mercoledì 3 dicembre 2008

Il miraggio della dolce vita.


Dopo qualche giorno di assenza, riprendo con un articolo scritto da Lisa Hilton (corrispondente per 3 anni da Milano per The Spectator - qui l'articolo originale) che susciterà fastidio anche alle menti più scettiche e critiche nei confronti del nostro Belpaese.

Raccontate a qualcuno che vi siete trasferiti dall'Italia a Londra e sarete oggetto di compassione. "Oh, poverina", dirà, "e non ti dispiace?". Poi ricomincerà a raccontare di quella graziosa trattoria a Lucca, dei dipinti di Piero della Francesca o dell'uso ripetuto della parola "bella". Tutte le persone con cui parlo mi raccontano della loro Italia, un paese mitico e incantevole dove le logge sono baciate dal sole e le giovani contadine stendono la pasta sui gradini di casa nei borghi medievali.
Non vorrei deluderli, ma dopo tre anni a Milano mi sento in dovere di informarli che la dolce vita ormai è credibile quasi quanto i capelli finti di Silvio Berlusconi. Ogni volta che vedo l'ennesima rivista patinata descrivere un altro meraviglioso angolo del Belpaese, sono colta dall'irresistibile impulso di ficcarglielo dove il sole della Toscana non batte.
Non rimpiango il mio esilio italiano. Ma tornata a Londra mi rallegro per l'abbondante offerta dei supermercati Waitrose e sono felice di poter andare in banca all'ora di pranzo o di poter comprare un francobollo all'ufficio postale. L'Italia è nel migliore dei casi un ologramma da conservare per le vacanze estive. Da quelle parti la vita fa schifo, anche senza stare a Napoli.
L'anno scorso, per esempio, abbiamo ricevuto le cartoline di Natale a marzo. Le mie lamentele si sono scontrate con un'alzata di spalle ed un rassegnato "è così". La stessa cosa vale per la politica (corrotta al punto che nessuno riesce più a capirla), i servizi pubblici o i disgustosi episodi di razzismo. La televisione italiana è inguardabile: giochi a premi con fanciulle in perizoma, che prima o poi finiscono al governo, e personaggi che urlano contro Alessandra Mussolini.
La stampa è così cieca, pomposa e stupida da essere illeggibile. Oltre ai commenti sull'impossibilità di combattere la corruzione, i giornali contengono solo articoli datati e mal tradotti tratti dalla stampa anglofona.
E il cibo? Il risotto mi piace, certo, ma l'unica spezia in vendita nell'alimentari sotto casa era una polverina che chiamavano curry. Per quanto riguarda la cucina etnica, l'Italia è rimasta al 1953. E comunque gli italiani mangiano all'aperto solo due volte l'anno perché hanno paura del maltempo. In quel paese sanissimo, la malattia più diffusa è l'ipocondria. Per iscrivermi in palestra ho dovuto presentare due certificati medici (equivalenti a una settimana di fila).
La cosa più penosa è che gli stessi italiani ignorano le meraviglie del loro paese. Nella nazione che ha inventato quasi ogni dettaglio della civiltà, dal sonetto alla Nutella, Jack lo Sverniciatore imperversa staccando dai muri gli stucchi barocchi per riportare alla luce i banali mattoni a cui i turisti sono abituati. E la Scala è ferma perché i suoi musicisti vengono pagati in panini. Perché sforzarsi di apprezzare il patrimonio culturale più ricco del pianeta quando ci si può limitare a essere bavosi parassiti che si accontentano delle americanate disprezzate perfino dagli ottusi inglesi?
Mescolando pensierosa il suo caffè a un tavolino di Cova, il locale settecentesco un tempo frequentato da Giuseppe Verdi, una mia amica italiana mi ha confessato che non vedeva l'ora di provare Starbucks. Se volete farvi un'idea dell'Italia autentica, leggete Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, che racconta una cultura meridionale, brutale e primitiva, tuttora esistente, come dimostra Roberto Saviano in Gomorra. O magari provate con Outlet Italia di Aldo Cazzullo, che rivela come la piazza, un tempo luogo d'incontro della nascente democrazia, si sia svuotata perché gli italiani, obesi e ossessionati dal telefonino, passano le domeniche chiusi in capannoni industriali a comprare abiti Abercrombie & Fitch scontati.
Al nord si respira lo smog peggiore d'Europa, mentre il sud è letteralmente tossico. E nessuno se ne preoccupa. E' così.
(Internazionale n. 772, pag. 25)


E' facile ritrovarsi anche in uno solo dei tanti difetti citati da Hilton. La conclusione, però, è unica: "l'Italia sembra avviata verso un declino inarrestabile" utilizzando le parole di The Economist.

13 commenti:

Ale ha detto...

bell'articolo...
ma questo declino è proprio inarrestabile?

dario ha detto...

Sai, io ho piuttosto frequenti rapporti con Americani, datosi che mia moglie e' Americana.
E mi capita, con loro, costantemente, di fare battaglie all'ultimo sangue su chi ce l'ha piu' lungo.
Su chi ha la migliore cucina etnica, su chi ha i piu' bei paesaggi, su chi ha la migliore burocrazia o su chi ha i migilori servizi.
E le banche sono sempre chiuse, e da McDonalds si mangia solo colesterolo transgenico. E in Italia non rispettano i limiti di velocita', e In America non si preoccupano di avere enormi SUV che inquinano troppo.... Va sempre a finire cosi'.
E allora, caro Tommi, questo articolo della signora Lisa e' solo un altro colpo ben assestato nel contesto della battaglia su chi ce l'ha piu' lungo.

Saro' maschilista o sciovinista, certo, ma leggendo quell'articolo non mi sono tanto domandato se nelle sue critiche ha ragione o no (ne ha, quasi su tutto), ma com'e' andata la sua storia d'amore finita bruscamente perche' il suo boyfriend italiano si e' comportato da stronzo.

Vogliamo forse fare a chi ce l'ha piu' lungo?
Mah... io so solo che quando sono andato in Inghilterra ho dovuto scappare per non prenderle, due volte, da bande di skinheads ubriachi. Io so che la', per ben due mesi di soggiorno, non ha mai fatto una giornata di sole intera. So che le ragazze che ho conosciuto erano tutte bruttine e dall'aspetto malaticcio, e pero' la davano volentieri a qualunque maschio dall'accento mediterraneo (me compreso), ovviamente stando ben attente a non innamorarsi, perche' l'italiano, confronto alla loro cultura monarchica superiore, e' solo un gradino piu' su dello scimpanze'. E il loro caffe'? Ma che schifo!
La mozzarella ce l'hanno, ma sembra plastica. Ora io dico, la mozzarella non e' che ci voglia una gran tecnologia a farla. Non pretendo che l'importino dall'italia, ma che almeno imparino a farsela. Che vita e' senza mozzarella? E poi, e poi... senti questa... hai mai visto nelle campagne inglesi quante pecore ci sono in giro? Eppure il pecorino non lo fanno. Che cavolo le allevano a fare le pecore se poi non ci fanno il pecorino? E' come allevare il baco da seta per poi friggerlo e mangiarci le carni! E poi e' vero, li' il cibo etnico e' decisamente meglio che qui (per quanto una pizza forno a legna non esiste, cosi' come non esiste nemmeno un ristorante che servano pasta al dente, per quanto si fregino di cuochi egiziani con finti cognomi italiani). Pero' e' anche vero che se una cucina autoctona non ce l'hai, a parte il te' delle cinque e i fish and chips che sanno di bastoncini Findus entrambi, ovviamente conditi con tonnellate di mayonese che non sono piu' andato in inghilterra per ordine del medico, allora e' ovvio che ti butti sull'etnico, a costo di mangiare una pizza riscaldata con mozzarella di plastica fusa sopra o carbonara scotta cucinata con puro bacon inglese, forse di maiale.
E che dire dei loro centri commerciali, secondo Lisa sempre cosi' ben forniti? Lo sa il costo ambientale che un centro commerciale pieno di ben di dio ha sul pianeta (e quindi sull'aria che si respira a Milano... per dire!)? Perche' non tornare un po' alle origini, vivere un po' di piu' dei prodotti della terra e consumarli senza la pretesa di essere i piu' ricchi per poter affamare il resto del mondo... insomma, perche' non vivere un pochino piu' "all'italiana"?

O be', o be'... se poi si parla della nostra politica, certo che ci ha ragione, cosi' come dei nostri giornali e della nostra televisione. Per non parlare dell'inquinamento, del razzismo eccetera eccetera... certo... detta cosi' sembrerebbe addirittura che i problemi di noi italiani siano riconducibili al solo Berlusconi. Degno compare di Tony Blair, quando questi era al governo, mi pare, oltre che di Bush, quando questi era il padrone del mondo.
E invece i nostri problemi sono un po' piu' complessi di quel burattino senza fili.

(scusa lo sfogo, ma stare sotto una lente di ingrandimento e' cosa che da sempre mi irrita la pelle)

tommi ha detto...

In effetti l'articolo è più uno sfogo che una critica. Anzi di critica intelligente ha ben poco e ben si presta alla tua reazione. Del resto come ho segnalato au début del post avrebbe irritato anche le menti più critiche.
Però il problema, ben mascherato dai particolari, è ben più profondo: politica, economia, società. Sono questi i veri temi e problemi che hanno portato l'Italia sulla strada del declino.
E' impressionante vedere come noi siamo l'unico Paese che ci sta rimettendo seriamente in questa crisi economica. Nell'ultimo quarto d'anno il PIL italiano è calato di -0,9% (peggio di noi al mondo solo Singapore con -1%, ma per ben altri motivi, nessuno in Europa che ha una media - Eurolandia - del +1,1%).
Per quanto riguarda la stima del 2008 nel suo complesso noi perderemo -0,1%. Peggio di noi? NESSUNO. L'unico Paese che vediamo davanti al nostro è la Danimarca con un +0,2%.
E nel 2009? Bè le cose cambieranno poco... è previsto un -0,4%.

Questi dati sono presi dagli indicatori economici e finanziari dell'Economist.

dario ha detto...

Insomma, come a dire che in effetti e' proprio Berlusconi e il suo stramaledetto governo, il problema dell'Italia, ma la nostra amica giornalista seria anglosassone ben se ne guarda dal dirlo!

Franca ha detto...

Concordo perfettamente con il commento di Dario.
Presi singolarmente i nostri "difetti" ci stanno tutti, ma con questa tecnica tutto il mondo può essere ricondotto agli stessi mali...

l'incarcerato ha detto...

"mi sento in dovere di informarli che la dolce vita ormai è credibile quasi quanto i capelli finti di Silvio Berlusconi"

Bellissima battuta, me la rivendo!

dario ha detto...

gia', Incarcerato, soprattutto fa ridere il contesto dell'avverbio "quasi"

suburbia ha detto...

Dario ha detto bene quello che man mano pensavo leggendolo.
tutte le cose sono singolarmente vere ma se si voleva fare una critica (non costruttiva anche solo critica) si dovemano fare confronti ed elencare 1/2 lati positivi.
Ci saranno, :-))

Lara ha detto...

Certo qualcosa di buono esiste ancora in Italia.
Mi domando fino a quando.
Lasciamola in mano a Berlusconi e ...

Comunque molte critiche fatte dalla giornalista inglese ci rispecchiamo benissimo.

Ciao.

Anonimo ha detto...

Su "Il miraggio della dolce vita" di Lisa Hilton (int. n 772 pg. 25)

Che il "mito del Belpaese" fosse solo un mito ce ne eravamo accorti tutti; ma già alla fine dell'800. E alla rottura di quel mito contribuirono, tra le altre, le parole di una giovane inglese, la White Mario.
Domandando a qualsiasi persona, meglio se giovane, cosa pensa dell'Italia non credo ci sia qualcuno pronto a negare carenze, inefficienze o pronto a descrivere l'Italia come un perenne posto al sole. Diciamo che quella è l'idea veicolata da brochure ad uso e consumo dei turisti e stento a credere che una giornalista che si accinge a trasferirsi per un periodo lungo in Italia si sia fermata ad una visione così edulcorata del Belpaese. Fermo restando che è l'UNESCO ad affermare che in Italia è concentrato più del 60% del patrimonio artistico mondiale e non solo "l'ennesima rivista patinata".
Non so cosa i nostri alimentari superstiti e i supermercati di medie dimensioni abbiano da invidiare a "non luoghi" dove trovi dai semi di tulipano alle lamette, dai giornali alle verdure. Sarà per caso una colpa comprare zucchine dal fruttivendolo, sigarette dal tabaccaio, pane al forno e via dicendo? Eppure questa è una delle caratteristiuche tanto ammirate dell'Italia; è uno di quei modi di resistere del contatto umano. Ma forse sono più pratici gli innumerevoli e antiestetici Tesco, Waitrose o Salisbury inglesi.
Altro tasto tipicamente dolente e tragicamente attuale in Italia è l'inefficienza del servizio pubblico, ma mi sembra stupido ridurre tutto a cartoline di Natale arrivate dopo mesi. Soprattutto se a parlare è chi viene da un Paese dove la privatizzazione ha smantellato gran parte del settore pubblico dagli anni '80; basti pensare alla rete ferroviaria inglese.
Se "la vita fa schifo" a Napoli non direi che a Liverpool si sta meglio (guarda la delinquenza giovanile).
Per quel che riguarda la televisione siamo attaccabili su ogni fronte ma i nostri giornali non hanno bisogno di tradurre articoli scritti all'estero. E' vero, noi cittadini italiani abbiamo perso l'uso di criticare e attaccare chi scrive cose che riteniamo non vere e di scandalizzarci di fronte al clientelismo e alla corruzione imperante nel nostro sistema politico, ma non sempre. C'é chi ancora s'indigna e si espone perché crede che in democrazia tutti debbano essere responsabili e sentirsi giudicabili. Allora Saviano (che è solo la punta di un iceberg) può considerarsi un baluardo di città e non l'emblema del contrario.
Non so dove abitava la Hilton ma in un comunissimo negozio di Roma si possono contare almeno venti spezie diverse e sempre a Roma si può magiare in un ristorante siriano oppure indiano oppure etiope oppure persiano, e anche qui si potrebbe continuare. In verità trovo più criticabile che a Londra sia più complicato trovare un ristorante tipicamente inglese che non offra solo fish and chips piuttosto che un indiano. Forse per la giornalista basterebbe sostituire la tradizionale pizza del fine settimana con un buon riso al curry per sentirsi più multietnici e civili.
La malattia d'ipocondria forse ci si addice poco e l'accusa di aver perso il senso della piazza non può venire da chi frequenta i centri delle città solo quando sono aperti in negozi. Dopo le cinque del pomeriggio tutto si svuota a meno che non sia fine settimana o non ci sia qualche corsa di cavalli nei paraggi.
Non oso pensare a cosa potrebbe essere scritto in un ipotetico "Outlet Great Britain": le file davanti ai grandi negozi per i saldi da noi fanno ancora notizia e sono un caso sporadico, mentre oltralpe è una regola. Nei loro enormi centri commerciali il prezzo delle cose è dettato solo da quante persone entrano e non da quante persone sono dietro il prodotto in vendita. Alla modica cifra di 5£ puoi trovare di tutto. Il mercato è sopra tutto.
Che vogliamo farci. E' così.

Martina Battisti
Roberta Biasillo
Jordi Di Giuseppe
Benedetta Longo

tommi ha detto...

@anonimi
Grazie infinite per la lucidità, pazienza e interesse che avete mostrato per questo articolo in particolare e per il blog tutto.
Spero di leggervi presto.
tommi

dario ha detto...

Mah... inutile!
A me pare che l'unica reazione che un articolo del genere possa avere sia lo scontro culturale.
Che, di per se non serve a niente. Non ci aiuta affatto a ragionare sui nostri difetti. Forse serve a rinvigorire l'orgoglio culturale dei Britannici (cosa di cui, per altro, mi pare non abbiano bisogno) e magari a screditare il turismo italiano.

Mah... questo articolo secondo me e' sterile provocazione.

Salvatore D'Agostino ha detto...

Tommaso e commentatori,
non mi trovate d'accordo, tralasciando il tono duro e adirato della giornalista inglese, da italiani non possiamo non credere che il male profondo risiede nella frase : "è così che ci puoi fare!".
Qualcosa deve cambiare quindi evitiamo contrapposizioni campanilistiche e provinciali, impariamo ad agire sano e ascoltare.
Saluti,
Salvatore D’Agostino