giovedì 25 settembre 2008

Tutti ipocriti sul Caucaso.

Dopo aver letto questo articolo di Noam Chomsky (che sarà presente al prossimo festival a Ferrara) su "Internazionale" n. 762 del 19/25 settembre 2008 non potevo fare a meno di riportarlo qui per dare anche a voi la possibilità di avere una visione più ampia della questione "Caucaso" da me affrontata nel post "La fredda vendetta di Putin". Buona lettura.

George W. Bush, Condoleezza Rice e altri alti funzionari statunitensi hanno solennemente invocato la santità delle Nazioni Unite durante la crisi della Georgia. Hanno invitato la Russia a non prendere iniziative incompatibili con i princìpi dell'Onu. Hanno detto che bisogna rispettare la sovranità e l'integrità di tutte le nazioni. Tutte, tranne quelle che gli Stati Uniti decidono di aggredire: l'Iraq, la Serbia, un giorno forse l'Iran. Nei giorni della crisi l'Unione europea ha convocato un vertice di emergenza per condannare Mosca. Era la prima riunione del genere dall'invasione dell'Iraq: all'epoca, però, non c'era stata nessuna condanna. La Russia ha chiesto di convocare una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu, ma la proposta non è stata accolta, perchè secondo Stati Uniti, Gran Bretagna e altri conteneva una frase inaccettabile: quella in cui si chiedeva alle due parti di "rinunciare all'uso della forza".

Sui fatti non c'è nessuna seria contestazione. A suo tempo, Stalin assegnò l'Ossezia del Sud e l'Abkhazia alla Georgia. Le due province sono state relativamente autonome fino al crollo dell'Unione Sovietica. Nel 1990 il presidente georgiano, l'ultranazionalista Zviad Gamsakhurdia, ha abolito le regioni autonome e ha invaso l'Ossezia del Sud, scatenando un conflitto che ha causato mille morti e decine di migliaia di profughi. Sotto la supervisione di una modesta forza russa, è stata proclamata una tregua, che è durata fino al 7 agosto 2008, quando il presidente georgiano Mikheil Saakashvili ha ordinato alle sue truppe di invadere l'Ossezia del Sud. Secondo "un gran numero di testimoni", si legge sul New York Times, le unità georgiane hanno subito "cominciato a martellare con l'artiglieria i quartieri della città di Tskhinvali e una base di peacekeeper russi". Dopo la prevedibile reazione russa, le forze georgiane sono state cacciate dall'Ossezia del Sud e le truppe di Mosca hanno occupato parti della Georgia. Ci sono state molte vittime e sono state commesse atrocità.

Sullo sfondo della crisi del Caucaso ci sono due questioni decisive. Una riguarda il controllo dei gasdotti e degli oleodotti che collegano l'Azerbaigian con l'occidente. E' stato Bill Clinton a scegliere la Georgia per aggirare la Russia e l'Iran. Per questo, sottolinea il politologo Zbigniew Brzezinski, la Georgia "è un paese di grande importanza strategica per gli Stati Uniti". La seconda questione è l'allargamento della Nato verso est. Con il crollo dell'Unione Sovietica, Mikhail Gorbaciov ha fatto una concessione che, alla luce della storia recente e delle realtà strategiche di oggi, può sembrare sorprendente: ha accettato che la Germania riunificata entrasse a far parte di un'alleanza militare ostile. Ma, come ricorda Jack Matlock, ambasciatore statunitense in Russia dal 1987 al 1991, Gorbaciov ha preso quella decisione solo dopo aver ricevuto una precisa assicurazione: la Nato non si sarebbe estesa verso est, "neanche di un centimetro", per citare le parole dell'ex segretario di stato James Baker. Bill Clinton, invece, si è rimangiato quell'impegno e ha liquidato gli sforzi di Gorbaciov per mettere fine alla guerra fredda promuovendo la cooperazione tra i partner. Poi è arrivato Bush, che con la sua aggressività ha rafforzato la strategia di Clinton. Come scrive sempre Matlock, la Russia avrebbe anche potuto tollerare l'ingresso di alcuni suoi ex satelliti nella Nato, se gli Stati Uniti "non avessero bombardato la Serbia e non avessero continuato le loro mosse espansionistiche. Ma con l'installazione di missili Abm in Polonia e con la campagna per far entrare Georgia e Ucraina nella Nato, Washington ha superato il limite. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il riconoscimento dell'indipendenza del Kosovo. Putin a quel punto ha capito che ogni concessione fatta agli Stati Uniti, invece di essere contraccambiata, sarebbe stata usata per promuovere l'egemonia americana nel mondo. E così, non appena ha avuto la forza per opporre resistenza, l'ha fatto".

In questo periodo si parla molto di "nuova guerra fredda", ma è un'ipotesi che mi sembra improbabile. In ogni caso, per valutare quest'eventualità, dovremmo prima fare chiarezza sulla vecchia guerra fredda. Retorica a parte, la guerra fredda è stata un tacito accordo in cui ogni blocco è stato libero di ricorrere alla violenza per imporre il controllo sulla sua sfera d'influenza: la Russia sui suoi vicini dell'est e la superpotenza globale su buona parte del resto nel mondo. Non è il caso di infliggere all'umanità una replica della guerra fredda, anche perché questa volta rischierebbe di non sopravvivere.

Un'alternativa sensata sarebbe quella proposta da Gorbaciov ma respinta da Clinton e poi scardinata da Bush. Su questa linea un ex ministro degli esteri israeliano, lo storico Shlomo Ben Ami, ha fatto di recente alcune osservazioni molto giuste: "Bisogna che la Russia costruisca una partnership strategica con gli Stati Uniti. Dal canto suo Washington deve capire se Mosca si vedrà esclusa e disprezzata, potrebbe trasformarsi in un guastafeste globale. Invece di alimentare lo scontro con l'occidente, è necessario integrare la Russia, ignorata e umiliata dagli Stati Uniti a partire dalla fine della guerra fredda, in un nuovo ordine globale che ne rispetti gli interessi".

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17 commenti:

Andrew ha detto...

bellissimo articolo tommi. Anche io credo che sia improbabile una nuova guerra fredda

dario ha detto...

Mah, tu certo sei molto piu' informato di me, ma ho l'impressione che la ricerca di un nemico per combattere la guerra per la supremazia economica dell'occidente sulle economie emergenti in Cina e India inducano i programmi Repubblicani a intensificare i combattimenti in medio oriente (per controllare la distribuzione delle risorse energetiche mediorientali), mentre le strategie dei Democratici siano quelle di spostare il controllo sull'est europeo, in modo da controllare gli scambi di risorse tra Cina e Russia.
Questi avvenimenti sembrerebbero giocare d'anticipo confidando in una vittoria certa di Obama...
Insomma, il vero nemico non mi pare che sia la Russia, come nel recente passato (e nel presente) non era l'Iraq, ma piuttosto la Cina, che viene combattuta senza alcun attacco militare diretto.

il Russo ha detto...

Avevo letto stralci di ciò che tu riporti del Chomsky pensiero da qualche parte, l'affaire Caucaso é dannatamente meno semplicistico di come i mass media ce lo raccontano, ma quanti come te o gli utenti di questo blog hanno la voglia e la curiosità di non fermarsi a schemini facili facili con la Palin che promette bombe nucleari a destra e a manca?

Ale ha detto...

Nell'ultima parte affermi che si dovrebbe creare un rapporto di cooperazione tra Stati Uniti e Russia. Ecco, si dovrebbe fare. Quante cose si dovrebbero fare?

Secondo te, c'è la possibilità che Washington e Mosca stringano un accordo? Personalmente vedo alquanto improbabile la cosa, perchè nessuna delle due città vorrebbe agevolare l'altra. "La guerra non è fatta per essere vinta, è fatta per non finire mai" diceva Orwell.
Ma comunque mi piacerebbe sapere se, secondo te, Russia e Stati Uniti hanno qualche possibilità per instaurare un rapporto pacifico. Ciao e alla prox!

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Chomsky è sempre un grande...
Articolo bellissimo...
Un saluto...

Franca ha detto...

Un articolo chiarissimo...

tommi ha detto...

Ad Ale volevo precisare che l'articolo non è mio (magari), anche se le mie visioni poco si discostano (se vuoi puoi leggere il post che ho fatto qualche settimana fa e linkato qui).
Per quanto riguarda la possibilità di un accordo, questo esiste già perchè dagli anni 90 ad oggi sono stati fatti grandi passi verso la collaborazione. Ciò che sta avvenendo oggiè un rischio di ritorno al passato. Ma io dubito che questo possa accadere perchè le condizioni globali (economiche, ambientali, politiche) non lo permettono proprio, non c'è nemmeno la possibilità di scegliere di ritornare ad uno stato di guerra fredda come quello avutosi per 50 anni.
Almeno lo spero, spero che l'uomo abbia quel minimo di sale in zucca da impedirgli di autodistruggersi.

tommi ha detto...

A Dario volevo dire che se fosse così lineare il ragionamento su cui si basano le elezioni politiche di un Paese, noi a quest'ora, non ci troveremmo di nuovo con Berlusconi al governo.

dario ha detto...

Tommi, certo nella mia analisi sono molto superficiale, e del resto non ho basi sufficienti per esserlo di meno, ma purtroppo mi sembra utopico pensare che negli Stati Uniti, come del resto avviene anche in altre democrazie come l'Italia, il vincitore delle elezioni politiche sia quello che davvero rispecchia meglio i valori morali della maggioranza degli elettori.
Complesso credo che sia indagare perche' Berlusconi sia di nuovo al governo. Ma credere che la maggioranza degli elettori sia postfascista xenofoba, contraria ad una redistribuzione equa delle ricchezze, antidemocratica, mafiosa... francamente mi sembra ancora piu' semplicistico. Preferisco pensare che ci siano delle forze piu' o meno occulte che abbiano in qualche modo pilotato l'opinione pubblica per convincerla della bonta' morale e pratica del voto a Berlusconi. Insomma, gli elettori sono ignoranti, non stronzi. Secondo me.

suburbia ha detto...

Grazie di avercelo proposto. Una analisi chiara e lucida
Ciao e buon we

tommi ha detto...

Scusa Dario, la mia non voleva assolutamente apparire una forma di rimprovero o protesto. Soltanto una sorta di realismo e disillusione... Magari fosse come hai scritto tu!
Sono d'accordo con quello che dici, se si hanno governanti non all'altezza è proprio per una forma di persuasione ed ignoranza. Non di certo perchè l'Italia è al 50% razzista. Spero.

dario ha detto...

:-) Tommi, guarda che non ho preso il tuo messaggio come una critica della mia analisi, anzi!
La sua superficialita' era piuttosto una autocritica, perche' so benissimo di non avere basi sufficientemente approfondite, e tuttavia, da elettore, mi capita di essere coinvolto direttamente nel Problema Politico.

Attualmente mi sto confrontando con un dubbio sul senso della democrazia (intesa con le regole delle democrazie moderne che conosco che, pur essendo diverse tra loro, soffrono secondo me dello stesso problema...).
Dato per scontata l'oscenita' di un voto a Destra, mi chiedo quale sia l'alternativa. Non limitatamente al panorama politico disponibile in Italia, ma in generale quale possa essere una auspicabile alternativa che si applichi ad un disegno di recupero della moralita' mondiale.
Il PD non lo puo' essere, come, se si fosse in America, i Democratici non sono una valida alternativa ai Repubblicani, per quanto, tra i due, sceglierei i primi.
Il problema e' che mi pare che stia diventando palese a tutti i cittadini democratici e mediamente informati come me, che il Capitalismo sia immorale, perche' non consente una vera uguaglianza tra coloro che ne sono soggetti, cioe' gli esseri umani di tutto il pianeta, visto che l'economia di questo sistema influisce su tutti.
Di conseguenza l'unica politica morale puo' essere soltanto una anticapitalista, per quanto non mi sembra che sia mai stato inventato un sistema alternativo che non soffra dello stesso problema.
E mi pare anche che il capitalismo sia condizione necessaria per la partecipazione alla vita politica, nel senso che un sistema non capitalista non sarebbe proponibile, specialmente in un mondo in crisi come l'attuale, da nessuna forza politica moderna.
Mi chiedo quindi il senso della democrazia, visto che non puo' ridefinire la politica, intesa come protezione delle liberta' dei piu' deboli.

In altre parole, semplificando di molto il mio pensiero (gia' di per se molto semplice), visto che il comunismo di ieri e' morto e che il capitalismo di oggi e' moribondo, domani che si fa?

dario ha detto...

:-/ ehm... forse sono un po' fuori tema...

scusa...

Ale ha detto...

Sì, avevo notato che non eri te l'autore dell'articolo, ma volevo sapere appunto sulle tue opinioni. Corriamo sulla stessa linea di pensiero, ma ho un estremo dubbio sulla coscienza umana che solo il tempo dissolverà: L'uomo ha veramente quel minimo di sale in zucca da impedirgli di autodistruggersi? E' una domanda retorica, anche perchè ci stiamo già autodistruggendo ora. Vedremo in futuro che succederà.

Francesco e Zara ha detto...

Ciao, ho scoperto il tuo blog dieci minuti fa e mi ha fatto molto piacere visto che sono anche io un appassionato di geopolitica (abbiamo più o meno la stessa formazione, io scienze politiche indirizzo storico-internazionale.)

Boh, a me Chomsky mi sembra uno di quelli che è sempre schierato a prescindere e quindi faccio sempre la tara sui suoi articoli. E poi non dimenticherò mai quando lessi il libro Pellegrini Politic di Hollander, un libro nel quale si riportano diverse impressioni di intellettuali occidentali che visitavano i paesi comunisti. Beh, magari era ancora intellettualmente immaturo, in ogni caso dopo aver passato non mi ricordo quanto tempo nella Cambogia di Pol Pot ,lo stesso Chomsky rilasciava un reportage scritto in cui dichiarava che la Cambogia era un paradiso terrestre e che tutte le nazioni avrebbero dovuto ispirarsi al suo modello. Anche decine di anni dopo Chomsky si è sempre categoricamente rifiutato di cambiare sostanzialmente quel giudizio.

Io dico che sbagliare è umano ma perseverare è diabolico.

Sai Tommy, io amo i saggi in stile Limes, scevri di eccessi di ideologie di una parte o dell'altra. In ogni caso è sempre un piacere dibattere queste questioni.

Tornerò a trovarti.

Francesco e Zara ha detto...

Madonna, ho riletto il mio commento ed ho visto che è pieno di sviste e di errori di punteggiatura. Perdonatemi ma ho scritto di getto senza rileggere :-)

tommi ha detto...

Tranquillo Francesco! Il tuo commento è chiarissimo e ti ringrazio anche per alcune "rivelazioni" riguardanti Chomsky che non sapevo. Sono contento di aver trovato un nuovo amico interessato alle questioni di politica internazionale. Ora il dibattito sarà ancora più interessante e stimolante!