lunedì 27 ottobre 2008

Il Mondo che ci aspetta.


Dopo aver analizzato la crisi dal punto di vista tecnico ed umano nell’articolo La crisi di fiducia, tentiamo ora di passare all'aspetto più prettamente internazionale: quello geopolitico.
Secondo Dominique Moïsi - consulente speciale dell'Istituto Francese per le Relazioni Internazionali, IFRI, e collaboratore di diverse testate giornalistiche europee, tra cui il Financial Times - il crollo delle borse accelererà il declino della potenza americana facilitando il passaggio dall'odierno mondo unipolare, come ereditato dalla caduta del muro di Berlino, ad un sistema nuovamente multipolare. Cina, India e Giappone stanno subendo contraccolpi notevoli, ma si può facilmente intuire che il futuro della crescita sarà in Oriente e i debiti saranno ad Occidente, parafrasando una celebre frase del Presidente francese François Mitterand. Le imprese multinazionali, non potendo più "giocare" sui prezzi per aumentare i profitti, saranno costrette a tagliare i costi (cost saving) reintroducendo il fenomeno della delocalizzazione attraverso i cosiddetti Vertical Foreign Direct Investment – FDI, ossia gli investimenti diretti all’estero in forma verticale.
Anche l'Europa avrà problemi, in primo luogo quello del nazionalismo: nel vecchio continente, infatti, si sta affermando l'idea di fare ognuno per sé (evidente, in tal senso, la posizione di Berlusconi sul “pacchetto clima” in discussione presso la Commissione UE). Sarkozy potrà pure ingaggiare una dura battaglia per dare una risposta europea alla crisi, ma non basterà a superare le profonde divisioni tra i Paesi del continente.
La Russia, invece, dovrà rivalutare i suoi progetti perché ormai è evidente la distanza che si è creata tra la sua volontà di tornare una superpotenza mondiale ed i mezzi che ha a disposizione per farlo poiché la sua forza è basata esclusivamente dalla ricchezza di fonti energetiche. Al contrario, la varietà di risorse è il fattore che permetterà al Brasile di uscire notevolmente rafforzato da questa fase di recessione. Altro "vincitore" saranno gli Emirati Arabi Uniti che potranno sfruttare l'occasione per comprare diversi "gioielli del capitalismo occidentale". In Africa, infine, rischiano meno i Paesi ricchi di risorse.
Insomma, quello che si sta delineando, in conseguenza alla crisi finanziaria, è un mondo più equilibrato. Meno sottoposto all'egemonia americana e più distribuito sia in termini di prestigio che di ricchezza materiale. Ma non facciamoci ingannare, questo non significa automaticamente un Mondo più democratico. Non bisogna sottovalutare che all'interno delle nuove (o nuove-vecchie) Potenze che ricreeranno un contesto multipolare, potrebbe instaurarsi un regime autoritario di destra per far fronte alla crisi. L'alternativa, verso cui dobbiamo premere e sperare, è una forma di governo socialdemocratica.
Se gli Stati Uniti non vorranno trasformarsi in uno dei tanti Paesi che governano il mondo dovranno progressivamente affiancare alla leadership militare quella morale, persa ormai da quasi un decennio. La futura presidenza democratica di Obama potrebbe essere un buon punto di partenza.

10 commenti:

Franca ha detto...

"...il crollo delle borse accelererà il declino della potenza americana facilitando il passaggio dall'odierno mondo unipolare..."

Quasi, quasi mi dispiace meno che le borse siano crollate...

suburbia ha detto...

Una visione abbastanza ottimistica...
speriamo..
Ciao

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Obama.... ultima speranza forse per vedere un cambiamento.

tommi ha detto...

Non è detto che l'esito sia per forza positivo, suburbia, il fatto che altre potenze contendano l'egemonia sul mondo può essere positivo perché cmq viene meno quell'unilateralismo strisciante che ha permesso agli USA di fare il bello ed il cattivo tempo negli ultimi decenni. Però, non bisogna sottovalutare che all'interno di queste nuove o nuove-vecchie potenze che creeranno un contesto multipolare, potrebbe instaurarsi un regime autoritario di destra per far fronte alla crisi. L'alternativa, verso cui dobbiamo premere e sperare, è una forma di governo socialdemocratica. Ma non sempre le cose vanno secondo le speranze dei più.

Francesco e Zara ha detto...

La storia che ci insegna che alla nascita di potenze emergenti segue un ribilanciamento dello scacchiere che, quasi inevitabilmente, porta allo scontro militare. Ma forse questi scenari foschi al giorno d'oggi non si possono ripetere a causa dell'esistenza delle armi nucleari. In ogni caso ogni tanto qualche brivido mi scende lungo la schiena. Chiudo dicendo per gli Usa prevedo sì un declino, ma molto molto più lento di quello che spesso sento dire. Inoltre credo ci sarà un consistente recupero di soft power con Obama.

il Russo ha detto...

Leggendo il pezzo se ne deduce che ci sarà un riequilibrio indipendentemente dalle capacità produttive ad oggi espresse, e sin qui la cosa potrebbe anche essere positiva (un pò meno egoisticamente per paesi come il nostro che materie prime e combunstibili nisba), temo però che se ciò si può sostenere per stati come il citato Brasile e gli Emirati, su altri paesi tipo quelli africani sono molto scettico.

tommi ha detto...

A Francesco: anche io ero scettico sulla rapidità della caduta americana, ma l'amministrazione Bush ha sorprendentemente accelerato questo declino. 8 anni di Bush hanno completamente distrutto le casse americane. Per quanto riguarda le guerre, poco probabili semplicemente perché questo ridimensionamento di poteri si basa su questioni prettamente economiche e non di prestigio.

Francesco e Zara ha detto...

Toh, ed io che pensavo che le guerre si facessero soprattutto, anche se non sempre, per "questioni prettamente economiche". :-)

tommi ha detto...

sapevo che non me l'avresti lasciata passare...
ma in questo caso la situazione è diversa. una guerra è improbabile semplicemente perché la crisi arriva da coloro che già governano il mondo. Verrebbe difficile pensare ad una guerra fratricida tra le potenze anglosassoni o francofone.
Il riequilibrio deriverà non da uno scontro militare che ridefinirà i rapporti di potere ma da una spogliazione volontaria delle attuali potenze (USA su tutti) che dovranno obbligatoriamente appoggiarsi alle potenze emergenti come cina o brasile per, quantomeno, mantenere il loro status (sia di prestigio che di vita).
ora va meglio? ;)

Pino Amoruso ha detto...

Quoto l'amica Franca...
;)