sabato 22 novembre 2008

La "tirannia della maggioranza" secondo Aubry.

Questa settimana si sono tenute le elezioni primarie del partito socialista francese utili a scegliere il segretario generale che guiderà il partito verso le prossime elezioni presidenziali del 2012.
I candidati in corsa erano:
Ségolène Royal
, già sconfitta alle ultime elezioni presidenziali dall'attuale Presidente Nicolas Sarkozy;
Martine Aubry
, fautrice nel 1998 della riforma che ha ridotto la settimana lavorativa francese a 35 ore;
Benoît Hamon.

Al primo turno, tenutosi giovedì 20 novembre, Royal si è imposta con il 42,9% dei voti, il 34,5% per Aubry e solo il 22,6% per Hamon che, dunque, è stato eliminato dalla corsa.
Nel ballottaggio tutto al femminile tenutosi nel pomeriggio di venerdì 21, a sorpresa, Aubry ha sconfitto Royal col 50,02% contro il 49,98%. Ossia per soli 42 voti su 134.784 espressi!
Ma la partita non si è ancora conclusa. La proclamazione dei risultati definitivi è stata posticipata a martedì sera, giorno in cui verrà convocato il Consiglio Nazionale del PS. I sostenitori di Ségolène Royal hanno definito il risultato "contestato e contestabile" e per questo hanno chiesto che si tenga una nuova votazione giovedì prossimo. Al contrario, Martine Aubry ha dichiarato che una nuova elezione "non avrebbe ragion d'essere".
In questa situazione di confusione generale, anche i cittadini francesi hanno voluto dire la loro: secondo diversi lettori di Le Monde unire le preferenze di 3 candidati per vincere con soli 42 voti di vantaggio è poco glorioso, specie alla luce dei risultati del primo turno e dell'incertezza sulla regolarità. Altri si chiedono cosa sarebbe successo se le posizioni fossero state invertite: "la Aubry avrebbe avuto diritto ad un 3° turno?". Molti, infine, pensano che la vittoria di Aubry dovrebbe essere convalidata perché, anche con un solo voto di scarto, la legge della maggioranza s'impone.

Alla luce di queste considerazioni non possono che venirmi in mente le parole di Alexis de Tocqueville nella sua opera La democrazia in America (Tomo I, parte II, capitolo VII): la tirannia della maggioranza.
Secondo de Tocqueville la massima per cui in materia di governo la maggioranza di un popolo avrebbe il diritto di fare qualsiasi cosa è "empia e detestabile".
"Quando si accorda il diritto e la facoltà di fare ogni cosa ad un qualsiasi potere, possa esso chiamarsi popolo o re, democrazia o aristocrazia, che lo si eserciti in una monarchia o in una repubblica, io dico: lì vi è il germe della tirannia ed è opportuno tentare di andare a vivere sotto altre leggi".
In un altro passo si può leggere: "L'onnipotenza è una cosa negativa e pericolosa e il suo esercizio mi pare al di sopra delle possibilità umane, qualunque esso sia".
Qu'est-ce que vous en pensez?

8 commenti:

Franca ha detto...

Io penso che la maggioranza, per il solo fatto di esserlo, non abbia sempre ragione, ma proprio per il fatto di essere maggioranza abbia il diritto di fare le sue proposte.

Nel caso specifico, se non si accetta il risultato a che pro le primarie?

Roberto Celani ha detto...

E' un limite (secondo me accettabile) della democrazia delegata.
Altrimenti, di questo passo, potremmo ricadere nelle tesi dell'Anonimo ateniese di "La democrazia come violenza" a c. di L. Canfora, Sellerio, Palermo 1982.

Roberto Celani ha detto...

Un ulteriore osservazione è d'obbligo!
La situazione del PS francese sembra, con le dovute proporzioni, quella creatasi all'indomani dell'ultimo congresso del PRC in Italia.

Spero per loro che non inizi un cammino lacerante come quello intrapreso dai vendoliani in Italia.

suburbia ha detto...

In teoria accettando il potere della maggioranza si scontenterebbero meno persone pero' non e' poi cosi da scaertare a priori l'osservazione che invece e' profinda e meriterebbe uno studio piu' approfondito che non ho strumenti sufficienti per sviluppare.
Sicuramente in Italia si applica benissino (questa pero' vuol esser euna battuta), ciao

Ale ha detto...

certo che quei 42 voti puzzano eccome.
ma le coincidenze possono sempre esserci..

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Va detto che lo scarto è davvero minimo...

dario ha detto...

Tommi, scusa se arrivo in ritardo con questo commento.

Penso che la maggioranza non e' sempre morale. Anzi, penso che quasi mai lo e'. Per dirla con Moretti, poi, penso che mi trovero' sempre d'accordo con una minoranza di persone, e quindi secondo la mia morale la maggioranza sbagliera'.

Tuttavia penso anche che non si sia ancora inventato un sistema che dia piu' spazio alla coalizione piu' morale piuttosto che a quella piu' numericamente forte. Cioe', sebbene io sia convinto che la maggioranza sia immorale, sono convinto anche del fatto che chi ha votato per la maggioranza pensi che essa sia morale e che la minoranza sia immorale. Per cui ci saranno piu' elettori che pensano che la minoranza sia immorale che elettori che pensano che la maggioranza lo sia, e quindi, secondo una logica squisitamente democratica la maggioranza e' piu' morale della minoranza, non avendo (per grazia di dio) una morale assoluta in grado di giudicare diversamente.

Certo questo punto e' contestabile, ma la contestazione sara' vinta con metodo democratico, per cui chi dira' che la minoranza e' migliore della maggioranza perdera' credito contro una maggioranza che dira' che la maggioranza e' migliore della minoranza, sempre secondo un metodo squisitamente democratico.

Certo alcuni principi dovrebbero essere assoluti.
O almeno assolutizzati con organismi superiori allo spirito della democrazia, come ad esempio i principi costituzionali.
In altre parole dovrebbe essere implicito, assoluto, e quindi accettato da tutti, anche con la forza, che chi e' eletto dalla maggioranza faccia l'interesse di TUTTI gli elettori e non solo della maggioranza di essi.
Certo il modo per ottenere l'interesse di tutti e' opinabile, e qui ancora diremo che il modo che e' scelto dal vincitore delle elezioni, che e' il modo implicitamente scelto dalla maggioranza e' piu' autorevole del modo che sarebbe scelto dal perdente, scelto da una minoranza. Semplicemente perche' se la minoranza sancisse la maggiore autorevolezza del programma della minoranza, la maggioranza sancirebbe la maggiore autorevolezza della maggioranza, e non avendo modo di discernere si procederebbe per metodo democratico.

In poche parole, una volta sancito che non esiste una morale assoluta (per fortuna, ripeto), la morale accettata da tutti dovrebbe essere quella decisa dalla maggioranza, altrimenti si avrebbe o l'anarchia o la tirannia della minoranza, che sarebbe peggio della tirannia della maggioranza, per ovvie ragioni.

Sempre che i principi che fondano la democrazia (cioe' che la maggioranza governi per TUTTI e non per la maggioranza) sia rispettato.

Dal tuo bell'articolo non so se la Royal o la Aubry manifestino l'intenzione di occuparsi solo dei propri elettori e non di tutto il popolo. Se una di loro non rappresentasse tutto il popolo, be', il popolo non dovrebbe votarla.

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie