venerdì 30 maggio 2008

Plebiscito forzato.

Il referendum promosso dalla giunta militare per l'approvazione della nuova costituzione, svoltosi il 10 maggio, è passato con il 92,4% di voti favorevoli ed il 99% di affluenza (dati ufficiali relativi alle zone in cui si è svolto regolarmente parlano di 26 milioni di votanti su 27). Nelle regioni colpite dal ciclone Nargis il voto è stato posticipato al 24 maggio e "stranamente" ha portato ad un identico risultato: 92,4% di voti favorevoli.
La nuova costituzione fissa elezioni nel 2010, ma rafforza di fatto il potere dei militari. Essa prevede che il 25% dei seggi debba spettare agli stessi militari e consente al Presidente di assumere il pieno potere miliare in caso di emergenza, tutti elementi che sembrano sconfessare la reale volontà di portare il Paese verso la democrazia.

Inoltre, martedì 27 maggio sono stati illegittimamente prorogati gli arresti domiciliari alla leader della National League for Democracy (NLD), Aung San Suu Kyi (che la nuova costituzione rende di fatto ineleggibile). La vincitrice delle elezioni del 1990, il cui 18° anniversario è stato proprio martedì, ha finito di scontare la sua pena di 5 anni proprio questa settimana, ma la giunta sembra ormai intenzionata a mantenere la Suu Kyi "imbavagliata" fino all'anno delle elezioni, il 2010. Sempre martedì, 18 membri dell'NLD sono stati arrestati e sono attualmente detenuti dalle autorità birmane, dopo aver manifestato davanti alla casa della loro "Presidentessa".

Nel frattempo, il governo continua ad ostacolare l'arrivo degli aiuti per le vittime del ciclone. Il bilancio ufficiale è salito ad oltre 78 mila morti.

Ricordo di visitare Bloggers for Burma e The Irrawaddy News Magazine per avere notizie relative al Myanmar.

Questo è il mio 100° post. Per l'occasione vi lascio il link del primo.

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giovedì 29 maggio 2008

Malessere italiano.

Per quanto riguarda i fatti di Pigneto, se l’aggressione non è stata di matrice politica [...] la faccenda sarebbe ancora più grave, perchè saremmo alla giustizia fai da te e sarebbe saltato il concetto di Stato…

Ho deciso di aprire con il commento di Franca questo post "riparatore" perchè è notizia di oggi che i fatti avvenuti nel quartiere romano ai danni di negozi gestiti da migranti, non sono stati eseguiti da uomini che si rifanno ad idee di estrema destra, ma da un cittadino romano (che in queste ore si è anche costituito) che fa parte della società civile e che ha affermato in una intervista esclusiva pubblicata oggi dal quotidiano "La Repubblica" che in questa faccenda la politica non c'entra. Il gesto sarebbe avvenuto per vendetta personale e per esprimere il malessere che vivrebbe il quartiere da diverso tempo.
Come detto da Franca, dunque, questo gesto rischia di assumere sfumature ancora più gravi poiché significa che la popolazione inizia a non avere più fiducia nello Stato e sta iniziando a farsi giustizia da sé.
Pur indirettamente, in molti (bloggers e non) ci siamo sbagliati credendo alle sommarie cronache della nostra, irrecuperabile stampa. La realtà si è rivelata essere un'altra: correttezza e trasparenza devono lasciare spazio ad ogni altro sentimento.
Ma la sostanza del post Siamo tutti di Pigneto non cambia, in primis perchè esso era incentrato sul binomio "Stato-camorra" (trattato, terrei a precisarlo, da articoli di stampa estera) e successivamente perchè i sentimenti che esprimeva rimangono attuali e, probabilmente, ancora più sentiti. Con queste parole infatti si è voluto giustificare il corteo tenutosi nei giorni scorsi a Roma in risposta all'aggressione: condannare con fermezza ogni azione di violenza e garantire per tutti i cittadini il rispetto delle regole.

Continuiamo ad essere tutti di Pigneto...

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lunedì 26 maggio 2008

Siamo tutti di Pigneto.


"Non sono i criminali rumeni i veri responsabili dei problemi che affliggono l'Italia di oggi. Nella penisola la delinquenza straniera ha solo trovato un terreno fertile per le sue attività illecite, senza incontrare un adeguato contrasto da parte delle autorità.
In nessun Paese europeo l'insediamento di campi nomadi è avvenuto senza creare tensioni, ma è impossibile trovare altrove tanta tolleranza per le attività illegali dei rom, dal furto all'accattonaggio.
A Napoli le comunità rom hanno avuto anche l'appoggio dei padroni di casa, i camorristi, a cui pagavano una tassa per assicurarsi protezione ed impunità. E quando i napoletani hanno deciso di non voler più convivere con gli stranieri, la criminalità organizzata ha preso l'iniziativa e la polizia si è fatta da parte.
Oggi l'Italia è un Paese che ha serie difficoltà a far rispettare la legge, con o senza gli immigrati rumeni. Il suo problema è strutturale. E gli immigrati sono solo una piccola parte di questo problema, non certo la sua causa principale. Non significa che i rumeni colpevoli di reati siano delle vittime. Ma anche se gli italiani riusciranno a cacciarli tutti, non risolveranno la crisi in cui si trova il Paese".

Laura Cernahoschi - Cotidianul (Romania), traduzione su Internazionale n. 745.

"Se il governo Berlusconi non dovesse adottare dei provvedimenti seri per combattere la camorra napoletana, Bruxelles dovrebbe assumere verso Roma lo stesso atteggiamento intransigente che ha nei confronti di Sofia [La Commissione europea sta valutando la possibilità di applicare misure drastiche contro la Bulgaria, colpevole di non essere riuscita a ridurre il peso della criminalità organizzata nella vita pubblica del Paese]. È una vergogna che Napoli soffochi sotto una cortina di fumo e xenofobia provocata da un'organizzazione criminale che il governo non ha il coraggio di sfidare".

Misha Glenny - The Guardian (Gran Bretagna), traduzione su Internazionale n. 745.

Ultima e personale osservazione: oggi pomeriggio si è svolto a Roma nel quartiere Pigneto, ove sabato si è verificata un'aggressione squadrista di stampo neonazista ai danni di negozi gestiti da lavorati immigrati (dal Bangladesh, ma non solo), un corteo colorato e pacifico a cui hanno partecipato migliaia di cittadini per protestare e salvaguardare i valori fondanti della democrazia, condannare con fermezza ogni azione di violenza e garantire per tutti i cittadini il rispetto delle regole.
La destra italiana si è affrettata a negare un movente di tipo politico dietro la spedizione punitiva. Allora come si spiega la reazione, stonata quanto isolata, di Forza Nuova contraria al risarcimento dei danni subiti dai negozianti?
Nemmeno in Sudafrica, dove un'ondata di xenofobia ha provocato la morte di diverse decine di immigrati provenienti da Stati vicini (in primis, il martoriato Zimbabwe) accusati di rubare il lavoro ai sudafricani, i leader politici sono arrivati a tanto: infatti sia governo che opposizione si sono uniti nel condannare questa tragica ondata.
Se fossi di Roma (o di Johannesburg) sarei stato in prima fila al corteo, per ora posso solo esserlo ideologicamente.

venerdì 23 maggio 2008

Giornata Mondiale per l'Ambiente - 5 giugno 2008.


La Giornata Mondiale per l’Ambiente, che si celebra ogni anno il 5 giugno, è uno dei principali strumenti attraverso cui le Nazioni Unite sensibilizzano l’opinione pubblica sulla questione ambientale a livello mondiale e favoriscono l’azione e l’attenzione del mondo politico.
Lo slogan scelto per la Giornata Mondiale per l’Ambiente 2008 è Kick the Habit! Towards a Low Carbon Economy (Cambiamo le nostre abitudini! In favore di un’economia a bassa emissione di carbonio). Con la consapevolezza che il cambiamento climatico sta diventando il tema centrale della nostra epoca, l’UNEP (United Nations Environment Programme - Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente) chiede a stati, imprese e società di focalizzare l’attenzione sulle emissioni dei gas serra e su come poterle ridurre. La Giornata Mondiale per l’Ambiente metterà in evidenza risorse e iniziative volte a promuovere economie a bassa emissione di carbonio e stili di vita che tendono a migliorare l’efficienza energetica, alla ricerca di fonti alternative di energia, alla conservazione delle foreste e al consumo eco-sostenibile.
L’obiettivo della Giornata 2008 è di dare “un volto umano” alle questioni ambientali; far sì che le persone siano parte attiva dei processi di sviluppo equo e sostenibile; far comprendere che la società è fondamentale per cambiare le abitudini in materia ambientale; promuovere partnership per garantire a tutte le nazioni e popolazioni un futuro più sicuro e prospero.

Per ulteriori info: http://www.onuitalia.it/events/gambiente08.php


Per sentirsi partecipi e per vedere messi in atto tutti gli obbiettivi di questa Giornata vi consiglio l'iniziativa di LifeGate Radio che si svolgerà il 5 giugno a partire dalle ore 18 presso il Parco Sempione di Milano. Qui verrà organizzato un grande evento musicale che vedrà la partecipazione dei gruppi musicali vincitori di Talenti per Natura 2008, la manifestazione musicale che, da aprile a giugno, ha condotto per le strade di Torino, Roma e Milano le migliori promesse della scena musicale italiana a bordo di un pullman ecologico.
Inoltre, eco-testimonial d’eccezione e guest star della serata, la storica formazione reggae Africa Unite, che intratterrà il pubblico milanese con una straordinaria performance live. Un “exodus” di suoni e messaggi a favore del pianeta, una giornata di festa per celebrare l’ambiente.
Ovviamente l'evento sarà ad Impatto Zero. Tutto è stato infatti organizzato per ridurre al minimo le emissioni di anidride carbonica e la CO2 prodotta, pari a 23.800 kg, verrà compensata attraverso la creazione di 10.200 mq di nuove foreste in Costa Rica. Grande cura è stata posta anche nella scelta dei materiali utilizzati per i servizi, le strutture (palco, stand LifeGate Radio e sponsor, etc.) e nelle luci a basso consumo energetico.

Per ulteriori info: http://www.lifegate.it/lg_radio/eco_tour_evento.php

Allora, ci vediamo lì?

Ringrazio il mio amico Davide per la segnalazione.

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mercoledì 21 maggio 2008

La questione tibetana: le conclusioni.

L'immagine mostra l'estensione dell'Impero cinese sotto la dinastia Qing (la dinastia più splendente della sua storia) nel 1892.

E così si arriva, finalmente, alle conclusioni inerenti all'attuale possibilità occidentale di boicottare le Olimpiadi di Pechino 2008.
Le riflessioni da fare a tal proposito sono due:
  • contare esclusivamente sugli effetti mediatici per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica occidentale non fa che banalizzare e confinare il problema reale al solo periodo dell'evento, convincendo i cinesi ad aspettare il prossimo autunno per compiere ciò che han sempre fatto: reprimere;
  • boicottare oggi è ipocrito ed ambiguo poiché prima delle Olimpiadi c'è stata la designazione di Pechino da parte del Comitato Olimpico che, dal punto di vista politico era un elemento di scandalo molto più importante. «Chi avesse voluto veramente rappresentare il proprio punto di vista e denunciare la Cina per i diritti umani [a prescindere dalla questione tibetana] avrebbe dovuto mobilitarsi in quell'occasione e non permettere che le fosse assegnato il mandato olimpico. Farlo ora, dopo aver aspettato sette anni, dopo aver permesso che il governo cinese si svenasse per la costruzione delle infrastrutture, dopo aver guardato con indifferenza alle misure di sicurezza che il regime stava preparando proprio nei confronti delle minoranze dissidenti e secessioniste e dopo aver fatto soffrire per sette anni il popolo tibetano, sembra ai cinesi (e non solo) più una vigliaccheria e una dimostrazione di cinismo che un'astuta mossa mediatica».
Dunque, lo spunto che si può trarre da questo saggio (dal titolo Dalla Cina con furore di Fabio Mini che ricordo essere all'interno del Quaderno speciale di Limes - Tibet, la Cina è fragile) è evitare semplificazioni che, invece di aiutare, rischiano di rendere ancor più critica una situazione già grave di per sé.

Infatti, la popolazione tibetana non è la sola a soffrire le continue violazioni dei diritti umani da parte del governo cinese (perché questa soffre, eccome! Mi dispiace se qualcuno, come Carmen, abbia interpretato i miei post in senso "negativo", contro la povera gente del Tibet); esistono più di 50 minoranze etniche in Cina che ultimamente stanno soffrendo un'irrigidimento della posizione del Partito Comunista Cinese. Perciò la discussione non deve essere impostata sulla veridicità o meno delle sofferenze (non solo culturali) subite dai tibetani, ma su come queste devono essere concepite all'interno di un complesso di situazioni più vasto (comprendente la stessa Cina e l'intera comunità internazionale) ed intricato.
Da qui, la seconda e fondamentale riflessione riguarda l'ambiguità e l'ipocrisia della comunità occidentale, U.S.A. in primis. Non è eticamente comprensibile, infatti, come Stati che violano costantemente diritti umani e norme del diritto internazionale consuetudinario (Guantanamo, crimini inumani e degradanti - tortura, violazione del diritto ad un equo processo, occupazioni territoriali in veri e propri Stati sovrani - Afghanistan, Iraq etc...) possano ergersi a paladini degli stessi, al di fuori dei propri confini, per di più se si considera, come giustamente hanno osservato Franca e Superg52, che il Tibet non è mai stato conquistato militarmente dalla Cina (intendendo con ciò, ad esempio, le guerre europee per zone strategicamente importanti avutesi a partire dal 1648) e non hai mai nemmeno avuto una propria sovranità in senso moderno. Anzi, fin da tempi non sospetti, la regione è sempre stata subordinata alla (se non addirittura dipendente dalla) influenza dell'immenso vicino, al quale è stata più volte indebitamente sottratta. Da ciò deriva che la questione tibetana rientra effettivamente all'interno della sfera Affari Interni, diritto derivante dal principio statuale della sovranità (capitolo a parte la recente e non consolidata possibilità derivante dalla dottrina dell'intervento d'umanità, si veda ad esempio l'intervento NATO del 1999 contro la Serbia di Milošević).
Infine, ritengo che le Olimpiadi (evento che in teoria è da concepire come unificante e utile a far dialogare tutti i popoli della Terra anche in situazioni di forte tensione) debbano considerarsi come un'occasione unica per spingere la Cina a rendersi più aperta e disponibile nei confronti di tutto ciò che proviene dall'esterno dei suoi confini.
Le Olimpiadi di Pechino di quest'estate porteranno all'interno del colosso economico, politico e finanziario decine di migliaia fra giornalisti e turisti stranieri, i quali (legittimamente o meno) avranno l'opportunità di raccontare, scoprire e denunciare situazioni altrimenti sconosciute e nascoste. Boicottarle significherebbe assecondare la strategia del silenzio da sempre perseguita dal PCC.

Non prendiamo passivamente tutto ciò che ci viene raccontato come la verità assoluta ed indiscutibile, anche se certe affermazioni provengono da personalità stimate a livello nazionale: la politica internazionale non è una semplice estensione di quella interna e per essere capita necessita dello stesso impegno
Molte volte la verità risiede in lidi che hanno bisogno di essere ricercati attivamente per essere scovati.

Ringrazio vivamente tutti coloro che hanno contribuito tramite commenti alla nascita di queste considerazioni finali.

domenica 18 maggio 2008

CNN per l'ambiente.

Breve post per segnalare un'iniziativa veramente meritevole.
Navigando per il sito della CNN, mi sono imbattuto in un advertisement (sponsor) che pubblicizza un sondaggio della Synovate - research reinvented, riguardante la nostra conoscenza e sensibilità verso la tematica ambientale.
Dedicando pochi minuti alla sua compilazione, la CNN si riserva di donare ben 2€ (o 2$ americani a seconda della zona in cui viene effettuato) ad un'associazione di nostra scelta fra WWF, UNICEF, Croce Rossa, Friends of Earth e Médecins sans Frontières.

Purtroppo, non posso segnalarvi un link preciso, se non quello della CNN, poiché il sondaggio è valido e raggiungibile solamente attraverso le sue pagine. Per questo vi chiedo, se ne avete voglia, di girare per le pagine del sito dell'emittente per imbattervi in quella pubblicità (se siete fortunati la troverete già nella home page). Si riconosce facilmente poiché ha uno sfondo azzurro e per simbolo ha una lampadina.

Così lo slogan: Help shape the future. Complete this short online survey about the environment. We will donate €2 to a charity of your choise.

venerdì 16 maggio 2008

La questione tibetana: la sua storia - seconda parte.

Il saggio continua con un excursus storico che sintetizza in maniera lucida e precisa come la regione tibetana non sia, in realtà, quell'oasi di felicità che tanti credono. Le teorie evoluzioniste che collocano in quest'area il centro di diffusione della razza umana sono false. Il mito di unitarietà etnica tibetana è falso, come quello di mitezza della sua popolazione: è stato il buddhismo, in realtà, a formare il collante di un insieme vario e complesso.
L'odierna popolazione è costituita da un crogiuolo di etnie che si sono stabilite nella zona himalayana; esse sono diverse tra loro e provengono dalle aree culturali dei bacini dei grandi fiumi che nascono dall'intricato sistema montuoso. Le popolazioni del Tibet, dunque, non potevano [seconda questa ricostruzione geografica] che essere etnicamente e culturalmente diverse.
Anche la famosa pax tibetana non è stata, secondo Mini, sempre tale. Essa avrebbe «funzionato soltanto quando l'impero cinese lasciava fare, quando ne ha fatto il proprio supporto religioso, quando comprava i governanti e quando li raggirava adottando i loro stessi princìpi».

La descrizione storica parte dal 127 a.C., anno simbolico a cui si fa risalire la nascita della storia del Tibet, passa dall'836 d.C., anno in cui il Re Lang Dharma perseguitò (per 6 anni) i buddhisti distruggendo monasteri, uccidendo monaci, bruciando libri sacri e rimuovendo le statue: da tibetano, egli fece ai buddhisti tibetani ciò che i cinesi avrebbero fatto un migliaio di anni dopo; attraversa il periodo di serenità dell'XI secolo, il cui periodo di anarchia favorì l'esplosione del buddhismo tantrico che creò quella condizione di unicità che li avrebbe resi non assimilabili e quindi "indipendenti"; arriva alla dinastia manciù Qing che, governando dal 1644 fino alla fine dell'impero, garantì allo stesso il periodo di massimo splendore ed espansione della sua storia plurimillenaria: l'impero venne articolato in 18 province, Tibet incluso.
Ed è con la fine della dinastia Qing (fine XIX secolo) ed il crollo sostanziale dell'impero, con conseguente passaggio di potere in mano delle potenze coloniali occidentali, che la storia si fa intrigante oltreché semi-sconosciuta.

«Gli inglesi, con le due guerre dell'oppio, mettono in ginocchio le finanze dell'impero e, controllando l'India, si interessano al Tibet per gli aspetti naturali, per le ricchezze dei monaci e per la posizione strategica di controllo delle rotte della lana e del sale. Così invadono il Tibet nel 1888 e nel 1903 [...] rendendolo semi-indipendente per decreto. I tibetani oppongono una strenua resistenza ma sono battuti ed il tredicesimo Dalai Lama è costretto a fuggire. [...] Nel 1907 inglesi e russi firmano il Trattato di San Pietroburgo nel quale si stabilisce la relazione di pari sovranità fra Cina e Tibet».
Dopo vari tira e molla fra ripresa del controllo cinese e dichiarazioni di indipendenza non riconosciute da alcuno Stato, nel 1927 la neonata Repubblica cinese del Guomingdang ne assunse il controllo.
Si passa così alla seconda guerra mondiale (1942) ed i britannici convincono le autorità locali tibetane ad aprire un Ufficio per gli Affari Esteri e ne incoraggiano l'indipendentismo. Nel 1950 la vittoria dei comunisti di Mao, arrivata dopo una sconfitta sul campo, portò ad un'intesa in 17 punti che sancì la completa rinuncia tibetana a qualsiasi forma di indipendenza: si ristabilisce la situazione in vigore a partire dal 1279 con la dinastia mongola Yuan.
Ma non è finita: durante il periodo della guerra fredda l'attenzione internazionale sulla regione non fu molto alta.
Ed ecco qui il passaggio (fondamentale perchè ci fa capire il motivo dello stato attuale della situazione) che anche io non conoscevo: «Gli USA si adoperano per contenere il comunismo: la regione himalayana è un importante baluardo contro la sua diffusione nel subcontinente indiano e in Asia centrale. Nel 1957 la CIA seleziona sei giovani tibetani e li manda a Formosa [Taiwan, ndr] e a Guam per addestramento militare. Successivamente addestra 170 giovani tibetani [...] a Camp Hale in Colorado. Dopo l'addestramento, tenuto nascosto allo stesso Congresso americano, gli uomini sono introdotti in Tibet e nel 1958 iniziano le operazioni di destabilizzazione. La CIA paracaduta anche armi e munizioni incluse 20 mitragliatrici, 2 mortai, 100 fucili, 600 bombe a mano, 600 granate d'artiglieria e circa 40 mila cartucce. Nel 1959 scoppia la ribellione che determina un altro intervento repressivo [crudele e violentissimo, ndr] cinese. Il Dalai Lama [attuale, ndr] viene fatto fuggire con l'aiuto di agenti CIA e si stabilisce in India dove instaura un governo in esilio e da dove inizia [...] la sua crociata di liberazione del Tibet, per l'indipendenza, per l'autonomia e poi per il diritto a esercitare in Cina la sua autorità religiosa. Un mix e un'alternanza di posizioni temporali e religiose delle quali i cinesi percepiscono soltanto il tentativo di sottrarre il Tibet alla loro sovranità».
Gli occhi non possono, a questo punto, che rimanere sbarrati.

Settimana prossima, le conclusioni.
Nel frattempo mi piacerebbe leggere qualche vostro commento per riuscire a costruire insieme una visione più aperta e meno legata a prese di posizione.

giovedì 15 maggio 2008

La questione tibetana: tra fragilità ed ipocrisia - prima parte.

Leggetevi sul quaderno speciale di Limes dedicato al Tibet, appena uscito, l'articolo di Fabio Mini "Dalla Cina con furore". Un articolo a mio avviso decisamente illuminante, del quale spero di leggere un giudizio del nostro Tommi seguito dai vostri commenti.

Superg52 con questo commento lasciato al post Festa del 25 aprile mi ha "sfidato" a leggere il saggio all'interno del Quaderno speciale di Limes uscito come supplemento al n. 2/2008 intitolato Tibet - La Cina è fragile.
Così, dopo essere riuscito a trovarlo fisicamente (non è mai semplice trovare l'edicola che abbia Limes - lo cercavo fin da prima della segnalazione) e dopo esser riuscito a trovare il tempo per leggerlo, ora posso dedicarmi al commento che ho deciso di dividere in più parti per evitare un post eccessivamente lungo e "pesante".

Il saggio parte con una riflessione sui fatti dell'ultimo periodo. L'autore, infatti, analizza i punti di vista di cinesi e tibetani sulle manifestazioni ed i disordini avutisi negli ultimi mesi in Tibet.

Perchè l'opinione pubblica mondiale crede ciecamente (ossia immagina immagini che non ci sono) nella tesi della repressione cinese e non in quella (sostenuta da immagini concrete diffuse dalla Cctv) di civili tibetani che "attaccano quattro cinesi in bicicletta e distruggono banche e negozi"?

A tal proposito, i cinesi si chiedono «con quale faccia tosta governi e governanti minaccino il boicottaggio delle Olimpiadi sulla base di presunte violazioni dei diritti umani. Non solo non considerano violazione l'esercizio del proprio diritto di sovranità e la difesa della sicurezza dei propri cittadini, ma sono convinti che la reazione delle proprie forze di polizia sia stata di gran lunga più umana e contenuta di quella che la polizia di Los Angeles o quella di Parigi esercitano ogni notte contro dimostranti o soltanto contro le minoranze etniche. Non si spiegano le reazioni americane e gli inviti ipocriti alla moderazione mentre le loro forze armate e quelle di polizia stanno facendo massacri giornalieri in Afghanistan e Iraq, paesi sovrani illegalmente invasi e occupati. I cinesi non capiscono come i tibetani possano accusarli di gestire uno stato di polizia e chiedano aiuto a chi in Iraq riempe giornalmente i cimiteri e le prigioni di gente che si ribella a una forza straniera. La Cina guarda furibonda alla repressione contro afghani, iracheni, palestinesi, libanesi e tutti i ribelli islamici, mentre gli stessi repressori si affrettano a riconoscere l'indipendenza di altri ribelli [esplicito riferimento al Kosovo ed agli ex guerriglieri dell'Uçk, "smascherati" di recente anche dal libro di Carla Del Ponte]».

Dal canto suo, il Dalai Lama denuncia il genocidio culturale della propria popolazione, lamentando l'espansione della cultura cinese, il mancato insegnamento della lingua tibetana nelle scuole pubbliche, la conversione di molti tibetani al lavoro industriale, le limitazioni al monachesimo e l'ingerenza del governo negli affari religiosi. Ma non nega il coinvolgimento in atti violenti da parte di laici tibetani. Nell'intervista pubblicata sullo stesso numero, il Dalai dichiara che «fermare la violenza non è in [suo] potere». Nei giorni dell'intervista (a cura di Raimondo Bultrini) ha inoltre aggiunto di aver ricevuto una telefonata da Lhasa: «Per favore non ci domandare di fermarci».

Ma l'autore non si sofferma sulla correttezza di queste tesi, ma denuncia, piuttosto, la stupidità di entrambi gli atteggiamenti degli attori coinvolti che stanno autonomamente provocando il declino delle rispettive culture.
Secondo Mini il Dalai Lama sta snaturando, chiedendo l'appoggio materiale di Paesi terzi, la figura internazionale della propria religione che, se ha suscitato le simpatie di mezzo mondo, deve ringraziare il fatto di essere una forza esclusivamente religiosa, di avere come strumento soltanto la preghiera e di professare solo tolleranza, pace e compassione. Se tutto questo venisse sconfessato la simpatia si trasformerebbe in sospetto e repulsione.

I cinesi, invece, sembrano aver dimenticato che i diversi declini degli imperi dinastici si ebbero per logiche fondate sul fanatismo, sul mistero, sulla superstizione e sui complotti. Il comunismo si dovrebbe basare sul concetto di religione come superstizione usato come strumento di lotta dei potenti contro deboli ed ignoranti. I capi del Pcc, materialisti ed atei (che oggi si sono scoperti anche capitalisti), si sono fatti spaventare dalle faide religiose regredendo e dimenticando, in questo modo, il loro passato.

(continua...)

sabato 10 maggio 2008

Adotta Emergency, adotta un ospedale


Parte una nuova iniziativa di Emergency che consiste nella possibilità di adottare un ospedale di nostra scelta tra i diversi aperti dalla ONG nel mondo (Emergency ha 11 Centri sanitari attivi in Afghanistan, Cambogia, Iraq, Italia, Sierra Leone e Sudan e un Centro pediatrico in costruzione a Bangui nella Repubblica Centrafricana) mandando una quota a nostra scelta (da 10 euro in su) ogni quanto vogliamo (da ogni mese a ogni anno).
Attraverso la domiciliazione bancaria, la nostra donazione arriverà regolarmente e in automatico a sostegno del progetto scelto.
Si riceveranno periodicamente messaggi via email che, attraverso testi, immagini e video, ci aggiorneranno sullo stato del progetto e sui risultati ottenuti grazie anche al nostro contributo diretto.

Fabio Fazio dedichera' a Emergency l'intera puntata di "Che tempo che fa" di domenica 11 maggio. Sara' ospite in studio Gino Strada che presentera' le attivita' dell'associazione e la nuova campagna "Adotta Emergency, adotta un ospedale". Durante la puntata e' previsto un collegamento in diretta con il Centro chirurgico di Emergency a Kabul a cura di Maso Notarianni di Peacereporter. Verra' poi trasmesso un breve video su Sunia, la prima paziente operata presso il Centro Salam di cardiochirurgia, inaugurato un anno fa in Sudan. Jovanotti sara' ospite musicale della serata. Rai3 ore 20.25. Durante tutta la puntata di "Che tempo che fa" sara' a disposizione un numero di telefono dedicato - 199.203010 - al quale risponderanno i volontari di Emergency per dare informazioni sull'ADOZIONE DI UN OSPEDALE e su tutte le altre modalita' di sostegno ai progetti dell'associazione. Costi telefonata al minuto: 0,31 cent da fisso, max 0,48 cent da cellulari + scatto alla risposta).

http://www.adottaunospedale.org/
Testo tratto dalla "newsletter n. 20/2008" di www.emergency.it

venerdì 9 maggio 2008

La democrazia secondo Al Gore: current tv.

Current_ TV è partita. Dove arriverà, lo vedremo presto.
Ieri si è tenuto il lancio ufficiale in Italia. Al Gore in persona ha partecipato ad una sorta di question time presso il Teatro Ambra Jovinelli di Roma. Centinaia di bloggers, provenienti da tutta la Penisola, hanno partecipato all'evento e, tramite votazione democratica avutasi nei giorni precedenti all'evento, hanno sottoposto al fondatore della "tv democratica" 15 interessantissime domande. Il tutto in diretta su sky.it e sul canale Skytg24. Grazie a questo sono riuscito a "captare" il discorso introduttivo di Gore e metterlo online (vedi sotto o qui)
Devo dire che sono rimasto molto entusiasta dalla presentazione; current sembra essere un vero strumento democratico che (finalmente) inverte la concezione tipica della televisione generalista e monopolista: mai più più spettatori inermi che subiscono passivamente la programmazione imposta da pochi potenti che controllano l'élitario mondo dell'informazione ma un vero e proprio brainstorming provocato dagli stessi spettatori che, con una videocamera ed un computer portatile, potranno diventare a loro volta protagonisti e fautori di punti di vista o, addirittura, di vere e proprie notizie. Current inverte il rapporto TV-internet elevando quest'ultimo (e dunque il singolo individuo) a fonte primaria dal quale prendere le notizie e non viceversa.
Non ci resta che spremere le meningi e rimboccare le maniche!
Diciamo la nostra sulle notizie che ci arrivano in maniera unilaterale dal mondo statico dell'informazione, diamo voce ad eventi bypassati o sottovalutati, diamo forza alle (nostre) attività che reputiamo degne di essere raccontate a più di 4 milioni di famiglie in italia e oltre 50 nel mondo (senza contare il popolo degli internauti).

Da oggi (ieri, ndr), current è sul canale 130 di SKY e su www.current.it.

Buona visione? No, buona produzione!



Aggiornamento 15/05/2008: ecco qui tutti gli altri video riguardanti l'evento:


9 maggio alle ore 12, Al Gore e
SKY replicano l'evento presso l'Università Cattolica di Milano.

10 maggio, invece, presso il Teatro Franco Parenti di Milano (ingresso gratuito previa iscrizione sul sito) si svolgerà il Pangea Day.
L’ idea è quella di suscitare la prima
riflessione collettiva sui diritti umani, facendo leva sul potere delle immagini e lo scambio delle idee per creare una migliore conoscenza tra le persone e formare una comunità globale per un futuro migliore.
Parteciperanno attori, musicisti ed esperti: da Serena Dandini a Lella Costa, da Dario Vergassola a Marco Montemagno. Io ci sarò, e voi?

Per info tecniche su current tv rimando al post current_ TV sbarca in Italia.

mercoledì 7 maggio 2008

Obama Presidente, Hillary sua Vice? Yes, we can.

Altri 2 Stati (Indiana e North Carolina), altre 2 conferme.
Barack Obama ha vinto in North Carolina con un divario di ben 14 punti percentuali e Hillary Clinton ha praticamente pareggiato (51% a 49%) in uno Stato in cui inizialmente avrebbe dovuto avere vittoria facile.
Così il vantaggio del senatore dell'Illinois si consolida (1860 a 1696, fonte CNN) e la vittoria finale è sempre più scontata. Clinton, al contrario, continua a non voler smettere di lottare.
La decisione di allungare o meno questa competizione, a questo punto, è nelle mani del partito, il quale potrebbe convincere la senatrice a ritirarsi per evitare che il candidato repubblicano John McCain compia una campagna elettorale facile e senza ostacoli fino ad agosto (mese in cui si terrà la Convention democratica che assegnerà in maniera definitiva i voti dei Superdelegati).
Credo, ormai, che la soluzione migliore sia sotto gli occhi di tutti: Barack Obama alla Presidenza e Hillary Clinton sua Vicepresidente(ssa).

Di seguito ho incorporato il video (concepito appositamente per questo post) del discorso che Barack Obama ha tenuto in occasione della vittoria nello Stato del North Carolina.
Il video è tratto dalla trasmissione "America 2008" di Skytg24 ed è sottotitolato in italiano.
Buon ascolto e buona visione.

martedì 6 maggio 2008

Un'ecatombe nascosta.


Oltre 27 mila morti e 41 mila dispersi. Assume proporzioni inimmaginabili il bilancio del passaggio del ciclone Nargis dalla Birmania. Le cifre sono ancora incerte. La televisione di Stato parla di 22.500 vittime, ma il direttore dell'associazione umanitaria ActionAid in Birmania, da Rangoon ha dichiarato che i morti sarebbero "almeno 27.000". Una tragedia annunciata. Il portavoce del Dipartimento meteorologico indiano ha dichiarato che "l'India avvertì la Birmania con 48 ore di anticipo dell'arrivo del ciclone Nargis. "Indicammo il punto di impatto del ciclone - ha spiegato il portavoce del Dipartimento meteo indiano - svelando la forza del ciclone e tutte le questioni collegate".

Bogalay, nel delta dell'Irrawaddy, è stata la città più colpita dal passaggio del ciclone: distrutta al 95%. Il Ministro birmano per l'Assistenza Sociale ha riferito che sono rimaste in piedi appena il 5% delle case esistenti prima del cataclisma, mentre la maggior parte dei 190.000 abitanti sono ormai senzatetto. I morti accertati ammontano ad almeno diecimila, vale a dire a circa i due terzi del totale accertato finora a livello nazionale. La devastazione, ha spiegato il Ministro, è stata dovuta soprattutto all'ondata di piena alta 3,6 metri che ha accompagnato il ciclone.
Corriere.it

Aggiornamento: in questo articolo di timesonline immagini agghiaccianti provenienti dalla NASA che mostrano come l'intero piano costiero birmano giaccia attualmente sott'acqua.

lunedì 5 maggio 2008

Myanmar, non ci resta che... pregare.


Non c'è bisogno di spiegare cosa è successo sabato e domenica in Birmania (Myanmar).
Si parla di migliaia di morti: 10.000 secondo il Ministro degli Esteri birmano, 15.000 secondo l'agenzia di Stato cinese "Nuova Cina".

Le caratteristiche del ciclone "Nargis": forza 3, venti a oltre 200 km/h, piogge torrenziali che hanno devastato città e campagne, centinaia di migliaia di sfollati, 2 milioni di persone coinvolte.
In situazioni del genere le notizie sono in continuo aggiornamento, non si possono fare bilanci, non si può soprattutto se lo Stato coinvolto è chiuso e ostile già in condizioni normali. Per questo motivo, se una dittatura militare come questa si apre chiedendo l'attivazione di missioni umanitari sotto la supervisione delle Nazioni Unite, significa che la situazione dev'essere gravissima, disastrosa.
Non ci resta che attendere e pregare.

L'unica cosa utile per "sapere senza ripetersi" è lasciarvi un'ampia rassegna stampa:

Corriere della Sera - Link
la Repubblica - Link
El País - Link
Le monde - Link
International Herald Tribune - Link
CNN - Link

Inoltre su Skytg24 un telegiornale con servizi aggiornati costantemente (in diretta anche sul web)

venerdì 2 maggio 2008

Lo Zimbabwe verso il ballottaggio.

Riporto la notizia come mi è arrivata da PRIMA PAGINA di Internazionale:

"Sono stati resi noti gli attesi risultati delle elezioni legislative del 29 marzo in Zimbabwe: indicherebbero una vittoria per il partito d'opposizione guidato da Morgan Tsvangirai con il 47,9 per cento contro il 43,2 del partito del presidente Robert Mugabe. Il successo elettorale del movimento per il cambiamento democratico non ha però raggiunto la soglia del 50 per cento richiesta per evitare il ballottaggio. Esponenti del partito hanno contestato i dati diffusi dalla commissione elettorale e hanno accusato Mugabe di aver manipolato i dati e aver intrapreso nel
Paese una campagna di violenze e intimidazioni per vincere il secondo turno di elezioni".

Che ci si creda o no, questa è la conclusione a cui l'amministrazione di Mugabe è pervenuta dopo più di un mese dallo svolgimento delle elezioni. Poteva andare peggio, ma poteva anche andare meglio se si crede ai dati diffusi dall'opposizione che danno il Movement for Democratic Change al 50,3%, risultato che avrebbe evitato il ballottaggio. Per legge, questo dovrebbe tenersi 21 giorni dopo la pubblicazione dei risultati.
Per ulteriori infomazioni questo è il link della notizia del Mail&Guardian, quotidiano sudafricano.