mercoledì 5 marzo 2008

La Spagna di Zapatero (il futuro è adesso).

Dopo alcuni giorni di (meritata) pausa nella capitale spagnola, rieccomi, tra le pagine di questo blog, piacevolmente sorpreso. In primo luogo dalle reazioni suscitate dal mio ultimo post riguardante la possibilità di rendere il proprio sito più vicino alla causa ambientale (Benvenuti, questo è un "green website"!). A tal proposito, volevo ringraziare tutti coloro che hanno accolto positivamente l'iniziativa e mi hanno anche citato nei rispettivi post (suburbia, rudyguevara, gianluca). Il mio, infatti, non voleva essere in alcun modo un post per pubblicizzarmi, ma per dare visibilità a questa iniziativa che, nella sua semplicità, considero geniale.

In secondo luogo, e qui ci si addentra nel tema di questo intervento, da Madrid, città da cui sono appena tornato, invaghito.

La Spagna, ed in questo caso Madrid, mi ha dato quell'impressione che effettivamente essa stessa vuol dare all'estero: un Paese nuovo, recente, che però sta imparando in fretta e, a volte, migliorando anche le cose da cui, spesso e volentieri, ha preso spunto dai suoi vicini europei. Non è un caso, infatti, se recentemente si sono sentite notizie come «la Spagna supera l'Italia per la prima volta nella richezza per abitante» e sembra voler incalzare anche Paesi fino a poco tempo fa considerati irraggiungibili come la Francia.
Così, anche per quanto riguarda la democrazia e le elezioni che ne conseguono, la Spagna, fino a 30 anni fa praticamente estranea a tale pratica (sì, la dittatura di Franco è finita solo nel 1975), oggi sembra essere uno degli Stati più all'avanguardia: dagli spot elettorali nelle tv che mostrano discrezione ed intelligenza, ai manifesti elettorali che, considerando la temporaneità della situazione, non invadono muri e tetti di ogni viale in maniera disordinata e antiestetica, ma sono stati concepiti in modo tale da poter essere velocemente tolti il giorno dopo il voto (avete presente il modo in cui vengono esposte le luminarie natalizie? ecco, il concetto è quello).

Infine, ho assistito, più o meno, dall'interno al secondo e ultimo dibattito elettorale fra il candidato del PSOE e premier uscente Zapatero e il canditato del PP Rajoy (le elezioni sono in programma il prossimo 9 marzo). Il dibattito pre-elettorale, esattamente come da noi, è un'istituzione recente nel panorama politico spagnolo (questo era il primo anno), ma, nonostante ciò, sia l'impatto televisivo che quello politico sono stati ottimi. Lo scorso lunedì ha rivelato i veri punti forti e deboli dei due contendenti e ha reso giustizia agli elettori che, così, hanno realmente ricevuto una riposta alle loro domande. In particolare, Rajoy ha dimostrato come la sua strategia non fosse costruttiva, bensì distruttiva nei confronti dell'operato del governo socialista, al contrario, Zapatero, in continuità con quanto fatto finora, ha portato molte più proposte concrete ed esempi derivanti da fatti compiuti nei 4 anni appena trascorsi.
Un passaggio si è rivelato emblematico di questa situazione: Rajoy, portando il dibattito sul tema da lui preferito, l'ETA, ha tentato di mettere in difficoltà Zapatero, il quale, al contrario, raccogliendo il guanto di sfida, ha ricordato che durante la sua legislatura sono state assassinate 4 persone, durante l'ultimo governo Aznar 238. Tutto ciò ha reso evidente come le diverse posizioni sull'argomento - la negoziazione e la chiusura - abbiano portato a soluzioni opposte.

Cosa che mi ha ulteriormente sorpreso, la questione del matrimonio fra omosessuali non è tema elettorale (più di 2/3 degli spagnoli si è, infatti, dichiarato favorevole). Non è un caso, quindi, che i sondaggi fatti a dibattito concluso abbiano riportato il vantaggio del PSOE a 15-20 punti percentuali.

Insomma, la Spagna si è trasformata in pochissimo tempo da allieva modello ad aspirante maestra. Eppure, un editoriale de El Paìs ha rivelato come gli spagnoli non siano ancora soddisfatti dalla propria politica e, nonostante i rapidissimi progressi fatti, non si sono seduti sugli allori ed hanno dimostrato di voler continuare la propria corsa: «Con apprensione ci prepariamo a sopravvivere a un'altra campagna elettorale in cui sappiamo che non ci verrà risparmiato nulla: dalla volgarità dei manifesti agli scherzosi insulti durante i comizi. [...] Una campagna elettorale serve per enfatizzare le differenze, ridicolizzare l'avversario e alimentare le passioni, ma nel frattempo i problemi reali rimangono lì e ci si chiede con scetticismo e inquietudine se votare servirà a qualcosa».

Ma se il loro giudizio sul momento elettorale è questo, noi che stiamo rivivendo una seconda campagna nel giro di meno di 2 anni con le stesse facce e problemi anche maggiori, cosa dovremmo fare?

10 commenti:

infoviaggiare ha detto...

Condivido la tua analisi sulla realtà spagnola.
E' vero ultimamente la Spagna ha fatto passi enormi in tutti i campi e oggi è un paese moderno, degno di ogni attenzione.

Franca ha detto...

Io ammiro Zapatero per quello che è riuscito ad ottenere in tema di diritti civili nella "cattolicissima Spagna". Qui da noi mi sa che dovremo aspettare molto, molto tempo...

rudyguevara ha detto...

il non plus ultra sarebbe emigrare in spagna!lo dico a battuta,ma anche con molta amarezza......amarezza x il nostro paese,che si sentiva così avanti,così civile,una volta eravamo tra i primi 5 della terra,o almeno così ci dicevano,ed ora come ci stiamo riducendo?altro che la spagna,la polonia ci sorpasserà presto,e la grecia?anche la grecia ci ha sorpassato.grecia e spagna hanno avuto dittature sanguinose fino a pochi decenni fa,eppure hanno saputo rialzarsi,la spagna poi è diventata la patria dei diritti civili e della laicità.noi,come ci giustifichiamo x questo arretramento poltico,sociale,economico e culturale?e quando ne usciremo,se ne usciremo?

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Emigrare in Spagna forse?

Gianluca Pistore ha detto...

ti ringrazio per avermi citato, era solo dovere. a presto. ciao

BLOG NEWS ha detto...

Apparte la corrida la spagna è veramente avanti è l'italia che è troppo primitiva!
Grazie per il commento sul mio blog ti ho risposto

salpetti ha detto...

La Spagna si è saputa impegnare in un vero processo di cambiamento fatto di fatti e non di parole. Qui, in Italia, la retorica della campagna elettorale si trasforma sempre dopo il voto in un nulla di fatto.
La casta, i privilegi, l'immutabilità delle istituzioni e il progressivo distacco dalla politica da parte della gente, non portano certo a mettere in atto un meccanismo di trasformazione serio.
Spero che qualcosa cambierà presto, altrimenti non solo la Francia ci supererà, ma anche altri Paesi che storicamente sono stati più indietro ma che anno saputo rimboccasi le maniche!!! ;-)

Un caro saluto!!!

suburbia ha detto...

Bella la tua analisi. Io Zapatero lo ammiro anche se non approvo tutto...
Certo che anche la' i cattolici sono agguerriti, quasi come qua.
ciao
ps. La citazione era doverosa

Rothko ha detto...

Ciao!

Io sono un spagnolo che habita per questo ano con un italiano friulano. Ho vissuto con lui momenti della politica italiana e questo anno ho conosciuto un po piu il bello paese italiano, e veramente é pecato quella situazione politica, economica e sociale.

Io credo che la clave d'il veloce cresciemento della Spagna c'è nella gente. La gente spagnola si lamenta sempre de quello sucede in loro paese, odia tutto quello della vechia Spagna di Franco, e anche i topichi vechi come la corrida o il flamenco. Per questo l'importanzia dei nazionalismi e dei cambii sociali. Questo "anticonformismo" spagnolo, io credo, che é quello fa cambiare il paese e la mentalità; ma sfortunatamente fa que gli spagnoli non sanno che adesso loro paese sta superando altri paesi dell'Europa e sta diventando un modello.

Excusate per il mio italiano brutto imparato grazie al mio colega friulano :)

Occhio Pidocchio ha detto...

Fate come me emigrate a Madrid...ma, in realtá, vi conviene venire in Spagna? Leggete qua:
http://www.occhiopidocchio.info/europa/ti-conviene-venire-in-spagna/
Saludos da Madrid