giovedì 18 settembre 2008

Elezioni in Rwanda: voglia di stabilità.

Questa settimana si stanno svolgendo le elezioni parlamentari in Rwanda, le seconde (le prime nel 2003) dalla fine della guerra civile ove furono massacrate più di 800.000 persone.
Il sistema elettorale ruandese è alquanto particolare. Esso è un sistema ibrido che prevede l’assegnazione di 80 seggi. Di questi, 53 vengono eletti direttamente dal popolo mentre i rimanenti 27 vengono assegnati in maniera indiretta da gruppi specifici. Nell'assegnazione dei 27 seggi, è previsto che 24 vengano riservati alle donne, 2 ai giovani ed uno ai disabili. Questo fa sì che il Rwanda abbia una quasi-equa rappresentanza di genere: infatti, il 48% dei parlamentari è donna. Questa forte presenza femminile in politica è dovuta alla sproporzione che si ha nella popolazione: la maggior parte degli uomini, infatti, sono rimasti uccisi nel genocidio o, nella migliore delle ipotesi, sono fuggiti.

Fatta questa degna precisazione, passiamo ai risultati. Nelle elezioni dirette che si sono tenute lunedì 15 settembre, il partito del Presidente Paul Kagame, il Rwandan Patriotic Front (RPF), ha conquistato 42 dei 53 seggi in palio (nel 2003 ottenne il 74%).
Alla vigilia del voto Kagame ha dichiarato: "Non ho ragioni per non essere fiducioso. Penso che i risultati parlino da soli". Infatti, da quando Kagame (tutsi) andò al potere nel 2000, il Rwanda ha visto incrementare notevolmente gli investimenti provenienti dall'estero.
L'opposizione, però, composta da una dozzina di partiti, è rimasta in esilio dalla fine del genocidio e la loro assenza ha reso queste elezioni alquanto scontate.
Per la cronaca, i restanti 11 seggi sono stati assegnati al Social Democratic party (7) ed al Liberal Party (4). Le elezioni dei restanti 27 seggi, cominciate il 16 settembre, si chiuderanno oggi.

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2 commenti:

Andrew ha detto...

48% dei parlamentari è donna, ottimo. Sistema strano per i seggi, ma mi sembra comunque efficace.

Franca ha detto...

Mi sembra comunque un buon segnale...