giovedì 13 novembre 2008

Repubblica Democratica del Congo: le radici del conflitto



La Repubblica Democratica del Congo (Rdc) vive una situazione di instabilità da ormai più di dieci anni, dalla caduta del feroce dittatore Mobutu Sese Seko. La Rdc conta più di 70 milioni di abitanti e più di duecento gruppi etnici. Il conflitto che la sconvolge da anni ormai, è classificato come il peggiore dai tempi della Seconda guerra mondiale: esso ha provocato più di 4 milioni di morti (tra cause dirette e conseguenze come malattie o malnutrizione) e ha relegato l’ex Zaire agli ultimi posti per qualità ed aspettativa di vita. Gli scontri, più volte sedati e ripresi nel corso dell’ultimo decennio, hanno il loro epicentro nella regione del Kivu che si trova nella parte orientale del paese e la difesa/conquista della città di Goma, in particolare, è la battaglia che in questi giorni potrebbe cambiare le sorti del paese.

Le origini del conflitto
Le radici della cosiddetta "Guerra mondiale africana" possono essere fatte risalire al 1994, anno in cui il genocidio ruandese destabilizza i confini congolesi orientali a causa dell’arrivo di centinaia di migliaia di hutu sconfitti e cacciati dai tutsi. Nel 1996, per porre fine alle incursioni hutu lanciate dal territorio congolese in Ruanda, Kigali (capitale del Ruanda) sostiene i ribelli congolesi capeggiati dal Laurent-Désiré Kabila. Nel maggio 1997 Kabila riesce a conquistare Kinshasa (capitale della Rdc) ma l’anno successivo rompe i rapporti con gli alleati ruandesi. È così che comincia la Prima guerra africana che termina con un accordo di pace nel 2002.

Nel 2003 inizia una nuova fase di tensione politica dovuta al misterioso assassinio di Kabila al quale succede il figlio Joseph. Il leader dei ribelli congolesi, Laurent Nkunda, si rifiuta di giurare fedeltà al nuovo presidente poiché convinto che il governo centrale di Kinshasa non avrebbe protetto la sua comunità, i tutsi congolesi, dagli estremisti hutu arrivati nel 1994.

Le elezioni presidenziali congolesi del 2006
Il 29 ottobre 2006 si svolgono le elezioni presidenziali verso le quali la comunità internazionale ripone una fiducia totale. Ma anziché sedare gli scontri, esse li ripropongono su vasta scala. Come ben descritto da Paul Collier del Guardian, “si possono fare elezioni ovunque: nella Rdc, in Afghanistan, perfino in Iraq. Ma bisogna ammettere che dopo ogni conflitto si creano situazioni strutturalmente pericolose, per le quali non esistono soluzioni politiche rapide. Nelle società con livelli di reddito molto bassi la democrazia non incoraggia le prospettive di pace: anzi, sembra che accresca i pericoli. E dopo un conflitto le elezioni non solo aumentano i rischi di recrudescenza dello scontro, ma li accelerano appena si chiudono le urne. Questo perché - com’è avvenuto nella Rdc - spesso chi è sconfitto non accetta i risultati e il vincitore approfitta dell’occasione per vendicarsi”. Nkunda, avendo subito una sconfitta cocente, riprende le armi ma si finge politico e dichiara (anche al nostro Corriere della Sera) di operare per cambiare l’assetto esistente, che lo vede escluso, mentre il presidente uscente Kabila vede rafforzata la propria base politica.

Nel gennaio 2008 viene firmato un nuovo accordo di pace tra Nkunda e la Rdc che però non riesce a concretizzarsi a causa delle diffidenze del leader dei ribelli. Così, ed arriviamo ai giorni nostri, gli scontri nel Nord Kivu riprendono (agosto-ottobre) mentre la vittima continua ad essere la popolazione. Più di un milione di civili sono in fuga verso Ovest e Nkunda, a un passo dalla conquista di Goma, proclama un cessate il fuoco (già infranto) per permettere alle Nazioni Unite di distribuire aiuti urgenti. L’Onu, infatti, si trova nel paese con la più grande missione di peacekeeping mai realizzata (Monusco, United Nations organization mission in the Democratic Republic of the Congo) che conta oltre 17mila caschi blu, di cui 6mila nel solo Nord Kivu, e che di recente ha visto ampliati i propri poteri per far fronte alla sempre più tragica situazione.

I soldi cinesi e i signori della guerra
Tutto, dunque, porterebbe ad ipotizzare il classico conflitto etnico tra popoli africani. Ma è veramente così o c’è dell’altro? Il 30 ottobre scorso Nkunda annuncia di voler intavolare delle trattative con il governo centrale per impedire l’accordo miliardario con la Cina che assicurerebbe a questa l’accesso agli enormi giacimenti minerari della Rdc (oro, diamanti, coltan, impiegato per fabbricare prodotti high-tech come computer e telefonini, rame, cobalto, petrolio gas e legname) in cambio di ferrovie e autostrade. Anche se l’accordo può sembrare neocolonialista, questo potrebbe costituire una reale minaccia al dominio dei signori della guerra poiché in contrasto coi loro interessi. Ma chi sono i signori della guerra?

Dall’indipendenza conquistata nel 1960 ad oggi, le istituzioni della Rdc si sono dimostrate incapaci di ristrutturare il sistema interno per diversi motivi, come la mancata integrazione tra le varie regioni che compongono lo stato. La sua debolezza endemica ha creato zone grigie prive di un’effettiva sovranità, in particolare nella zona orientale dove vi è una forte concentrazione di risorse. Una situazione che ha favorito il proliferarsi di personaggi che, anziché sposare cause ideologiche, hanno preferito anteporre motivazioni economicistiche. Dietro la facciata della guerra etnica si cela il fenomeno della globalizzazione e del capitalismo. Ogni signore controlla la propria porzione di territorio grazie ad eserciti irregolari formati anche da bambini soldato e commercia illegalmente con imprese multinazionali interessate ai giacimenti minerari. Uno schema che permette ai signori di guadagnare ingenti somme di denaro grazie allo stato di guerra permanente e alle multinazionali di sfruttare liberamente le miniere senza dover pagare tasse.

La soluzione possibile
Uno dei paesi più ricchi di risorse del continente africano è uno dei più poveri. Ha assunto la mera funzione di rifornire i mercati esteri anziché utilizzare la propria ricchezza per svilupparsi internamente. Così un accordo con la Cina, sebbene in assoluto non equo, avrebbe la funzione di porre fine a una situazione ben peggiore, minando gli interessi dei signori della guerra ed impedendo uno sfruttamento unilaterale da parte delle società straniere high-tech, questo sì, di stampo coloniale vecchia maniera.

Ecco svelato il trucco. La terza guerra africana ha ben poco di etnico e molto di economico. L’obiettivo della Rdc dovrebbe essere, innanzitutto, quello di combattere i veri beneficiari di questa guerra (interessati a mantenere lo stato di guerra come attività redditizia da alimentare con ogni mezzo, anche promuovendo l’odio tra etnie) e, successivamente, quello di centralizzare il potere politico-economico per poi decentralizzare nuovamente l’utilizzo delle proprie risorse in maniera equa e proficua per il proprio sviluppo.

10 commenti:

Titus Bresthell ha detto...

intelligente e ben scritto.
si comprende bene l'attuale situazione.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Davvero esasutivo.

La tua domanda finale lascia poco spazio alla speranza sembrando purtroppo più una domanda retorica....

Blogger ha detto...

Mi piace leggere delle notizie accompagnate a delle opinioni.
Complimenti, bel post.
Blogger
ITALY ITALIA

rodocrosite ha detto...

Davvero Tommi, grazie. E' per merito di blog come il tuo che si può avere una visione delle cose un po' più obbiettiva.

Franca ha detto...

La seconda che hai detto...
Complimenti per la chiarezza dell'articolo!

Adriano Smaldone ha detto...

ciao sono adriano smaldone l'autore del blog www.smaldoneadriano.blogspot.com facci un salto se ti va se lasci un commento t'inserirò nei "blog amici" cosi potrò sempre commentare il tuo blog spero che farai la stessa cosa anke cn il mio

Ale ha detto...

bel post..complimenti
anche secondo me gli stati occidentali continueranno ad appoggiare in segreto le varie multinazionali, senza scomodarsi per difendere quelle migliaia di famiglie che sono costrette a vivere in estrema miseria.

Tripo ha detto...

Secondo me alla fine i signori della guerra si divideranno in due fazioni: quelli che appoggiano gli stati occidentali e quelli che appoggiano la Cina. Chi vivrà vedrà...

P.S.: chissà in questo momento quanti di noi stanno usando un pc con materie prime provenienti proprio dal Congo.

ale130 ha detto...

bel post ma ci sono informazioni che vanno riviste!!!
rileggi le tue fonti!!!

tommi ha detto...

Molto volentieri, ale130.
Potresti essere più esplicito? Magari con una mail. Le mie fonti sono diverse e differenti le une alle altre.