella minoranza serba che ancora si trova entro i confini della provincia kosovara a maggioranza albanese e la possibilità di evitare la chiusura verso la comunità internazionale dopo che questa avrà (per la maggior parte) riconosciuto il nuovo Stato del Kosovo (Nikolic, infatti, aveva promesso la rottura di ogni rapporto con coloro che avessero riconsciuto la sovranità della provincia).

Dunque, un futuro che, nell'incertezza del momento, garantirà una risposta razionale ad ogni eventuale situazione traumatica che si dovesse presentare. Reazioni, insomma, dettate più dalla coscienza che dall'istinto e dal furore (sbandierato ostentatamente da Nikolic che, solo di recente e per questioni di "apparenza", si è tolto la spilla con la faccia di Seselj, uomo imputato al Tribunale Penale Internazionale per l'ex Jugoslavia - presieduto da Fausto Pocar* - per crimini di guerra).
Questo sottile ottimismo non dovrà, comunque, portare ad una sottovalutazione delle conseguenze che la dichiarazione d'indipendenza potrà produrre rispetto ad altre situazioni analoghe sparse per il mondo (non è un caso che gli Stati più scettici - se non ostili - ad un possibile riconoscimento siano proprio quelli che sono costretti a gestire internamente spinte indipentiste, vedi Russia, Spagna e Cipro su tutti). Ecco perchè la stessa comunità internazionale non dovrà agire con azioni unilaterali e frettolose: la moderazione dovrà essere l'atteggiamento dominante in tutto e per tutto, anche nei confronti delle possibili reazioni/sanzioni che la stessa Serbia potrà avere/subire.

L'unica cosa certa, ora, è che questa vittoria ha scongiurato nuovi possibili scenari di guerra derivanti dall'ennesimo e, con ogni probabilità, ultimo distacco da Belgrado.
Guardandosi indietro e riportando la memoria al recente passato (Srebrenica, Drenica), non bisogna assolutamente considerare la pace come qualcosa di scontato.


*Ordinario di Diritto Internazionale presso l'Università degli Studi di Milano e Presidente del Tribunale Penale Internazionale per la ex Jugoslavia.
Martedì 12 febbraio 2008 alle ore 16.30 avrò la fortuna di assistere ad una conferenza, organizzata all'interno del corso di Diritto Internazionale Privato che sto frequentando, dello stesso Pocar presso la sala lauree della Facoltà di Scienze Politiche di via conservatorio a Milano: La trasformazione della convenzione di Roma del 19 giugno 1980 sulla legge applicabile alle obbligazioni contrattuali in regolamento comunitario.

5 commenti:

Panico ha detto...

Grazie per il link.
saluti

rudyguevara-simona ha detto...

speriamo davvero.io,x motivi xsonali,ne so qualcosa di quella situazione.spero che dai balcani arrivi una ventata nuova,che nn sia solo la bora,ma una ventata di pace ed equilibrio.tremo x cosa possa succedere dopo l'indipendenza del kosovo,giusta sicuramente,ma vanno tutelate le minoranze.e la serbia deve accettare la cosa.xchè nn si deve più ripetere il passato.incrociamo le dita.

Franca ha detto...

Come ho già avuto modo di dire in passato, ho molte perplessità sull'indipendenza del Kossovo in cui la maggioranza spesso è stata creata a suon di genocidi.
E se riconosciamo il diritto di questa regione all'indipendenza, perchè non lo riconosciamo in egual misura a tutte le altre situazioni (quelle che tu hai citato ed altre ancora)?
E, ragionando per assurdo, la Padania avrebbe diritto all'indipendenza?

Baltic Man ha detto...

Ogni tanto qualcosa di buono accade.

Antonio Candeliere ha detto...

bel post