martedì 28 ottobre 2008

I tagli alla ricerca secondo Nature.

Anche il settimanale scientifico britannico Nature (che ricordo essere una tra le riviste più prestigiose, importanti ed antiche esistenti nell'ambito della comunità scientifica internazionale) ha dedicato un editoriale dal titolo "Cut-throat savings" alla gravissima situazione che in questi giorni sta minando le fondamenta della ricerca e dell'istruzione pubblica italiana.
Essendo fortemente coinvolto nelle proteste che infiammano gli Atenei e le scuole di tutta Italia (sono iscritto al corso di laurea magistrale in "Relazioni internazionali" presso la facoltà di Scienze politiche di via conservatorio a Milano, una delle più attive nella protesta), non ho potuto esimermi dal riportarvelo nella traduzione proposta da Internazionale n. 767.
Il tutto senza perdere la prospettiva internazionale del blog.

"E' un periodo di rabbia e frustrazione per i ricercatori italiani, che devono vedersela con un governo che ha una strana filosofia del risparmio. Decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la proposta di legge sui tagli alla spesa pubblica. Se sarà approvata, la legge avrà come effetto il licenziamento di circa duemila ricercatori, che sono la spina dorsale degli istituti di ricerca del Paese, da sempre a corto di personale.
Mentre i ricercatori manifestavano, il governo ha deciso che i fondi destinati alle università e alla ricerca possono essere usati per sostenere le banche italiane. Non è la prima volta che Berlusconi prende di mira le università. Ad agosto ha firmato un decreto che riduce il loro budget del 10% e stabilisce che solo una su cinque delle cattedre che saranno lasciate libere dai professori che vanno in pensione potrà avere un nuovo docente. Il decreto, inoltre, consente alle università di trasformarsi in fondazioni private per attirare finanziamenti. I rettori pensano che quest'ultima proposta verrà sfruttata per giustificare altri tagli ai bilanci, e alla fine li costringerà a eliminare i corsi che hanno meno valore commerciale, come le materie letterarie e perfino le scienze di base.
Finora il ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Mariastella Gelmini, si è occupata solo della scuola elementare e secondaria, e ha permesso al governo di prendere decisioni devastanti senza fare obiezioni. Si è rifiutata di incontrare i ricercatori e i professori universitari per sentire le loro ragioni. E non ha neanche chiesto a un sottosegretario di occuparsene.
Anche se il governo Berlusconi ritiene necessari questi tagli, i suoi attacchi alla ricerca italiana sono insensati e miopi. Farebbe meglio a considerare la ricerca un investimento nell'economia della conoscenza del ventunesimo secolo. L'Italia ha sottoscritto l'agenda di Lisbona 2000 dell'Unione europea, in cui gli Stati membri si impegnavano a investire in ricerca e sviluppo il 3% del prodotto interno lordo. Tra i Paesi del G8, l'Italia ha una delle spese per ricerca e sviluppo più basse: raggiunge a malapena l'1,1%, meno della metà di quanto spendono Francia e Germania.
Se vuole un futuro credibile per l'Italia, il governo non dovrebbe rimanere ancorato al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi".

17 commenti:

XpicioX ha detto...

Povera Italia

BC. Bruno Carioli ha detto...

Questo è il paese culla delle arti e delle scienze.

Franca ha detto...

Io credo che lo sappiano anche i nostri governanti, ma il loro fine è la distruzione della cultura.
Il discorso di Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale tenuto a Roma l’11 febbraio 1950, in questo senso è profetico...

suburbia ha detto...

E' una cosa tristissima se si pensa puoi come vengano impiegate (anzi sprecate) le risorse e in che modo vengano definite da queste governo priorita' e urgenze.
ciao

pabi71 ha detto...

Condivido il pensiero di Suburbia, a parte il discorso che in queste proteste non ci deve e dovrebbe essere schieramento politico, saranno contenti gli elettori che hanno votato questo governo ?
ci pensiamo noi, facciamo tutto noi, sappiamo fare solo noi ... e gli altri ? tutti comunisti.
abbiamo una fuga di cervelli impressionante, anche la Cina riesce a farli rimpatriare, noi i pochi che tornano li facciamo tornare da precari con gli stipendi più bassi, se stiamo andando bene così..
PS
hai sentito dell'attentato sventato ad Obama ?
Un saluto.

tommi ha detto...

ho sentito. speriamo che FBI e CIA funzionino sempre a regime.

Ale ha detto...

che dite...se ne parlano anche in inghilterra sarà vera sta cosa?

e la gelmini che continua a negare...

Pino Amoruso ha detto...

Sicuramente diranno che si tratta di una rivista filocomunista...

Andrew ha detto...

ottimo post tommi
ho visto stasera un servizio alle iene sui agli alla ricerca, sconcertante!

il Russo ha detto...

Insensati e miopi? No, no, un senso ce l'hanno benissimo ed il nano vede lontano: sta storia dell'operaio che vuole il figlio dottore deve finire!

silvio di giorgio ha detto...

pino, certo che nature è una testata sovversiva stalinista, non lo sapevi? :-)

Blogger ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Blogger ha detto...

Collega (Dott.Sc.Pol), piacere.
Ciao Tommaso, sono Blogger, ci siamo incontrati più volte.
Non ti avevo linkato. Se trovi che il mio blog sia coerente con il tuo likiamoci se no ti perdo.
Ho sentito Feltri a proposito.
Ti lascio il suo penoso commento.

" Questi ricercatori cercano cercano ma devono pur trovare qualcosa ogni tanto" (Feltri).

Ci vediamo sul tuo o mio blog, fammi sapere se ok per il link.

Blogger
ITALY ITALIA

l'incarcerato ha detto...

Interessantissimo questo articolo, anche perchè finalmente ne parlano all'estero.

Un grave problema, sto pensando anche ai ricercatori precari che a ottobre verranno licenziati. Vergogna!

ps grazie per il tuo sostegno alla causa di niki, complimenti per la tua sensibilità!

fabio766 ha detto...

ciao, interessante il tuo blog, ti ho inserito tra i link del mio, se ti va fai altrettanto. Vorrei solo aggiungere che l'articolo pubblicato su internazionale non è certo l'unico o l'ultimo che ritrae la drammatica situazione del nostro Paese. Il problema è che, non appena si volge lo sguardo al di la delle Alpi, ci si rende conto, tra le altre cose, che la nostra stampa è davvero imbavagliata, stanca e povera (non nel senso economico) al punto da non poter sperare di averne un'informazione degna di questo modo. E questo fa estremamente comodo a chi ha bisogno che le cose non vengano dette. Ciao

Anonimo ha detto...

Se volete un esempio di quali sono i veri tagli che andrebbero fatti all'università, date un occhiata a questa pagina: www.giordanobruno.info/nolano/Finanziamenti.htm

tommi ha detto...

grazie anonimo.