| Il memoriale di Potočari, Srebrenica |
Per ricordare le vittime di queste mostruosità è stata istituita la “Giornata della memoria”: la prima commemorazione universale in ricordo delle vittime dell’Olocausto (l’Italia ha aderito a questa ricorrenza nel 2000 con la legge n. 211). Ogni 27 gennaio, giorno in cui nel 1945 le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz, istituzioni e società civile promuovono attività per educare, ricordare e riflettere sui tragici eventi storici e sulle assurde conseguenze che il genocidio degli ebrei ha avuto nelle successive guerre del XX secolo.
Le distruzioni e le atrocità della Seconda guerra mondiale sembravano aver segnato un limite invalicabile oltre il quale sarebbe stato impossibile ripetersi. Ciò che è avvenuto circa cinquant’anni dopo, però, ossia la disgregazione della Federazione jugoslava e la guerra civile che ne è seguita, ha riproposto sul continente europeo orrori che si credevano confinati al passato. In particolare, il genocidio, così definito dalla sentenza del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia in data 19 aprile 2004, avvenuto a Srebrenica nel luglio del 1995 ha riportato alla mente fantasmi che si credevano sepolti per sempre.
Ancora oggi, nonostante la guerra sia finita (cosa non sempre realizzata dalle popolazioni degli stati europei occidentali), nei Balcani occidentali vi è una situazione di tensione non ancora sopita. La necessaria presenza militare dell’Unione europea e della Nato in zone di viva tensione come la stessa Bosnia-Erzegovina, il Kosovo e la Macedonia, rivela una condizione di forte incertezza ed un perdurante potenziale di rischio nei rapporti fra le diverse etnie. A Srebrenica, in particolare, la situazione si può definire tutt’altro che risolta. Successivamente al genocidio, infatti, la piccola enclave musulmana è stata dimenticata da tutti. Srebrenica si trova ancora politicamente confinata agli estremi orientali della Republika Srpska (la Bosnia-Erzegovina è stata trasformata in una Repubblica federale composta, oltreché dalla Repubblica serba, dalla Federazione di Bosnia-Erzegovina), a pochi chilometri dal confine con la Serbia. Geograficamente, essa è ubicata in una zona montuosa ed impervia che non le permette di essere meta di commercio e turismo (una volta molto sostenuto grazie alla presenza di stabilimenti termali). L’attività della grande fabbrica metallurgica presente in città non è mai stata ripristinata e la disoccupazione supera di gran lunga il 50 per cento impedendo alle famiglie rientrate dopo la fine della guerra di garantirsi un reddito. Per questo e per molti altri motivi, il giudizio comune nei riguardi dell’enclave, percepibile dalle testimonianze degli occidentali che vi sono stati, è “città fantasma”.
La condizione di Srebrenica e della Bosnia-Erzegovina in generale, configura un paese mai realmente ripresosi dalla guerra civile degli anni Novanta e continuamente sottoposto a pressioni esterne ed interne che ne impediscono il ritorno ad una vita di convivenza civile che accetti la memoria di un passato multiconfessionale e multietnico, non certo privo di conflitti ma sicuramente unico all’interno del panorama culturale europeo.
6 commenti:
Mi sembra un'iniziativa davvero interessante...
Facci un pensiero!
Ciao trovo interessante il blog e la tua attività. Potrei farti conoscere anche un Club Unesco del mio territorio molto attento a questo tipo di problemi.
Se ti va uno scambio link vieni a trovarmi sul mio nuovo blog www.otrantino.blogspot.com lascia il tuo link e il nome del blog.
Ti aspetto.
Luciano
Hai ragione, è di pochi giorni fa la notizia che in Bosnia è stato proibito Babbo Natale nelle scuole da un governo filo musulmano, la multiculturalità sta definitivamente andando a farsi benedire, altrochè problematiche superate.
Seguo il tuo consiglio e vado ulteriormente ad approfondire.
E se ti va fatti vedere il 25/1!
Molto interessante... anche io approfondirò.
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