venerdì 31 ottobre 2008

Miliband, l'alieno.

"Uno dei traguardi più importanti del Labour è la riduzione delle diseguaglianze economiche. Non possiamo accettare che ci siano disparità così grandi tra manager, lavoratori e impiegati. In secondo luogo, è necessario rivalutare il ruolo dello Stato per creare benessere. In un momento di crisi così forte, dobbiamo investire di più nell'educazione, nella sanità, nei trasporti.
Allo stesso tempo dobbiamo opporci al ritorno del centralismo, impegnandoci per creare un sistema amministrativo più fluido, che conceda ampia libertà di manovra alle autorità locali e che sfrutti le opportunità offerte da tecnologie come internet. Solo così riusciremo a ricucire la spaccatura che si è creata tra i cittadini e il governo".

Leggendo queste parole in un Paese come l'Italia, si potrebbe pensare che queste siano state pronunciate da un esponente alquanto radicale e disfattista nell'arco del panorama partitico. Un esponente che sfrutti la situazione italiana (sociale e di governo) per accaparrarsi voti e mettere in cattiva luce l'opposto schieramento.
In realtà queste parole sono state pronunciate da un esponente del governo britannico. Più precisamente da David Miliband (classe 1965), Ministro degli Esteri e tra i candidati più accreditati alla futura leadership del Partito laburista, nel corso di una intervista rilasciata al Prospect, un magazine mensile britannico specializzato in politica e current affairs.
La questione che vorrei sollevare è: perché per avere una visione obiettiva, concreta e coerente dello stato delle cose attuali dobbiamo sempre rivolgerci ad esponenti politici e della stampa esteri? Perché dobbiamo sempre estraniarci dalla realtà domestica per avere una visione complessiva e libera?

martedì 28 ottobre 2008

I tagli alla ricerca secondo Nature.

Anche il settimanale scientifico britannico Nature (che ricordo essere una tra le riviste più prestigiose, importanti ed antiche esistenti nell'ambito della comunità scientifica internazionale) ha dedicato un editoriale dal titolo "Cut-throat savings" alla gravissima situazione che in questi giorni sta minando le fondamenta della ricerca e dell'istruzione pubblica italiana.
Essendo fortemente coinvolto nelle proteste che infiammano gli Atenei e le scuole di tutta Italia (sono iscritto al corso di laurea magistrale in "Relazioni internazionali" presso la facoltà di Scienze politiche di via conservatorio a Milano, una delle più attive nella protesta), non ho potuto esimermi dal riportarvelo nella traduzione proposta da Internazionale n. 767.
Il tutto senza perdere la prospettiva internazionale del blog.

"E' un periodo di rabbia e frustrazione per i ricercatori italiani, che devono vedersela con un governo che ha una strana filosofia del risparmio. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la proposta di legge sui tagli alla spesa pubblica. Se sarà approvata, la legge avrà come effetto il licenziamento di circa duemila ricercatori, che sono la spina dorsale degli istituti di ricerca del Paese, da sempre a corto di personale.
Mentre i ricercatori manifestavano, il governo ha deciso che i fondi destinati alle università e alla ricerca possono essere usati per sostenere le banche italiane. Non è la prima volta che Berlusconi prende di mira le università. Ad agosto ha firmato un decreto che riduce il loro budget del 10% e stabilisce che solo una su cinque delle cattedre che saranno lasciate libere dai professori che vanno in pensione potrà avere un nuovo docente. Il decreto, inoltre, consente alle università di trasformarsi in fondazioni private per attirare finanziamenti. I rettori pensano che quest'ultima proposta verrà sfruttata per giustificare altri tagli ai bilanci, e alla fine li costringerà a eliminare i corsi che hanno meno valore commerciale, come le materie letterarie e perfino le scienze di base.
Finora il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Mariastella Gelmini, si è occupata solo della scuola elementare e secondaria, e ha permesso al governo di prendere decisioni devastanti senza fare obiezioni. Si è rifiutata di incontrare i ricercatori e i professori universitari per sentire le loro ragioni. E non ha neanche chiesto a un sottosegretario di occuparsene.
Anche se il governo Berlusconi ritiene necessari questi tagli, i suoi attacchi alla ricerca italiana sono insensati e miopi. Farebbe meglio a considerare la ricerca un investimento nell'economia della conoscenza del ventunesimo secolo. L'Italia ha sottoscritto l'agenda di Lisbona 2000 dell'Unione europea, in cui gli Stati membri si impegnavano a investire in ricerca e sviluppo il 3% del prodotto interno lordo. Tra i Paesi del G8, l'Italia ha una delle spese per ricerca e sviluppo più basse: raggiunge a malapena l'1,1%, meno della metà di quanto spendono Francia e Germania.
Se vuole un futuro credibile per l'Italia, il governo non dovrebbe rimanere ancorato al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi".

lunedì 27 ottobre 2008

Il Mondo che ci aspetta.


Dopo aver analizzato la crisi dal punto di vista tecnico ed umano nell’articolo La crisi di fiducia, tentiamo ora di passare all'aspetto più prettamente internazionale: quello geopolitico.
Secondo Dominique Moïsi - consulente speciale dell'Istituto Francese per le Relazioni Internazionali, IFRI, e collaboratore di diverse testate giornalistiche europee, tra cui il Financial Times - il crollo delle borse accelererà il declino della potenza americana facilitando il passaggio dall'odierno mondo unipolare, come ereditato dalla caduta del muro di Berlino, ad un sistema nuovamente multipolare. Cina, India e Giappone stanno subendo contraccolpi notevoli, ma si può facilmente intuire che il futuro della crescita sarà in Oriente e i debiti saranno ad Occidente, parafrasando una celebre frase del Presidente francese François Mitterand. Le imprese multinazionali, non potendo più "giocare" sui prezzi per aumentare i profitti, saranno costrette a tagliare i costi (cost saving) reintroducendo il fenomeno della delocalizzazione attraverso i cosiddetti Vertical Foreign Direct Investment – FDI, ossia gli investimenti diretti all’estero in forma verticale.
Anche l'Europa avrà problemi, in primo luogo quello del nazionalismo: nel vecchio continente, infatti, si sta affermando l'idea di fare ognuno per sé (evidente, in tal senso, la posizione di Berlusconi sul “pacchetto clima” in discussione presso la Commissione UE). Sarkozy potrà pure ingaggiare una dura battaglia per dare una risposta europea alla crisi, ma non basterà a superare le profonde divisioni tra i Paesi del continente.
La Russia, invece, dovrà rivalutare i suoi progetti perché ormai è evidente la distanza che si è creata tra la sua volontà di tornare una superpotenza mondiale ed i mezzi che ha a disposizione per farlo poiché la sua forza è basata esclusivamente dalla ricchezza di fonti energetiche. Al contrario, la varietà di risorse è il fattore che permetterà al Brasile di uscire notevolmente rafforzato da questa fase di recessione. Altro "vincitore" saranno gli Emirati Arabi Uniti che potranno sfruttare l'occasione per comprare diversi "gioielli del capitalismo occidentale". In Africa, infine, rischiano meno i Paesi ricchi di risorse.
Insomma, quello che si sta delineando, in conseguenza alla crisi finanziaria, è un mondo più equilibrato. Meno sottoposto all'egemonia americana e più distribuito sia in termini di prestigio che di ricchezza materiale. Ma non facciamoci ingannare, questo non significa automaticamente un Mondo più democratico. Non bisogna sottovalutare che all'interno delle nuove (o nuove-vecchie) Potenze che ricreeranno un contesto multipolare, potrebbe instaurarsi un regime autoritario di destra per far fronte alla crisi. L'alternativa, verso cui dobbiamo premere e sperare, è una forma di governo socialdemocratica.
Se gli Stati Uniti non vorranno trasformarsi in uno dei tanti Paesi che governano il mondo dovranno progressivamente affiancare alla leadership militare quella morale, persa ormai da quasi un decennio. La futura presidenza democratica di Obama potrebbe essere un buon punto di partenza.

venerdì 24 ottobre 2008

La crisi di fiducia.

Ogni Stato industrializzato che si rispetti è stato coinvolto in questa crisi finanziaria che ci sta avvolgendo ormai dall'estate scorsa, anche se, in realtà, secondo molti la data d'inizio della crisi è retrodatabile al 9 agosto 2007, giorno in cui la banca francese BNP Parisbas annunciò una crisi di liquidità legata ai titoli di due suoi fondi.

Le cause dirette di questa implosione, come tutti ormai sanno, vengono fatte risalire allo scoppio della bolla immobiliare favorita dall'allora presidente della Federal reserve, Alan Greenspan, che durante l'amministrazione Bush tentò di stimolare la finanza sostenendo i consumi effettuati tramite debiti e prestiti stranieri.
Ma le radici sono ben più profonde. Dalla fine degli anni '70 ad oggi si è avuto un trionfo della liberalizzazione finanziaria attraverso la quale si sono totalmente svincolati i mercati dalle regole pubbliche. In trent'anni, i broker hanno offerto fondi d'investimento ai singoli risparmiatori, le banche si sono fuse tra loro per entrare in nuovi settori finanziari, la percentuale di americani in possesso di azioni è salita dal 16 al 50%. Dopo il 2001, l'economia è cambiata nuovamente, complicando le cose ai cosiddetti "speculatori" ma i soldi hanno continuato a circolare grazie a tassi d'interesse sempre più bassi: nel 2003 la FED di Greenspan li portò all'1%. Da qui l'esplosione del mercato dei derivati legati ai crediti, proprio quei titoli che oggi sono la causa diretta della crisi: i banchieri cercavano un modo per aumentare ulteriormente i profitti nonostante i bassi interessi.
Mentre persone colte e avvedute definivano i derivati delle vere e proprie armi finanziarie di distruzione di massa, il buon vecchio Alan (Greenspan) insisteva nel considerarli un mezzo importante per distribuire i rischi. Alcune banche "imprudenti" arrivarono addirittura a concedere mutui del 105%, ossia concedevano non solo l'intero capitale necessario per comprarsi una casa senza alcun esborso di contanti, ma anche un 5% in più. Così, dal 2001 al 2005, i prezzi delle case sono, dapprima, schizzati alle stelle e poi crollati tragicamente.

In concreto, le banche hanno sottostimato i rischi e hanno completamente snobbato i criteri di autoregolamentazione stabiliti nei cosidetti accordi Basilea 2. Questi prevedevano che quanto più alti fossero stati i rischi dei movimenti finanziari (obbligazioni, mutui o quant'altro), maggiore avrebbe dovuto essere il capitale immagazzinato dalla banca per far fronte a possibili complicazioni. Al contrario, le banche hanno mantenuto una bassa capitalizzazione a fronte di alti rischi.
Così il sistema è crollato e la comprensibile quanto improvvisa mancanza di fiducia dei cittadini ha fatto sì che la scarsità di contante a breve termine delle banche per pagare le obbligazioni venisse completamente azzerata. La stessa mancanza di fiducia ha, inoltre, fatto sì che le transazioni finanziarie si fermassero impedendo al mercato di stabilire prezzi credibili ai titoli che, come conseguenza, hanno visto crollare il loro valore in maniera vertiginosa.

Ora la domanda è: come ridare fiducia ai cittadini? Come rendere le banche ed il loro sistema di nuovo accettabile agli occhi dei piccoli risparmiatori?
La crisi che stiamo vivendo, seppur complicata nei suoi dettagli, è molto chiara. Essa è basata su due fattori: l'ingordigia e l'insaziabile fame di profitto che ha fatto totalmente perdere di vista l'individuo attorno al quale avvrebbe dovuto modellarsi il sistema di finanziamento e la totale mancanza di fiducia del man of the street verso il mercato.
Quando i "padroni" capiranno che anche la più fredda logica di mercato è basata su un sentimento umano (come la fiducia) e si accorgeranno che questo è molto più fragile di qualsiasi sistema, allora si potrà costruire un modello economico quasi-stabile e funzionante che eviterà di costruire profitti alle/sulle spalle di coloro che quegli stessi profitti li rendono possibili.

martedì 21 ottobre 2008

Contatti



Blog Internazionale è nato il 15 luglio 2007 con l'intenzione di colmare il vuoto della stampa italiana riguardo tematiche di politica internazionale. Sarebbe troppo facile parlare di notizie, paesi o crisi dimenticate. In realtà ciò che manca è la volontà.

Per collaborare con il blog, segnalare eventi o iniziative, errori o refusi potete scrivere a tommids@bloginternazionale.com.

Blog Internazionale e i social network: Facebook e Twitter. Viste le novità introdotte da Google (come la chiusura di Google Reader, una buona alternativa per continuare a usare i feed rss è Feedly), vi invito a inserire nelle cerchie la pagina del blog su Google+ attraverso la quale si possono ricevere tutti gli aggiornamenti sugli ultimi post, anche via mail.

lunedì 20 ottobre 2008

Fallimento morale.

«Per arginare la più grave crisi finanziaria dal 1929, il Pianeta gioca con miliardi di dollari. Gli stati s'indebitano, le banche riprendono fiato e le borse risalgono. Nel pieno di una tempesta che ci spinge a mettere in discussione le basi dei nostri sistemi economici, certe cifre fanno girare la testa.
Secondo le stime delle ONG, per sfamare i 923 milioni di esseri umani denutriti che ci sono nel mondo basterebbero 30 miliardi di dollari all'anno. Meno del 5% della cifra prevista dal piano Paulson. Una miseria.
Anche per questo, la giornata mondiale dell'alimentazione del 16 ottobre suona come un campanello d'allarme. Secondo la FAO, nel 2008 il rincaro dei prodotti agricoli e del petrolio ha provocato 75 milioni di nuovi affamati nel mondo. Ogni cinque minuti un bambino muore per cause legate alla malnutrizione. Eppure quando è in pericolo la sopravvivenza delle banche, i miliardi saltano fuori.
A 2400 chilometri da Wall street, Haiti, uno dei paesi più poveri del mondo, riassume tutte queste miserie. La crisi alimentare è stata aggravata dal passaggio di due cicloni e di due tempeste tropicali. Ma ad Haiti, come altrove, si muore in silenzio.
La mobilitazione internazionale dura il tempo di un telegiornale. La crisi colpisce le rimesse degli haitiani che vivono all'estero. Dopo il fallimento finanziario, è ora che il mondo si preoccupi del suo fallimento morale».

Queste parole provengono da un editoriale del quotidiano francese Le Monde.
La promozione dei diritti umani è parte integrante della sua identità e di quella nazionale francese; le radici di questa tendenza risalgono al XVIII secolo.

domenica 19 ottobre 2008

Prossimo appuntamento: 4 novembre.

L'ultimo dibattito svoltosi prima delle elezioni presidenziali americane del prossimo 4 novembre è stato più noioso del previsto. Le domande hanno riguardato esclusivamente tematiche di politica interna, dall'economia reale alla sanità, dall'aborto alle tasse, fino ad arrivare al (triste) siparietto su colui che successivamente è diventato un eroe, almeno nelle successive 24 ore: "Joe the plumber" (ossia, Joe l'idraulico). Molto più divertente è stata l'ospitata che David Letterman (famosissimo conduttore americano del talk show "David Letterman Show") ha riservato a John McCain nella serata seguente.



Vista la scarsità di argomenti, anche io ho deciso di lanciare (come i due candidati nel video) un ultimo appello prima delle elezioni e, per far ciò, prenderò a prestito le parole che Noam Chomsky ha utilizzato nell'articolo apparso su Internazionale n. 765:
"Gli Stati Uniti, in effetti, sono un sistema a partito unico, il partito del business, con due fazioni, repubblicani e democratici. Tra le due fazioni ci sono delle differenze reali. Nel suo studio Unequal democracy: the political economy of the new gilded age, Larry M. Bartels spiega che negli ultimi sessant'anni 'il reddito reale delle famiglie del ceto medio è cresciuto a velocità doppia durante le amministrazioni democratiche rispetto a quelle repubblicane, mentre il reddito reale da lavoro delle famiglie povere è cresciuto a velocità sei volte superiore'. Le differenze si vedono anche in queste elezioni. Gli elettori dovrebbero tenerne conto, ma senza farsi illusioni sui partiti e riconoscendo che sempre, nel corso dei secoli, la legislazione progressista e lo stato sociale sono stati il frutto di lotte popolari e non sono piovuti dall'alto. Queste lotte seguono un ciclo di successi e sconfitte. Devono essere portate avanti ogni giorno e non solo ogni quattro anni, sempre con l'obiettivo di dar vita a una società davvero aperta e democratica, dal seggio elettorale al posto di lavoro".

venerdì 17 ottobre 2008

New look per BLOGinternazionale.


Dopo diversi giorni di studio e lavoro, "BLOGinternazionale." sta per cambiare.
A partire da settimana prossima, infatti, troverete diverse novità: dalla grafica al layout, dal nome al logo (di cui vi ho messo qui sopra un'anteprima), fino ad arrivare ad un vero e proprio stile che renderà facile intuire dove "BLOGinternazionale." ci ha messo lo zampino.
Non cambieranno, però, le finalità: una vera e propria finestra sul mondo e su ciò che avviene oltre i nostri confini, uno spazio unico per chiunque voglia esprimere la sua passione verso la Terra.
Con la T maiuscola.

La "Data Zero" è prevista per martedì 21 ottobre 2008.

giovedì 16 ottobre 2008

Papiroflexia.

Papiroflexia (parola spagnola per "chiamare" gli origami) è il titolo di un corto animato.
L'avevo visto per la prima volta al Pangea Day di Milano. Quel giorno mi ero promesso di ritrovarlo (mi ero addirittura scritto un messaggino sul telefonino) ma non avevo mai mantenuto l'impegno. Ieri, aprendo la posta elettronica, mi ritrovo una mail con un semplicissimo link verso un video di youtube e queste parole "te lo ricordi?". Il mittente di quella mail è, ovviamente, una persona per me molto importante che aveva condiviso con me quell'esperienza. Ora la posso parzialmente condividere anche con voi.
Godetevi questi due minuti e mezzo di pura armonia e serenità.



Grazie, Betty.

mercoledì 15 ottobre 2008

Scrivi al governo per una rivoluzione energetica pulita.


Cari amici,
i cambiamenti climatici sono la più grave minaccia ambientale, economica e umanitaria che l'uomo si trova ad affrontare. Per evitare una crisi climatica irreversibile occorre fermare la crescita delle emissioni di gas serra entro il 2015, e dimezzarle al 2050.
Per ridurre le emissioni di CO2 è necessaria una rivoluzione energetica basata sulla progressiva riduzione dell'uso dei combustibili fossili, a partire dal carbone, e dallo sviluppo delle alternative veramente pulite: efficienza e fonti rinnovabili.

Per questo chiediamo al Governo di:

1. introdurre una moratoria per nuove centrali a carbone
Il carbone è alla base della crisi climatica in quanto è la prima singola fonte del riscaldamento globale: circa un terzo delle emissioni mondiali di CO2 si devono alla sua combustione.

2. abbandonare l'idea di un ritorno al nucleare in Italia
Il nucleare è una tecnologia costosa e rischiosa, che non ha risolto nessuno dei suoi problemi: dai rischi di incidente grave alla gestione delle scorie, dalla proliferazione nucleare alla limitatezza della risorsa Uranio.

3. favorire l'efficienza energetica con l'obiettivo del 20 per cento al 2020
In Italia è possibile tagliare i consumi elettrici per 100 miliardi di kWh al 2020 (circa un terzo degli attuali consumi) con benefici economici pari a 65 miliardi di euro. L'efficienza è la fonte energetica più economica, pulita e abbondante.

4. favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili come richiesto dall'Europa
Nel settore elettrico le rinnovabili possono fornire 50 miliardi di kWh al 2020. Questo permetterà di tagliare le emissioni di CO2 per 25 milioni di tonnellate, e di risparmiare circa 10 milioni di tonnellate di petrolio equivalenti all'anno.

PARTECIPA ANCHE TU ALLA PETIZIONE PER UNA RIVOLUZIONE ENERGETICA PULITA IN ITALIA.

SCRIVI SUBITO A BERLUSCONI E AL MINISTRO SCAJOLA.

Dalla newsletter di Greenpeace Italia del 15/10/2008.

sabato 11 ottobre 2008

Internazionale in tv.

Per coloro che non fossero potuti venire a Ferrara (ma anche per quelli che vogliono rivivere l'esperienza), segnalo che su Nessuno.tv - canale 890 di SKY - dal 10 ottobre vengono proposti i principali dibattiti del festival di Internazionale, la manifestazione del settimanale diretto da Giovanni De Mauro.
L'appuntamento è previsto per il mercoledì ed il venerdì alle ore 21. Per eventuali repliche pomeridiane consiglio di consultare il palinsesto del canale.
Altri video e foto della manifestazione svoltasi il 3, 4 e 5 ottobre, potete trovarli qui.

Nel frattempo sto cercando di capire come si crea un video (montaggio e quant'altro). Quando ci riuscirò, aspettatevi un post personale sullo stupendo weekend che ho trascorso a Ferrara.

venerdì 10 ottobre 2008

Secondo dibattito tv tra Obama e McCain.



Il secondo dibattito televisivo tra i due candidati alle elezioni presidenziali americane che si svolgeranno il prossimo 4 novembre, ha ulteriormente chiarito, senza colpi di scena, lo scenario internazionale che si verificherebbe nel caso vincesse uno o l'altro.
Entrambi si sono dimostrati propensi a conservare il ruolo americano di superpotenza egemone nel panorama mondiale ed entrambi hanno assicurato che la sicurezza interna degli USA è più importante di qualsiasi altra questione. Di fronte all'esplicita domanda posta da uno spettatore presente in sala sulla posizione che gli USA dovrebbero tenere in conseguenza ad una aggressione da parte dell'Iran ai danni Israele (rispondere con la forza o agire all'interno del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite?) entrambi i contendenti hanno confermato l'inevitabilità di un intervento unilaterale e senza tentennamenti o mediazioni.
Fatta questa fondamentale premessa, le differenze tra i due senatori si sono rivelate su questioni di secondo piano anche se, in una situazione disastrosa come quella che stiamo vivendo, ogni sfumatura potrebbe fare la differenza. Obama ha confermato la sua propensione al negoziato ed alla diplomazia anche nei riguardi di interlocutori considerati "nemici" (pur non spiegando su quali basi questi verrebbero considerati tali) per evitare chiusure che si rivelerebbero ancor più controproducenti. McCain, invece, nella sua superficialità (molto simile a quella di Bush) ha ribadito la sua assoluta contrarietà al dialogo preferendo l'utilizzo di misure coercitive per contrastare e mettere in ginocchio i rogue States.

Nei due video che ho incorporato Obama e McCain si destreggiano abilmente (in senso negativo, eludendole) di fronte a domande chiare e mirate, evitando di entrare nei particolari per non inimicarsi fette consistenti dell'elettorato americano. Nel primo video si parla di cambiamenti climatici e dell'interpretazione del concetto di "energia alternativa" (vi sfido a trovare un'analogia tra la posizione di McCain e quella di un nostro Ministro). Nel secondo video ognuno cerca di spiegare in maniera generale come sarebbe la propria "dottrina" (in tema di politica estera e di difesa) in caso di vittoria.
Prossimo ed ultimo appuntamento il 15 ottobre.



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martedì 7 ottobre 2008

Un ambulatorio pediatrico in Darfur, la nostra idea di pace


Il 3 ottobre, Emergency ha dato avvio alla campagna «La nostra idea di pace» per la costruzione di un Centro pediatrico a Nyala, capitale del Sud Darfur.
Dal 3 al 22 ottobre, gli utenti Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia potranno inviare un SMS al numero 48587 del valore di 1 euro oppure effettuare allo stesso numero una chiamata da rete fissa Telecom Italia del valore di 2 euro. L’intero ricavato sarà devoluto a Emergency.
L’attività di raccolta fondi sarà pubblicizzata con una campagna che comparirà negli spazi ceduti
gratuitamente dalle maggiori concessionarie pubblicitarie. Parallelamente Emergency intraprenderà una campagna informativa sugli obiettivi del Centro pediatrico in alcuni dei principali media italiani.
Il progetto Nyala è abitata da oltre un milione e mezzo di persone, in larga parte profughi in fuga dalla guerra accampati nei 7 campi sorti nei sobborghi della città.
Il Centro pediatrico di Emergency offrirà assistenza sanitaria qualificata e gratuita 24 ore su 24 ai bambini fino ai 14 anni di età per patologie quali malnutrizione, infezioni alle vie respiratorie, malaria, infezioni gastrointestinali ed effettuerà programmi di immunizzazione e attività di educazione igienicosanitaria.
Presso il Centro sarà attivo un ambulatorio per lo screening dei pazienti cardiopatici da trasferire al Centro Salam di Emergency di Khartoum per l’intervento di cardiochirurgia e per il successivo follow-up.
La struttura di Nyala farà parte, infatti, del Programma regionale di pediatria e cardiochirurgia che nel Centro Salam ha il suo fulcro. Il Centro pediatrico sorgerà su un terreno messo a disposizione dal Governatorato del Sud Darfur in collaborazione con il Ministero della Sanità locale. Il progetto è avallato dal Ministero federale della Sanità.
I costi di costruzione, di equipaggiamento e di avvio della struttura sono stimati in circa 600 mila euro. Con questo progetto Emergency assicura assistenza sanitaria qualificata e gratuita alla popolazione di un’area vastissima, dando attuazione a un diritto umano fondamentale: il diritto alla salute.
Si ringraziano Tim, Vodafone, Wind, 3 Italia e Telecon Italia per la concessione del numero unico.

Dal comunicato stampa di Emergency
per ulteriori info: www.emergency.it; Simonetta@emergency.it

domenica 5 ottobre 2008

Palin vs Biden (video).

Riporto e pubblicizzo i due video che ho messo a disposizione su YouTube riguardanti il confronto tra i candidati vicepresidenti alla Casa Bianca dello scorso 2 ottobre. 

1. "Scontro" di vedute sulla guerra in Iraq. Entrambi hanno figli al fronte.



2. E' più pericoloso il Pakistan nucleare o l'Iran che "minaccia" di diventarlo?

venerdì 3 ottobre 2008

Tutti a Ferrara.

Oggi (ore 11, Cinema Apollo) apre la seconda edizione di "Internazionale a Ferrara" ed io ci sarò. Purtroppo non avrò la possibilità di scrivere post in tempo reale ma ho adibito (solo per questi 3 giorni) twitter come strumento di copertura dell'evento (primo box sulla colonna di destra).
Vi aspetto tra queste pagine, dunque, se volete tenervi informati in tempo reale con flash inerenti i diversi appuntamenti della manifestazione.

Vari contatti per tenersi aggiornati:
twitter di tommi: http://twitter.com/tommids
twitter del festival: http://twitter.com/InternazF08
blog del festival: http://festival.internazionale.it/blog

giovedì 2 ottobre 2008

Yoani Sánchez 'colleziona' divieti.


Preparandomi per Internazionale a Ferrara (la mia partenza è prevista per domani alle ore 14.30), una notizia proveniente da Cuba ha lasciato con l'amaro in bocca gli organizzatori della manifestazione: a Yoani Sánchez, blogger cubana (il suo blog è Generación Y) che avrebbe dovuto partecipare all'incontro 'Cuba, prove tecniche di transizione', è stato negato il permesso di lasciare Cuba per visitare l'Europa. Non è la prima volta che succede, infatti, già a maggio le era stato negata la possibilità di ritirare un premio giornalistico de 'El País'.
La rubrica 'La settimana' di Giovanni de Mauro, direttore di Internazionale, che apre il n. 763 della rivista si intitola proprio 'Yoani':

"Me negaron otra vez el permiso de salida. Non la fanno uscire da Cuba. Era già successo a maggio, quando doveva andare a Madrid per ritirare un premio di giornalismo del quotidiano spagnolo El País. Yoani Sánchez non potrà venire a Ferrara per il nostro festival di Internazionale. Perché a Cuba se vuoi uscire devi chiedere il permesso. Naturalmente sapevamo che c'era questo rischio, ma fino all'ultimo Yoani ha sperato che davvero qualcosa stesse cambiando all'Avana. Negarle la possibilità di lasciare l'isola è soprattutto un segnale lanciato all'interno, alla nuova generazione di dissidenti: scrivete, scrivete pure i vostri blog, ma alla fine siamo sempre noi a decidere della vostra libertà di movimento. Una forma di coercizione insopportabile, che nessuno tra i tanti amici europei del regime di Castro sarebbe disposto - giustamente - a tollerare per sé stesso. Ma in un modo o nell'altro Yoani a Ferrara ci sarà. Sì che ci sarà".

Notizia trattata anche da Salpetti nel suo blog La forza del blogging

Earth Overshoot Day 2008.


Il 23 settembre 2008 è stato l'Earth Overshoot Day, ossia il giorno in cui il nostro consumo di risorse naturali ha sorpassato la produzione naturale annua della Terra.
La data è stata calcolata dal Global Footprint Network, l'associazione che misura l'impronta ecologica, cioè il segno che ognuno di noi lascia sul Pianeta prelevando ciò di cui ha bisogno per vivere ed eliminando ciò che non gli serve più, i rifiuti.

Il 23 settembre non è una scadenza fissa: per millenni l'impatto dell'umanità, a livello globale, è stato trascurabile: un numero irrilevante rispetto all'azione prodotta dagli eventi naturali che hanno modellato il pianeta. Con la crescita della popolazione e con la crescita dei consumi la situazione è cambiata.
Nel 1961 metà della Terra era sufficiente per sodditosfare le nostre necessità. Il primo anno in cui l'umanità ha utilizzato più risorse di quelle offerte dalla biocapacità del pianeta è stato il 1986, ma quella volta il cartellino rosso si alzò il 31 dicembre: il danno era ancora moderato.

E cosi di anno in anno si e' calcolato quando avveniva l'overshoot day, sempre piu' presto!

Nel 1986 è stato il 31 dicembre, nel 1987 il 19 dicembre, nel 1995 il 21 novembre, nel 2000 il 31 ottobre, nel 2005 il 2 ottobre e nel 2006 il 9 ottobre.
Quest'anno già al 23 settembre: consumiamo quasi il 40% in più di quello che la natura può offrirci senza impoverirsi.
Secondo le proiezioni delle Nazioni Unite, l'anno in cui - se non si prenderanno provvedimenti - il rosso scatterà il primo luglio sarà il 2050. Alla metà del secolo avremo bisogno di un secondo pianeta.

Ringrazio suburbia di MemoRandom per avermi messo a conoscenza di questa bruttissima ricorrenza. Suo questo post che ho voluto riportare qui per la sua rilevanza mondiale.

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