mercoledì 12 marzo 2008

Il vento del cambiamento?

La Spagna ha riconfermato il governo socialista di Zapatero; la Francia ha visto una progressione del PS nelle consultazioni elettorali amministrative; Barack Obama ha ripreso la sua corsa a pieno ritmo vincendo in Wyoming e Mississippi.
Walter Veltroni ha definito questa serie di vittorie inanellate dagli esponenti riformisti come una nuova riconferma che qualcosa sta cambiando: il cosiddetto "vento del cambiamento" sembra aver ripreso a soffiare.

Ma è realmente così? Effettivamente, per quanto riguarda la Spagna, la vittoria di Zapatero è da considerare come un premio al suo operato; fra coraggio ed inesperienza, il governo socialista ha ben governato ed ha attuato riforme che, nonostante siano state considerate estreme da rappresentanti politici (e non) di mezzo mondo, hanno trovato un forte riscontro e dato risposta alle esigenze reali dell'opinione pubblica spagnola. Tale vittoria, però, in un contesto più ampio ed oggettivo non è da considerare come qualcosa di nuovo e potenzialmente "esportabile" per 2 motivi: il primo è quello che vede il governo uscente generalmente (l'Italia è la solita eccezione) favorito alle elezioni politiche; il secondo, invece, è riferibile alla storia delle elezioni democratiche spagnole avutesi dal 1975 ad oggi. In 9 legislature il PSOE ha prevalso per ben 6 volte, mentre il PP, di recente fondazione, è andato al governo solamente con Aznar.

Le amministrative avutesi in Francia hanno visto un incremento del Partito socialista rispetto alle elezioni presidenziali di 10 mesi fa. Ad oggi, in attesa del secondo turno di domenica prossima, il centrosinistra francese ha raccolto il 48% (il PS da solo il 35%, risultato definito «il migliore da 25 anni a questa parte» dal suo segretario, Hollande). Nonostante i dati effettivi, però, anche qui bisogna fare le dovute considerazioni per riuscire a leggere tali dati in maniera corretta e contestualizzata. Esattamente come da noi, il centrosinistra francese ha storicamente sempre avuto maggiori successi a livello territoriale (la gauche governa in ben 20 regioni metropolitane su 22) e parte dei successi avuti domenica sono in realtà delle rivincite nei confronti di sconfitte precedenti avute in zone generalmente rosse. In più, c'è da considerare il calo di popolarità di Nicolas Sarkozy dovuto alle sue esternazioni, provocazioni e dichiarazioni di cattivo gusto, condite da dosi massicce di vita privata (strabordate anche all'interno dei nostri confini). Solo quest'ultima considerazione, anche se nemmeno troppo, è politicamente rilevante ma non credo sia riferibile a quel "vento di cambiamento" di cui ha parlato Veltroni.

Infine, arriviamo al vero fautore del cambiamento, colui che ha fatto della parola change il suo cavallo di battaglia, poi ripreso e imitato dai riformisti di mezzo mondo: Barack Obama si è ripreso dalle sconfitte in Ohio e Rhode Island (il Texas, in realtà, l'ha visto vincitore in termini di delegati sommando la vittoria nei caucaus e la sconfitta nelle primarie) inanellando una doppietta tra Wyoming e Mississippi. Solo questo è considerabile un vento reale, qualcosa di nuovo nel panorama politico americano e globale grazie alle innovazioni che il senatore porta con sé (oltre al colore della sua pelle). Ma è ancora presto per gridare vittoria e, anche se così fosse, questa sarebbe solo all'interno di una lotta fratricida che, invece di rafforzare il Partito democratico americano, sembra aver rafforzato il già candidato repubblicano John McCain, il quale, essendosi aggiudicato le primarie con largo anticipo, potrà studiare la propria strategia con tutta la calma necessaria ed utile ad incrementare la propria popolarità.

La passione e l'entusiasmo di Veltroni sono contagiosi e degni di nota, ma la realtà è un'altra. In Italia ritornerà al governo la destra, come nella maggior parte dei governi europei e mondiali (in Europa solo Spagna e Gran Bretagna - tra le grandi - hanno un governo di centrosinistra). Per il riformismo vero, portatore di ideali e cambiamento, non c'è ancora spazio in questo mondo.

8 commenti:

Andrew ha detto...

D'accordo con il tuo ultimo passo
Se vuoi fai un salto da noi
Buona giornata Tommi

Franca ha detto...

Zapatero e Veltroni non sono lontanamente paragonabili.
Zapatero fa cose che da noi non sono certo riconducibili alla politica del Pd. Una Binetti in Spagna non voterebbe certo Zapatero...

infoviaggiare ha detto...

In Spagna credo che Zapatero abbia ricevuto la riconferma semplicemnte perchè ha fatto ciò che aveva promesso, niente di più e niente di meno. Aveva però anche un avversario forse non all'altezza.
In Francia concordo con la tua analisi.
Veltroni sbaglia se pensa che sia sufficiente un vento di cambiamento per vincere.

Daniele Verzetti, Rockpoeta ha detto...

Quoto Franca in toto , Tommi.

Da noi un vero riformista come Zapatero non esiste in nessun partito appartenente ad uno qualunque degli schieramenti in campo. Altrimenti penso che avremmo ben altre aspettative e speranze per il dopo 13 aprile...

Ciao
Daniele

èrri ha detto...

Post eccellente.
Concordo con tutti. Per quanto riguarda il PD non ci trovo nulla di nuovo.

Veltroni a differenza di Zapatero è presidente di un partito con una grande tradizione cattolica al suo interno.
Mentre, credo che il PD italiano abbia storicamente ben poco in comune con il PD americano.
Forse, i fondatori del PD italiano, avrebbero fatto meglio a guardare in Europa prima che negli USA o ad altri fattori prima del dato elettorale.

In questo momento, come ho già commentato su altri blog, stiamo assistendo ad una politica di bassissima qualità.
Secondo me, la nascita di questi contenitori, ha portato, per il momento, alla scomparsa di alcuni politici preparati, politici di secondo o terzo piano sono diventati leader e sono nati nuovi partiti, allo scopo di colmare i vuoti creatisi, che hanno preso derive populiste, estremizzando dialittica e posizioni rispetto ai predecessori.

Dovremo aspettare come minimo le elezioni sucessive per avere le idee un pò più chiare e vedere qualche cambiamento (mi auguro in positivo).

Per il momento sono sfiduciato ed arrabbiato. Seppure, da un certo punto di vista, l'astensione mi sembrerebbe la scelta migliore, andrò a votare come ho sempre fatto.

rudyguevara ha detto...

anch'io mi unisco a franca e daniele.no zapatero or obama in italy!e anche se ci fossero,nn credo avrebbero la meglio!xò,nn voglio pensare che x forza voglia dire la vittoria della destra.darò il mio contributo xchè ciò nn accada,anche se ho paura!

eLi ha detto...

d'accordissimo con Franca e con te: Zapatero e Veltroni non sono paragonabili, e per il riformismo vero forse è ancora troppo presto.
Però io, da buona sognatrice, un po' ci spero..
intanto, vediamo domani se il Nostro, dal vivo, riesce a convincermi che votarlo è la scelta migliore che posso fare.

tommi ha detto...

Per chi non lo sapesse, domani Walter Veltroni, nel suo giro in tutte le province italiane, toccherà LECCO: la mia provincia.