Viste le ultime vicende private di un singolo ministro e la decisione del suo pugno di senatori di uscire dalla maggioranza che hanno portato alla crisi un intero governo ed un intero Stato, volevo qui riportare le osservazioni di un prestigioso giornale, quale il Financial Times, riprese e tradotte dall'ultimo numero (n. 728 - 25/31 gennaio 2008) del settimanale Internazionale; il tutto giusto per riportare la discussione politica interna su di un binario oggettivo ed esterno al pathos tipico del carattere italiano, in modo da non uscire nemmeno dall'internazionalità di questo blog: "Con l'uscita di uno dei partiti più piccoli della coalizione guidata da Romano Prodi, l'Italia rischia nuovamente di essere vittima della maledizione del suo frammentato sistema politico. L'esile maggioranza che Prodi aveva al Senato è svanita". Comunque vada la crisi di governo, scrive il Financial Times, l'ultima cosa di cui il Paese ha bisogno sono nuove elezioni.
Nonostante i contrasti interni, infatti, il governo di centrosinistra si è comportato bene: ha ridotto l'evasione fiscale, ha tagliato il deficit e ha portato la disoccupazione al livello minimo degli ultimi 15 anni. In ogni caso, andare alle urne con l'attuale legge elettorale, "frutto avvelenato lasciato in dote al Paese dal governo di Silvio Berlusconi", non farebbe che peggiorare le cose. "Il Presidente Giorgio Napolitano", conclude il quotidiano, "dovrebbe nominare un governo di garanzia con il compito di cambiare la legge in vigore, che in caso di nuove elezioni rischia di consegnare agli italiani un parlamento ancora più frammentato".
Interessante anche questo ultimo articolo del Financial Times, pubblicato il 25 gennaio ed intitolato Berlusconi’s return could be held up.










