venerdì 5 settembre 2008

L'Angola richiama la nostra attenzione.

L'Angola oggi, venerdì 5 settembre, è chiamata alle urne dopo ben 16 anni (la prima e ultima volta nel 1992) per rinnovare il proprio Parlamento.
Dopo la fine della guerra civile, conclusasi nel 2002, che ha provocato circa mezzo milione di morti, il Paese è alla ricerca di stabilità e vuole dimostrare alla comunità internazionale di essere definitivamente uscito dalla crisi.
Con una rinnovata produzione di circa 2 milioni di barili di greggio al giorno, l'Angola è diventato un punto di riferimento strategico per le importazioni petrolifere americane e la sua economia ha beneficiato di una crescita del 21% nel solo 2007. All'interno del continente africano, solo la Nigeria (numero uno nella produzione di oro nero) resiste alla rapida ascesa dell'ex colonia portoghese, indipendente dal 1975.

Ed ecco, dunque, il vero valore di queste elezioni legislative, un valore simbolico finalizzato al tentativo di attirare capitali stranieri. Infatti, la vittoria del Movimento popolare per la liberazione dell'Angola (MPLA), non è in discussione, ma il Presidente José Eduardo dos Santos, 66 anni, al potere da 29 (un anno in più di Robert Mugabe) senza mai essere stato eletto, avrà bisogno di una vittoria a larga maggioranza per portare a termine il processo di revisione della Costituzione e per aprirsi facilmente la via ad un nuovo mandato presidenziale.
A questo fine, tutto è stato preparato per un risultato plebiscitario a tutto danno dell'opposizione facente capo all'Unione nazionale per l'indipendenza totale dell'Angola (Unita), da sempre perseguitata. Anche diverse ONG hanno messo in discussione il risultato che uscirà dalle urne. La direttrice africana di Human Rights Watch, Georgette Gagnon, ha dichiarato: "Less than a month before elections, it’s clear Angolans aren’t able to campaign free from intimidation or pressure. Unless things change now, Angolans won’t be able to cast their votes freely".
Insomma, nonostante le buone intenzioni, il popolo angolano non sembra ancora in grado di gestire la libertà e a dimostrarlo vi è una lunga storia di repressione da parte del governo stranamente ignorata dai giornalisti occidentali.

Non si può chiedere ad un Paese con una storia tanto martoriata di adeguarsi e di imparare subito le regole della democrazia, ma gli si può chiedere di dimostrare di essere in grado di convivere pacificamente, evitando di prendere ad esempio il troppo "vicino" Zimbabwe.
Un piccolo passo per l'Angola, un grande balzo per l'Africa.

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4 commenti:

Franca ha detto...

Concordo con la tua conclusione.
Comunque, visti gli interessi americani nel paese, il suo percorso sarà condizionato da questi...

Andrew ha detto...

concordo con franca

ciao Tommi

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

L'Africa è uno scenario molto importante ma i media lo tengono sotto traccia distraendoci con l'est europeo ed il Medio Oriente che fanno più rumore.

Ma un continente africano libero sarebbe molto fastidioso per gli USA e per l'Europa penso anche.

E quindi... quindi va tutto bene se nulla in quei luoghi va bene, purchè i loro "casini" non valichino l'ambito locale.

Che amarezza

Ciao Tommy
Daniele

Andrew ha detto...

buona domenica tommi