sabato 28 febbraio 2009

Myanmar Undercover/2-3

In questi due pod si entra nel vivo dei problemi che la popolazione deve affrontare quotidianamente. I problemi più grandi, che hanno spinto monaci e cittadini a protestare pacificamente nel settembre del 2007 sono gli enormi costi dell'energia (gas, benzina, elettricità) che impediscono gran parte delle attività lavorative e la difficoltà di reperire cibo specialmente per i monaci i quali vivono per la maggior parte di elemosina. Senza parlare, poi, della libertà d'espressione o, meglio, censura...

Domani i pod conclusivi.
Stay tuned.


Parte 2.



Parte 3.

venerdì 27 febbraio 2009

Myanmar Undercover/1

Vista la completa mancanza di informazione su ciò che accade in Birmania (o Myanmar che dir si voglia), ho deciso di dare spazio ad un servizio fatto da una delle giornaliste vanguard più attive ed in gamba di current: Laura Ling.
Questa inchiesta (suddivisa in 5 pod) risale all'inizio del 2008, dopo che il Mondo rimase scosso di fronte alla brutale repressione del settembre 2007 messa in atto dalla giunta militare nei confronti dei monaci buddhisti, ma prima del disastro ambientale provocato dal ciclone Nargis nel maggio 2008.
Ciò che più risalta è l'isolamento pressoché totale entro cui è costretta la popolazione birmana chiusa sia dall'ottusità della giunta che la governa sia dalle restrizioni e dalle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti e da parte della comunità internazionale per mettere sottopressione il governo ma che, come spesso accade, hanno finito per punire proprio la popolazione civile.

I pod successivi potrete vederli nei prossimi giorni.
Stay tuned.

giovedì 26 febbraio 2009

L'Italia dei balocchi.

Oggi volevo mostrarvi un video tratto dalla trasmissione televisiva della Rai Un mondo a colori che mi ha segnalato un lettore di Blog Internazionale, Mauro, che ringrazio sentitamente.
Dopo aver analizzato la situazione della Romania all'interno dell'UE nel post Romania - Roma (passando da Bruxelles) (e successivi), questo video affronta in maniera sintetica ma efficace due temi:
  • Il motivo che porta i delinquenti romeni a compiere i loro crimini in Italia
  • L'incapacità e l'inadeguatezza delle misure intraprese dal Ministero dell'Interno per affrontare il problema.



In particolar modo si evince come coloro che hanno deciso di intraprendere la pratica delle espulsioni di cittadini europei non sappiano nemmeno che cosa siano gli Accordi di Schengen. La demagogia trionfa e i soldi stanziati per la nostra sicurezza vengono letteralmente bruciati senza criterio.

mercoledì 25 febbraio 2009

Primo test nucleare per l'Iran.

Impianto nucleare di Bushehr in Iran

L'Iran ha oggi effettuato il suo primo test operativo nella centrale nucleare di Bushehr.
Conclusi i lavori principali, infatti, la centrale da 1000 MW, cominciata nel lontano 1975 con il sostegno dell'impresa tedesca Siemens e poi sospesa nel 1979 dopo la rivoluzione islamica, dovrebbe entrare in funzione a pieno regime entro la fine dell'anno.

L'evento si è svolto in occasione della visita nel Paese di una delegazione di funzionari russi, incluso il Capo dell'Agenzia russa per l'energia nucleare (ROSATOM) Sergei Kiriyenko, e alla presenza di alti dignitari e giornalisti internazionali. Il tutto per ribadire al mondo intero la determinazione del governo iraniano di raggiungere lo status ed entrare a far parte del club nucleare. Il simbolismo del test ha avuto anche lo scopo di ribadire l'intenzione dell'Iran di voler utilizzare tale energia solo per la produzione di elettricità a scopi civili.

La partecipazione russa alla realizzazione del progetto da circa 700 milioni di € è stata, però, alquanto controversa poiché la Russia, in qualità di membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha anche votato a favore dei tre pacchetti di sanzioni comminate all'Iran per la mancata sospensione del processo di arricchimento dell'uranio.

Ora la palla passa alla nuova amministrazione americana: continuerà sulla strada "bushista" della minaccia di sanzioni e, perché no, dell'uso della forza armata o si tenterà una nuova forma di relazione basata sul dialogo e sulla ragione?

martedì 24 febbraio 2009

Cooperazione nucleare tra Francia e Italia.

Italia e Francia hanno firmato il 24 febbraio un accordo che getterà le basi di una più vasta cooperazione in tutti i settori della filiera nucleare: ricerca, produzione, smaltimento delle scorie.
Questa intesa è stata il cuore del summit italo-francese che si terrà a Roma. Il documento ha definito le linee direttrici per lo sviluppo futuro in Italia di reattori di nuova generazione (EPR) sul modello di quelli francesi. E' stato anche fatto esplicito riferimento ad una cooperazione tra le società produttrici e distributrici di energia dei due Paesi: EDF per la Francia e Enel, Finmeccanica, Edison, Ansaldo (ingegneria) e Sogin (sicurezza e smaltimento) per l'Italia.

L'intenzione del governo italiano di riprendere la rotta del nucleare non è una novità. Il Ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, aveva già manifestato questa intenzione in passato e di recente ha addirittura fatto sapere che vi saranno bollette più leggere per i cittadini dei comuni che ospiteranno gli impianti nucleari per far fronte alle eventuali resistenze delle comunità locali.
Nel frattempo sono andato a rivedermi la puntata di Report del 2 novembre 2008 dal titolo L'eredità (di cui vi consiglio la visione) che mostra come dal 1987, anno del referendum abrogativo nei confronti del nucleare civile, il nostro Paese - ed in particolare la Sogin - si sia mostrato inadeguato a gestire lo smaltimento delle scorie radioattive e lo smantellamento delle centrali nucleari. Attualmente noi cittadini italiani abbiamo speso circa 9 miliardi € per risarcire l'Enel del mancato guadagno e per mantenere in sicurezza gli impianti che, dopo 20 anni, sono ancora lì con tutto il loro carico radioattivo.

Purtroppo, come spesso accade, il caso italiano è a sé stante e non può essere adoperato come esempio generale. Quindi la domanda che sorge spontanea è: il nostro Paese sarà in grado di attivare una filiera produttiva all'avanguardia senza sprecare o lasciare incompiute opere per milioni di euro?

Colgo l'occasione per segnalare che il prossimo appuntamento (16 marzo) con la rubrica Ambientiamoci sarà dedicato, nella maniera più imparziale possibile, al nucleare: "pro e contro" dal punto di vista internazionale, tecnico e ambientale. Quali sono i benefici? Quali i rischi?

domenica 22 febbraio 2009

Kyoto in Europa e in Italia


L'Agenzia europea dell'ambiente ha pubblicato un nuovo rapporto (ottobre 2011) sul livello di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra raggiunto finora dall'Ue a 15. Il taglio della CO2, rispetto ai livelli del 1990, si attesta al 10,7% superando così il target di riduzione fissato per l'Europa dal Protocollo di Kyoto (8%). Non tutti i paesi, però, hanno contribuito positivamente: Austria, Italia e Lussemburgo, si legge nel rapporto, "devono compiere maggiori sforzi per garantire il rispetto degli impegni assunti, contribuendo a ridurre sempre più le emissioni'". In particolare, l'Italia ha tagliato le emissioni per una percentuale del 4,8% rispetto ai livelli del 1990, ma entro l'anno prossimo dovrebbe arrivare al 6,5%.

(Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2011)

venerdì 20 febbraio 2009

Empia Alleanza a Roma.

Benedetto XVI e Silvio Berlusconi sono distanti mille miglia l'uno dall'altro. Il primo è un teologo reazionario, l'altro un buffone [e corruttore, ndr] con un debole per le battute volgari che da trent'anni somministra ai telespettatori italiani una dose quotidiana di ragazze seminude e fa il galletto perfino ai vertici internazionali. Non hanno niente in comune, a parte la convinzione di essere al di sopra della legge.
I tribunali hanno stabilito che, dopo 17 anni di stato vegetativo, Eluana Englaro poteva morire. Berlusconi e Ratzinger, però, non considerano vincolanti le decisioni dei giudici. All'offensivo proclama della chiesa secondo cui "la vita conta più della legge" ha fatto eco l'offensiva approvazione di Berlusconi, che ha giurato sulla Costituzione ma si è detto "stupito" quando il Presidente Giorgio Napolitano ha deciso di non firmare il decreto contro la morte assistita varato d'urgenza dal governo. Berlusconi ha dimostrato ancora una volta che ai suoi occhi le regole esistono per essere adattate. Ha sempre trovato qualche articolo di legge da ritagliarsi su misura, e ora sta facendo lo stesso con il Vaticano.
La chiesa sarà felice di aver trovato nel governo italiano un docile strumento che ha elevato la "legge di natura" vaticana - cioè la condanna di qualunque forma di morte assistita - a suo unico metro di giudizio.
Ratzinger e Berlusconi fanno sfoggio di tutto il loro potere. Uno si atteggia a energico pastore, l'altro si comporta da spietato esecutore che vara una legge in tre giorni. Questa storia non ha niente a che vedere con il dibattito sulla morte assistita, ma con le pretese di sovranità assoluta della chiesa e con uno Stato che si trasforma nel suo tirapiedi. Quest'alleanza non potrebbe essere meno santa di così.

Michael Braun, Unheilige Allianz in Rom, Die Tageszeitung.
Traduzione di fp, Internazionale n. 782 del 13/19 febbraio 2009
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mercoledì 18 febbraio 2009

Miracolo ad Harare!

Miracolo...
Morgan Tsvangirai, leader del Movimento per il cambiamento democratico (MDC), ha giurato l'11 febbraio ed è diventato Primo Ministro di un governo di unità nazionale dopo diversi mesi, morti e crisi dalle elezioni.

...a metà
Ma il governo è già in crisi per l'arresto di uno degli esponenti più importanti dell'MDC, Roy Bennett, designato da Tsvangirai come Viceministro dell'agricoltura.

martedì 17 febbraio 2009

Il Venezuela ha cambiato idea.

Alla fine ce l'ha fatta. Dopo aver incassato la sconfitta al referendum del dicembre del 2007, il Presidente del Venezuela Hugo Chávez è riuscito a portare a casa la tanto desiderata modifica alla Costituzione che gli permetterà di ricandidarsi senza limiti. Questa volta il 54% degli elettori ha detto sì alla riforma che ha abrogato gli articoli della Costituzione che limitavano a due il numero massimo di mandati. Il fronte del no, nonostante abbia rilevato alcune irregolarità e abbia denunciato una sproporzione di forze in campo notevole, ha ammesso la sconfitta e ha dato appuntamento alle presidenziali del 2012.

Ci sarà una deriva autoritaria? Non è facile dirlo, senz'altro il fatto che il Venezuela sia una Repubblica presidenziale non è una cosa positiva.
Tendenzialmente il modello presidenziale limita il numero massimo di mandati che una stessa persona può ricoprire in qualità di Presidente (in primis gli USA) poiché il potere esecutivo che si concentra nella sua figura è sia quello di capo dello Stato sia di capo del governo e non può essere sfiduciato dal Parlmento perché eletto direttamente dai cittadini. Al contrario, in una Repubblica parlamentare, le due figure sono distinte e il governo, Primo Ministro incluso, che detiene il potere esecutivo, ha poteri limitati dal voto di fiducia del Parlamento, unico organo eletto direttamente dai cittadini. Per questo motivo, generalmente, gli Stati con questo tipo di sistema politico non pongono limiti di rielezione (in primis l'Italia).
Solo il tempo ci dirà se le intenzioni di Chávez sono positive o meno. Per ora non ci resta che osservare le sue azioni e capire che effetto avranno sulle elezioni del 2012: se manterranno invariate le libertà dei cittadini, allora questa riforma non produrrà effetti negativi perché Hugo Chávez potrà essere tranquillamente sconfitto, se verrà usata come trampolino di lancio per imporre una vittoria allora, al contrario, nessuno potrà porvi rimedio.

La continuazione dell'autorità in uno stesso individuo in maniera frequente è stata la fine dei governi democratici. Le ripetute elezioni sono essenziali nei sistemi popolari, perché non c'è niente di più pericoloso come lasciar permanere per lungo tempo il potere nello stesso cittadino. Il popolo si abitua ad obbedirgli e lui si abitua a comandarlo; da dove si origina l'usurpazione e la tirannia

Simón Bolívar
Nella foto: Chávez in primo piano, Bolívar nel ritratto sullo sfondo.

lunedì 16 febbraio 2009

Ambientiamoci – Tutti possiamo controllare i cambiamenti climatici.

Ci siamo, il 16 febbraio è arrivato e con lui anche questa nuova rubrica che in poco tempo ha già raccolto l’adesione di diversi sostenitori. Infatti, se prossimamente vi ritroverete nuovamente di fronte a queste parole navigando per la blogosfera, non allarmatevi! Il senso di questa rubrica dal titolo “Ambientiamoci” è proprio quello di unire bloggers e semplici cittadini accomunati dalla sensibilità verso il rispetto dell’ambiente che ci circonda.


Perché il 16 febbraio? Perché esattamente 4 anni fa entrò in vigore l’ormai famoso Protocollo di Kyoto. Brevemente: esso prevede, entro il periodo di adempimento 2008-2012, una riduzione non inferiore al 5,2%, tramite obbligo in capo agli Stati aderenti, delle emissioni di elementi inquinanti (i famosi “gas serra”) rispetto ai valori registrati nel 1990. L’Unione europea si è fissata una riduzione non inferiore all’8%. Per ulteriori informazioni riguardanti il suo contenuto, consultare, di seguito, il testo dell’accordo in italiano. Lo scopo di questo articolo, invece, è quello di cominciare a fare un bilancio e tirare delle conclusioni, specialmente dal punto di vista delvecchio continente”.
Numerose iniziative sono già state attuate sia a livello europeo sia a livello nazionale. Per rispettare gli obiettivi del Protocollo, nel marzo 2000 la Commissione europea ha lanciato il “Programma europeo sul cambiamento climatico” (PECC). Come si può leggere sul sito dell’UE www.climatechange.eu.com, «nel quadro del programma, i funzionari della Commissione lavorano insieme ai rappresentanti dell'industria, alle organizzazioni ambientali e ad altre parti interessate per identificare le misure più efficaci ed economicamente vantaggiose per la riduzione delle emissioni. Da allora sono già state adottate oltre 30 di queste misure». La più famosa è il “programma di scambio delle quote di emissione” lanciato il 1° gennaio 2005. I governi europei hanno assegnato quote annue di emissione di CO2 a circa 10.500 impianti e stabilimenti ad elevato consumo, responsabili di circa la metà delle emissioni di CO2 in Europa. Gli stabilimenti che ne emettono meno possono vendere le loro quote in eccedenza ad altri impianti meno efficienti. Il sistema dovrebbe spingere ad una riduzione delle emissioni poiché le società che eccedono i loro limiti di emissione senza coprirli con quote acquistate da altre società sono soggette a penali salate. Inoltre, «altre misure del PECC sono volte a ridurre i consumi delle automobili e ad aumentare il rendimento energetico degli edifici (un buon isolamento può ridurre i costi di riscaldamento fino al 90%), ad aumentare l'impiego di fonti di energia rinnovabili quali il vento, il sole, le maree, la biomassa, l’energia geotermica e a ridurre le emissioni di metano dalle discariche».
Infine, l’UE, sganciandosi dal resto del Mondo, ha deciso di sottoscrivere un nuovo accordo (il cosiddetto “pacchetto 20-20-20”) che supera di gran lunga gli obiettivi previsti da Kyoto: «l’impegno preso consiste nella riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra del 20% (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2020. Per conseguire l’obiettivo del 20%, le iniziative esistenti, quali il programma di scambio delle quote di emissione, verranno integrate da nuove misure volte, in particolare, a incrementare l’efficienza energetica del 20% entro il 2020, a portare la quota di fonti rinnovabili al 20% entro il 2020 e a dotare le nuove centrali energetiche della tecnologia di cattura e stoccaggio di anidride carbonica».

Quali sono i risultati di questi impegni? Secondo il sito delle Elezioni europee 2009, l’ultimo rilevamento dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) del 2007, le emissioni reali sono diminuite dello 0,8% (35,2 milioni di tonnellate di equivalente CO2) in un anno, ossia del 2% rispetto all’anno di riferimento, il 1990. Tale dato va tuttavia ridimensionato, dal momento che l’emissione dei gas a effetto serra rimane superiore dell’1,4% all’anno 2000. Si tratta inoltre di un risultato inferiore all’ipotesi iniziale, in quanto rappresenta solo un quarto dell’obiettivo stabilito». Ovviamente questa media vede delle “punte di diamante” e dei “pessimi allievi”: tra i primi troviamo la Finlandia (-14,6 %), i Paesi Bassi (-2,9 %) e la Germania (-2,3 %), tra i secondi l’Italia (che dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 6,5% e dal 1° gennaio 2008 sta accumulando un debito di 4,1 milioni di €/giorno per lo sforamento delle emissioni di CO2 rispetto all'obiettivo previsto dal Protocollo – ad oggi siamo a quota 1 miliardo e 700 milioni di € circa), la Danimarca e la Spagna che invece di ridurre, hanno aumentato le loro emissioni a causa dell’aumento di produzione delle centrali termiche a combustibile fossile. Qui la tabella con gli obiettivi dei singoli Stati.
Ma di non solo Stati vive l’Unione. Anche le multinazionali energetiche operanti nel settore elettrico e delle fonti fossili stanno facendo la loro parte. Nonostante le resistenze del settore dell'energia tradizionale (si prenda ad esempio negativo la EXXON), una vera e propria rivoluzione sta coinvolgendo l’Europa: nel periodo 2000-2008, le variazioni nette della potenza elettrica installata in Europa vedono al primo posto il gas (68%) seguito dall’eolico (45%) e dal fotovoltaico (7%). Le centrali nucleari, a carbone e ad olio combustibile hanno invece registrato un saldo negativo.

Dobbiamo essere ottimisti? Sempre secondo l’AEA, le previsioni di riduzione per il 2010 sono di gran lunga migliori di quelle dell’anno precedente e sono in linea con le proiezioni attuali: “l’UE (a 15) supererà gli obiettivi del Protocollo di Kyoto”. Va detto che 12 dei 15 Stati membri prevedono di raggiungere i loro obiettivi iniziali solo grazie all’accostamento di misure nazionali a meccanismi europei. Ecco la nota dolente: soltanto l’attuazione di misure aggiuntive consentiranno di raggiungere quest’ambizioso obiettivo, altrimenti la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra non potrà superare il 4%. Ma i governi saranno disposti ad imporre sacrifici a cittadini ed imprese, oltre che a sé stessi, in un periodo di forte crisi come quello che stiamo attraversando?
Ed è qui che entriamo in gioco Noi; sempre secondo il sito della Commissione europea, «se tutti modificassimo lievemente i nostri comportamenti quotidiani, potremmo ottenere significative riduzioni delle emissioni di gas ad effetto serra riducendone l'impatto sul sistema climatico del pianeta. In molti casi queste modifiche ci farebbero anche risparmiare» economicamente. Qui potete trovare un’interessante elenco di piccoli gesti per controllare le proprie emissioni.

E il resto del Mondo? Gli obiettivi sono ben lontani dall’essere raggiunti ma si spera nell’apertura di un Green Deal da parte dell’America di Barack Hussein Obama e si aspettano le “temibili” (quanto auspicabili) reazioni concorrenziali dei Paesi asiatici, Cina e India in testa.






Di seguito coloro che hanno ospitato quest'articolo:
Blog a 2 Piazze, Gruppo Bonobo, Futuribilepassato

sabato 14 febbraio 2009

Risparmiati 500 MW, come 8 milioni di lampadine.

M'illumino di meno 2009, ecco com'è andata dal blog dell'iniziativa:
Contando solo l’Italia, Terna alle 18 ha registrato un taglio di 500 MW, pari ad un consumo di 8 milioni di lampadine, mentre l’anno scorso la riduzione era stata di 400 MW. A girare l’interruttore per alcuni minuti sono stati monumenti, piazze, palazzi: Colosseo, Pantheon, Fontana di Trevi, le facciate del Quirinale, del Senato e della Camera, del ministero dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, della Giustizia e dellaFarnesina, oltre a basilica di Superga e Mole Antonelliana a Torino, piazza San Marco a Venezia, Palazzo Vecchio a Firenze, il Maschio Angioino a Napoli, piazza Maggiore a Bologna, il Duomo e piazza della Scala a Milano, il castello del Buonconsiglio a Trento.Per la prima volta si e’ spenta la cupola di San Pietro, insieme alla Basilica di Assisi e a quella di Loreto. Oltre a tutte le ambasciate italiane all’estero, il black out volontario ha interessato anche le sedi del parlamento europeo a Bruxelles e a Strasburgo, Westminster a Londra, e le sedi del Parlamento in Grecia, Bulgaria, Slovenia e Lituania. Dalla Costa azzurra con Mougins (paese sopra Cannes) e le piazze delle cittadine della Provenza in Francia, fino alle strade di Sidone in Libano, il tam tam energetico e’ arrivato in Grecia, Spagna, Germania, Romania, Lettonia, ma anche a Malta e Cipro.

Qui sotto il grafico della giornata di ieri preso dal sito della Terna S.p.A.
Come si può notare, dall'inizio dell'evento (ore 18) la curva di previsione e la curva del consuntivo si disgiungono per poi riunirsi solo oltre le ore 19.

venerdì 13 febbraio 2009

Make love, not CO2!

Nel ricordavi l'imminente apputamento con "M'illumino di meno", vi lascio una pubblicità progresso "made in UE" per sensibilizzarci, in qualità di cittadini europei, al risparmio energetico ogni giorno, per ogni piccolo gesto.
Appuntamento, dunque, oggi (13 febbraio) dalle ore 18: spegnete le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili. La trasmissione Caterpillar sarà in onda su Radio2 dalle ore 17.

mercoledì 11 febbraio 2009

M'illumino di meno 2009.

Per il quinto anno consecutivo Caterpillar, il noto programma di Radio2 in onda tutti i giorni dalle 18 alle 19.30, lancia per il 13 febbraio 2009 "M'illumino di meno", una grande giornata di mobilitazione internazionale in nome del risparmio energetico
(Cliccate qui per informazioni sull'esito della giornata in termini di risparmio energetico).

Dopo il successo delle passate edizioni, i conduttori Cirri e Solibello chiederanno nuovamente ai loro ascoltatori di dimostrare che esiste un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio. L'invito rivolto a tutti è quello di spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili il 13 febbraio 2008 dalle ore 18.

Nelle precedenti edizioni "M'illumino di meno" ha contagiato milioni di persone impegnate in un'allegra e coinvolgente gara etica di buone pratiche ambientali. Semplici cittadini, scuole, aziende, musei, gruppi multinazionali, società sportive, istituzioni, associazioni di volontariato, università, commercianti e artigiani hanno aderito, ciascuno a proprio modo, alla Giornata del Risparmio. Lo scorso anno il “silenzio energetico” coinvolse simbolicamente le piazze principali in Italia e in Europa: a Roma il Colosseo, il Pantheon, la Fontana di Trevi, il Palazzo del Quirinale, Montecitorio e Palazzo Madama, a Verona l'Arena, a Torino la Basilica di Superga, a Venezia Piazza San Marco, a Firenze Palazzo Vecchio, a Napoli il Maschio Angioino, a Bologna Piazza Maggiore, a Milano il Duomo e Piazza della Scala ma anche Parigi, Londra, Vienna, Atene, Barcellona, Dublino, Edimburgo, Palma de Mallorca, Lubiana si sono “illuminate di meno”, come altre decine di città in Germania, in Spagna, in Inghilterra, in Romania.

Molte città italiane si sono mobilitate per coinvolgere i comuni gemellati all'estero: un passaparola virtuoso che, anche tramite il coinvolgimento delle ambasciate, ha consentito di spegnere luci davvero in ogni parte del mondo. Dopo il successo europeo dell'edizione 2008, per il 2009 vorremmo dar spazio non solo alle istituzioni ma soprattutto ai cittadini d'Europa, invitando tutti, insegnanti, sportivi, professionisti, associazioni, a creare gemellaggi inediti tra categorie o tra singoli individui diffondendo la campagna di sensibilizzazione oltre confine.

La campagna di M'illumino di meno 2009 inizierà il 7 gennaio e si protrarrà fino al 13 febbraio, dando voce al racconto delle idee più interessanti e innovative, in Italia e all'estero, per razionalizzare i consumi d'energia e di risorse, dai piccoli gesti quotidiani agli accorgimenti tecnici che ognuno può declinare a proprio modo per tagliare gli sprechi. Sul sito internet del programma www.caterueb.rai.it, sarà possibile segnalare la propria adesione alla campagna, precisando quali iniziative concrete si metteranno in atto nel corso della giornata, in modo che le idee più interessanti e innovative servano da esempio e possano essere riprodotte.

La redazione di Caterpillar

caterpillar@rai.it - www.caterueb.rai.it
Per aderire all'iniziativa: Evento Facebook creato dal Gruppo Blog Internazionale.

martedì 10 febbraio 2009

Il Mondo oltre Udine.

In questi giorni, mentre agli italiani sembrava che il Mondo fosse racchiuso tutto in quel di Udine, oltreconfine sono successe diverse cose più o meno importanti.
Per chi fosse rimasto indietro, eccone alcune:

Si sono conclusi i dieci giorni di festeggiamenti per il trentesimo anniversario della rivoluzione islamica (1979) in Iran. Nel discorso conclusivo pronunciato davanti a migliaia di cittadini, il Presidente Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato la sua disponibilità ad un confronto con gli Stati Uniti d'America ma solo in una situazione di rispetto reciproco. Nel frattempo l'ex Presidente Mohammed Khatami (in carica dal 1997 al 2005) ha annunciato la sua ricandidatura alle elezioni presidenziali del 12 giugno: "Se la partecipazione sarà alta, possiamo facilmente vincere". Ovviamente anche Ahmadinejad si ricandiderà per un secondo mandato. La legislazione iraniana prevede al massimo 2 mandati presidenziali consecutivi.

In Israele si sono aperti i seggi per le elezioni legislative questa mattina alle 7. Gli ultimi sondaggi davano in testa il partito di destra Likud guidato dalla vecchia conoscenza Benyamin Netanyahu mentre il partito di centro Kadima, attualmente maggioranza e al governo, guidato da Tzipi Livni sembra in difficoltà. La differenza però, la faranno gli indecisi che si attestano intorno al 20%.

In Madagascar non si fermano le violenze nate da uno scontro politico fra il 34enne Sindaco di Antananarivo, Andry Rajoelina, e il Presidente Marc Ravalomanana su questioni inerenti la cessione di terreni - finalizzata allo sfruttamento delle risorse naturali - da parte del governo a imprese straniere. Ieri il Ministro della Difesa si è dimesso in seguito alle violenze della polizia. Questa, infatti, ha sparato sui manifestanti che sabato scorso erano scesi in piazza per protestare contro il Presidente: "Non voglio restare in un governo che permette di sparare ai civili" ha dichiarato l'ormai ex Ministro Cecile Manorohanta. La sparatoria ha provocato 28 morti e 83 feriti. Dal 26 gennaio, giorno in cui tutto è cominciato, sono già morte 96 persone.

Domani, Morgan Tsvangirai dovrebbe giurare in qualità di Primo Ministro dello Zimbabwe dopo l'ennesimo tentativo di conciliazione con Robert Mugabe. Questo però è già venuto meno all'accordo che prevedeva, tra le condizioni, la liberazione di decine di attivisti incarcerati e torturati, tra cui Jestina Mukoko, direttrice dello Zimbabwe peace project, ancora in carcere.
Sarà l'ennesimo tentativo di mediazione fallito?

Insomma, anche in questi giorni, il Mondo non si è fermato a Udine.
Apriamo gli occhi per resistere al lavaggio del cervello mediatico, ma soprattutto... politico.

domenica 8 febbraio 2009

Nasce una nuova rubrica: Ambientiamoci!


In occasione del quarto anniversario dall'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto (16 febbraio 2005), nascerà una nuova rubrica dal titolo "Ambientiamoci".
Essa rappresenta il tentativo di unire chiunque voglia partecipare concretamente alla salvaguardia del nostro Pianeta.
Da ora ognuno di voi potrà contribuire ad aumentare la coscienza di ogni individuo verso l'ambiente in qualsivoglia forma. Si potrà scrivere direttamente articoli, segnalare o proporre iniziative, diffondere la rubrica ospitandola sul proprio blog o sito oppure semplicemente leggere la rubrica e commentarla! Ogni forma di sostegno è importante, ogni piccolo gesto indispensabile.

Per partecipare e tenersi informati è stata anche creata una mailing list al seguente indirizzo: ambientiamoci@bloginternazionale.com. Per iscriversi basterà mandarmi (vedi sotto) una mail segnalando il vostro indirizzo.
Da quel momento potrete partecipare attivamente (mandare articoli, riceverli in anticipo per la pubblicazione, etc...) e mantenervi aggiornati sulle novità e sulle prossime iniziative della rubrica e come aderirvi.
Nessuna condizione è posta a chiunque voglia aderire se non quella di usare una forma (titolo, articolo) comune alla quale potranno essere tranquillamente aggiunte introduzioni esplicative o altro. Non vi è "l'obbligo" di apporre link o banner (ma nemmeno il divieto), la rubrica funzionerà come un progetto libero che avrà lo scopo di amplificare ogni notizia che abbia come tematica di fondo la tutela dell'ambiente.

Per iscrivervi alla mailing list o per ulteriori informazioni non esitate a scrivermi: tommids@bloginternazionale.com

Primo appuntamento: lunedì 16 febbraio 2009, Tutti possiamo controllare i cambiamenti climatici
Secondo appuntamento: lunedì 16 marzo, Verità e bugie sul nucleare + data speciale lunedì 23 marzo, The New World

Terzo appuntamento: giovedì 16 aprile, Può un semplice ombrello salvare il Pianeta?

Quarto appuntamento: sabato 16 maggio, In Puglia economia all'idrogeno?

Quinto appuntamento: sabato 16 luglio, Gli 8 eroi e la lotta ai cambiamenti climatici

Sesto appuntamento: mercoledì 16 settembre, Il fenomeno dell'eco-migrazione

Di seguito coloro che hanno aderito: Alice Bertola, Daniele Verzetti, Giorgio Restori, Michelangelo Ciani, pabi71, Versione Beta, Diego Garcia Blog, Antonio Candeliere, MemoRandom, La forza del blogging, violad'acqua, Gruppo Bonobo, futuribilepassato, Blog a 2 Piazze

mercoledì 4 febbraio 2009

La guerra civile in Sri Lanka.

Tra tutte le crisi, le guerre ed i problemi che le popolazioni di mezzo Mondo stanno subendo, nessuno si preoccupa dello Sri Lanka.
Lo Sri Lanka è quell'isola dell'Oceano Indiano che un tempo si chiamava Ceylon e che da anni è insanguinata da un'orrenda quanto oscura guerra civile. Ovviamente, come per la gran parte dei conflitti dimenticati in Africa o in altre zone remote della Terra, anche la questione dello Sri Lanka appare incomprensibile e irrilevante rispetto alle sue conseguenze sullo stile di vita occidentale.

Lo Sri Lanka conquistò l'indipendenza nel 1948 e, fino all'odierna crisi, la sua storia non conobbe neanche un colpo di Stato militare, diventando, così, una delle principali democrazie asiatiche. Ed è proprio per questo che la partita che si sta giocando sull'isola riassume, nel suo piccolo, i grandi problemi del Mondo contemporaneo.
Lo Sri Lanka è sconvolto da un odioso conflitto etnico che vede di fronte la minoranza tamil (che rappresenta il 15% della popolazione a lungo discriminata) e la maggioranza cingalese (che rappresenta il restante 75%). Le origini del conflitto sono riconduicibili al tentativo dell'etnia tamil di strappare il potere al governo centrale finalizzato alla creazione di uno Stato indipendente nella regione Nord-orientale.
Dal 1972, il conflitto ha causato oltre 70 000 morti e provocato diverse difficoltà anche nella vicina India dove vivono circa 60 milioni di tamil. In queste ultime settimane, però, l'inserruzione tamil sta subendo un declino che pare inarrestabile: l'esercito regolare ha sottratto alle Tigri di Liberazione dell'Eelam tamil (LTTE) la maggior parte delle sue roccaforti nel Nord dell'isola (nell'ultima offensiva sarebbero morti circa un centinaio di civili, 300 i feriti). Il culto della violenza e l'oltranzismo sembrano pesare sulle Tigri tamil ma non sarà ingnorando le loro aspirazioni che lo Sri Lanka ritroverà la pace: alla vittoria militare, il governo di Colombo dovrebbe far seguire un accordo politico. Ed ecco la necessità di un sostegno da parte della comunità internazionale, la necessità di aiutare il governo, oltre la popolazione (secondo la Croce Rossa, infatti, la crisi umanitaria coinvolgerebbe 250 000 persone), a conciliare pluralismo etnico e democrazia evitando un ennesimo insuccesso politico in un Mondo fin già troppo funestato da rigurgiti nazionalisti.