L'immagine mostra l'estensione dell'Impero cinese sotto la dinastia Qing (la dinastia più splendente della sua storia) nel 1892.
E così si arriva, finalmente, alle conclusioni inerenti all'attuale possibilità occidentale di boicottare le Olimpiadi di Pechino 2008.
Le riflessioni da fare a tal proposito sono due:
- contare esclusivamente sugli effetti mediatici per attirare l'attenzione dell'opinione pubblica occidentale non fa che banalizzare e confinare il problema reale al solo periodo dell'evento, convincendo i cinesi ad aspettare il prossimo autunno per compiere ciò che han sempre fatto: reprimere;
- boicottare oggi è ipocrito ed ambiguo poiché prima delle Olimpiadi c'è stata la designazione di Pechino da parte del Comitato Olimpico che, dal punto di vista politico era un elemento di scandalo molto più importante. «Chi avesse voluto veramente rappresentare il proprio punto di vista e denunciare la Cina per i diritti umani [a prescindere dalla questione tibetana] avrebbe dovuto mobilitarsi in quell'occasione e non permettere che le fosse assegnato il mandato olimpico. Farlo ora, dopo aver aspettato sette anni, dopo aver permesso che il governo cinese si svenasse per la costruzione delle infrastrutture, dopo aver guardato con indifferenza alle misure di sicurezza che il regime stava preparando proprio nei confronti delle minoranze dissidenti e secessioniste e dopo aver fatto soffrire per sette anni il popolo tibetano, sembra ai cinesi (e non solo) più una vigliaccheria e una dimostrazione di cinismo che un'astuta mossa mediatica».
Dunque, lo spunto che si può trarre da questo saggio (dal titolo
Dalla Cina con furore di Fabio Mini che ricordo essere all'interno del
Quaderno speciale di
Limes -
Tibet, la Cina è fragile) è evitare semplificazioni che, invece di aiutare, rischiano di rendere ancor più critica una situazione già grave di per sé.
Infatti, la popolazione tibetana non è la sola a soffrire le continue violazioni dei diritti umani da parte del governo cinese (perché questa soffre, eccome! Mi dispiace se qualcuno, come
Carmen, abbia interpretato i miei
post in senso "negativo",
contro la povera gente del Tibet); esistono
più di 50 minoranze etniche in Cina che ultimamente stanno soffrendo un'irrigidimento della posizione del Partito Comunista Cinese. Perciò la discussione non deve essere impostata sulla veridicità o meno delle sofferenze (
non solo culturali) subite dai tibetani, ma su come queste devono essere concepite all'interno di un complesso di situazioni più vasto (comprendente la stessa Cina e l'intera comunità internazionale) ed intricato.
Da qui, la seconda e fondamentale riflessione riguarda l'ambiguità e l'ipocrisia della comunità occidentale, U.S.A.
in primis. Non è
eticamente comprensibile, infatti, come Stati che violano costantemente diritti umani e norme del diritto internazionale consuetudinario (
Guantanamo, crimini inumani e degradanti - tortura, violazione del diritto ad un equo processo, occupazioni territoriali in
veri e propri Stati sovrani - Afghanistan, Iraq etc...) possano ergersi a paladini degli stessi, al di fuori dei propri confini, per di più se si considera, come giustamente hanno osservato
Franca e
Superg52, che il Tibet non è mai stato conquistato militarmente dalla Cina (intendendo con ciò, ad esempio, le guerre europee per zone strategicamente importanti avutesi a partire dal 1648) e non hai mai nemmeno avuto una propria sovranità in senso
moderno. Anzi, fin da tempi non sospetti, la regione è sempre stata
subordinata alla (se non addirittura
dipendente dalla) influenza dell'
immenso vicino, al quale è stata più volte indebitamente sottratta. Da ciò deriva che la questione tibetana rientra effettivamente all'interno della sfera Affari Interni, diritto derivante dal principio statuale della sovranità (capitolo a parte la recente e non consolidata possibilità derivante dalla dottrina dell'
intervento d'umanità, si veda ad esempio l'intervento NATO del 1999 contro la Serbia di Milošević).
Infine, ritengo che le
Olimpiadi (evento che in teoria è da concepire come unificante e utile a far dialogare tutti i popoli della Terra anche in situazioni di forte tensione)
debbano considerarsi come un'occasione unica per spingere la Cina a rendersi più aperta e disponibile nei confronti di tutto ciò che proviene dall'esterno dei suoi confini.
Le Olimpiadi di Pechino di quest'estate porteranno all'interno del colosso economico, politico e finanziario
decine di migliaia fra giornalisti e turisti stranieri, i quali (legittimamente o meno) avranno l'opportunità di raccontare, scoprire e denunciare situazioni altrimenti sconosciute e nascoste. Boicottarle significherebbe assecondare la strategia del silenzio da sempre perseguita dal PCC.
Non prendiamo
passivamente tutto ciò che ci viene raccontato come la verità assoluta ed indiscutibile, anche se certe affermazioni provengono da personalità stimate a livello nazionale: la politica internazionale non è una semplice estensione di quella interna e per essere capita necessita dello stesso impegno
Molte volte la verità risiede in lidi che hanno bisogno di essere ricercati
attivamente per essere scovati.
Ringrazio vivamente tutti coloro che hanno contribuito tramite commenti alla nascita di queste considerazioni finali.