Immaginate il mondo come un enorme frigorifero. I piani superiori, riservati ai Paesi ricchi, saranno pieni di braciolie, quarti di prosciutto, bistecche e cosce di pollo. In quelli di mezzo, destinati alle economie emergenti come la Cina, si inizierà ad impilare qualche confezione di hamburger. Sui ripiani più bassi, quelli dei Paesi poveri come il Bangladesh, non solo non ci sarà carne ma mancheranno le proteine.Sono gli abitanti di questi Paesi le vittime principali del rincaro globale (del 40%) degli alimenti, come dimostrano le recenti rivolte di Dhaka. In genere, l'aumento dei prezzi è attribuito ai biocarburanti.
Qualche settimana fa anche il Premier britannico Gordon Brown ne ha parlato e, prontamente, Ingrid Newkirk, presidente di People for ethical treatment of animals (PETA), ha colto l'occasione per suggerirgli di diventare vegetariano. Un consiglio sensato visto che gli animali allevati consumano 760 milioni di tonnellate di cereali all'anno, sette volte di più di quelli destinati a produrre biocarburanti.
Il 30% della superficie terrestre non coperta dai ghiacci è direttamente o indirettamente coinvolta nell'allevamento di bestiame, generando il 18% delle emissioni di gas serra - più di quelle generate dal settore dei trasporti. Forse per questo motivo i ricercatori di Chicago hanno dichiarato che diventare vegani è più utile per combattere il riscaldamento globale che comprarsi una Prius. Questo mi rende nervosa, perchè sembra che se mangi tofu sei libero di girare in Porsche. Non è così. E bisogna ricordare, inoltre, che alcuni vegetariani mangiano pesce non-sostenibile (i pescherecci consumano circa 3,4 litri di carburante per 1 kg di pesce), formaggi ricavati da latte di mucca (che ha un'impronta ecologica tra le 9 e le 21 volte più alta di quella dei formaggi vegani) e frutta od ortaggi importati in aereo (il trasporto aereo di 1 kg di alimenti ha quasi lo stesso impatto della produzione di 1 kg di carne).
Quindi questa tipologia di vegetariani non sono più ecosostenibili di carnivori attenti e scrupolosi - in particolare di quelli che mangiano carne biologica; e anche le verdure congelate possono risultare peggiori (in termini di impatto ambientale) della carne biologica proveniente da un allevamento locale. Ma le statistiche in favore del (corretto) vegetarianesimo parlano chiaro: in media, per produrre 1 grammo di proteine animali ne servono 10 di proteine vegetali, allora perchè continuo ad avere voglia di un panino al prosciutto per cibarmi? Forse perchè - ironia della sorte - mi piacciono gli animali e se sparissero gli allevamenti non vedremmo più maiali, né pecore, né mucche intorno a noi.
Ma con essi, potrà esserci in giro qualcos'altro? La maggior parte delle specie a rischio d'estinzione nel mondo (presenti nella World Conservation Union's Red List) sono minacciate dall'erosione dei loro habitat naturali divorati - come definito da Henning Steinfeld, esperto delle Nazioni Unite - dalla "irrefrenabile crescita del settore zootecnico". A ciò va aggiunto che la produzione di carne raddoppierà entro il 2050 e la mia voglia di farmi un panino al prosciutto diventerà insostenibile. Sì, è il momento di diventare vegetariani. O meglio, lo diverrò solo se voi lo diverrete. So yes, now is the time to go vegetarian. At least I will if you will.
Lucy Siegle, It is time to become vegeterian? - giornalista britannica e specializzata su questioni ambientali. Tiene dal 2004 su The Observer una rubrica settimanale chiamata Ethical living e tradotta per l'Italia da Internazionale. La traduzione di questo articolo è, però, personale.








