martedì 6 maggio 2008

Un'ecatombe nascosta.


Oltre 27 mila morti e 41 mila dispersi. Assume proporzioni inimmaginabili il bilancio del passaggio del ciclone Nargis dalla Birmania. Le cifre sono ancora incerte. La televisione di Stato parla di 22.500 vittime, ma il direttore dell'associazione umanitaria ActionAid in Birmania, da Rangoon ha dichiarato che i morti sarebbero "almeno 27.000". Una tragedia annunciata. Il portavoce del Dipartimento meteorologico indiano ha dichiarato che "l'India avvertì la Birmania con 48 ore di anticipo dell'arrivo del ciclone Nargis. "Indicammo il punto di impatto del ciclone - ha spiegato il portavoce del Dipartimento meteo indiano - svelando la forza del ciclone e tutte le questioni collegate".

Bogalay, nel delta dell'Irrawaddy, è stata la città più colpita dal passaggio del ciclone: distrutta al 95%. Il Ministro birmano per l'Assistenza Sociale ha riferito che sono rimaste in piedi appena il 5% delle case esistenti prima del cataclisma, mentre la maggior parte dei 190.000 abitanti sono ormai senzatetto. I morti accertati ammontano ad almeno diecimila, vale a dire a circa i due terzi del totale accertato finora a livello nazionale. La devastazione, ha spiegato il Ministro, è stata dovuta soprattutto all'ondata di piena alta 3,6 metri che ha accompagnato il ciclone.
Corriere.it

Aggiornamento: in questo articolo di timesonline immagini agghiaccianti provenienti dalla NASA che mostrano come l'intero piano costiero birmano giaccia attualmente sott'acqua.

5 commenti:

Franca ha detto...

Ormai neanche più nascosta...

Andrew ha detto...

infatti...
E' stata una catastrofe, e sembra che i morti siano di più...

il Russo ha detto...

Tommi non é un'ecatombe nascosta, é un'ecatombe che l'occidente (ma soprattutto l'occidentale medio) preferisce ignorare e cambiare canale quando il telegiornale ne parla...

tommi ha detto...

Al Russo vorrei dire che questa volta non la vedo così. La giunta militare che governa la Birmania è egoista, ipocrita e meschina: pensa solo a mantenere il proprio potere a prescindere dal prezzo che deve pagare la sua stessa popolazione. Anche in questo caso, dunque (come nell'autunno scorso), la Birmania è ostile a qualsiasi forma di apertura (non solo mediatica). Solo le condizioni pietose e disastrose che non consentono una soluzione autonoma, hanno portato ad una accettazione degli aiuti stranieri. Questa volta l'occidentale medio ha meno colpe di quanto si possa immaginare. Se gli USA pensassero veramente quello che dicono, questo sarebbe il Paese migliore per esportare la democrazia e dove l'intervento d'umanità come concepito dalle diverse riforme ONU potrebbe prendere forma.
In questo senso è da intendere anche l'aggettivo "nascosta" del titolo: al tentativo della dittatura di ridurre e sminuire l'entità del disastro ambientale tanto da portarla a mantenere la data del referendum-farsa prevista per il prossimo 10 maggio (in questo caso mi riferisco a Franca che evidentemente si riferiva alla palese sciagura che si è più che manifestata in numeri)

Raimondo ha detto...

Sono d'accordo con te tommi, la giunta militare della birmania ha sciacallato la sua gente anche in questa ennesima funesta occasione. Poveracci, e parlo dei civili superstiti.
Sugli USA non mi pronuncio.
Un saluto da Raimondo