giovedì 24 aprile 2008

La lunga agonia del Democratic Party.


Riprende la lunga ed estenuante corsa delle primarie democratiche per stabilire chi sarà il candidato che sfiderà il repubblicano John McCain il prossimo novembre 2008.
Il 22 aprile si sono tenute le primarie in Pennsylvania: Hillary Clinton ha prevalso sul rivale Barack Obama di 10 punti percentuali (55% - 45%).
Questa vittoria, da Clinton definita come un "cambio di direzione della marea", ha ridotto lo scarto nel numero di delegati fra i due contendenti che ora si attesta a poco più di 100 (per fonti precise consultare il sito CNN).

In realtà, sia la stampa americana che quella straniera affermano che questa vittoria non ha riacceso la sfida ma ha semplicemente allungato l'agonia e la lotta fratricida all'interno del Partito democratico, favorendo in questo modo l'avversario repubblicano John McCain. Ovviamente, la maggiore responsabile di questa battaglia infinita è da tutti rintracciata in Clinton, la quale, nonostante il chiaro vantaggio di Obama, ha più volte ripetuto di non voler mollare. Anche uno dei quotidiani fin qui favorevole alla candidatura della ex first lady, il New York Times, l'ha accusata di alimentare una "politica vuota, disperata e meschina" tramite un editoriale pubblicato ieri dal titolo The Low Road to Victory.
Secondo il giornale è arrivato il momento per la senatrice di abbandonare la scena come candidata alla Presidenza e di capire che the negativity, for which she is mostly responsible, does nothing but harm to her, her opponent, her party and the 2008 election (ossia, «la negatività, di cui [la Clinton, ndr.] è la principale responsabile, non fa altro che danneggiare sé stessa, il suo avversario, il suo partito e le elezioni del 2008»).

La domanda da porsi è, dunque, perchè la senatrice di New York insiste nel voler continuare per la sua strada senza tener conto di ciò che sarebbe meglio per il suo partito?
Le risposte rintracciabili sono due:

- una è quella desumibile dalle frasi fatte e dagli slogan che Clinton cosparge come fossero nuts - noccioline («Il popolo americano [...] si merita un Presidente che non molla: e io non mollo»). La figura che Hillary vuol dare di sé è quella di una persona forte caratterialmente e che contraddica gli stereotipi tipici dell' "essere donna" e faccia leva sulla sua cosiddetta "maggiore" esperienza politica;

- l'altra, più materiale e plausibile, deriva dalla vittoria della senatrice in tutti i Swing States, ossia quegli Stati (California, Florida, Michigan, Texas, Ohio e ora Pennsylvania) non storicamente e decisamente a favore di uno dei due partiti dove si gioca in concreto la sfida per la Presidenza americana. In questi Stati esiste un elettorato di centro che oscilla di continuo e che, secondo l'entourage di Clinton, voterebbe per il Partito repubblicano nel caso di una candidatura di un senatore afroamericano come Barack Obama. Dunque la campagna elettorale della senatrice si "colora di nero" dimostrando che l'America, agli albori del Terzo Millennio, non è ancora pronta per accantonare positivamente la "questione della razza" (ampiamente risolta, invece, da Barack Obama tramite il suo celeberrimo discorso: A more perfect union).

Lo scopo di Hillary è, quindi, quello di convincere i Superdelegati (dato che nessuno sarà in grado di raggiungere la fatidica soglia di 2025 delegati a fine primarie) non ancora schierati a votare per lei, presentandosi come colei che avrebbe maggiori chances di vittoria nella sfida finale contro McCain.
Hillary per guadagnare le simpatie di coloro che, a suo tempo, scelsero Reagan (i cosiddetti "democratici conservatori") e lo stesso Bill Clinton. Per far tutto ciò quale metodo migliore se non quello, come brillantemente osservato da Vittorio Zucconi nel suo articolo La Battaglia Fratricida apparso oggi su "la Repubblica", di «incatetare il senatore [dell'Illinois, ovvero Barack Obama, ndr.] alla propria negritudine»?

Prossimo appuntamento in Indiana e North Carolina il 6 maggio. A meno che...

2 commenti:

il Russo ha detto...

Ciao, son passato perchè ci tenevo ad augurarti come a tutti i miei amici un buon 25 aprile!

fermoimmagine ha detto...

Chiunque vinca le elezioni presidenziali dovrà fare i conti con problemi seri e imminenti... mi sembra doveroso ricordare che poco tempo fa Bush ha posto il veto su una legge del Congresso che avrebbe vietato i c.d "interrogatori spinti" in cui è compresa anche una tecnica ultimamente denunciata da Amnesty International. Questa organizzazione internazionale ha, infatti, realizzato un video in cui viene simulato il “waterboarding” -o annegamento simulato- per convincere gli Stati Uniti ad abbandonarla... Speriamo che sia fatto qualche passo avanti nel rispetto dei diritti umani, ma purtroppo anche se vincessero i democratici (fatto ad oggi improbabile), non è scontato.