giovedì 21 febbraio 2008

L'urlo silenzioso del popolo pakistano.

Il Mondo si sta muovendo tutto insieme, nello stesso momento; molto difficilmente riesco a stargli dietro e, per questo, mi scuso: l'indipendenza dichiarata dal Kosovo, la defezione di Castro, le primarie presidenziali americane che stanno entrando nel rush finale, la visita in Africa di George W. Bush, la ripresa degli attentati in Afghanistan ed, infine, le elezioni politiche appena tenutosi in Pakistan, tanto attese, quanto "dimenticate" in queste ore. Ed è proprio su quest'ultimo avvenimento che mi vorrei soffermare.

Dopo clamorosi attentati che hanno ucciso, tra le centinaia di civili, anche un candidato del Partito Popolare del Pakistan, si sono svolte le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento che, pur non vedendo vittorie clamorose, hanno sancito l'unico e sicuro sconfitto: Musharraf ed il suo partito (la Lega musulmana pakistana-Q). Il Partito Popolare del Pakistan guidato dagli eredi di Benazir Bhutto e la Lega Musulmana-N dell'ex premier Nawaz Sharif, infatti, si sono spartiti la maggior parte dei seggi in palio pur non raggiungendo, singolarmente, la maggioranza assoluta. L'incertezza, dunque, rimarrà la caratteristica principale, ma con la sicurezza che l'attore oggi al potere non dominerà più la scena politica futura. Infatti, un accordo fra i due nuovi partiti, potrà mettere fuori causa il Presidente che, al contrario, ha dichiarato di non volersi dimettere.

Il popolo pakistano ha, quindi, espresso chiaramente la volontà di voler cambiare direzione, di distaccarsi dalla politica estera di subordinazione del loro Presidente (volta solamente a non irritare il grande protettore americano); ha manifestato la difficoltà economica del Paese; ha dichiarato di non voler diventare strumento in mano della minoranza islamista. Già perchè, col passare degli anni, il consenso verso gli estremismi religiosi non è aumentato, anzi, è vistosamente calato (basta vedere il risultato dei partiti fondamentalisti che hanno visto precipitare i loro seggi dai 50 delle elezioni del 2002 - truccate - ai 3 di oggi). Ma proprio per questa paura di perdere terreno, si è creata una situazione inversamente proporzionale: più il popolo ha manifestato l'intenzione di voler seguire la rotta democratica per risolvere il problema dell'instabilità interna ed ai confini con l'Afghanistan, controllato dai Taliban, più questi ultimi hanno incrementato il numero di attentati e stragi col fine di constrastare questa corrente e riportare il Paese nel clima di instabilità e caos, ideale per coloro che vogliono vincere (acquisire potere) senza rispettare le regole del gioco.

Così, queste elezioni, hanno urlato all'intera comunità internazionale la vera indole del popolo pakistano e hanno fugato ogni dubbio sulla possibilità che questo potesse propendere verso l'estremità.
Ora i nuovi leader dovranno cambiare la strategia, bocciata dal popolo, finora adottata da Musharraf che, per tenere sotto controllo i confini minacciati dalle roccaforti talebane, le ha sempre tollerate nella speranza che queste potessero ricambiare, in futuro, il favore lasciando in pace il territorio pakistano. Tutto ciò si è rivelato illusorio e Al-Qaeda ha tenuto fede alla sola regola che più gli appartiene: non rispettare le regole ed, anzi, contestarle apertamente secondo la ben nota, agli studiosi delle Relazioni Internazionali, teoria del "guastafeste".

Il nuovo governo potrà avere qualche speranza di successo se riuscirà a conquistare la popolazione Pashtun ai confini, aiutandola ad uscire dalla miseria in cui si trova e che la costringe ad accontentarsi della "protezione" offerta dai Taliban: a questo scopo, il governo americano ha già stanziato cifre considerevoli.

4 commenti:

Franca ha detto...

Il Pakistan per avere qualche speranza deve liberarsi degli americani.
Quelli stanno lì per i loro interessi e sono sempre pronti ad aiutare chi garantisca loro di poter continuare a farseli.
Altro che esportazione della democrazia!

tommi ha detto...

guarda, in questo caso non mi trovi d'accordo. il pakistan ha bisogno di liberarsi dei terroristi che lo stanno sconvolgendo e mettendo in ginocchio, molto più degli stessi americani: l'inesistente frontiera con l'afghanistan è l'unico posto al mondo dove una missione internazionale per sconfiggere le basi talebane ha veramente un senso. un pò quello che l'UNIFIL sta facendo tra libano ed israele. quello che gli americani non capiscono è che non c'è bisogno di fare una guerra per sconfiggere il terrorismo, basta metterlo in ginocchio con altri mezzi. e finanziare e aiutare il governo pakistano per dargli la possibilità di sistemare in maniera autonoma le frontiere, mi sembra un gesto giusto. l'unico, da diversi anni a questa parte. non si può fare sempre di tutta l'erba un fascio.
ovviamente questa è la mia opinione.

rudyguevara ha detto...

ma musharaff mollerà? o ci sarà un altro colpo di stato?so che nn hai la palla di vetro,ma te come pensi andrà a finire?si rassegnerà tanto facilmente?io ho paura di no,ma naturalmente spero di sbagliarmi.

Andrew ha detto...

Tommi bellissimo post...bravo!

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