mercoledì 30 aprile 2008

current_ TV sbarca in Italia.

Sta per arrivare in Italia la "tv democratica" concepita da Al Gore: Current
A partire dall'8 maggio, infatti, sul canale 130 di Sky debutterà Current Italia. Forte dei successi ottenuti negli Usa, in Gran Bretagna ed in Irlanda, Current ha deciso di mettersi alla prova in paesi di lingua non aglofona: l'Italia è il primo di questi.

La tv è concepita per dare la possibilità al pubblico di creare e controllare (mediante votazioni democratiche sul sito) i programmi mandati in onda in televisione; l'idea alla base del progetto, come descritto dal Director of programming and online in Italia, Tommaso Tessarolo, è voler effettivamente cambiare l’insopportabile e malsano stato dell’informazione mainstream (in Italia più che mai).
Più del 30 per cento della programmazione di Current è creata dalla comunità di video maker indipendenti. Tutto il materiale è tratto dalla vita reale e copre praticamente tutti i temi: dalle ultime tendenze in fatto di moda, tecnologia e musica alle problematiche mondiali più serie.

I pezzi che verranno mandati in onda saranno di breve formato, si chiameranno pod e dureranno dai tre ai cinque minuti. In questo modo 4 milioni e mezzo di famiglie in Italia (e più di 50 milioni di spettatori nel mondo) potranno, allo stesso tempo, essere protagonisti ed artefici di ciò che verrà trasmesso: una tv "fai da te" sotto ogni punto di vista.

Per lanciare il progetto, Al Gore in persona incontrerà la comunità di blogger ed internauti italiana. L'evento si svolgerà giovedì 8 maggio a Roma presso il Teatro Ambra Jovinelli alle ore 14.30. Per coloro che non sono della zona, è stata concepita una diretta sul canale all news Skytg24 (canale 100 e 500 di Sky). Per coloro che non hanno l'abbonamento a Sky, Skytg24 trasmette in diretta anche sul web. Attraverso tutte le indicazioni pubblicate sul blog di Marco Montemagno (conduttore della trasmissione televisiva dedicata alla comunità italiana di internauti, Reporter diffuso) sarà possibile inviare domande da fare durante la presentazione a Roma; tramite votazione ne verranno scelte 15, le altre consegnate direttamente nelle mani di Al Gore. Democrazia allo stato puro.

Vedremo se l'indole ambientalista dell'ex futuro presidente degli Stati Uniti riuscirà a smuovere qualcosa nelle ultraconservatrici menti italiane o se rimarrà l'ennesimo tentativo (fallito) riservato al cosiddetto pubblico di nicchia, già sensibile ed informato anche sulle tematiche più impegnative.

domenica 27 aprile 2008

Nella difesa degli Stati Uniti d'America, tutto è concesso.

The Justice Department has told Congress that American intelligence operatives attempting to thwart terrorist attacks can legally use interrogation methods that might otherwise be prohibited under international law.

Si apre con queste parole l'articolo apparso oggi sul New York Times "Letters Give C.I.A. Tactics a Legal Rationale" e ripreso anche dall'edizione online del conservatore El Mundo.
Secondo una lettera divulgata dal senatore dell'Oregon e membro dell'Intelligence Commitee, Ron Wyden, ed indirizzata al Dipartimento di Giustizia del Congresso americano, l'amministrazione del Presidente americano George W. Bush avrebbe acconsentito all'utilizzo di pratiche di interrogatorio proibite dal diritto internazionale. Secondo queste regole, ancora segrete, la C.I.A. potrebbe utilizzare "trattamenti inumani e degradanti" esplicitamente proibiti dalle Convenzioni di Ginevra come ad esempio il Waterboarding, ossia la pratica che prevede la sensazione di annegamento.
Sempre secondo il NYT, l'amministrazione si riserverebbe di decidere i metodi "caso per caso" e questi potrebbero, dunque, anche prevedere veri e propri crimini nelle situazioni più gravi ipotizzate dalla strategia della "guerra globale contro il terrore". In queste situazioni "eccezionali" la C.I.A. si riserverebbe la possibilità di utilizzare pratiche quali la privazione del sonno, insulti, minacce e percosse. Il ragionamento seguito è quello per cui se il mio intento è quello di difendere gli Stati Uniti d'America, l'umiliazione conseguente non è da intendersi come reato.

La conclusione a cui perviene l'articolo del NYT, già prospettata nel mio post Iraq: 5 anni di "errori"?, è la possibilità di mettere a rischio le stesse truppe americane od occidentali (se non addirittura civili al loro seguito) poiché queste violazioni potrebbero spingere all'emulazione i nemici degli Stati Uniti, i quali potrebbero, a loro volta, utilizzare standard banditi dal diritto internazionale.
Cosa direbbe George W. Bush nel caso in cui un suo marine finisse nelle mani dei talebani e subisse "trattamenti inumani e degradanti"? Farebbe appello alle Convenzioni di Ginevra?

venerdì 25 aprile 2008

Festa del 25 Aprile.


Cominciò con un comizio in una piazza di Cuneo, l'indomani della morte dello stato. Finì con un ordine insurrezionale e una gioia liberatoria. In mezzo, quasi due anni di scelte difficili, di guerra che fu anche civile; ma guardando al futuro, con una minoranza di ribelli che - pur senza diventare maggioranza - cresceva di numero e diventava rappresentativa. Fu, al contempo, una fine e un inizio: la fine della paura inerme e l'inizio di una costruzione comune. Non unanime, piena di culture diverse e tra loro persino distanti, ma vissute insieme; e perciò fu democratica. La chiamarono Resistenza, ma era tutt'altro che chiusa in difesa di qualcosa (se non della propria vita): era un'invasione di campo, un investimento sul domani, il protagonismo fiducioso dell'agire collettivo e pubblico. Non presidiava casematte sempre più isolate, né si aggrappava solo a simboli o slogan, ma costruiva giorno per giorno il futuro che sarebbe poi diventato la politica. Fu aspra e piena di lutti, persino di rabbia ma non di rancore; guardava lontano, partendo dalle miserie del presente ma senza farsene intrappolare.
Fu l'opposto di ciò che ci sembra di vivere oggi. Per questo ci appartiene e ci parla. Non celebriamolo questo 25 aprile, riavviamo il suo spirito, perchè la memoria - già devastata da anni di stupide eguaglianze tra i partigiani e i ragazzi di Salò - non si riduca a un ricordo incomunicante col mondo di oggi. Sottraiamolo a quelli che ne vogliono riscrivere la storia e a coloro che se ne vogliono appropriare solo per confermare un presente d'ingiustizie. Pensiamo a questo giorno come nuovo inizio dell'alterità comune. L'antifascismo - oggi come allora - non è una statica icona del passato, ma l'antidoto contro il rifugio nelle odierne rancorose paure. Per questo oggi è festa.

L'antidoto - Gabriele Polo, direttore de "il manifesto".

giovedì 24 aprile 2008

La lunga agonia del Democratic Party.


Riprende la lunga ed estenuante corsa delle primarie democratiche per stabilire chi sarà il candidato che sfiderà il repubblicano John McCain il prossimo novembre 2008.
Il 22 aprile si sono tenute le primarie in Pennsylvania: Hillary Clinton ha prevalso sul rivale Barack Obama di 10 punti percentuali (55% - 45%).
Questa vittoria, da Clinton definita come un "cambio di direzione della marea", ha ridotto lo scarto nel numero di delegati fra i due contendenti che ora si attesta a poco più di 100 (per fonti precise consultare il sito CNN).

In realtà, sia la stampa americana che quella straniera affermano che questa vittoria non ha riacceso la sfida ma ha semplicemente allungato l'agonia e la lotta fratricida all'interno del Partito democratico, favorendo in questo modo l'avversario repubblicano John McCain. Ovviamente, la maggiore responsabile di questa battaglia infinita è da tutti rintracciata in Clinton, la quale, nonostante il chiaro vantaggio di Obama, ha più volte ripetuto di non voler mollare. Anche uno dei quotidiani fin qui favorevole alla candidatura della ex first lady, il New York Times, l'ha accusata di alimentare una "politica vuota, disperata e meschina" tramite un editoriale pubblicato ieri dal titolo The Low Road to Victory.
Secondo il giornale è arrivato il momento per la senatrice di abbandonare la scena come candidata alla Presidenza e di capire che the negativity, for which she is mostly responsible, does nothing but harm to her, her opponent, her party and the 2008 election (ossia, «la negatività, di cui [la Clinton, ndr.] è la principale responsabile, non fa altro che danneggiare sé stessa, il suo avversario, il suo partito e le elezioni del 2008»).

La domanda da porsi è, dunque, perchè la senatrice di New York insiste nel voler continuare per la sua strada senza tener conto di ciò che sarebbe meglio per il suo partito?
Le risposte rintracciabili sono due:

- una è quella desumibile dalle frasi fatte e dagli slogan che Clinton cosparge come fossero nuts - noccioline («Il popolo americano [...] si merita un Presidente che non molla: e io non mollo»). La figura che Hillary vuol dare di sé è quella di una persona forte caratterialmente e che contraddica gli stereotipi tipici dell' "essere donna" e faccia leva sulla sua cosiddetta "maggiore" esperienza politica;

- l'altra, più materiale e plausibile, deriva dalla vittoria della senatrice in tutti i Swing States, ossia quegli Stati (California, Florida, Michigan, Texas, Ohio e ora Pennsylvania) non storicamente e decisamente a favore di uno dei due partiti dove si gioca in concreto la sfida per la Presidenza americana. In questi Stati esiste un elettorato di centro che oscilla di continuo e che, secondo l'entourage di Clinton, voterebbe per il Partito repubblicano nel caso di una candidatura di un senatore afroamericano come Barack Obama. Dunque la campagna elettorale della senatrice si "colora di nero" dimostrando che l'America, agli albori del Terzo Millennio, non è ancora pronta per accantonare positivamente la "questione della razza" (ampiamente risolta, invece, da Barack Obama tramite il suo celeberrimo discorso: A more perfect union).

Lo scopo di Hillary è, quindi, quello di convincere i Superdelegati (dato che nessuno sarà in grado di raggiungere la fatidica soglia di 2025 delegati a fine primarie) non ancora schierati a votare per lei, presentandosi come colei che avrebbe maggiori chances di vittoria nella sfida finale contro McCain.
Hillary per guadagnare le simpatie di coloro che, a suo tempo, scelsero Reagan (i cosiddetti "democratici conservatori") e lo stesso Bill Clinton. Per far tutto ciò quale metodo migliore se non quello, come brillantemente osservato da Vittorio Zucconi nel suo articolo La Battaglia Fratricida apparso oggi su "la Repubblica", di «incatetare il senatore [dell'Illinois, ovvero Barack Obama, ndr.] alla propria negritudine»?

Prossimo appuntamento in Indiana e North Carolina il 6 maggio. A meno che...

domenica 20 aprile 2008

Earth day everywhere.


Nella speranza che vi sia piaciuta la prima, propongo qui sotto la seconda parte della Conversazione con Jovanotti proposta in esclusiva sui canali Sky Cinema in questa settimana, in attesa del 38° Earth day del prossimo 22 aprile.

Per i fortunati romani, segnalo che in Piazza Campidoglio, martedì 22 aprile alle ore 20, si terrà un concerto in sostegno dell'Earth day con musicisti del calibro di Vinicio Capossella, Sud Sound System e tanti altri artisti. L'iniziativa è promossa dal canale musicale della National Geographic, Nat Geo Music (http://www.natgeomusic.it/), e dalla radio per l'ambiente, LifeGate Radio.
Per chi non potrà essere presente, l'evento sarà trasmesso in diretta sul sito dell'emittente e sulle frequenze LifeGate Radio (Milano e Lombardia: 105.1/105.2 FM - Torino: 88.75 FM - Roma: 90.90 FM).
L'evento, ovviamente, sarà ad Impatto Zero.

sabato 19 aprile 2008

38° Earth day, 22 aprile 2008.


L'Earth Day (Giornata mondiale della Terra) è il nome che viene utilizzato per due diversi eventi, che si tengono entrambi annualmente in primavera nell'emisfero boreale, ed in autunno in quello australe. Si tratta di eventi che vogliono promuovere una maggiore consapevolezza nei confronti dell'ambiente. Gli Stati Uniti celebrano l'Earth Day (fondato da John McConnell nel 1969) ogni anno all'equinozio di Marzo, mentre l'omonimo evento globale (ideato dal senatore statunitense Gaylord Nelson) come strumento per creare una coscienza comune ai problemi dell'ambiente, viene celebrato in diversi Paesi ogni anno il 22 aprile, Stati Uniti compresi.
Questo secondo Earth Day fu celebrato a livello internazionale per la prima volta il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nato come movimento universitario, nel tempo, l'Earth Day è divenuto un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare i problemi ambientali del pianeta: l'inquinamento dell'aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l'esaurimento delle risorse non rinnovabili.
Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell'uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e l'energia, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

Questa descrizione, tratta da Wikipedia, è perfetta per spiegare un evento che ogni anno cresce in importanza e popolarità. Quest'anno la tv satellitare italiana SKY ha deciso di dedicare all'evento buona parte della programmazione dei suoi canali: i canali della National Geographic, i canali Discovery, i canali Sky Cinema e SkyTG24.

Nei canali documentaristici sono previsti programmi inediti, concerti, contributi esclusivi e immagini scioccanti che descriveranno ed analizzeranno scientificamente il dramma ambientale che sta attraversando l'intero Pianeta.
Sui canali cinematografici sarà prevista la programmazione di film-documentari come Una scomoda verità, Microcosmos – Il popolo dell’erba ed Il popolo migratore.
Infine sul canale all-news verranno proposti documentari, dibattiti e programmi di approfondimento con esperti nel campo ambientale.

Inoltre, sempre Sky Cinema, sta trasmettendo un'intervista esclusiva al cantautore Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti: Earth day - Conversazione con Jovanotti.
Qui di seguito propongo la prima parte, la seconda al post successivo.

venerdì 18 aprile 2008

Il Kenya e la democrazia consensuale.


Da una crisi aperta ad un'altra che sembra essersi chiusa. Il Kenya ha concretizzato un compromesso per uscire dai quasi 4 mesi di scontro civile seguito alla elezioni del 27 dicembre 2007 che ha causato più di 1500 morti, oltre 600.000 sfollati e violenze, anche etniche, tremende.

Il 3 gennaio scrissi: "Non si può che sperare in un'apertura al dialogo tra Kibaki, rimasto nel "ruolo" di Presidente (...) e Odinga il quale si è dichiarato da subito disposto ad aprire un tavolo di trattative che veda nella figura di mediatore un personaggio culturalmente rilevante per la regione". E così è stato.
La figura di mediatore si è materializzata nella persona dell'ex-Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan ed il dialogo, anche se lento e pieno di insidie, ha portato alla nascita di un maxi-governo di coalizione composto da ben 41 ministri, all'introduzione della figura del Primo Ministro, non previsto dalla Costituzione, e alla nomina di 2 vicepremier.
In questo modo si è riusciti a "soddisfare" le esigenze di entrambi gli schieramenti garantendo posizioni di rilievo ai loro maggiori esponenti: Kibaki ha mantenuto l'incarico di Presidente, Odinga ha assunto il neonato ruolo di Primo Ministro. Mentre gli incarichi di vice sono stati assegnati a Uhuro Kenyatta, membro del Partito di unità nazionale, e, per l'opposizione (Movimento democratico arancione), a Musalia Mudavadi, braccio destro di Odinga.

Come evolverà questa difficile convivenza non è facile da prevedere. Il nuovo governo è il più numeroso della storia del Kenya e molti osservatori internazionali non considerano la crisi politica conclusa. Tornare alla normalità richiederà molto tempo. In ogni caso se le cose dovessero risolversi positivamente, questo nuovo modello di transizione verso la democrazia potrà essere usato, ad esempio, per future (deprecabili) situazioni di crisi che potranno nascere nel continente africano, prima fra tutte quella attualmente in corso in Zimbabwe.

Del resto non è una scoperta di oggi che la democrazia consensuale, basata sulla teoria della condivisione del potere esecutivo con governi di grande coalizione, sull'inclusione piuttosto che sull'esclusione partitica e su di una "società plurale" piuttosto che su di una "dittatura della maggioranza" come, invece, previsto dal modello maggioritario, sia migliore per scongiurare la rivolta di parti della popolazione insoddisfatte poiché non si sentono rappresentate e pericolose perché non hanno altro modo per farsi sentire che quello della violenza.
A questo proposito invito i politici italiani a rileggersi la bibbia della politica comparata scritta da Arendt Lijphart: "Le democrazie contemporanee" (pubblicato in Italia da "il Mulino"). La nuova composizione del nostro Parlamento, infatti, potrebbe portare alla ricomparsa ed alla nascita di nuove forme di violenza da parte di quella popolazione che non ha modo di esprimersi e di sentirsi rappresentata.

giovedì 17 aprile 2008

Il declino di Mugabe.


Il 29 marzo in Zimbabwe si è votato per eleggere il Presidente, il Parlamento e le Assemblee locali. Ma, stranamente, il Presidente in carica dal 1980, Robert Mugabe, ha bloccato la pubblicazione dei risultati creando un clima di preoccupazione e tensione nel Paese e nell'intera comunità internazionale. Per giustificare tale atto, Mugabe ha dichiarato che non esiste un vincitore "certo" e che bisognerà organizzare un secondo e decisivo turno.
Al contrario, il leader dell'opposizione, Morgan Tsvangirai (Movimento per il cambiamento democratico - MCD) afferma di aver preso il 50,3% dei voti, percentuale che lo consacrerebbe vincente già al primo turno, e che il suo partito avrebbe vinto almeno 105 seggi su 207.

Non appare difficile pensare che Mugabe stia mentendo e che l'infinito rinvio nasconda, in realtà, un chiaro tentativo di truccare l'esito elettorale che, per la prima volta da quando la lotta di liberazione lo ha portato eroicamente al potere, lo vede sconfitto nettamente.
Quello a cui si sta assistendo nella ex-colonia britannica è, dunque, un vero e proprio attacco alla democrazia. Non si spiegherebbero diversamente i carri armati per le strade e gli "inviti" a restare chiusi in casa.
La comunità internazionale che finora ha mostrato timore verso la reazione del governo, sta iniziando a perdere la pazienza e l'Unione Europea ha richiesto la pubblicazione immediata dei risultati dello scrutinio e dichiarato il ritardo "inaccettabile" e da considerare "come un tentativo di blocco del processo democratico nel Paese".
Tra i Paesi europei, in prima fila nella condanna troviamo la Gran Bretagna, la quale ha sempre tenuto una condotta accondiscendente nei confronti delle azioni di Mugabe che hanno portato il Paese dalla stabilità e dalla prosperità alla violenza ed alla povertà. Questo basso profilo, giustificabile con il senso di colpa frutto del passato coloniale, è stato ora sostituito da una forte condanna espressa nei giorni scorsi dal Primo Ministro Gordon Brown. In un discorso, pronunciato davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha dichiarato che "nessuno pensa che Mugabe abbia vinto le elezioni del 29 marzo".

La crisi in cui si trova il Paese, inflazione che ormai ha superato il 150.000% e disoccupazione oltre l'80%, non permette ulteriori rinvii. A prescindere da quale potrà essere la prossima azione di Mugabe, attesa per domani in occasione delle celebrazioni per il 28° anniversario dell'indipendenza, la popolazione necessita di urgenti quanto improrogabili soluzioni che possano riportare le condizioni di vita a livelli umani.
Visti i precedenti fra Londra e Harare, non pare assurdo un possibile intervento (anche militare) britannico per imporre la vittoria presidenziale di Tsvangirai; ultimo atto per chiudere definitivamente la porta ad un passato (quello coloniale) che fatica ad essere dimenticato.

lunedì 14 aprile 2008

Addio Italia

Jeff Israely del "Time" scriveva così pochi giorni prima delle elezioni:

"Da dove cominciare? Cosa scrivere? Dobbiamo parlare delle elezioni italiane, no? Anche se sono passati solo due anni dal voto, è cambiato poco. Berlusconi è sempre lo stesso. Veltroni si vanta di 'andare da solo', ma è pronto ad andare con Berlusconi in persona. Potremmo parlare di un sistema politico sull'orlo del collasso. Di un Paese vecchio, bloccato. Ma anche queste cose sono già state scritte: siamo stanchi e i cliché sono ovunque: sole, mare, un bel Paese in rovina, Machiavelli e Michelangelo. Meglio resistere e cercare una via d'uscita. O almeno un inizio. Prima dobbiamo guardare in faccia i problemi. Andare sul campo. Parlare con la gente. Allora puntiamo verso Sud. Un terzo dell'Italia vive nel sottosviluppo, il Paese è diviso in due. Non è vero, il Paese è uno solo! Quello che pensavamo e che non riuscivamo bene ad articolare, me l'ha spiegato una volta un bravo economista italiano: 'Il Sud è l'Italia' mi ha detto 'è il Nord l'anomalia. Risanare il Sud vuol dire risanare l'Italia'. Allora è facile: un Paese, una soluzione. Prendere due piccioni con una fava. Ecco un buon cliché. Ora ci vuole solamente una buona politica. Allora cosa scrivere? Da dove cominciare?"

Gli italiani hanno scelto l'opposto, hanno scelto di sfasciare l'Italia, di pensare che il problema del Sud Italia fosse un problema locale, da eliminare sganciandolo dalla locomotiva-Italia. Hanno pensato che il problema dei rifiuti fosse locale, quando la realtà racconta di imprenditori del Nord che hanno avvelenato le terre del Mezzogiorno.

In ogni caso non esiste una colpa sola. Anche la "sinistra" ha fatto schifo e deve vergognarsi. Da oggi in poi il partito più a sinistra d'Italia sarà il PD, la sinistra è sparita dallo schieramento politico. Veltroni ha scelto di sganciare (anche lui) il suo problema, chiudendo le porte ad una alleanza con la sinistra, non capendolo fino in fondo e, non solo ha provocato la fine della sinistra italiana che (tra quelli che hanno votato, perchè i colpevoli sono anche gli astensionisti e quelli che hanno sputato veleno in questi due anni, Grillo in primis) ha perso elettori che non volevano disperdere il loro voto, ma non è stato in grado di prendersi nemmeno uno 0,1 per cento di elettori del centro, verso il quale aveva apertamente scelto di spostarsi. In compenso, la sinistra "pura" non è stata in grado di mettere in piedi un partito che potesse superare la soglia.

Il bene comune, arcobaleni, critici e lavoratori. Sapete dove potete mettervi i vostri ideali? Da oggi, tutto ciò che non è PD, è destra; e non una qualunque, europea, ma quella prettamente italiana, fascista e xenofoba. La Lega Nord (sulla scia del disastro Napoli) ha raddoppiato i suoi voti. L'Italia da oggi in poi sarà in mano ai ricatti di un pazzo, malato e razzista.

Jean-Paul Sartre disse: "ogni popolo ha il governo che si merita". Bene italiani, avete scelto, avete votato. Ora vi auguro il peggio da questo governo. Ve lo meritate fino in fondo, fino all'ultimo granello di merda.

venerdì 11 aprile 2008

Voto di sfiducia costruttivo.

Riporto qui l'editoriale di Giovanni Sartori, considerato il più grande politologo italiano ed uno dei massimi esperti di politologia a livello internazionale, apparso sul Corriere il 10 aprile ove esprime il suo dissenso verso questa legge elettorale e questa classe politica tramite la possibilità del voto disgiunto e considerando inutile l'astensione (poiché verrebbe successivamente manipolata).

«Mai come questa volta molta gente è incline a non votare. Anche perché mai come questa volta la gente non sa per chi votare. Mi astengo? Mi turo il naso? Pensa e ripensa mi è venuta una pensata.
Lasciamo da parte il nocciolo duro dei partiti, i fedeli che votano e voteranno sempre per il loro. Il fatto è che gli «infedeli » sono aumentati, e che in questa elezione il numero dei cosiddetti indecisi arriva ad essere stimato addirittura un terzo dell'elettorato. Si sa anche che un buon numero di questi indecisi ha deciso di non votare: sono infuriati e ce l'hanno con tutti. Questi signori hanno ragione di essere infuriati. Ma astenersi a cosa serve? Punisce davvero la Casta? Rimedia davvero qualcosa? Temo di no.
Se verrà fuori, a elezioni avvenute, che i votanti sono diminuiti di parecchio, è sicuro che i nostri politici non riconosceranno che le astensioni in più sono punitive, sono astensioni di rigetto (e non di disinteresse). Diranno, semmai, che ci stiamo «normalizzando» ai bassi livelli di voto di molte democrazie. Tutt'al più verseranno lacrime di coccodrillo sul fenomeno del crescente distacco dalla politica.
Qual è allora la pensata? È che sapendo usare il voto disgiunto tra le due Camere ne possiamo ricavare un voto-rifiuto, un voto che puramente e semplicemente dice no. Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa). In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo. L'effetto sull'esito elettorale è zero. Però io ho votato, e quel mio voto esprime senza ombra di dubbio il secco rifiuto del Palazzo e della Casta. Si dice che come elettori siamo impotenti. Sì. Ma se, mettiamo, 10 milioni di italiani votassero così, allora saremmo potentissimi.
Aggiungo che il voto disgiunto può anche indicare, volendo, il male minore (o maggiore). Il sistema elettorale, il Porcellum, prevede un lauto premio di maggioranza che per il Senato non è attribuito su base nazionale ma spezzettato regione per regione. Il che lo rende il più incerto e il più decisivo. Nel caso della Camera il premio lo vince chi ha più voti in tutto il Paese; nel caso del Senato lo vince chi conquista più seggi nelle regioni che ne hanno di più. Mettiamo, per esempio, che il nostro elettore voti Veltroni al Senato e Berlusconi alla Camera. Così facendo indica che, male per male, il «malissimo» è per lui un governo di destra. Viceversa se vota Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera, indica che per lui il maggior male è un governo di sinistra.
Dunque, nel disgiungere il voto l'effetto complessivo è sempre zero; ma chi ottiene il voto per il Senato è avvantaggiato. In ogni caso uno vota contro ma la strategia sinora disegnata consente di scegliere il male minore.
S'intende che il voto disgiunto può essere applicato anche ai «secondi partiti». Per esempio, uno a Veltroni e uno a Bertinotti; oppure uno a Casini e uno a Berlusconi. In tal caso il voto ai minori sarà sprecato ai fini del premio di maggioranza, ma utile per la loro sopravvivenza, per superare lo sbarramento (che per il Senato è dell'8%). Allora, io come voterò? Certo, adottando i criteri che ho suggerito. Ma certo non dirò per chi. Ognuno deve decidere per sé».

Giovanni Sartori, editoriale del Corriere della Sera - 10 aprile 2008.


Ovviamente Sartori ha dovuto mantenersi molto sul generico ma se si vuole personalizzare questa teoria e si considera il «malissimo» un governo di centrodestra (o meglio di Silvio Berlusconi e non si pensa minimamente a votarlo), allora non ci rimane che attuare la teoria del voto disgiunto (specialmente in tutte quelle regioni "in bilico" o dove si vuole rosicare il numero finale di senatori al PDL facendo rientrare nella spartizione un terzo partito) votando:

Partito democratico o Italia dei valori alla Camera
La Sinistra - L'arcobaleno al Senato,

in modo da garantire la sopravvivenza della sinistra italiana ed evitare che il centrodestra possa conseguire il superpremio di maggioranza nella vostra regione (nel caso questo sia in netto vantaggio, come nella mia: la Lombardia).
Con questo post concludo qui la mia personale "campagna elettorale" ed auguro a tutti voi un buon voto!

martedì 8 aprile 2008

La verità di Carla Del Ponte.

L'equivalente svizzero del nostro Ministero degli Affari Esteri, il Dipartimento Federale degli Affari Esteri (DFAE), ha vietato a Carla Del Ponte di presentare, ieri alla libreria Feltrinelli di via Andegari a Milano, il suo libro “La caccia. Io e i criminali di guerra”.
Il DFAE, indirizzando una missiva all'ambasciatrice svizzera a Buenos Aires, ha spiegato che la decisione deriva dal fatto che l'opera contiene «affermazioni che non possono essere fatte da un rappresentante del governo svizzero» e che la promozione del libro non è compatibile con la sua funzione.

Il libro narra di processi a decine di criminali di guerra, stupratori etnici e dell'inseguimento fallito a Karadzic e Mladic per colpa di troppi ostacoli interposti al percorso naturale della giustizia.
Ma non è tutto.
L'autobiografia di 392 pagine racconta una storia agghiacciante: secondo l'ex procuratrice generale del Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Yugoslavia (ICTY), l'odierno Premier della neonata Repubblica del Kosovo (ed ex capo dei guerriglieri dell'Uçk), Hashim Thaci, "sarebbe" stato coinvolto in un traffico internazionale di organi. Nel 1999 i kosovari "avrebbero" prelevato da prigionieri serbi reni e organi per poi rivenderli sul mercato internazionale, facendo incassare ben 4 milioni di marchi tedeschi all'Uçk.

La reazione della Svizzera, però, è alquanto "strana". Sarà, forse, perchè essa è stata fra i primi Paesi a riconoscere l'indipendenza di Pristina ed ospitò (tramite asilo politico) Thaci proprio nel periodo in cui questo accumulava le "misteriose ricchezze"?
La lettera del DFAE si conclude invitando Carla Del Ponte ad accordarsi con il Servizio informazioni per ogni eventuale intervista, dialogo e articolo in merito al libro.
«La ringraziamo per un suo rapido rientro a Buenos Aires» conclude la missiva.

Questa non solo si chiama censura ma rivela una collusione del tanto decantanto Stato "neutrale" in azioni ed omissioni che hanno favorito crimini ed impunità.
Non ci resta che leggere quelle 392 pagine e farci un'idea nuova della recente storia dei Balcani.

domenica 6 aprile 2008

Sondaggio - 6


Ad una settimana esatta dal voto del 13-14 aprile, ecco i risultati dell'ultimo sondaggio del blog "Internazionale."
Questa la domanda:

Quale sarà, secondo voi, il governo migliore per essere rappresentati nell'intricato panorama delle Relazioni Internazionali? Chi meglio potrebbe garantire una forte impronta nel contesto europeo ed internazionale? Quale protagonista dell'Italia di oggi è ancora credibile agli occhi della comunità internazionale?
  • Walter Veltroni - 51,47% (35 voti)
  • Fausto Bertinotti - 23,52% (16)
  • Silvio Berlusconi - 22,05% (15)
  • Pierferdinando Casini - 2,94% (2)
Voti totali: 68

Dunque, nonostante i diversi commenti di astensione volontaria e di votazione più per dovere che per piacere, Walter Veltroni, vero volto nuovo di queste elezioni politiche (semplicemente perchè è la prima volta che si candida), è considerato dai lettori di blog "Internazionale." l'esponente italiano più attendibile e spendibile di fronte agli occhi dell'Unione europea e della comunità internazionale. A tal proposito, l'Economist di questa settimana dichiara Berlusconi "ancora inadatto a governare l'Italia" (leggi articolo).

In tema di voti, partecipo tramite questo post al Vaffanculo d'oro indetto da "Il Blog di Alessio".
Il mio voto, dopo un'estenuante lotta con Clemente Mastella, va a ROBERTO CALDEROLI, responsabile del periodo di stallo che l'Italia sta vivendo da 2 anni a questa parte per colpa della legge elettorale da lui concepita e da lui definita "porcellum". Tutto il resto è conseguenza diretta di una premessa che ha chiuso la porta a qualsiasi tipo di speranza verso un futuro positivo.

venerdì 4 aprile 2008

Mountaintop

Oggi ricorre il quarantesimo anniversario della scomparsa di Martin Luther King. Forse il più grande sostenitore e difensore dei diritti umani nei confronti di quelle minoranze emarginate e discriminate. Su tutte, il popolo nero americano. Assassinato a colpi d’arma da fuoco il 4 aprile 1968 al Lorraine Hotel di Memphis. “Mlk” aveva 39 anni.

A 35 anni ricevette il premio Nobel per la Pace; è stato l’uomo più giovane che abbia mai ricevuto questa onorificenza. Il discorso, conosciuto come “Mountaintop” e recentemente ripreso da Barack Obama, è stato pronunciato il giorno prima della sua morte. Le sue parole sembrano essere una profezia che anticipano ciò che poi realmente accadde il giorno seguente. Parole che fanno venire i brividi ancora oggi per intensità e forza.



«Ci aspettano giornate difficili, ma davvero, per me non ha importanza ora, perché sono stato sulla cima della montagna! E non m’importa.

Come chiunque, mi piacerebbe vivere una vita lunga; la longevità ha i suoi lati buoni, ma adesso non mi curo di questo. Voglio fare soltanto la volontà di Dio. E Lui mi ha concesso di salire fino alla vetta. Ho guardato al di là e ho visto la terra promessa!

Forse non ci arriverò insieme a voi, ma stasera voglio che sappiate che noi, come popolo, arriveremo alla terra promessa! E stasera sono felice, non c’è niente che mi preoccupi, non temo nessun uomo. I miei occhi hanno visto la gloria dell’avvento del Signore!»

Martin Luther King Jr., 3 aprile 1968, Mason Temple, Memphis, Tennessee.

mercoledì 2 aprile 2008

Risposta di Veltroni a Padre Zanotelli.

Ecco la tanto attesa (almeno personalmente) risposta di Walter Veltroni alla lettera aperta di Alex Zanotelli. Purtroppo viene riconfermata la possibilità di far gestire l'acqua ad enti privati.

Caro Alex,

nella tua lettera ricordi la visita che ti feci, ormai quasi dieci anni fa, a Korogocho. Ricordi le parole e gli sguardi che ci siamo scambiati e l’impegno che presi con te, ma soprattutto con me stesso: non dimenticare. E come avrei potuto dimenticarmi dell’immane sofferenza che mi hai aiutato a toccare con mano? Come tu ben sai, perché altre volte ci siamo incontrati in questi anni, da quel momento, da quel primo viaggio, ho portato la mia allora breve ma intensa esperienza nel continente africano al centro del mio impegno politico.

Da Sindaco, nei sette bellissimi anni in cui ho amministrato Roma, credo di aver fatto sì che la città sia stata, e sia considerata, un punto di riferimento per coloro che hanno a cuore le sorti dell’Africa e dei popoli poveri del mondo. La lotta alla povertà e alla fame è divenuto uno dei principali tratti dell’identità di Roma, del suo concreto modo di essere e di agire. E questo impegno è stato riconosciuto non solo dalle altre città e dalla Campagna per gli Obiettivi del Millennio, ma anche dalle tante associazioni di volontariato e di cooperazione, dai tanti volontari laici e cattolici che animano, per fortuna, la società civile romana. In Africa abbiamo portato centinaia di ragazzi delle scuole romane ad inaugurare scuole e pozzi d’acqua costruiti con i fondi da loro raccolti. Li abbiamo portati dove tu mi hai mostrato l’abisso della povertà, nelle discariche, per rendersi conto di come ragazzi come loro sono costretti a vivere. A tentare di farlo.

E come ho portato nella mia esperienza di Sindaco l’urgenza di richiamare l’attenzione della politica italiana sul dramma della povertà nel mondo, così oggi, caro Alex, da segretario del Partito democratico considero
questo impegno la priorità del nostro Paese nel mondo.

L’ho ribadito anche lo scorso 16 febbraio, quando ho presentato il programma del Partito democratico per il futuro dell’Italia e ho detto – cito quasi testualmente – che faremmo un torto alla nostra civiltà, oltre che al futuro stesso dell’umanità, se non assumessimo in modo più stringente e vincolante su di noi il compito, il dovere, di lottare contro la povertà e la fame e per il raggiungimento degli altri Obiettivi di Sviluppo del Millennio. Ripeto ancora ciò che dissi quel giorno: non è più solo una questione di risorse da destinare agli aiuti allo sviluppo, anche se fa male constatare che l’Italia è ferma allo 0,20 per cento del Pil, e che solo Grecia e Stati Uniti fanno meno di noi; è anche una questione di qualità e di efficacia, di come gli aiuti vengono impiegati, ed è anche per questo nella prossima legislatura dovremo provvedere una sollecita approvazione della legge di riforma della cooperazione.

E’ un impegno che dobbiamo a quei milioni di italiani – volontari, missionari, associazioni, Ong – che si spendono per migliorare le condizioni di vita nei paesi in via di sviluppo. E’ un impegno che ribadisco volentieri direttamente con te, ascoltando il tuo appello in occasione della giornata mondiale dell’acqua. L’acqua è un bene comune fondamentale il cui accesso, come anche la qualità, devono essere garantiti a tutti. In molte, troppe aree del mondo, questo significa una politica pubblica di costruzione delle infrastrutture che portino l’acqua a tutta la popolazione. In Europa, nei nostri Paesi, significa garantire a tutti un servizio di qualità, che risponda a standard precisi. Questa è la vera condizione irrinunciabile, ed è una condizione che può essere garantita solo da aziende di gestione che siano vere aziende industriali. Solo aziende industriali, che possono poi avere un assetto proprietario pubblico o privato o misto, sono realmente capaci di raggiungere sufficienti economie di scala o di scopo. Solo così potranno essere garantiti a tutti servizi pubblici al massimo livello della qualità, al minimo costo di produzione e con la più ampia trasparenza dei meccanismi di determinazione delle tariffe.

Non ovunque ci sono le stesse domande, e non ovunque, per fortuna, esse hanno la stessa drammaticità. Ma quel che deve valere per tutti, nei paesi più poveri come nel ricco Occidente, è il diritto all’accesso e alla qualità dell’acqua.

L'acqua è un bene di tutti.
Walter Veltroni, 1 aprile 2008.

lettera tratta dal sito del Partito democratico.

martedì 1 aprile 2008

«Acqua celeste».


Il surriscaldamento globale, come ampiamente studiato, provocherà, tramite lo scioglimento dei poli, l'innalzamento degli Oceani e dei Mari di mezzo mondo facendo diminuire l'estensione delle terre emerse. Ma questo aumento di acqua salata previsto, sarà inversamente proporzionale alla disponibilità di acqua potabile. Infatti, già ora, nei Paesi in via di sviluppo, oltre 1 miliardo di persone non ha accesso all'acqua potabile e oltre 2 miliardi non hanno condizioni igieniche adeguate. Ma la crisi si estenderà presto anche al settore agricolo ed energetico.
La causa di tutto ciò è rintracciabile nei cambiamenti climatici che, attraverso l'innalzamento delle temperature, renderanno il terreno più arido e le piogge più concentrate geograficamente e temporalmente (in pratica, aumento di tempeste e cicloni). Ma anche dalla crescita della popolazione e dal rapido sviluppo economico. Infatti, via via che Paesi come India e Cina si arricchiranno, i loro abitanti passeranno alle diete (più ricche in termini di risorse) occidentali che vedono una prevalenza del consumo di proteine.
Per produrre un chilo di manzo industriale sono necessari 15.500 litri d'acqua, dieci volte di più di quella necessaria a produrre un chilo di grano.
Inoltre anche i consumi energetici aumenteranno allineandosi a quelli del mondo occidentale, provocando un aumento della domanda del 57% entro il 2030.
Gli Stati Uniti consumano (oggi) più di 500 miliardi di litri d'acqua dolce al giorno (40% del loro consumo totale) per raffreddare le centrali elettriche.
Per sostentare la popolazione mondiale, dunque, nel 2050 potrebbero essere necessari 12 mila chilometri cubici d'acqua all'anno.
La situazione, però, non è irrimediabile: nelle zone a rischio alimentare, bisognerà sfruttare l'acqua derivante dall'umidità delle piogge che s'infiltra nel suolo e che può essere assorbita dalle radici delle piante piantandole più in profondità oppure utilizzare le precipitazioni in modo produttivo tramite la raccolta dell'acqua piovana (ad oggi solo il 30% delle precipitazioni viene riutilizzato in modo produttivo).
Ma come per ogni scelta strategica, la sfida sarà trovare qualcuno che si sobbarcherà i costi derivanti dal tradurre in pratica tali idee, insegnando agli agricoltori più poveri come usare al meglio le risorse naturali. Nel settore energetico sarà bene utilizzare acque salmastre e reflue (trattate) al posto di quella dolce.
A questo proposito, i governi di tutto il mondo dovranno pensare alle risorse idriche in termini strategici evitando di metterla al centro di conflitti fra interessi privati.

A tal proposito pubblico qui la lettera che Padre Zanotelli ha indirizzato al candidato premier del Partito democratico, Walter Veltroni:

Caro Walter, pace e bene!
Oggi (22 marzo, ndr), Giornata mondiale dell'acqua, mi sono sentito ancora più spinto a scriverti questa lettera aperta. Ho esitato molto a farlo proprio perché siamo in piena campagna elettorale, ma alla fine ho deciso di scriverla mosso dall'enorme grido degli impoveriti che mi ruggisce dentro.
Tu sei venuto a trovarmi a Korogocho, una spaventosa baraccopoli di Nairobi (Kenya) e hai toccato con mano come «vivono» i baraccati d'Africa.
Davanti a quell'inferno umano, tu hai pianto. Mi avevi promesso, in quella densa conversazione nella mia baracca, che avresti portato quell'immenso grido di sofferenza umana nell'arena politica. Ora che sei il segretario del Partito democratico, sembra che ti sia dimenticato di quel «grido dei poveri». Non ne sento proprio parlare. Non chiedo carità (non serve!), chiedo giustizia, quella distributiva che è il campo specifico della politica. E non parlo solo della fame nel mondo (fa già parte degli 8 obiettivi del Millennio, su cui si è fatto quasi nulla!), ma soprattutto della sete del mondo. (Infatti non è più il petrolio il bene supremo, ma l'acqua che, con i cambiamenti climatici, andrà scarseggiando). Se questo è vero, perché nel tuo programma elettorale appoggi la privatizzazione dell'acqua?
Lo sai che questo significa la morte di milioni di persone per sete? Con questa logica di privatizzazione, se oggi abbiamo cinquanta milioni di morti per fame, domani avremo cento milioni di morti di sete. Sono scelte politiche che si pagano con milioni di morti.
Caro Walter, perché quelle tue lacrime su Korogocho non le puoi trasformare in gocce d'acqua per i poveri? L'acqua è sacra, l'acqua è vita.
Caro Walter, perché non puoi proclamare che l'acqua non è una merce, ma è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minimo costo possibile per l'utente, senza essere Società per azioni?
Solo così potrai asciugare le tue lacrime e quelle degli impoveriti del pianeta, ma anche dei poveri del Nord del mondo come le classi deboli di questa mia Napoli.
Chi dei nostri poveri potrà mai bere l'acqua del rubinetto, con bollette aumentate del 300 per cento, come è avvenuto a Aprilia?
Caro Walter, sull'acqua ci giochiamo tutto, ci giochiamo la nostra stessa democrazia, ci giochiamo il futuro del pianeta.
Caro Walter, non dimenticarti di quelle lacrime di Korogocho!


Caro Walter, non dimenticare le lacrime di Korogocho
Alex Zanotelli - il manifesto, 25 marzo 2008.

I dati di questo post sono tratti da un articolo della rivista Nature (una delle più antiche ed importanti riviste scientifiche esistenti, forse in assoluto quella considerata di maggior prestigio nell'ambito della comunità scientifica internazionale, insieme a Science. Viene pubblicata fin dal 4 novembre 1869 - Fonte Wikipedia).