venerdì 25 luglio 2008

Darfur e Corte Penale Internazionale secondo Cassese.

Lo scorso 14 luglio (2008), il Procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno Ocampo, ha chiesto che la pre-trial chamber della Cpi emetta il mandato d'arresto per il presidente del Sudan Omar Hassan Al Bashir accusato di aver commesso crimini di guerra e genocidio relativamente alla guerra civile in atto nel Darfur. La decisione definitiva della giuria è in teoria prevista entro le 6-8 settimane, ma per un caso così complesso potrebbe volerci più tempo. Queste le considerazioni di Antonio Cassese, apparse il 15 luglio scorso su La Repubblica col titolo "Il colpo di scena del Procuratore".

«Chi ha seguito da vicino le vicende dal Darfur sa che Al Bashir è a capo di un gruppo di leader militari e politici responsabili dei gravissimi crimini che le forze armate e le milizie sudanesi commettono ogni giorno, dal 2003 contro i propri cittadini nel Darfur, colpevoli solo di appartenere a quelle stesse tribù da cui provengono i ribelli che hanno preso le armi soprattutto per chiedere a Khartoum investimenti economici, strade, scuole ed ospedali. Qualunque mossa mirante a far valere le gravi responsabilità di quel gruppo dirigente di Khartoum è dunque benvenuta. Tuttavia, alla luce degli argomenti sommariamente resi pubblici ieri dal Procuratore della Corte penale internazionale, si ha l'impressione che il suo passo sia soprattutto un coup de théatre, con scarsi effetti pratici positivi. E' un pò come se il Procuratore, avendo fatto finora solo pochi passi guardinghi, abbia deciso di prendere la rincorsa e fare un salto con l'asta e insieme anche un triplice salto mortale, ma più che per scavalcare l'asticella, per scuotere l'attenzione del pubblico. Ha sparato a tutto alzo e con il cannone: ha chiesto l'arresto non di uno o più ministri o generali, ma di un capo di Stato in esercizio, e per il più grave dei crimini, il genocidio.

Tutto ciò desta perplessità, essenzialmente per tre ragioni. Anzitutto, se avesse voluto avere qualche reale possibilità di far arrestare Al Bashir - un capo di Stato tutt'altro che in declino (come erano invece Milošević e Taylor) ma potente, astuto, ed in pieno controllo del Sudan da quasi venti anni - il Procuratore avrebbe dovuto sottoporre ai giudici una richiesta segreta e chiedere inoltre di non rendere pubblico il mandato di cattura, se sarà emesso dai giudici. In tal modo avrebbe potuto aspettare che il Presidente sudanese si recasse in un altro Stato, per rendere pubblico il mandato e fare arrestare Al Bashir. La competenza della Corte penale sul Darfur deriva da una decisione vincolante del Consiglio di sicurezza dell' Onu. Perciò tutti gli Stati - anche quelli che non hanno ratificato lo Statuto della Corte - hanno l' obbligo di eseguire le ordinanze ed i mandati dei giudici dell'Aja. Invece, il fatto di pubblicizzare la richiesta di cattura già prima che venga sottoposta al vaglio dei giudici (che potranno anche respingerla o ridimensionarla), renderà vana qualunque speranza di arresto: Al Bashir dovrebbe ordinare alle sue guardie di arrestarlo e consegnarlo all'Aja.

In secondo luogo, non si capisce perché si sia accusato solo il Presidente del Sudan e non anche tutti quegli altri membri del gruppo dirigente che sono certamente implicati nelle decisioni politiche e militari relative al Darfur: ad esempio, il vicepresidente Taha, il capo dei servizi segreti, il ministro della difesa, i capi di stato maggiore delle forze armate. Se Hitler fosse stato vivo nella seconda metà del 1945 sarebbe stato processato a Norimberga, ma insieme ai 21 alti dirigenti che furono effettivamente trascinati in giudizio.

Infine, non si capisce perché si sia voluto mirare così in alto ed accusare Al Bashir di genocidio quando lo si poteva accusare - più fondatamente e con migliori chance di accoglimento delle richieste da parte dei giudici - di crimini contro l'umanità quali il massacro di civili, lo sterminio, il trasferimento forzato di persone, eccetera. Certo, il genocidio è ormai diventato una "parola magica"; vi si ricorre con disinvoltura, credendo anche che, solo a pronunciarla, tutta la comunità internazionale si debba indignare. Ma si rischia così di banalizzare il concetto. In realtà il genocidio, crimine gravissimo, è tale solo a determinate e rigorose condizioni: tra l'altro, che si miri a uccidere o ledere in altro modo membri di un "gruppo tutelato" (etnico, nazionale, razziale o religioso) e si persegua l' "intento genocidario", quello cioè di distruggere un gruppo come tale, in tutto o in parte (ad esempio: uccido 10 curdi non perché li odio come persone, ma perché odio i curdi e attraverso l'uccisione di quei 10 voglio contribuire all'annientamento del gruppo etnico curdo).

Nel caso di Al Bashir, il Procuratore afferma che le tre tribù del Darfur contro cui si scagliano le forze armate sudanesi perché da esse provengono i ribelli (Fur, Masalit e Zaghawa), costituiscono ciascuna un gruppo etnico distinto: anche se hanno la stessa religione della maggioranza (musulmana), parlano la stessa lingua (arabo) e hanno lo stesso colore della pelle, ciascuna di esse formerebbe un gruppo etnico a sé perché parla, oltre all'arabo, anche un dialetto ed è stanziata in un certo territorio. In base a questo criterio, anche i siciliani, i napoletani o i milanesi formerebbero tre gruppi etnici distinti. Simili perplessità suscitano anche le considerazioni del Procuratore circa l' "intento genocidario" di Al Bashir che egli desume in maniera meramente indiziaria da una serie di comportamenti che si prestano anche ad altre e più attendibili deduzioni, in particolare ad essere classificati come atti costitutivi di crimini contro l'umanità. In conclusione, a causa delle perplessità che suscita, la richiesta di mandato di cattura presentata dal Procuratore difficilmente produrrà quei positivi effetti extra-giudiziali (delegittimazione politica, diplomatica e morale dell'accusato), che si sono invece verificati in altri casi di incriminazione di leader politico-militari.

Non sarà difficile per Khartoum controbattere vari argomenti dell' accusa. Inoltre, è probabile che quest'atto non solo avrà gravi ripercussioni nei rapporti tra autorità sudanesi e forze di peacekeeping in Darfur, ma creerà anche seri ostacoli all'assistenza umanitaria internazionale ai profughi del Darfur (più di 2 milioni), se Khartoum si "vendicherà" ponendo termine a quell'assistenza. C'è infine da sperare che alcune grandi potenze (Usa, Russia e Cina), tradizionalmente avverse alla Corte Penale, non ravvisino ora ulteriori motivi di ostilità».

La videointervista rilasciata da Cassese a Corriere.it sull'argomento.

Antonio Cassese: professore di Diritto Internazionale alla Facoltà di Scienze Politiche "C. Alfieri" dell'Università di Firenze, presidente del Comitato del Consiglio d'Europa contro la tortura dal 1989 al 1993, giudice [1993-2000] e presidente [1993-1997] del Tribunale Penale Internazionale per la ex-Jugoslavia, presidente [2004] della Commissione d'inchiesta sul Darfur.

8 commenti:

Andrew ha detto...

Post molto interessante Tommi :)
Passa a trovarci, un abbraccio e buona giornata

Franca ha detto...

Perchè alzare un tal polverone che quasi sicuramente non produrrà effetti positivi?

tommi ha detto...

bella domanda...

BLOG NEWS ha detto...

Io la penso come franca

Andrew ha detto...

Tommi volevo segnalarti una vignetta che ho disegnato sul blog :)

Simona ha detto...

Grazie Tommi per essere sempre così attento. Il tuo blog fa molta più informazione di tanti altri che la dovrebbero fare per mestiere.

Diego Franchi ha detto...

Mi affretto a commentare anche questo articolo, sia perchè mi tocca - ma credo di potere dire " ci" tocca - corde diffcili da tenere silenti; poi perchè ho commentato un argomento ( solo) apparentemente più banale e aperto ad un pò di facezie ; poi perchè ho visto il profilo di Tommid, e mi compiaccio ammirato per il campo e l'ampiezza degli studi. E in particolare per questi, esprimo l'auspicio che tu e la tua generazione - che immagino giovane - possiate apportare qualcosa di realisticamente nuovo nell'opera del mondo " che magia ogni giorno" verso quello che non sa mai ogni mattina se mangerà , e se vivrà.
Come verso l'ambientalismo, sono " catastrofista senza disperazione" . Non credo che al momento il Darfur - o ogni altro luogo di disperazione autentica stabilizzata - possa sperare nel nostro mondo . Hai seguito il Congresso FAO ultimo ?
Parliamo ormai di ambienti - tra i quali è amche l'ONU - dove migliaia di stipendiati si preoccupa solo di denunciare ed enunciare rimedi astratti a getto continuo per giustificare la sua giornata di lavor. Che immagino breve e poco stressante , e per questo da tenere da conto.
Una parte dell'umanità fortunata può solo rimediare a piccole tragedie giornaliere, e lo fa con i medici senza frontiere,le migliaia di oscure persone che portano qualche sollievo in ospedali, comunità , villagi sperduti , etc. O - come ho fatto di recente - con adozioni a distanza . Che però dubito mi servano solo a non girarmi del tutto dall'altra parte. E, ripeto, del tutto.

tommi ha detto...

ti ringrazio Diego Franchi e ti capisco, capisco il tuo senso di impossibilità ed incompiutezza. Aspettando che veramente le nuove generazioni possano fare la differenza provienendo da un background culturale diverso da coloro che oggi ci governano, anche i piccoli gesti, seppur singoli, possono colmare l'attuale distanza tra il bisogno e la cura.