martedì 6 gennaio 2009

Gli illeciti internazionali di Israele, potenza occupante

Un attacco aereo israeliano su Gaza City, 18 novembre 2012 (AP Photo/Bernat Armangue)

L'articolo 2.4 della Carta delle Nazioni Unite recita così: "I membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali dalla minaccia o dall’uso della forza, sia contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, sia in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite".

Così, invece, l'articolo 51, relativo alla legittima difesa, unica eccezione ammessa per l'utilizzo della forza: "Nessuna disposizione del presente Statuto pregiudica il diritto naturale di autotutela individuale o collettiva, nel caso che abbia luogo un attacco armato contro un Membro delle Nazioni Unite, fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale. Le misure prese da membri nell’esercizio di questo diritto di autotutela sono immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza e non pregiudicano in alcun modo il potere e il compito spettanti, secondo il presente Statuto, al Consiglio di Sicurezza, di intraprendere in qualsiasi momento quell’azione che esso ritenga necessaria per mantenere o ristabilire la pace e la sicurezza internazionale".

Israele è un membro delle Nazioni Unite. Fatta questa premessa entriamo nel vivo della discussione per capire giuridicamente perché Israele sta infrangendo diverse regole di diritto internazionale attaccando ed invadendo militarmente la Striscia di Gaza e compiendo azioni militari al di fuori dei propri confini ai danni di un attore privo di un esercito regolare e privo di sovranità statale.

I due articoli sopra riportati appartengono al cosiddetto ius cogens, ossia al "diritto cogente" che è costituito da un sistema di valori inderogabili all'interno del quale vi sono i principi enunciati dalla Carta Onu. Non solo, proprio per il loro carattere di inderogabilità essi definiscono obblighi erga omnes, ossia "nei confronti di tutti" e danno il conseguente diritto (cosiddetto "diritto diffuso") a qualsiasi membro di esigere da ogni altro stato il rispetto dei diritti in questione (in questo caso il divieto di minaccia e uso della forza) sia che esso venga toccato direttamente da una loro violazione, sia che ad essere toccato sia uno stato terzo.

Ultimamente, all'interno della comunità internazionale, si sta diffondendo la questione della determinazione del momento in cui sono consentiti la minaccia e l'utilizzo della forza per legittima difesa. Secondo alcuni essa deve essere usata successivamente al momento in cui l'attacco è stato sferrato e/o subito, secondo altri essa può essere usata anche in un momento precedente al momento dell'attacco, ma in questo caso la minaccia deve essere imminente.

A sostegno dei teorici della dottrina successiva, vi sono due argomentazioni: 1) l'argomento letterale poiché l'art. 51 dice solo "nel caso abbia luogo un attacco armato"; 2) i sostenitori della teoria preventiva prima dell'entrata in vigore della Carta Onu hanno preso atto dell'entrata in vigore dell'ipotesi successiva proprio con l'art. 51.

Coloro che sostengono l'ipotesi preventiva dicono che con l'ingresso di armi di distruzione di massa o con la presenza di un potenziale distruttivo molto elevato, aspettare di difendersi successivamente potrebbe condurre ad un risultato "manifestamente assurdo o irragionevole" (art. 32 della convenzione di Vienna). Anche in questo caso, però, la nozione di imminenza di un attacco deve essere concepita in senso restrittivo.

Il panel di alto livello delle Nazioni Unite del 2004, incaricato di studiare e fornire un rapporto in previsione di una revisione della Carta, si è espresso a favore della legittima difesa preventiva ma solo nell'imminenza di un attacco armato a condizione che essa sia assolutamente necessaria e proporzionata. Lo stato che ne vorrà fare uso, dovrà comunque chiedere autorizzazione al Consiglio di Sicurezza previa la presentazione di tesi e prove convincenti. Detto ciò, si può evincere che oggi, nonostante gli studi al vaglio, vale ancora l'interpretazione "successiva" dell'art. 51.

A che pro scrivo tutto ciò? Nella Striscia di Gaza non vi è un potenziale distruttivo elevato e non vi sono le condizioni per un attacco preventivo. Inoltre i razzi lanciati dalla Striscia verso le città meridionali di Israele non dipendono da un esercito. Secondo l'art. 51 la legittima difesa può considerarsi tale solo se l'attacco subito è stato sferrato da parte di uno stato attraverso forze regolari. In questo caso, non vi è stato un attacco da parte di un esercito appartenente ad un altro Stato poiché i missili non vengono lanciati dall'Olp o da suoi responsabili - Hamas, che ricordo essere stata democraticamente eletta dai palestinesi della Striscia, nella peggiore delle ipotesi, è accusata di omissione, della mancanza di volontà di fermare tali lanci, non del lancio vero e proprio - ma da privati.

In ogni caso non vi sarebbe nemmeno la possibilità di attribuire gli sporadici lanci di razzi provenienti dalla Striscia di Gaza ad uno stato poiché questo non esiste; come già stabilito dal parere del 2004 della Corte internazionale di giustizia relativo alla costruzione del muro nei territori palestinesi occupati, la legittima difesa può attivarsi solo in caso di attacco subito da uno stato terzo verso il proprio. La Striscia di Gaza non è uno stato indipendente riconosciuto da Israele ma è solamente un territorio autonomo occupato illegalmente da Israele.

Ed anche se vi fosse uno stato dietro alle attività militari, come stabilito dalla Cig nella sentenza Attività militari e paramilitari in Nicaragua del 1986, esso dovrebbe essere accusato di essere pienamente responsabile delle azioni compiute da forze irregolari. In quel caso gli Stati Uniti vennero assolti nonostante sostennero attivamente i contras (gruppo di ribelli controrivoluzionari) contro i sandinisti.

Infine, anche se vi fosse uno stato pienamente responsabile dietro all'attacco (in questo caso il lancio sporadico di razzi), le condizioni dell'eventuale legittima difesa dovrebbero essere: necessità, richiesta di autorizzazione alle Nazioni Unite da parte dello Stato aggredito, proporzionalità. E come può esservi proporzionalità fra i lanci provenienti da territorio straniero che uccidono o feriscono qualche decina di civili israeliani e l'impiego dell'aviazione, della marina militare, di carri armati e di un esercito regolare composto da migliaia di militari all'interno del territorio considerato "aggressore" con la conseguente morte di centinaia e centinaia di civili senza distinzione fra uomini, donne o bambini?

Arrivare al conteggio delle vittime è la cosa peggiore che si possa fare, ma vedere uno stato sovrano comportarsi in questa maniera, infrangendo anche il diritto internazionale dei conflitti armati che prevede, fra gli altri, il divieto di compromettere la salute o la sopravvivenza della popolazione, situazione costantemente infranta non solo tramite l'utilizzo di armi, ma anche tramite l'utilizzo di misure coercitive quali l'embargo e il divieto di pesca (Vittorio Arrigoni insegna), porta anche a queste basse e modeste considerazioni.

Mi ero promesso di non trattare più l'argomento dopo il post Israele e territori palestinesi sono in guerra? scritto esattamente un anno fa, quando la popolazione palestinese esausta aprì un varco verso l'Egitto pur di trovare beni di prima necessità, ma dopo il rapido peggioramento della situazione e le parole scandalose (ricordo, su tutte, quelle dell'attuale presidenza dell'Unione europea, la Repubblica Ceca) pronunciate in questi giorni, non me la sono sentita di tacere e questo è il risultato.

Intanto le Nazioni Unite, divenute praticamente impotenti dopo il diffondersi della dottrina Bush, attendono l'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca per agire e tornare influenti nella speranza di riuscire ad imporre una tregua permanente e multilaterale; al contrario, Israele, proprio perché ancora non sa che tipo di appoggio gli riserverà Obama, ha deciso di precederlo e attaccare negli ultimi giorni di presidenza Bush i territori palestinesi. George W. Bush, infatti, ha ancora una volta ribadito che Israele ha tutto il diritto di difendersi offendendo pur di fermare gli attacchi terroristici di Hamas. Già, ma qual è questo diritto di cui parla Bush?

Per una integrazione storica sull'argomento vi segnalo questo post di Antonio Candeliere: L’imbroglio palestinese ed il conflitto Arabo-Israeliano.

20 commenti:

Marte ha detto...

Il "diritto" di cui parla Bush credo che abbia a che fare con la moda vigente di fare carta straccia dei diritti umani nella piena consapevolezza che non esistono pene per questo crimine.

Luca ha detto...

Tommi nel ringraziarti per la concessione del tuo scritto ti info che l'ho pubblicato proprio ora su Futuribile.
Grazie ancora,
Luca

Tripo ha detto...

Tutto vero dal punto di vista formale del diritto internazionale. Però non è che siccome Hamas non è uno stato allora può fare tutto quello che gli pare facendosi scudo di un diritto internazionale che quando è stato scritto non prevedeva fattispecie come quelle che viviamo ai nostri giorni

Aggiungo due altre osservazioni.

1) Proporzionalità. Concordo con Glucksman di cui riporto queste parole: "L’esercito israeliano dovrebbe forse usare le stesse armi di Hamas, vale a dire il tiro arbitrario dei razzi oppure la strategia delle bombe umane che prendono di mira intenzionalmente la popolazione civile? Oppure dovrebbe pazientare finché Hamas, grazie a Iran e Siria, non sarà in grado di “riequilibrare” la sua potenza di fuoco? Bisogna “proporzionare” anche gli scopi perseguiti? Se Hamas vuole annientare Israele e i suoi cittadini, forse Israele dovrebbe imitarlo annientando la striscia di Gaza e i suoi abitanti? Si vuole davvero che Israele rifletta, in misura proporzionale, i piani di sterminio di Hamas? In realtà Israele si sta comportando a Gaza esattamente come hanno sempre fatto tutti i paesi civili trascinati in una guerra. Si è mai sentita un’opinione pubblica occidentale (ad esempio, quella italiana durante le missioni in Somalia o in Iraq) lamentare che il proprio paese subisse “troppe poche perdite” rispetto a quelle inflitte al nemico?

2) Hamas ha vinto le elezioni ma questo non gli dava il diritto di espellere i rappresentanti dell'Olp, addirittura uccidendone e torturandone alcuni di essi e di instaurare una teocrazia di stampo islamico-radicale in Gaza. (Come spesso viene ricordato, anche Hitler vinse le elezioni democraticamente quando giunse al potere.)

Insomma, non facciamo passare Hamas per il Dalai Lama che non mi sembra il caso.

Franca ha detto...

L'ONU è un entità ectoplasmatica e il diritto è sempre piegato al volere di chi ha la forza...

tommi ha detto...

Allego ulteriore articolo che analizza la situazione dal punto di vista del diritto umanitario di Richard Falk: http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=8473

Mi riservo di rispondere con calma a Tripo.

tommi ha detto...

@Tripo: premetto anzitutto, cosa che ho dato per scontato nel post, che sia Israele che Palestina hanno lo stesso diritto di avere la propria sovranità statale. Inoltre vorrei specificare che il diritto internazionale è in continua evoluzione secondo le consuetudini che il tempo assume.

Detto questo non condivido affatto la cruda ironia delle parole da te riportate di Glucksman e non le condivido semplicemente perché Israele si sta comportando proprio in quella maniera barbara: Israele sta effettivamente, ripeto nei fatti, annientando la popolazione della Striscia (composta in maggioranza da bambini sotto i 15 anni) solo perché Hamas, a parole, non riconosce Israele e ne auspica la scomparsa. Ribadisco a parole. Perché nessuno dice nulla sul fatto che Israele non voglia riconoscere la Palestina la cui popolazione chiede che venga rispettato il diritto di autodeterminazione dei popoli?
Detto questo nessuno, spero, condivide il lancio criminoso di razzi da parte di violenti. Hamas però non lancia razzi, semplicemente non li ferma anche se, come dappertutto, al suo interno ci saranno sicuramente "mele marce" che attivamente contribuiscono a quelle azioni violente, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Per proporzionalità, invece, si intende il contrario, se tu ricevi uno schiaffo, in generale, non puoi reagire con una pugnalata; la reazione diventa ancor più grave se chi ti ha dato lo schiaffo non ha la tua stessa forza.
Israele per essere proporzionato non deve usare gli stessi mezzi terroristici, dovrebbe seguire le leggi: chiedere all'ONU di intervenire con una missione di interposizione, ad esempio. Sicuramente il Consiglio non la rifiuterebbe. Ma il fatto è che, come l'America di Bush, così Israele vuole approfittare della sua superiorità finché dura. Proprio per evitare che Iran o altri Paesi possano ritrovarsi, un giorno, a poter combattere ad armi pari: sconfiggi il nemico finché è debole (teoria abusata fra gli studiosi di relazioni internazionali). Israele, quindi, si sta comportando proprio come quei Paesi che hanno deciso di infrangere il diritto internazionale come, ad esempio, l'Italia in Iraq e non come la stragrande maggioranza dei Paesi civili (seguo il tuo ragionamento) che in Iraq non ci sono andati.
Ricordo, infine, che giuridicamente Gaza e Cisgiordania sono territori occupati da Israele nel 1967 e sottratti a Egitto e Giordania con la forza armata. Esattamente come fece Hitler nel suo periodo di espansione (sempre rimanendo sui tuoi esempi).

Riguardo alla seconda osservazione, allora perché Israele o gli USA non invadono ogni Paese (anche se la Palestina non lo è ancora) al Mondo che non rispetta i diritti umani dei propri o altrui cittadini? Perchè non si interviene in Zimababwe, Sudan, Birmania, Cina, Stati Uniti (Guantanamo), Russia, Iran e potrei continuare per un bel pò. In molti di questi Stati non sono state nemmeno tenute democratiche elezioni o non ne sono stati rispettati i risultati.
La sovranità dello Stato sul proprio territorio è ancora un valore e per approfondire rimando a questo post: http://www.bloginternazionale.com/2008/07/la-responsabilit-di-proteggere-lo.html

Io penso che non si possa rispondere ad un crimine con un altro crimine.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Il problema è che è una guerra e come purtroppo sappiamo in questi casi le regole così ben scritte nei papiri che firmano in quei megasaloni tutti lussuosi sono carta straccia.

Credo che oggi cmq non ci sia la volontà da parte di nessuno (nemmeno da parte di Hamas, figuriamoci da parte di Israele e della Comunità Internazionale...) di porre fine a questo conflitto.

Tripo ha detto...

Tommy, alcune cose le condivido ma leggendo altre tue frasi rimango veramente a bocca aperta. Permettimi di esprimere il mio pensiero per punti, sperando di non dilungarmi troppo.

1)Io penso che si debba creare uno stato palestino secondo la formula due popoli due stati. Israele ha responsabilità immense per la mancata realizzazione di questa realtà, soprattutto durante i primi decenni della sua esistenza. D'altronde credo che Arafat abbia perso un'occasione incredibile rifiutando gli accordi di Camp David alla fine della presidenza Clinton. Infine non sono tra quelli che vorrebbe cancellare Israele dalla mappa.

2)Glucksmann non mi sembrava affatto ironico, stava ragionando facendo ipotesi per assurdo. In guerra lo scopo è quello di creare il massimo danno possibile all'avversario cercando di minimizzare il proprio, applicare il concetto di proporzionalità in tale ambito appare anche a me ipocrita.

3)Concordo che nell'epoca Bush la questione dell'ingerenza umanitaria sia stata distorta ed usata per fini politici e di potenza. Anche il concetto di guerra preventiva ne è uscito a pezzi.

4)Sinceramente quando mi paragoni Hamas ad un gruppo di boyscout pacifisti che loro malgrado ospitano al loro interno delle mele marce che si divertono con i razzi, beh, mi cadono veramente le braccia. Hamas è un organizzazione che predica il genocidio (loro sì) di un intero popolo, l'islamismo radicale da applicare in tutto l'orbe terracqueo, l'applicazione della Sharia, è un gruppo che esalta l'azione suicida e che non ammette la minima differenza di veduta o pensiero. Sono ateo ma ringrazio Dio che Hamas non disponga del potere di fuoco di Israele perché altrimenti questi non ci penserebbero un attimo ad atomizzare Israele e l'Europa intera.

Con tutti i difetti e la miopia politica dimostrata negli anni, è 10 milioni di volte preferibile l'autorità nazionale palestinese rispetto agli esaltati di Hamas. La prima va sostenuta, l'altra isolata il più possibile.


5)Nonostante tutte le nefandezze compiute da Israele, paragonare l'occupazione dell'Est europeo di Hitler, che ha causato in 5 anni milioni di morti, con quella di Israele mi sembra davvero campato per aria. Io ho citato Hitler solo per dire che se si vincono le elezioni non si è autorizzati di conseguenza ad eliminare le istituzioni democratiche di un territorio.

6) Israele è una potenza che occupa abusivamente territori che non gli spettano. Verissimo, ed è un'ingiustizia intollerabile.

7) Speriamo in Obama.

Mi scuso per essermi dilungato e ti ringrazio per lo spazio concesso e per l'istruttivo e stimolante dibattito.

tommi ha detto...

@Tripo
Solo alcune precisazioni d'obbligo:

Sul 2) è proprio quello il problema, la comunità internazionale non deve ragionare in un contesto di guerra ma di pace. Il diritto impone il DIVIETO di muovere guerra e violenza. L'unico motivo per usare forza armata è per scopi difensivi, rimando ai 2 art. del post.

Sul 4) mai definito quelli di hamas dei boyscout, ci mancherebbe. ho solo fatto distinzione tra ciò che predicano e ciò che realmente fanno (contrariamente a israele); se predicare la scomparsa di israele basta a provocare una guerra (razzi a parte), con tutte le stragi di civili e bambini annesse, allora salta tutto. ovvio che non condivido, come te, nemmeno una briciola del loro pensiero.

Sul 5) cosa c'entrano i 5 milioni di morti? lasciamo fuori il concetto di genocidio da questa situazione. il tuo paragone era riferito allo smantellamento delle istituzioni democratiche come il mio alla invasione violenta di territorio altrui.

Ringrazio te per il lucido confronto e scambio di battute che ha contribuito a specificare e chiarire aspetti che avevo dimenticato o dati per impliciti.
Condivido anche la riflessione che hai fatto su twitter riguardo la Cecenia.

A presto,
tommi

Ale ha detto...

Bell'articolo tommi..su questa faccenda ne so veramente poco..

Andrew ha detto...

Il "diritto" di cui parla Bush credo che abbia a che fare con la moda vigente di fare carta straccia dei diritti umani nella piena consapevolezza che non esistono pene per questo crimine.

Il commento di Marte mi trova d'accordissimo.
Ho scritto un post su Gaza

Ciao Tommi

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Tommi per favore passa da me per un appello importante ti prego

Grazie di cuore
Daniele

salpetti ha detto...

Questa vicenda dimostra che l'ONU deve essere in qualche modo riformato perché si rivela sempre più impotente e incapace di svolgere il proprio ruolo.

Si pensava che il XXI secolo fosse quello della pace nel Mondo e della nascita di un organismo internazionale globale capace di farla mantenere, ma a quanto pare (non è solo l'ONU a fallire gli obiettivi, ma anche il G8 e simili), l'obiettivo del "governo globale" è sempre più distante...
Peccato...

Un caro saluto!!!
salpetti

ericablogger ha detto...

grazie Tommy per questo ottimo post
Gaza è una vera tragedia ma il problema palestinese è sotto i nostri occhi da anni e nessuno ha mai fatto nulla
quello che più mi fa rabbia è che purtroppo sia Hamas che gli Israeliani abusano della popolazione e la stanno distruggendo senza pietà
un saluto erica

pabi71 ha detto...

Ottimo post veramente.
Giovedì ricomincia Anno Zero e credo che si dovrebbe occupare proprio di questo.
Un saluto e buona settimana.

Giovanni Greco ha detto...

La stupidità dell'uomo raggiunge il massimo livello con la guerra.

tommi ha detto...

@pabi
effettivamente dovrebbe essere una puntata dedicata alla guerra in quel di gaza. oggi sono andato ad un presidio a Lecco dove era presente anche la mamma di Vittorio Arrigoni, nonché sindaco di Bulciago (paesino in provincia di Lecco), la quale ha riferito che la redazione di annozero sta tentando di organizzare un'intervista a Vik, speriamo che riescano a portarla a termine.

Il Blog | Attualità | psicologia ha detto...

Quello che sta accadendo è incredibile (anzi, per certi versi non lo è affatto...)
Il mio è un sogno di pace...

Antonio Candeliere ha detto...

ottima analisi

crazy horse ha detto...

L´ interpretazione bizantina che date sui missili lanciati dai terroristi arabi, che definite sconociuti e non dipendenti da Hamas e´veramente ridicola. Domani qualsiasi stato puo´tollerare che bande criminali lancino razzi sulle citta´ di confine di un´altro stato, impunemente. Siete tristemente ridicoli, e francamente ipocriti.