sabato 28 marzo 2009

Per un'indagine internazionale sui crimini israeliani a Gaza.

Dopo le prove dei crimini di guerra commessi da Israele nei 23 giorni di operazione militare “Piombo fuso” risultate dalle indagini di Amnesty International, Human Rights Watch e Physicians for Human Rights, dopo le testimonianze dei soldati israeliani riportate sul giornale israeliano Ha’aretz, dopo il documentario girato dal quotidiano britannico The Guardian, ho deciso di creare una petizione seguendo la richiesta avanzata dal Guardian di aprire un'indagine internazionale. Di seguito i 5 motivi riportati dal quotidiano in un editoriale:

1) La possibilità che il conflitto riprenda in ogni momento, in particolare con un Primo Ministro come Netanyahu;
2) I crimini commessi non risultano essere incidenti isolati ma vere e proprie modifiche apportate alle regole d’ingaggio delle forze armate israeliane;
3) Creare una pressione sul governo israeliano da parte dell’opinione pubblica internazionale;
4) Evitare che Israele rimanga impunito per evitare conseguenze analoghe in altri conflitti internazionali;
5) Evitare che l’inazione porti ad una terza intifada.

Cliccate qui per firmare: Per un'indagine internazionale sui crimini israeliani a Gaza
Spero vogliate aiutarmi a diffondere questa singolare quanto simbolicamente necessaria iniziativa.

Sign for Per un'indagine internazionale sui crimini israeliani a Gaza

mercoledì 25 marzo 2009

Le prove dei crimini di guerra israeliani.

Il 6 gennaio 2009 scrissi un post in cui denunciavo gli illeciti internazionali commessi da Israele durante l'offensiva nella Striscia di Gaza "Piombo fuso". Durante i 23 giorni di conflitto morirono più di 1400 persone tra cui oltre 300 bambini.
Bene, dopo due mesi di silenzio oggi ho ricevuto notizia dell'inchiesta condotta dal quotidiano britannico Guardian in cui vengono denunciati in maniera dettagliata, tramite prove e testimonianze, i crimini di guerra commessi dalle truppe israeliane durante l'occupazione. Oltre all'utilizzo sproporzionato della forza, vengono denunciati l'utilizzo di bambini come scudi umani, il bombardamento consapevole di ospedali e l'apertura del fuoco verso civili.

In particolare volevo sottolineare le parole espresse nell'articolo di presentazione dell'inchiesta da Donatella Rovera di Amnesty International che ha trascorso due settimane a Gaza alla ricerca di indizi: without a proper investigation there is no deterrent. The message remains the same: 'It's OK to do these things, there won't be any real consequences' ovvero senza un'indagine adeguata non c'è deterrente. Il messaggio rimane sempre lo stesso: 'E' giusto fare certe cose, non ci sarà nessuna vera conseguenza'.

Qui potete trovare i tre video-documentari

martedì 24 marzo 2009

WWF - 28 marzo 2009, l'ora della Terra.



Presentazione tratta dal sito italiano dell'Earth Hour

Il 31 marzo 2007 Sidney si spegne per un’ora, coinvolgendo 2,2 milioni di cittadini, uniti nel semplice gesto del click dell’interruttore. Nel 2008 il gesto fa il giro del mondo e a rimanere al buio sono 370 città con 50 milioni di click che fanno di Earth Hour un movimento globale per la sostenibilità. Simbolicamente si spengono il Golden Gate Bridge di San Francisco, il Colosseo a Roma, Times Square a New York, il teatro dell’opera a Sidney e centinaia di altre icone. Si organizzano cene a lume di candela, cortei di fiaccole alle Fiji. Va al ‘buio’ la pagina di Google, si abbassano le luci negli studi televisivi dei tg in Australia. La Rete registra con video e foto da tutto il mondo un fenomeno planetario, sostengono l’evento il premio Oscar Cate Blanchett e l’oro olimpico Cathy Freeman.

Quest’anno il WWF con Earth Hour mira ancora più alto e l’obiettivo è mille città e un miliardo di persone da coinvolgere il 28 marzo dalle 20:30 alle 21:30. Ad oggi, oltre 64 paesi in tutto il mondo hanno aderitoe il numero cresce ogni giorno di più, come il numero delle persone che con una semplice azione intendono dire ai leader del Pianeta che è giunto il momento di agire contro i cambiamenti climatici.

In Italia, il WWF si è posto un grande obiettivo. Fare di più dello scorso anno, dare un segnale ancora più forte: perché quest’anno il nostro Paese ospita il G8 e il clima sarà un tema costante nell’agenda internazionale, fino alla Conferenza di Copenaghen prevista per dicembre

Dopo M'illumino di meno, ecco un'altra iniziativa da cogliere al volo. Parafrasando uno slogan famoso mi vien da chiedere "allora, la spegniamo?"

lunedì 23 marzo 2009

Fotogrammi colorati.

22 marzo 2009: quarta marcia della pace Bevera-Lecco. Ecco com'è andata...

Ambientiamoci – The New World.

Dopo aver analizzato in maniera concreta la questione dell'energia nucleare, in questa data speciale della rubrica, viene dato ampio spazio alle emozioni e sensazioni personali del famoso blogger Daniele Verzetti. In quanto tali, le opinioni espresse non vogliono avere valore scientifico e dunque non riflettono quelle del blog.
Buona lettura.


Essendo il sottoscritto un Mac-user, perdonerete voi utenti di Windows questo ironico paragone che sto per fare a seguito della notizia di cui sto per parlarvi.

Quando ho letto che The Indipendent afferma che le nuove centrali nucleari o, se volete dirla diversamente, le centrali nucleari di ultima generazione, sarebbero più potenzialmente dannose di quelle attuali, mi sono detto: "Toh, proprio come Windows! Esce un nuovo sistema operativo e tutti si tengono ben stretto quello precedente che, per loro stessa ammissione, è di solito meglio di quello nuovo!"

E la cosa in sé è davvero curiosa: se realizzi un prodotto nuovo, si pensa debba essere migliore (leggasi quindi nel nostro caso più sicuro e maggiormente produttivo) di quelli precedenti.

Invece dall’articolo sembrerebbe che "il rischio di incidenti con queste nuove tecnologie è sì più basso, ma, nel caso avvenga una fuoriuscita di radiazioni, questa sarebbe più consistente e pericolosa che non in passato. Tra i documenti esaminati, ce n'è uno secondo cui le perdite umane stimate potrebbero essere doppie".

Si tratta di un rapporto dell'azienda francese Edf ossia quella che ha stipulato di recente l'accordo con Enel.

So che esistono persone che ritengono questo rapporto e l'articolo in questione non precisi. Resta il fatto che i rischi esistono e nel dubbio credo sia sempre meglio preservare la nostra "salute" senza rischiare di scoprire invece che erano esatti.

Quindi riassumendo viene calpestato un referendum che, comunque lo si voglia considerare, aveva de facto impedito l'utilizzo dell'energia nucleare; non si considerano le energie alternative né si investe su di esse; non si richiede al limite con nuovo referendum di far abrogare questo "divieto" esistente dai cittadini ed, infine, non si degnano neanche di avvertirci e/o informarci di come queste centrali, che poi troveranno tra l'altro forse realizzazione tra moltissimi anni, già adesso destano molte perplessità sulla loro efficacia in materia di sicurezza.

In sostanza, si potrebbe anche temere che si stiano gettando le basi per un "Nuovo Mondo"...


The New World

E' come essere in una fiera
Gli imbonitori all'angolo ti convincono che l'ultima loro diavoleria
L'ultimo loro intruglio
Sono sublimi.

Il Nuovo avanza
Come dentro un marcio manifesto futurista
Maleodorante e tagliente
Come latta arrugginita.

Scorie dilagano
E fumi assassini
Si spargono nell'aria.

"Sono sicure, tranquilli, ve lo garantiamo"!

Tre teste piangono
Da un unico occhio.

Feti "nati"
Con l'asbesto nel cuore
Ed il Radon nei polmoni

Feti morti
Con una smorfia
A dipingere nel cielo il loro sarcastico sorriso
Per illuminare la loro anima.

Siamo rimasti in pochi,
Di "normali" nessuno.

E nell'oscurità di nubi radioattive
E di soli morenti
Attendiamo solo di spegnerci
Per non inquinare più.

DANIELE VERZETTI, ROCKPOETA - L'Agorà






Di seguito coloro che hanno ospitato questo articolo: Blog a 2 Piazze, futuribilepassato, violad'acqua

sabato 21 marzo 2009

Arrestate due giornaliste di Current TV.

Euna Lee e Laura Ling

Laura Ling e Euna Lee, tra le più famose giornaliste Vanguard di Current US, sono state arrestate lo scorso 17 marzo 2009 in Corea del Nord mentre stavano girando un reportage presso il confine Cina-Corea del Nord.
Secondo le autorità nordcoreane le due giornaliste avrebbero "sconfinato" lungo il fiume Tumen che marca la frontiera tra i due Paesi asiatici. Altre fonti, invece, negano che il confine sia mai stato oltrepassato. Insieme alle due donne sembra sia stata trattenuta anche la guida cinese che le accompagnava.

Di seguito la notizia di Reporters sans frontières e del Corriere della Sera.

Metti il Vaticano in Africa.

Durante la prima tappa del suo viaggio in Africa, a Yaounde in Camerun, Benedetto XVI ha attaccato l'uso del preservativo definendolo pericoloso nella lotta all'aids.
Secondo il pontefice, l'astinenza resta l'arma migliore. L'Angola, prossima tappa del viaggio di Ratzinger, è uno dei pochi paesi in cui l'aids, grazie alla costante promozione dell'uso del profilattico, non è diventato un problema di massa. "L'ultima cosa di cui gli africani hanno bisogno è che la religione gli chieda di non fare uno dei pochi gesti in grado di salvargli la vita", commenta Ela
Soyemi del Guardian (The wrong message on condoms).

(dalla newsletter di Internazionale: Prima Pagina del 18/3)


Sembra una barzelletta del tipo Qual è il colmo per un Papa che va in Africa? Ma purtroppo è la cruda realtà. Più passa il tempo più mi convinco che il Vaticano abbia subito la sorte inversa dell'America: Giovanni Paolo II stava a Barack Obama come Benedetto XVI sta a George W. Bush.

mercoledì 18 marzo 2009

Vado filatura (ovvero "I go spinning").

Direttamente da Passengers, l'inno del secondo raduno di biciclette - che si terrà il 20 marzo presso il Parco Sempione di Milano dalle 18 alle 20 - e di chi ama le due ruote (la raffinata traduzione è di Google Translate).
Buon ascolto!

lunedì 16 marzo 2009

Ambientiamoci - Verità e bugie sul nucleare.

Come espresso anche dal suo autore, questo articolo tenta di analizzare la questione dell'energia nucleare in maniera obiettiva (costi+ tutela dell'ambiente+tecnologie disponibili). Le opinioni che comunque dovessero emergere non riflettono quelle del blog. Nonostane questo mi è parso opportuno dare spazio ad una visione diversa ma che si dichiara comunque in lotta contro i cambiamenti climatici.
Vi ricordo che fino al 30 marzo sarà possibile votare al sondaggio che trovate nella colonna di destra.
Buona lettura.


"Verità e bugie sul nucleare" di Giorgio Restori - dottore in Scienze ingegneristiche e laureando in Ingegneria energetica presso il Politecnico di Milano.

1) Perché l'energia nucleare prodotta sulla Terra è oggetto di una rivalutazione?

Si può meglio comprendere la potenzialità dell’energia nucleare se si va ad analizzare la situazione energetico-ambientale in cui ci troviamo. Oggi gran parte dell’industria energetica si basa sugli idrocarburi: carbone, petrolio e gas naturale. Due sono gli aspetti che interessano maggiormente questo fatto e per la precisione si tratta del costo in continua ascesa di questi combustibili, e della quantità di gas clima-alteranti prodotti dalla loro combustione. Mentre la tecnologia ha permesso di abbattere quasi totalmente tutti gli inquinanti pericolosi per la salute dell’uomo (CO, SO2, NOx, particolato), l’anidride carbonica è il prodotto della combustione, e non è eliminabile. Il mondo occidentale (ad eccezione degli USA) si è imposto tramite la sottoscrizione del protocollo di Kyoto di ridurre le emissioni di CO2 per preservare il clima del pianeta. Questo implica molte scelte strategiche nell’industria energetica, che è la maggiore produttrice di questo gas. Non c’è un’unica soluzione, ma diverse strategie l’una complementare all’altra: il potenziamento delle rinnovabili, il risparmio energetico e il potenziamento del nucleare.

2) Perché non è possibile basarci solo sulle fonti rinnovabili?

Perché queste ultime sono troppo costose e non offrono garanzia di stabilità di produzione. Mi spiego meglio. Dando per assodato che l’idroelettrico è quasi interamente sfruttato nel mondo occidentale, e che il solare ha ancora oggi costi inaccettabili (costa 8-10 volte l’energia da fonti convenzionali), l’energia eolica sembra la risorsa più promettente. L’Europa sta attualmente incrementando ogni anno la potenza eolica installata. Ma si pone un limite: a causa dell’aleatorietà dei fattori ambientali, occorre che ci sia una riserva rotante in grado di sopperire all’eventuale caduta del vento e quindi alla mancata potenza di produzione da parte dell’eolico. Per riserva rotante si intende la capacità di centrali a combustibile, in particolare turbogas che funzionano a regimi parzializzati, di essere in grado di attivarsi per compensare i cali di potenza delle rinnovabili. Possiamo incrementare la potenza eolica e in generale quella rinnovabile incostante fino al limite tecnico del 20-30% della potenza totale installata. Oltre la rete potrebbe collassare. Rimane un bel buco da colmare con altre fonti energetiche…

3) E perché il nucleare? Quali garanzie offre?

L’energia nucleare ha due grandi vantaggi: il primo è la totale assenza di gas esausti prodotti. Non produce né inquinanti, né CO2. Questo fattore assume una rilevanza fondamentale se si pensa alla sfida che ci siamo posti con la sottoscrizione del protocollo di Kyoto; in secondo luogo, ancora oggi la fonte nucleare risulta essere la più economica, a parità o addirittura sopra quella del carbone. Inoltre le centrali nucleari producono grandi potenze in poco spazio, e questo si adatta perfettamente alla realtà europea, determinata da aree densamente popolate con una concentrazione energetica molto forte. Infine occorre parlare del fatto che il nucleare è una fonte energetica propria: anche non avendo il combustibile sul suolo nazionale, esso costituisce solo una piccola parte dei costi (non più del 20%); gran parte del prezzo dell’energia venduta va a ripagare l’impianto e la sua gestione, nazionalizzando i ricavi e rendendo la Nazione che lo possiede in buona parte indipendente dall’estero.

4) La rinascita del maggio 2004: il caso di James Lovelock e il nucleare nei Paesi in Via di Sviluppo*

Il movimento ambientalista si è sempre dichiarato contrario al nucleare, non tanto per la sicurezza delle centrali ma per il discorso dello smaltimento delle scorie. Nel 2004 James Lovelock, uno degli studiosi più autorevoli e inventore della Teoria di Gaia, ha cominciato a vedere la risorsa del nucleare da un altro punto di vista. In particolare egli ha rivisto l’ordine di gravità dei problemi che minacciano l’ambiente. Nel momento in cui il cambiamento climatico risulta essere un rischio più grave rispetto alla pericolosità potenziale delle scorie radioattive, le soluzioni possibili vengono rivalutate. Lovelock sostiene che al punto a cui siamo arrivati oggi il ritardo sullo sviluppo delle rinnovabili è talmente grande che non c’è più tempo per usarle come soluzione concreta. L’unica speranza per abbassare le emissioni di anidride carbonica in maniera utile e significativa è vista ora nel nucleare. Questa tecnologia diventa quindi la soluzione temporanea per combattere il cambiamento climatico e per consentire alle rinnovabili di maturare tecnologicamente.
In particolare la costruzione di nuove centrali nucleari nei PVS è secondo molti, tra cui Tim Flannery autore del libro “I signori del clima”, altamente desiderabile dal punto di vista globale perché queste andrebbero a sostituire molti impianti a combustibile fossile, estremamente inquinanti e nocivi per l’uomo oltre che per l’ambiente. Si prevede che la Cina, che attualmente produce la sua energia per il 70% da combustibili fossili rispetto ad un 25% circa su scala globale, ordinerà due nuove centrali elettronucleari all’anno per i prossimi vent’anni, mentre sono state autorizzate o stanno per ottenere la concessione diverse decine di centrali in India, Brasile, Iran, Pakistan e Corea del Sud. Mentre, tra i Paesi industrializzati nuove centrali sono previste in Francia, Russia, Giappone, Canada e Finlandia a cui di recente sembrano essersi aggiunte Svezia e Italia.

5) Fattori negativi 1: la gestione delle scorie radioattive, perché è così difficile trovare un sito di stoccaggio?

Ciò che rende difficile trovare un luogo adatto per il deposito definitivo delle scorie è la sua stabilità del tempo. Esistono tre tipi di scorie radioattive: quelle a breve, a medio e a lungo tempo di dimezzamento. Mentre per quanto riguarda le prime due i tempi di attesa perché la loro pericolosità si annulli risultano essere entro termini accettabili (si va dai 10 anni della maggior parte delle scorie, ai 100 della parte più contaminata), il problema principale sussiste per alcune parti delle barre di combustibile esaurito. Queste posso impiegare anche tempi nell’ordine di migliaia di anni per perdere la loro pericolosità. Il lato positivo è che queste scorie così pericolose sono poche. Una grande centrale nucleare ne produce non più di 3 metri cubi l’anno. Il lato negativo è che non si può pensare di conservare questi materiali sulla terraferma a causa del prolungato tempo di attesa. La soluzione più appropriata ricade su pozzi scavati nel sottosuolo in aree geologicamente stabili. Le collocazioni per questi depositi vengono quindi studiate facendo previsioni sugli spostamenti tettonici e climatici in modo da garantire le condizioni di impermeabilità del suolo entro cui costruire il deposito anche dopo 100 – 200 anni. Ma se vogliamo andare avanti a periodi tra 5000 e 10 000 anni da oggi, nulla è più certo e si ragiona solo per probabilità di rischio. Vengono fatte simulazioni di cataclismi e si dimensionano le strutture del deposito per contenere entro certi limiti eventuali fuoriuscite di materiali pericolosi al fine di tutelare la salute pubblica. Nel frattempo vengono studiati reattori particolari in grado di trasformare artificialmente i rifiuti a lungo termine in rifiuti a medio termine. Certamente molti vedono negativamente questo tipo di soluzioni, viste quasi come un “nascondere lo sporco sotto il tappeto”. È uno dei lati deboli del nucleare. Come tutte le tecnologie ci sono pro e contro. Ora purtroppo si tratta di stimare quali “contro” siano peggio per il nostro Pianeta: i depositi sotterranei oppure le emissioni di gas serra delle altre fonti energetiche?

6) Fattori negativi 2: la sicurezza degli impianti

Non si può prendere Chernobyl come esempio per dimostrare la sicurezza degli impianti nucleari normalmente costruiti. Il reattore russo infatti non era dotato delle strutture di sicurezza di cui tutti i reattori per scopi civili devono essere forniti. Per essere chiari, Chernobyl non possedeva la cupola di cemento armato in grado di contenere qualsiasi esplosione o fuga di materiale pericoloso dal reattore stesso. Il motivo di questa mancanza era lasciare lo spazio al carroponte che doveva poter estrarre plutonio dal nocciolo per produrre armi nucleari. Inoltre al momento del disastro tutti i sistemi di sicurezza erano stati scollegati per consentire ai gestori della centrale di fare esperimenti al limite della coscienza umana. Anni prima, il reattore di Three Mile Island subiva lo stesso tipo di danneggiamento del reattore, ma le strutture contenitive hanno evitato la fuoriuscita di sostanze contaminanti, e l’incidente si è risolto senza nessun tipo di problema alla salute pubblica. Ma tornando alla questione iniziale, il problema della sicurezza non può quasi essere chiamato “problema”, semmai una “questione”. La tecnologia oggi è in grado di fornire sistemi attivi e passivi tali che rendono trascurabili i rischi di incidenti e soprattutto di contaminazione dell’ambiente circostante.

7) Fattori negativi 3: la proliferazione nucleare per scopi non-civili

Credo che questo sia uno dei problemi principali di questa tecnologia. Dotarsi del know-how del nucleare civile significa anche dotarsi potenzialmente di quello per scopi militari. In particolare la questione diventa spinosa quando paesi particolari come l’Iran o la Corea del Nord potrebbero chiedere o chiedono di partecipare al progetto dell’energia nucleare. È possibile concedere ad alcuni paesi di avvalersi di questa risorsa e ad altri no? È un problema ancora oggi aperto. L’unica soluzione possibile appare essere quella, già intrapresa, di un organo di controllo internazionale come l’AIEA (o IAEA secondo l’acronimo inglese) di cui ogni nazione con un industria nucleare deve accettare i controlli. Ma per ora questo sistema non è ancora pienamente funzionante.

Di seguito coloro che hanno ospitato questo articolo: futuribilepassato, violad'acqua, Blog a 2 Piazze
*paragrafo scritto insieme a Tommaso Perrone per l’aspetto riguardante le scelte dei PVS.

giovedì 12 marzo 2009

Sudan: giustizia senza pace

Il 4 marzo 2009 la prima Camera preliminare della Corte penale internazionale ha accolto la richiesta del procuratore Luis Moreno Ocampo del luglio del 2008 ed ha emesso un mandato d'arresto a carico del Presidente del Sudan Omar al Bashir per crimini contro l'umanità e crimini di guerra commessi in Darfur. Non sono stati confermati, invece, i tre capi d'accusa per atti di genocidio indicati nella richiesta del procuratore.

L'odierno conflitto in Darfur è scoppiato nel 2003 tra le forze del governo e due gruppi di ribelli: il Sudan Liberation Army/Movement (Sla/M) e il Justice and Equality Movement (Jem). Le cause sono molteplici e connesse fra loro; significativi sono gli scontri generati dall'emarginazione economica e politica delle aree periferiche aggravate negli ultimi anni da una grave siccità e dalla crescita demografica che hanno determinato una forte competizione per le risorse naturali e hanno dato origine a conflitti tra le popolazioni arabe e africane. In realtà, come sottolineato anche da Human rights watch, le divisione etniche non sono all'origine del conflitto odierno, ma piuttosto sono state strumentalizzate dai gruppi di ribelli e soprattutto dal governo per attrarre la popolazione civile sotto la propria influenza. Anche Ocampo ha dichiarato nella richiesta di mandato d'arresto che il contrasto tra etnie è stato usato dal Presidente sudanese per mascherare i propri crimini.

Nonostante la risposta della comunità internazionale sia stata tardiva e non sistematica, con la risoluzione 1593 del 31 marzo 2005, il Consiglio di sicurezza ha demandato la questione del Darfur alla Corte penale internazionale. Questa decisione è arrivata successivamente all'istituzione della Commissione di inchiesta chiamata ad indagare sulle violazioni dei diritti umani. L'allora presidente Antonio Cassese ha escluso che in Darfur fosse in corso un genocidio ma ha rituenuto che il governo fosse responsabile di crimini di guerra e contro l'umanità.

Particolare attenzione è da riservare alla scelta del procuratore di non sottoporre la richiesta di mandato d'arresto a segreto istruttorio, come fatto in passato. Con tale scelta, il procuratore ha preferito dare la precedenza all'esigenza di promuovere il cambiamento dell'atteggiamento non cooperativo del Sudan e scuotere l'opinione pubblica in modo che questa possa esercitare pressioni su di esso ma ha anche cancellato le probabilità che l'arresto si concretizzi poiché al Bashir, d'ora in poi, eviterà accuratamente di recarsi in Stati che cooperano con la Corte.

Per questi motivi, le reazioni alle decisioni del procuratore e della Corte sono state diverse: l'Unione europea ha ribadito l'importanza determinante della Cpi nella promozione della giustizia internazionale, mentre l'Unione africana e la Lega araba hanno manifestato contrarietà verso la scelta del procuratore poiché essa potrebbe minare il processo di pace in corso in Darfur. Inoltre vi è la concreta possibilità che aumentino le violenze nei confronti dei sostenitori della Cpi.

Le posizioni degli stati si sono espresse durante la votazione della risoluzione 1593: un forte sostegno è stato espresso da Italia, Belgio, Costa Rica e Croazia mentre Russia e Cina hanno definito la scelta inappropriata, presa in un momento inappropriato. Gli Stati Uniti, che si sono astenuti, hanno condannato le parole di Ua e Lega araba. Il governo di Khartum si è ovviamente espresso in maniera contraria e dura e ha ribadito di non riconoscere la giurisdizione della Cpi definendo il mandato d'arresto un grave attentato alla sovranità del Sudan.

L'eventualità che il Consiglio di sicurezza sospenda il procedimento nei confronti del presidente Al Bashir è remota ma quella che il governo cooperi con la Corte è inesistente. Il futuro del Paese è quindi molto incerto, il conflitto ha già causato cifre impressionanti di morti, sfollati e rifiugiati ma la comunità internazionale non sembra essere in grado di rispondere alle crisi interne di Paesi instabili.

Le conseguenze della vicenda sono già piuttosto gravi: il governo sudanese ha disposto l'espulsione di diverse organizzazioni tra cui Oxfam, Save the children, alcune sezioni di Medici senza frontiere. Non Emergency, per fortuna, che ha ben due centri in Sudan: probabilmente una sua espulsione risulterebbe insostenibile anche per un governo come quello di Karthum. Il vero problema da affrontare oggi sembra essere l'inconciliabilità tra pace e giustizia.

Fonte: ISPI Policy Brief - Sudan e Corte Penale Internazionale: ragioni e conseguenze del mandato di arresto per Al Bashir di Ludovica Poli.

martedì 10 marzo 2009

20 km di Pace.


Quarta marcia della Pace Bevera-Lecco organizzata dalla "Tavola della Pace" della provincia di Lecco.

Ritorna anche quest'anno l'appuntamento biennale con la cosiddetta "Perugia-Assisi della Brianza". L’iniziativa quest’anno è centrata sui valori della pace e dei diritti, in particolare modo dei minori, in occasione del 20° anniversario della Dichiarazione dell’ONU sui diritti dell’Infanzia.

L'appuntamento è per domenica 22 marzo 2009. La partenza sarà alle ore 9.30 dai Missionari della Consolata di Bevera (LC).

Accorrete numerosi!

Per ulteriori informazioni visitate il sito www.tavoladellapacelecco.it

lunedì 9 marzo 2009

Sondaggio nucleare.

Visti gli appuntamenti di marzo della rubrica "Ambientiamoci" e il clamore suscitato dall'accordo di cooperazione nucleare fra Italia e Francia, Blog Internazionale lancia un sondaggio:

Siete favorevoli o contrari al nucleare come fonte di energia?

Sganciadosi dal particolare problema prettamente italiano, il sondaggio è da intendersi se, a livello globale, l'energia nucleare può essere una fonte di energia utile per contrastare le alte emissioni di CO2 nell'atmosfera che provocano il surriscaldamento globale (ad es. il nucleare al posto del carbone nei Paesi in via di sviluppo come Cina e India) oppure se il rischio di incidenti e il problema delle scorie radioattive non possono essere tollerati in nessun caso.
Per votare, cliccate nello spazio apposito sulla colonna qui a destra.

Riepilogando:
  • Sì, per ridurre le emissioni di CO2
  • No, è troppo rischioso

domenica 8 marzo 2009

Ambientiamoci sulla questione nucleare.

Nel post No Nuke - Lester Brown del "Blog di Beppe Grillo" sul nucleare ho inserito questo commento:
In tutte le cose vi sono posizioni a favore e posizioni contro, ma quello che più mi disorienta della questione nucleare è la mancanza di univocità nelle informazioni.
Di solito ci si spacca davanti a dati che, bene o male, sono certi. Nel nucleare [invece] trovi tutto e il suo contrario: costi altissimi o costi impareggiabili in confronto alle altre energie, sicurezza elevatissima o sicurezza blanda.
Gli unici dati che, a quanto ho capito, sono certi sono le emissioni inesistenti di CO2 e il problema delle scorie. Ma anche in questo caso, qual è il bilancio? Meglio risolvere il problema del riscaldamento globale o meglio evitare di riempirci di scorie?
Insomma, nessuna certezza significa nessuna verità ed io non so come rapportarmi a questo tema che reputo essere di vitale importanza.

Così, per avere qualche certezza in più e qualche dubbio in meno, lo spazio mensile della rubrica Ambientiamoci sarà dedicato proprio alla questione dell'energia nucleare, ma non dal punto di vista italiano (anomalo quanto complicato) bensì globale.

Il 16 marzo verrà pubblicato un articolo dal titolo "Verità e bugie sul nucleare" di Giorgio Restori che tenterà di mettere ordine e affrontare in maniera obiettiva tutti gli interrogativi da me sottopostogli.
Il 23 marzo, invece, verrà inserita una data speciale riservata all'ormai famossisima poetica del blogger Daniele Verzetti che tenterà di esprimere i suoi sentimenti sull'argomento.

Per l'occasione è previsto anche il lancio di un sondaggio per far sì che tutti possano esprimere la propria opinione.

Per coloro che non conoscono la rubrica e vogliono ricevere informazioni, scrivete all'indirizzo tommids@bloginternazionale.com e visitate il post Nasce una nuova rubrica: Ambientiamoci!

sabato 7 marzo 2009

Tsvangirai coinvolto in un incidente stradale.

Ennesima tragica vicenda in Zimbabwe: il Primo Ministro Morgan Tsvangirai e sua moglie sono rimasti coinvolti in un incidente stradale lo scorso 6 marzo. Il leader dell'MDC è rimasto ferito in modo non grave mentre la moglie è morta sul colpo. Non è ancora chiaro che cosa sia accaduto. Pare che l'auto del premier si sia scontrata con un camion. L'autista del mezzo pesante, a quanto sembra, era stato colto da un colpo di sonno.
Questo incidente solleva nuovi dubbi e inquietudini sulla possibilità che il nuovo governo possa riuscire nell'intento di stabilizzare il Paese, già scosso dall'arresto di Roy Bennett. Per ora non ci sono dettagli sulle cause ma l'MDC ha fatto sapere che non vi sono concrete ragioni per credere che si tratti di un attentato promosso dagli uomini del partito di Robert Mugabe (Zanu-PF) e ha chiesto ai cittadini di non giungere frettolosamente a conclusioni azzardate; in ogni caso il partito del PM ha anche chiesto che venga aperta un'inchiesta che faccia luce sull'episodio.

Di seguito vi lascio alcuni link che parlano della notizia:
la Repubblica, Le Monde, The guardian, Mail&Guardian

giovedì 5 marzo 2009

YouImpact, cultura sostenibile.


Apprendo dal blog Versione Beta che LifeGate ha lanciato una nuova iniziativa: YouImpact, ossia una "nuova piattaforma di sharing nata per creare una community che diffonda la cultura della sostenibilità e dell'ecologia in modo non convenzionale, frizzante, dinamico e perché no anche ironico. Uno spazio dedicato alla creatività e all'inventiva, per esprimersi su temi ambientali con immagini, video e file audio".

Ma come sempre, lo scopo di LifeGate non è uno solo perché per ogni contenuto inviato, con Impatto Zero saranno creati nuovi metri quadrati di foresta in Italia o Costa Rica.
Finora i due progetti hanno creato e tutelano una foresta pari a più di 14 milioni mq.

martedì 3 marzo 2009

Stati Uniti e Russia iniziano a fare conoscenza

Definizione di diplomazia: maniera di gestire gli affari esterni di un soggetto del diritto internazionale con il ricorso ai soli mezzi pacifici e, principalmente, al negoziato.

Il Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack H. Obama, ha inviato il mese scorso una lettera segreta al Presidente della Federazione russa, Dmitri A. Medvedev, per proporre un patto strategico: smettere di dispiegare lo scudo antimissile in Europa orientale in cambio di una collaborazione russa nel dissuadere l'Iran a dotarsi di missili a lungo raggio ed, eventualmente, di armi atomiche. Secondo il New York Times, la lettera è stata consegnata circa tre settimane fa a Mosca da un alto funzionario dell'amministrazione americana.

La lettera si inserisce all'interno di uno scambio di missive cominciato dal Presidente russo in occasione dell'insediamento di Obama a gennaio e si pone l'obiettivo di azzerare le relazioni russo-americane e di aprire un nuovo corso di negoziati su più fronti (allungare il trattato sulle armi strategiche - accordi SALT - in scadenza quest'anno, cooperare sull'Afghanistan).
In particolare, nella lettera Obama ha posto l'attenzione sul collegamento tra un Iran privo di missili a lungo raggio e il conseguente ridimensionamento della necessità di costruire un sistema di intercettazione verso il quale la Russia si è opposta con veemenza sin dalla proposta dell'amministrazione Bush.

Il Presidente americano, in un sol colpo, ha ristabilito il concetto di diplomazia spesso accantonato negli ultimi anni. Infatti, la segretezza della lettera non è da considerarsi qualcosa di negativo poiché la teoria prevede che i negoziati, per avere successo, debbano godere di una certa segretezza; quando, al contrario, questi si svolgono sotto la pressione dell'opinione pubblica, i negoziatori tendono a irrigidirsi ed elevare i "prezzi" per soddisfare pienamente gli obiettivi e le richieste della popolazione per evitare di apparire "cedevoli" ai suoi occhi tramite compromessi. Non solo: Obama ha anche dimostrato che è sì disposto ad aprire il canale della diplomazia a 360°, ma al contempo è anche abbastanza intelligente da voler sfruttare al meglio tutte le "patate bollenti" lasciategli dal suo precedessore. Ed ecco quindi il tentativo di ricavare qualcosa dall'eccessivamente dispendioso scudo spaziale, impensabile in un periodo di crisi come quello contemporaneo, ma senza apparire cedevole agli occhi dell'opinione pubblica mondiale sul tema della sicurezza.

E' notizia di queste ore (ANSA), però, che Medvedev, in conferenza stampa da Madrid, abbia rifiutato lo scambio poiché ritiene che i due argomenti non siano in relazione fra loro. Il Presidente russo ha, infatti, precisato che "noi lavoriamo [già] in modo molto stretto con i nostri partner americani sulla questione del nucleare iraniano''. Inoltre Medvedev ha precisato che la Russia è contraria allo scudo antimissile come concepito dall'amministrazione Bush perché parziale: "se la nuova amministrazione americana mostrerà ragionevolezza e proporrà un nuovo sistema, noi siamo pronti a esaminarlo. Ma dovrà essere un sistema globale".

Come si spiega questa scelta di rispondere in pubblico? Probabilmente i due Presidenti, vista la divergenza di opinione, avevano già precedentemente deciso di dare in pasto alla stampa la notizia del negoziato. In ogni caso, il canale diplomatico creatosi fra i due Stati potrebbe essere interpretato come un buon segnale per il futuro delle loro relazioni.

Non ci resta, a questo punto, che aspettare i prossimi incontri ufficiali che vi saranno tra le due ex superpotenze e sperare. Si inizierà con un incontro fra i due Ministri degli esteri - Sergey V. Lavrov e Hillary R. Clinton - che si terrà venerdì a Ginevra, mentre il 2 aprile Medvedev e Obama si incontreranno per la prima volta a Londra.

domenica 1 marzo 2009

Myanmar Undercover/4-5

In questi ultimi due pod, invece, Laura Ling ha tentato di affrontare il ruolo del buddhismo e delle condizioni di vita della gente.
Le parole di Laura, che sentirete verso la fine della quarta parte, in riferimento ai pericoli che potrebbe correre la popolazione che vive sulle rive del fiume, suscitano timore perché prevedono esattamente ciò che poi realmente avvenne nel maggio del 2008 a causa del ciclone Nargis:
la stagione delle piogge è molto lunga in questo Paese, il fiume si alza molto e devono ritirarsi da qualche altra parte. Nel caso di un disastro o di un ciclone, in assenza di infrastrutture reali e senza il tempo di rifugiarsi altrove, decine di migliaia di persone potrebbero morire.


Parte 4.



Parte 5.