lunedì 17 marzo 2008

La questione tibetana come specchio dell'economia mondiale contemporanea.


In Tibet è tornata la violenza e l'ultimatum fissato alle 17 (ora italiana, le 24 ora locale) fa correre la memoria al 1989 quando il ministro plenipotenziario del partito comunista cinese a Lhasa era Hu Jintao, oggi presidente della Repubblica popolare, il quale, l'8 marzo, non esitò a dichiarare la legge marziale e scatenare l'esercito contro la popolazione indifesa.
Poco o nulla è cambiato da allora: la maggioranza dei tibetani non riconosce l'annessione attuata nel 1950 dalla rivoluzione maoista; il governo cinese, invece, dichiara il Tibet territorio cinese per storia e cultura. Non solo, da allora il partito comunista ha iniziato una campagna di sinizzazione della popolazione tibetana, incentivando un'immigrazione serrata nelle principali città del Tibet che ha portato il Dalai Lama a parlare di genocidio culturale dovuto al dominio dell'etnia han su quella locale: «Intenzionalmente o no, assistiamo a una certa forma di genocidio culturale, è un tipo di discriminazione: i tibetani, nella loro terra, molto spesso sono cittadini di seconda classe. Recentemente le autorità locali hanno addirittura peggiorato la loro attitudine verso il buddhismo tibetano, è una situazione molto negativa, ci sono restrizioni e cosiddette rieducazioni politiche nei monasteri [...] Ho notato negli anni recenti che tra i tibetani che vengono qui dal Tibet è cresciuto il risentimento, inclusi alcuni tibetani comunisti, che lavorano in diversi dipartimenti e uffici cinesi. Sebbene siano ideologicamente comunisti, siccome sono tibetani hanno a cuore la causa del loro popolo. Secondo queste persone più del 95 per cento della popolazione tibetana è molto, molto risentita. Questa è la principale ragione delle proteste, che coinvolgono monaci, monache, studenti, persone comuni».

Fonti diverse danno una differente entità agli scontri avvenuti nei giorni scorsi nella capitale tibetana ed estesisi successivamente a macchia d'olio in molti altipiani della regione himalayana. Secondo il governo tibetano in esilio, presieduto dal Dalai Lama, voci provenienti da manifestanti e popolazione locale parlano di oltre centinaia di morti e polizia che, di fronte alle proteste pacifiche di monaci e cittadini civili, ha sparato ad altezza d'uomo. Secondo il governo di Pechino, invece, i morti sarebbero solamente 16, tutti civili, deceduti a causa dei disordini e degli scontri causati dai "ribelli".

La comunità internazionale come reagisce di fronte a questa delicata situazione?
Tutti sanno che proprio pochi giorni fa gli USA hanno cancellato la Cina dalla lista dei Paesi che violano consistentemente i diritti umani. Ieri, durante l'Angelus, il Papa ha evitato di pronunciarsi sulla questione, preferendo altre tematiche per evitare l'interruzione totale di un rapporto già compromesso. Insomma, tra la comunità internazionale sembra prevalere un sentimento di timore reverenziale nei confronti del gigante asiatico. Per la Cina valgono ancora tutte le regole di sovranità statale derivanti dal decadente modello westfaliano, ormai irrilevanti in molte altre situazioni analoghe: la Cina considera le situazioni riguardanti spinte secessioniste come questioni prettamente facenti capo alla sovranità nazionale alle quali il governo di Pechino deve rispondere in maniera autonoma da pressioni derivanti dall'esterno - oltre al Tibet, anche Taiwan. In questo caso i diritti umani, a differenza di quanto avvenuto in Kosovo, non prevalgono sulla sovranità statale.
Gli Stati Uniti sembrano molto spaventanti dallo strapotere economico cinese dal quale sono palesemente dipendenti: la Banca Centrale della Cina detiene oltre 1500 miliardi di dollari, gestiti da un fondo sovrano d'investimento, la China investment corporation. Specialmente in un periodo come quello attraversato attualmente dagli USA, l'ultima cosa che essi si possono permettere è di entrare in constrasto col governo di Pechino: una sua possibile ritorsione in ambito economico rischierebbe di aggravare ulteriormente la già annunciata recessione americana, facendole prendere una piega irreversibile.

Analogo discorso si può fare per tutti quei Paesi (India, Nepal, etc.) dove, in questi giorni, si sono tenute proteste pacifiche, soffocate con la violenza, di fronte alle Ambasciate cinesi da parte di tibetani in esilio e cittadini vicini alla loro causa.
Perchè una simile reazione da parte di questi governi?
La risposta si trova, nuovamente, nella volontà di non irritare il governo di Pechino che, a sentimenti di vicinanza con la causa tibetana, potrebbe rispondere attraverso ritorsioni economiche che metterebbero in ginocchio le loro economie che, ormai, dipendono completamente dalle sue esportazioni.
Fa notare giustamente Federico Rampini «se smettessimo di comprare cinese tutto si fermerebbe, perché non siamo più in grado di produrre molti beni essenziali. È sintomatico che di fronte alla tragedia del Tibet l'unico dibattito in Occidente è sull'opportunità di boicottare le Olimpiadi di Pechino. È un'ammissione implicita: il solo danno che possiamo immaginare di infliggere alla Cina è sul piano simbolico».

Beppe Grillo può mettersi l'anima in pace, le azioni simboliche non serviranno a fermare la politica del governo cinese orientata a non perdere il controllo del proprio popolo al fine di non arrestare la propria corsa economica che garantirà alla Repubblica popolare un potere tutt'altro che simbolico (nel lungo termine) sulle principali potenze economiche mondiali.

Nemmeno il Dalai Lama sposa l'idea dell'azione simbolica ed, anzi, fa notare che la popolazione cinese ha tutto il diritto di sentirsi premiata per gli sforzi fatti negli ultimi vent'anni: le Olimpiadi rappresentanto questo premio che nessuno ha il diritto di negarle. Le uniche soluzioni da lui trovate sono l'armonia e la concertazione, tratti comuni con la filosofia confuciana tanto decantata dal Presidente cinese: «nelle mie dichiarazioni, nel corso degli anni, ho spesso menzionato che davvero, dico davvero, vorrei supportare il presente leader Hu Jintao nel comune slogan di sostenere e creare un'armonia sociale. Voi sapete che noi non cerchiamo la separazione, il resto del mondo lo sa. Inclusi alcuni tibetani, inclusi i nostri sostenitori occidentali ed europei, o indiani che sono critici verso il nostro approccio perché secondo loro non cerchiamo l'indipendenza, la separazione. Ma sfortunatamente, i cinesi hanno trovato una scappatoia per accusare noi di quanto sta avvenendo». Hu Jintao è avvisato, nel lungo termine tutti sapranno identificare chiaramente i colpevoli di questa situazione.

Immagine tratta da limes online

20 commenti:

rudyguevara ha detto...

se vai a vedere sul mio blog,ti renderai conto che sono a favore del boicottaggio.per tanti,troppi motivi.quanti sono gli abitanti del tibet?quanti quelli della cina?sommiamoli,togliendo dai cinesi chi aderisce alla casta degli intoccabili e dei torturatori,ed ecco i motivi......

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Smettiamo davvero di comprare cinese se possiamo ma boicottare le olimpiadi sarebbe un atto importante anche perchè non sarebbe solo simbolico ma porterebbe alla Cina un danno economico, pensiamo solo agli investimenti fatti, altissimo oltre che un danno all'immagine.

Cmq hai ragine quando parli di timore reverensziale purtroppo...

tommi ha detto...

Sì. è vero. Porterebbe un danno economico alla Cina, ma non alla Cina che vorremmo, quella politica che causa tutte queste violazioni e rende la vita impossibile alla popolazione civile. Causerebbe un danno alla stessa popolazione, ai piccoli e medi commercianti che farebbero affari con i turisti, agli operai che si vedrebbero vanificate (alienazione) le proprie ore di lavoro spese per costruire tutto il materiale utile alle Olimpiadi. Ai grandi imprenditori e al governo arrecheremmo (se anche fosse) solo un danno a livello di "investimenti", è vero. Ma tutto si fermerebbe lì perchè questi investimenti rispetto ai risparmi fatti finora (ai danni della stessa popolazione che ha dovuto mantenere uno stile di vita al di sotto delle proprie potenzialità, vista la crescita del PIL) sono come una goccia nell'Oceano. Come al solito, come per l'embargo economico (si pensi a Cuba e Iraq) l'unica vera vittima di un nostro possibile boicottaggio sarebbe la popolazione.

Alzata con pugno ha detto...

L'embargo (perchè di questo si parla, anche s lo si chiama boicottaggio) non è mai servito a far cambiare la politica di un paese. Personalmente boicotto di solito i prodotti cinesi, perchè ritengo che i diritti dei lavoratori non vengano rispettati.
Ora, non so veramente cosa possa fare la comunità internazionale per fermare le violenze in Tibet, dato che di una guerra (per fortuna) non se ne parla e dato che a nessuno conviene mettersi contro la potenza che è diventata la RPC. Solo i Ti betani possono salvare se stessi.
Vorrei piuttosto osservare come nella realtà dell'economia cinese non esista nulla di quelli che erano gli ideali del comunismo, che prima della ricchezza dello stato (che fra l'altro non dovrebbe esistere) predicava il benessere della popolazione. La rivoluzione culturale è finita, adesso viene usata solo come una clava insensata.

tommi ha detto...

Non è necessario lasciare i tibetani da soli, non dico questo. però piuttosto che il boicottaggio, è proprio in casi come questi che la minaccia americana (da sempre abbattutasi su stati piccoli e che non potevano oggettivamente difendersi: corea del nord, iraq, iran, etc...) dovrebbe farsi sentire. innanzitutto reintroducendo la cina fra gli stati che violano consistentemente i diritti umani e praticando altre azioni volte a mettere in difficoltà il suo governo. stessa cosa dovrebbe fare l'unione europea unanimemente. ma per le ragioni dette nel post, non lo faranno mai. quindi altrettanto inutile è boicottare le olimpiadi.

Camminare domandando ha detto...

La posizione degli Stati Uniti è presto detta: la Cina ditiene ormai la maggioranza del debito pubblico usa e ne ha in questi anni assicurato la stabilità (qualcuno dice, e non aa sproposito che di fatto è lei che ha permesso la guerra in Iraq...)Se volesse, da un momento all'altro - vendendo - potrebbe mettere la prima economia mondiale sul lastrico. Ma non la fa semplicemente perchè così facendo dannegerebbe anche se stessa. Ma la paura e le deferenza degli Stati Uniti è ovvia e scontata.

Franca ha detto...

Il boicottaggio delle Olimpiadi non serve a niente se non c'è boicottaggio economico.
E di boicottaggio economico nessuno vuol sentir parlare.
Basta ricordare che Total e Chevron hanno tranquillamente continuato a fare i loro interessi in Birmania nonostante le sanzioni.
Se si vuole essere credibili bisogna anche essere coerenti...

Daniele Verzetti, Rockpoeta ha detto...

Non proprio Tommi. io credo che lo porterebbe eccome anche alla Cina che vorremmo.

I soldi investiti nelle grandi opere non vedrebbero un ritorno. Gli sponsor che avranno versato o dovranno versare nelle casse della Cina fior di soldi non penso che sarebbero contenti.

Insomma se il Governo cinese ci tiene molto che tutto fili liscio dovrà pure averne un ritorno importante? E poi cmq anche solo il ritorno d'immagine non ha prezzo.

Andare in Cina significherebbe servizi che mostrano la Cina felice, servizi tv che non parlano dei problemi ma solo delle gare e dell'efficienza organizzativa, insomma vorrebbe dire avallare tutto quello che fanno.

Non deve essere così secondo me.

Contadini cinesi espropriati da imprese private per fare il vilaggio olimpico con pochi spiccioli o, se si ribellavano, sparando loro addosso. Sono notizie vere di cui io un anno fa scrivevo sul mio blog.

E' da tempo che io chiedo di boicottare le Olimpiadi: non sono uno dell'ultim'ora :-)))

Il boicottaggio economico come dice Franca deve esserci ma in questo caso unito a quello di questo avvenimento planetario.

Daniele Verzetti, Rockpoeta ha detto...

PS: 28 febbraio del 2007:
http://agoradelrockpoeta.blogspot.com/2007/02/opinione-del-rockpoeta-pechino-2008.html

Già allora chiedevo che fossero boicottate.

pabi71 ha detto...

Sinceramente per me è difficile questo tema.
Cerco di tenermi informato sulle questioni italiane e quindi va un po a discapito di quelle internazionali.
Ho letto tutto il post e tutti i commenti che mi precedono.
Io penso che ci sia ragione un po da parte di tutti...
Solo alcuni punti:

il Papa;non lo seguo e se lo incontro cambio canale.Durante il regime fascista e il nazismo,ho visto vari documentari,Roma è l'unica capitale al mondo durante la guerra mondiale a non essere stata bombardata.Sono rimasti intatti tutti i monumenti....spiegazione:il papa in carica,mi sembra Pacelli;non si è mai schierato contro il nazismo e il fascismo pur sapendo cosa succedeva nei campi di concentramento e i vari esperimenti fatti e non mi dilungo.
Appena finita la guerra ha sprecato qualche parola.
Questo credo possa spiegare quello scritto nel post sull'angelus.

Boicottare le olimpiadi;se servisse effettivamente a boicottare lo stato e chi specula sull'ormai nota schiavitù del lavoro cinese anche sui bambini sarei in prima linea,ma non so se veramente alla fine si arriva a questo.

Sui prodotti cinesi;qui non ho dubbi,bisogna boicottare,sia a livello della salute,qualche mese fa la Mattel...sia a livello di replicare note marche eccc,anche se poi,sempre che non dica una boiata,era venuto fuori che molte marche erano loro stesse immischiate perchè aumentava la loro pubblicità.

Un saluto a presto.

La Donna Cannone ha detto...

Ciao!
Arrivo dal tuo blog passando da http://storiadiierioggidomani.blogspot.com/

Davvero interessante il tuo blog!
Tornerò a leggerti.
Ti dispiace se ti inserisco nei link?

Donna Cannone ha detto...

Dimenticavo: nel sondaggio ho votato Berlusconi, perchè è giusto che tutto il mondo sappia che siamo ancora nelle mani di 4 buzzurri.
Per una proposta seria, nessuno dei candidati del tuo sondaggio mi sembra adeguato.

Saluti,

tommi ha detto...

@ Daniele: e se quei 25.000 giornalisti previsti a seguito delle Olimpiadi e, quindi, obbligati a entrare nel Paese, invece servissero proprio a far venire a galla ulteriori nefandezze e denunciarle in mondo visione con immagini e video reali di ciò che sta accadendo in Cina? Nonostante i controlli serrati, dubito che il governo riuscirà a tenere sotto controllo tutto. E forse questo potrà servire a far aprire ulteriormente il Paese e avvicinarlo agli standard previsti per diritti umani e civili. Può essere una ipotesi plausibile? Io ci credo.

@ donna cannone: grazie mille per i complimenti. Per il link non credo ci siano problemi, anzi! verrò a trovarti appena avrò un pò più di tempo. Grazie mille per aver partecipato al sondaggio.

@ tutti gli altri: grazie per la partecipazione e la discussione, utile come al solito.

Donna Cannone ha detto...

Ciao Tommy!
Sono contenta della tua visita sul blog, e onorata per lo scambio di link!

Vorrei lasciare uno spunto veloce.
Naturalmente, è un bene che ci sia tempesta mediatica sulle olimpiadi in Cina, e sono curiosa dei risultati.

Quello che mi turba è che la nostra attenzione a queste problematiche è comunque dettata dall'agenda setting, e questo significa che sotto sotto, neppure in questi dibattiti siamo liberi.

Inoltre, mi viene alla mente che non si parla quasi mai di "boicottaggio turistico", ovvero del boicottaggio dei viaggi (di piacere, lavoro, studio etc) in Paesi che per analoghi motivi si potrebbero evitare.

Saluti,

Andrew ha detto...

Sono anni che ci sono queste tensioni in Tibet. Purtroppo la Cina negli ultimi anni è cresciuta molto sui punti di vista economico e non solo, diventando una grande potenza. E' normale che non voglia cedere il territorio tibetano. Però potrebbe farlo, visto che la Cina è immensa...
Altra cosa: è assurdo quello ke sta facendo tutta l'organizzazione politica cinese!nn conoscono mezzi pacifici di comunicazione, sono stati capaci di picchiare col manganello i monaci buddhisti indifesi... nn penso che se la popolazione cinese fosse istruita permetterebbe questo...

Un saluto Tommi

passa sul nostro blog, ci sn novità

èrri ha detto...

Ciao Tommi, ho effettuato lo scambio di link come ci eravamo accordati.

Ammiro il popolo tibetano che da solo si sta ribellando all'oppressione cinese mentre tutto il mondo rimane a guardare senza fare nulla.

Le nazioni dell'Occidente dovrebbe intervinire, non possiamo permetterci di finire in balia di questa spietata superpotenza che non rispetta nessuna regola.

Imporre dazi sui prodotti importati, visto che i cinesi fanno una concorrenza basata sul prezzo, sarebbe una ottima idea. Mentre, minacciare il ritiro dei propri atleti dalle Olimpiadi, sarebbe un gesto di forza, e, credo che la Cina a quel punto sarebbe costretta a rivedere le proprie posizioni.

rudyguevara ha detto...

sono passata a farti gli auguri di buona pasqua,tommy.a presto.

Antonio La Trippa ha detto...

è una teoria interessante..ma continuo ad essere daccordo con Daniele! La cina deve pagare per le ingiustizie che fanno sulla gente comune tutti i giorni! Pensate che un amico di mio padre è andato li a lavorare per alcuni mesi e è dovuto tornare a casa a causa delle reazioni sulla sua pelle delle vernici usate per fare le stesse cose che la ditta faceva in Italia quando qui per 20 anni mai un problema. Le aziende italiane se ne approfittano favorite da un contesto di abuso di potere e tirannia!

superg52 ha detto...

stimo e rispetto il Dalai Lama e credo fermamente che non sia stato l'ispiratore delle violenze che hanno insanguinato il Tibet, con la morte di cinesi bruciati vivi nei loro negozi e tibetani feriti a morte dalle forze antisommossa accorse in loco

detto questo, non sono così certo che i numeri dati dal governo tibetano in esilio siano esatti, probabilmente la verità sta nel fatto più che nei numeri: violentissimi tumulti anticinesi con finalità separatiste sono stati repressi con mano ferma e dura dallo stato cinese

quale paese al mondo si sarebbe comportato, a ragione o a torto, in maniera difforme?

quanto infine al "genocidio culturale", se esiste una nazione al mondo (Italia compresa) che non l'abbia praticato in tempi più o meno recenti: scagli la prima pietra!

purtroppo, questo sangue in Tibet è solo la prima delle molte tragiche conseguenze del riconoscimento del Kosovo: una scelta a mio avviso discutibile sotto tutti gli aspetti

ma, cari amici, questa è un'altra storia...

NonSoloZapatero ha detto...

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