lunedì 16 marzo 2009

Ambientiamoci - Verità e bugie sul nucleare.

Come espresso anche dal suo autore, questo articolo tenta di analizzare la questione dell'energia nucleare in maniera obiettiva (costi+ tutela dell'ambiente+tecnologie disponibili). Le opinioni che comunque dovessero emergere non riflettono quelle del blog. Nonostane questo mi è parso opportuno dare spazio ad una visione diversa ma che si dichiara comunque in lotta contro i cambiamenti climatici.
Vi ricordo che fino al 30 marzo sarà possibile votare al sondaggio che trovate nella colonna di destra.
Buona lettura.


"Verità e bugie sul nucleare" di Giorgio Restori - dottore in Scienze ingegneristiche e laureando in Ingegneria energetica presso il Politecnico di Milano.

1) Perché l'energia nucleare prodotta sulla Terra è oggetto di una rivalutazione?

Si può meglio comprendere la potenzialità dell’energia nucleare se si va ad analizzare la situazione energetico-ambientale in cui ci troviamo. Oggi gran parte dell’industria energetica si basa sugli idrocarburi: carbone, petrolio e gas naturale. Due sono gli aspetti che interessano maggiormente questo fatto e per la precisione si tratta del costo in continua ascesa di questi combustibili, e della quantità di gas clima-alteranti prodotti dalla loro combustione. Mentre la tecnologia ha permesso di abbattere quasi totalmente tutti gli inquinanti pericolosi per la salute dell’uomo (CO, SO2, NOx, particolato), l’anidride carbonica è il prodotto della combustione, e non è eliminabile. Il mondo occidentale (ad eccezione degli USA) si è imposto tramite la sottoscrizione del protocollo di Kyoto di ridurre le emissioni di CO2 per preservare il clima del pianeta. Questo implica molte scelte strategiche nell’industria energetica, che è la maggiore produttrice di questo gas. Non c’è un’unica soluzione, ma diverse strategie l’una complementare all’altra: il potenziamento delle rinnovabili, il risparmio energetico e il potenziamento del nucleare.

2) Perché non è possibile basarci solo sulle fonti rinnovabili?

Perché queste ultime sono troppo costose e non offrono garanzia di stabilità di produzione. Mi spiego meglio. Dando per assodato che l’idroelettrico è quasi interamente sfruttato nel mondo occidentale, e che il solare ha ancora oggi costi inaccettabili (costa 8-10 volte l’energia da fonti convenzionali), l’energia eolica sembra la risorsa più promettente. L’Europa sta attualmente incrementando ogni anno la potenza eolica installata. Ma si pone un limite: a causa dell’aleatorietà dei fattori ambientali, occorre che ci sia una riserva rotante in grado di sopperire all’eventuale caduta del vento e quindi alla mancata potenza di produzione da parte dell’eolico. Per riserva rotante si intende la capacità di centrali a combustibile, in particolare turbogas che funzionano a regimi parzializzati, di essere in grado di attivarsi per compensare i cali di potenza delle rinnovabili. Possiamo incrementare la potenza eolica e in generale quella rinnovabile incostante fino al limite tecnico del 20-30% della potenza totale installata. Oltre la rete potrebbe collassare. Rimane un bel buco da colmare con altre fonti energetiche…

3) E perché il nucleare? Quali garanzie offre?

L’energia nucleare ha due grandi vantaggi: il primo è la totale assenza di gas esausti prodotti. Non produce né inquinanti, né CO2. Questo fattore assume una rilevanza fondamentale se si pensa alla sfida che ci siamo posti con la sottoscrizione del protocollo di Kyoto; in secondo luogo, ancora oggi la fonte nucleare risulta essere la più economica, a parità o addirittura sopra quella del carbone. Inoltre le centrali nucleari producono grandi potenze in poco spazio, e questo si adatta perfettamente alla realtà europea, determinata da aree densamente popolate con una concentrazione energetica molto forte. Infine occorre parlare del fatto che il nucleare è una fonte energetica propria: anche non avendo il combustibile sul suolo nazionale, esso costituisce solo una piccola parte dei costi (non più del 20%); gran parte del prezzo dell’energia venduta va a ripagare l’impianto e la sua gestione, nazionalizzando i ricavi e rendendo la Nazione che lo possiede in buona parte indipendente dall’estero.

4) La rinascita del maggio 2004: il caso di James Lovelock e il nucleare nei Paesi in Via di Sviluppo*

Il movimento ambientalista si è sempre dichiarato contrario al nucleare, non tanto per la sicurezza delle centrali ma per il discorso dello smaltimento delle scorie. Nel 2004 James Lovelock, uno degli studiosi più autorevoli e inventore della Teoria di Gaia, ha cominciato a vedere la risorsa del nucleare da un altro punto di vista. In particolare egli ha rivisto l’ordine di gravità dei problemi che minacciano l’ambiente. Nel momento in cui il cambiamento climatico risulta essere un rischio più grave rispetto alla pericolosità potenziale delle scorie radioattive, le soluzioni possibili vengono rivalutate. Lovelock sostiene che al punto a cui siamo arrivati oggi il ritardo sullo sviluppo delle rinnovabili è talmente grande che non c’è più tempo per usarle come soluzione concreta. L’unica speranza per abbassare le emissioni di anidride carbonica in maniera utile e significativa è vista ora nel nucleare. Questa tecnologia diventa quindi la soluzione temporanea per combattere il cambiamento climatico e per consentire alle rinnovabili di maturare tecnologicamente.
In particolare la costruzione di nuove centrali nucleari nei PVS è secondo molti, tra cui Tim Flannery autore del libro “I signori del clima”, altamente desiderabile dal punto di vista globale perché queste andrebbero a sostituire molti impianti a combustibile fossile, estremamente inquinanti e nocivi per l’uomo oltre che per l’ambiente. Si prevede che la Cina, che attualmente produce la sua energia per il 70% da combustibili fossili rispetto ad un 25% circa su scala globale, ordinerà due nuove centrali elettronucleari all’anno per i prossimi vent’anni, mentre sono state autorizzate o stanno per ottenere la concessione diverse decine di centrali in India, Brasile, Iran, Pakistan e Corea del Sud. Mentre, tra i Paesi industrializzati nuove centrali sono previste in Francia, Russia, Giappone, Canada e Finlandia a cui di recente sembrano essersi aggiunte Svezia e Italia.

5) Fattori negativi 1: la gestione delle scorie radioattive, perché è così difficile trovare un sito di stoccaggio?

Ciò che rende difficile trovare un luogo adatto per il deposito definitivo delle scorie è la sua stabilità del tempo. Esistono tre tipi di scorie radioattive: quelle a breve, a medio e a lungo tempo di dimezzamento. Mentre per quanto riguarda le prime due i tempi di attesa perché la loro pericolosità si annulli risultano essere entro termini accettabili (si va dai 10 anni della maggior parte delle scorie, ai 100 della parte più contaminata), il problema principale sussiste per alcune parti delle barre di combustibile esaurito. Queste posso impiegare anche tempi nell’ordine di migliaia di anni per perdere la loro pericolosità. Il lato positivo è che queste scorie così pericolose sono poche. Una grande centrale nucleare ne produce non più di 3 metri cubi l’anno. Il lato negativo è che non si può pensare di conservare questi materiali sulla terraferma a causa del prolungato tempo di attesa. La soluzione più appropriata ricade su pozzi scavati nel sottosuolo in aree geologicamente stabili. Le collocazioni per questi depositi vengono quindi studiate facendo previsioni sugli spostamenti tettonici e climatici in modo da garantire le condizioni di impermeabilità del suolo entro cui costruire il deposito anche dopo 100 – 200 anni. Ma se vogliamo andare avanti a periodi tra 5000 e 10 000 anni da oggi, nulla è più certo e si ragiona solo per probabilità di rischio. Vengono fatte simulazioni di cataclismi e si dimensionano le strutture del deposito per contenere entro certi limiti eventuali fuoriuscite di materiali pericolosi al fine di tutelare la salute pubblica. Nel frattempo vengono studiati reattori particolari in grado di trasformare artificialmente i rifiuti a lungo termine in rifiuti a medio termine. Certamente molti vedono negativamente questo tipo di soluzioni, viste quasi come un “nascondere lo sporco sotto il tappeto”. È uno dei lati deboli del nucleare. Come tutte le tecnologie ci sono pro e contro. Ora purtroppo si tratta di stimare quali “contro” siano peggio per il nostro Pianeta: i depositi sotterranei oppure le emissioni di gas serra delle altre fonti energetiche?

6) Fattori negativi 2: la sicurezza degli impianti

Non si può prendere Chernobyl come esempio per dimostrare la sicurezza degli impianti nucleari normalmente costruiti. Il reattore russo infatti non era dotato delle strutture di sicurezza di cui tutti i reattori per scopi civili devono essere forniti. Per essere chiari, Chernobyl non possedeva la cupola di cemento armato in grado di contenere qualsiasi esplosione o fuga di materiale pericoloso dal reattore stesso. Il motivo di questa mancanza era lasciare lo spazio al carroponte che doveva poter estrarre plutonio dal nocciolo per produrre armi nucleari. Inoltre al momento del disastro tutti i sistemi di sicurezza erano stati scollegati per consentire ai gestori della centrale di fare esperimenti al limite della coscienza umana. Anni prima, il reattore di Three Mile Island subiva lo stesso tipo di danneggiamento del reattore, ma le strutture contenitive hanno evitato la fuoriuscita di sostanze contaminanti, e l’incidente si è risolto senza nessun tipo di problema alla salute pubblica. Ma tornando alla questione iniziale, il problema della sicurezza non può quasi essere chiamato “problema”, semmai una “questione”. La tecnologia oggi è in grado di fornire sistemi attivi e passivi tali che rendono trascurabili i rischi di incidenti e soprattutto di contaminazione dell’ambiente circostante.

7) Fattori negativi 3: la proliferazione nucleare per scopi non-civili

Credo che questo sia uno dei problemi principali di questa tecnologia. Dotarsi del know-how del nucleare civile significa anche dotarsi potenzialmente di quello per scopi militari. In particolare la questione diventa spinosa quando paesi particolari come l’Iran o la Corea del Nord potrebbero chiedere o chiedono di partecipare al progetto dell’energia nucleare. È possibile concedere ad alcuni paesi di avvalersi di questa risorsa e ad altri no? È un problema ancora oggi aperto. L’unica soluzione possibile appare essere quella, già intrapresa, di un organo di controllo internazionale come l’AIEA (o IAEA secondo l’acronimo inglese) di cui ogni nazione con un industria nucleare deve accettare i controlli. Ma per ora questo sistema non è ancora pienamente funzionante.

Di seguito coloro che hanno ospitato questo articolo: futuribilepassato, violad'acqua, Blog a 2 Piazze
*paragrafo scritto insieme a Tommaso Perrone per l’aspetto riguardante le scelte dei PVS.

22 commenti:

ale1980italy ha detto...

Mi permetto di segnalare questo post, per una Rivoluzione Verde Europea:
http://ale1980italy.wordpress.com/2009/03/16/gnd/

tommi ha detto...

appena avrò un pò di tempo correrò a leggerlo!
grazie.

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto...

Io continuo a ritenere che i pro siano meno appetibili dei contro e che puntare su questo nucleare sia un modo "comodo" per abbandonare la ricerca verso fonti più sicure e pulite.

PS: scusa se non ti ho più risposto per mail;influenza trascinata un po' a lungo. Cmq spero davvero di collaborare presto a questo tuo progetto :-)))

Daniele

Blogger ha detto...

Articolo molto interessante, mi piacciono i post non ideologici ma informativi.
Blogger

Franca ha detto...

Ho letto l'articolo con attenzione, ma non mi ha convinto...

Giorgio Restori ha detto...

L'intento di questo articolo non è convincere, ma solo informare. Ognuno ha diritto ad avere la propria opinione. Quindi grazie per l'attenzione che mi state dedicando. Se c'è qualcosa di ciò che ho scritto di poco chiaro, non esitate a chiedere, cercherò di chiarire come meglio posso.

Ale ha detto...

bel post...
ma neanche a me ha convinto..
buona settimana tommi

ale1980italy ha detto...

http://byoblu.com/post/2009/03/16/Balle-nucleari.aspx

Giorgio Restori ha detto...

ho letto l'articolo postato da ale1980italy, e non posso fare a meno di notare che è pieno di errori grossolani, come i costi dei vari tipi di energia. il nucleare è il piu economico a parità del carbone, il gas costa il doppio e l'eolico costa 3 volte tanto (considerando che l'italia è un territorio poco adatto, essendo il meno ventoso d'europa). l'idroelettrico delle alpi non è considerato rinnovabile, perchè si tratta di centrali di pompaggio (di notte le dighe vengono riempite con l'acqua a valle utilizzando l'energia da fonti fossili). E i siti fluviali dove piazzare centrali ad acqua fluente si contano su una mano (tra l'altro sono già sfruttati). sulla questione della pericolosità delle centrali sorvolo (ho già detto abbastanza nell'articolo). Io rispetto l'opinione di tutti, ma reputo la DISINFORMAZIONE e il TERRORISMO IDEOLOGICO molto scorretti.

Nedo B. ha detto...

Mi permetto, da semplice appassionato in materia, di dissentire su parecchi punti. La visione di Rubbia (che comunque non è l'ultimo beota di partito, è un premio Nobel per la fisica) è decisamente più realista e parla di IMPOSSIBILITA' di godere dei pochi benefici del nucleare a breve termine ma in compenso di dover sopperire da subito a costi elevatissimi (qualche miliardo di euro a centrale solo per la realizzazione, lasciamo perdere la messa in funzione, l'assicurazione, la gestione, le indennità di rischio...) che col minimo sforzo di volontà potrebbero essere impiegati per portare l'Italia a quel livello di decenza cui aspirano gli altri paesi Europei in fatto di rinnovabili da te citate e non solo (la geotermia non se la fila più nessuno, ma ci sono studi che dimostrano che estraendo e convertendo l'1% della risorsa geotermica della terra si produrrebbe il corrispettivo di 4000 anni di fabbisogno mondiale di energia). Alcune domande non sono state fatte, ma erano ben più interessanti di altre.

tommi ha detto...

@Nedo B.
Falle pure, l'autore sarà lieto di rispondere.

nedo b. ha detto...

Ah, bene... ben lieto quindi.

1. La richiesta di energia deriva da una presunta crisi di approvvigionamento della stessa in tempi brevi, per questo chi ha già impianti tende a potenziarli e chi invece non ne ha dovrebbe (secondo molti tra cui Rubbia e PBC oltre che recentemente IDV) cercare di investire in sorgenti energetiche immediate. In questo, il nucleare inteso come costruire impianti da zero che inizierebbero ad erogare tra dieci forse quindici anni, in che modo ci è utile?

2. E' pensabile, in una società civile, affidare interamente a privati la messa in funzione e la manutenzione di una centrale nucleare senza che una compagnia assicurativa si faccia carico delle responsabilità e dei rischi eventuali?

3. E' stato calcolato che le quattro centrali costeranno (solo di messa in opera) circa 30 miliardi di euro (giocando per difetto), che potrebbero essere tranquillamente stanziati come incentivo per la produzione propria di energia elettrica presso le civili abitazioni, meccanismo innescato dal precedente governo con grande successo ma di troppo breve durata per apprezzarne i vantaggi a livello nazionale. Personalmente ho beneficiato del rimborso del 75% per la messa in funzione di un pannello solare termico che mi ha fatto risparmiare 8 mesi l'anno di GAS e sarei stato felice di poterne mettere anche uno fotovoltaico coi medesimi risultati in termini di energia elettrica. Perchè sono stati sospesi gli incentivi se si è pronti a spendere 30 miliardi per qualcosa che funzionerà se va bene tra 15 anni?

3. il governo ha anche già un piano di smaltimento delle scorie di breve, medio e lungo decadimento o semplicemente non si pone il problema dato che il mandato scade tra qualche anno?

4. come pensa il Sig. Berlusconi di individuare i luoghi ed ottenere il consenso dei comuni senza peraltro poter per legge restituire alcunchè al territorio stesso in qualità di Stato? (referendum 1987 art. 1 e 2)

5. Non sarebbe più efficace e meno invasivo ottimizzare le risorse attualmente richieste dal paese intervenendo nelle aziende e (soprattutto) nel privato, che comunque resta la maggior fetta di richiesta energetica, incentivando quelle virtuose e tassando quelle che nonostante le norme in vigore sulle emissioni e sul consumo non si sono ancora messe in regola?

6. fermo restando che le civili abitazioni assorbono assieme certamente più delle aziende, in un calcolo globale del suolo nazionale, la delocalizzazione della produzione energetica affidata ai comuni ed ai residenti non pensi che risolverebbe (nel giro di pochi anni, non 15) una notevole parte del problema?

Ne avrei altre 20, ma già una esaustiva risposta a queste sarebbe più che sufficiente credo.

Giorgio Restori ha detto...

1. Il tuo ragionamento è teoricamente corretto, ma in un momento particolare come questo sono molti i fattori che influenzano la questione. L’errore più grande che l’italia ha commesso negli ultimi 2 decenni è stato quello di non avere un piano energetico a lungo termine. Tant’è che ci siamo affidati negli anni ’90 a una fonte energetica che allora era la più pulita e una di quelle più economiche: il gas naturale. Nessuno si è preso la briga di ragionare sul fatto che il prezzo del gas segue con un lieve ritardo quello del petrolio, ed è per questo che oggi abbiamo più di metà della produzione elettrica da gas, e il prezzo dell’energia più alto d’europa. Allora si è investito in una fonte energetica immediata, con benefici immediati, ma un disastro economico postumo, quello attuale. Il nucleare, a differenza di tutte le altre fonti energetiche ha un prezzo stabile nel tempo, quasi non influenzato dal prezzo del combustibile. E la vita utile di una centrale è 50-60 anni. Un bel periodo di cui godere dei suoi benefici economici.

2. Vorrei ricordare che Enel è la seconda azienda energetica europea. Già possiede partecipazioni forti di centrali nucleari in Francia e in Slovenia. Ora, dopo l’acquisto di Endesa spagnola, possiede anche quelle spagnole. In questo modo sta acquisendo il know-how di gestione tecnica e burocratica delle centrali. In più Enel è posseduta per quasi la metà dal ministero del tesoro di Stato. Insomma, penso che si tratti di un’azienda privata, ma che goda di un appoggio statale non indifferente. Il che facilita tutte le messe in regola di assicurazioni &C.

3. Mentre appoggio in pieno l’investimento nel solare termico, sono molto in disaccordo sul solare fotovoltaico. Il kwh elettrico fotovoltaico oggi costa circa 50 centesimi di Euro. È tutto capital cost spalmato in 20 anni (vita del pannello), non consumando nessun combustibile. Tenendo conto che in Italia il prezzo medio di produzione dell’energia è 18 centesimi, è evidente quanto sia poco conveniente. I pochi fortunati che hanno avuto accesso agli incentivi (conto energia) godono di un rimborso convenientissimo pescato dalle tasche di tutti gli altri clienti Enel (vedi voce in bolletta “contributo per rinnovabili”. Già. Non è lo stato che paga quei famosi 45 cent/kwh, ma Enel ridistribuendo quei costi sulle bollette, aumentando i costi alla comunità. In un ambito in cui paghiamo il doppio della media europea, mi sembra poco assennato investire in qualcosa che aumenta i costi. Io credo che la tecnologia esistente oggi sia da scartare, e invece occorre investire molto sulla ricerca di pannelli molto più economici (vedi la ricerca sul fotovoltaico organico).

3. Uno dei motivi per cui il governo si è preso tempo prima di costruire è trovare soluzioni a tutte queste faccende, compresi i rifiuti radioattivi. Problema d’altronde già esistente, visto che già li produciamo negli ospedali a causa della medicina nucleare. È un problema che finora è stato insabbiato ma che prima o poi andava affrontato. Centrali o non centrali. La costruzioni di esse obbligherà finalmente a legiferare su questa questione. Ora posto io una domanda. Qualcuno sta pensando a come smaltire tutti i pannelli fotovoltaici che tra 10-20 anni saranno esauriti? Smaltire un pannello solare è energeticamente costoso quanto produrlo, perché occorre fondere il silicio per separarlo dai circuiti metallici. Tutti pensano al nucleare, ma qualcuno pensa agli svantaggi del solare?

4. Questa domanda non è di mia competenza, sinceramente ne so poco, immagino che verranno emesse nuove leggi. Io credo che il popolo italiano sia stato ingannato di più al momento del referendum, quando i politici interessati al petrolio hanno fatto leva sulla paura per Chernobyl per far votare gli italiani secondo i loro interessi economici.

5. Esiste già un meccanismo che regola la questione che tu dici, ed è quello dei Certificati Verdi. È un meccanismo a livello europeo che avvantaggia i cicli energetici virtuosi e fa pagare quelli inquinanti e poco efficienti, spingendosi a migliorarsi.

6. Dunque, secondo i dati del 2003, l’industria consuma 152 Twh l’anno, il terziario 76 Twh, i domestici 65 Twh e l’agricoltura solo 5 Twh. Come si può vedere è l’industria il carico elettrico maggiore. Quindi la produzione distribuita può essere utile, ma non così efficace. E il governatore della Sardegna stia pure tranquillo, perché una centrale nucleare in Sardegna è ciò che di meno utile si può avere. Verranno costruite vicino ai più grandi poli industriali, quindi principalmente nella pianura padana.

Spero di esserti stato utile.

nedo b. ha detto...

Grazie mille, sicuramente fa comodo conoscere anche le cose che hai esposto. Resta l'interrogativo sui benefici immediati che non ci saranno (la famosa questione posta da Rubbia) in loco di costi veramente alti e mi sorge anche un'altro dubbio: il fotovoltaico ha una resa pari al 100% nei primi 10 anni, che poi va calando fino al 60/65% fino al 20° anno... ma non è che poi sia esaurito, rende solo meno di quando era nuovo. Questo è quel che sapevo io dal momento che mi interessai per metterlo...

tommi ha detto...

In quanto gestore del blog ringrazio autori/commentatori per la partecipazione.
è raro assistere in italia ad una vera discussione senza pregiudiziali ideologiche. Molto spesso si discute con la convinzione di non poter cambiare idea o di non poter ricevere nulla dal proprio interlocutore.
Bé, avete dimostrato il contrario.

Giorgio Restori ha detto...

Figurati, è stato un piacere confrontarmi con te. I tuoi commenti critici sono molto costruttivi.

Per quanto riguarda la questione dei benefici immediati... beh, bisognerebbe capire qual è la strategia aziendale che intende adottare Enel e le altre maggiori aziende energetiche Italiane. Si sta investendo molto sull'eolico, infatti la potenza installata è più che raddoppiata negli ultimi anni. Purtroppo non si investe tanto come in paesi come la Danimarca, dato che occorrono piu anni per ripagare l'investimento (essendo l'italia poco ventosa). Si sta anche investendo molto sui termovalorizzatori, quelli moderni e puliti, per smaltire RSU e produrre energia. Il Silla 2 di milano e quello di brescia sono due ottimi esempi.

Quello che ti hanno detto rispetto al rendimento del fotovoltaico è corretto, in genere garantiscono l'80% della resa dopo 20 anni, ma al 25esimo anno l'efficienza cala molto piu velocemente, e al 30esimo anno la produzione è quasi nulla.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Sono rimasto molto colpito dalla competenza sia di Restori che di Nedo B.

Conidivio totalmente che il vero problema italiano sia stato quello di non avere un vero piano energetico a lungo termine, ma d'altronde, é un classico dei nostri esecutivi quello di non saper e/o voler mai pianificare qualcosa nel lungo periodo ma di fare cose che abbiano, per ragioni di ritorno elettorale, un riscontro immediato.

Ed é proprio il problema della classe politica italiana a diventare una variabile impazzita o se volete un elemento negativo in più e di grosso spessore, da tenere presente nel dibattito in corso.

I costi del solare sono importanti ma ritengo che cmq continuare a tentare vie alternative sia la soluzione ideale per riuscire a trovare, prima possibile; una soluzione che sia economicamente valida, energicamente vantaggiosa e vincente ed in più "pulita".

Altro non aggiungo, non sono un tecnico ed ho apprezzato molitissimo il vostro dibattito fondato su buonsenso, ascolto dell'altro, del ribattere con dati e non con dogmi o talebane convinzioni.

Grazie anche a te Tommi e complimenti. Hai davvero messo in piedi un bel progetto che si avvale di soggetti molto preparati e per nulla ideologicamente schierati ma attenti a valutare cmq ogni altra alternativa con attenzione e nessun pregiudizio.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

ERRATA CORRIGE: SUL RIBATTERE E NON "del".

nedo b. ha detto...

Lieto di aver potuto partecipare alla discussione che vorrei continuasse, anche con domande di altri interessati... e grazie mille a tutti per il tempo e la pazienza che intendo continuare a "provare"... hehe

Giorgio, che ne pensi della variante "geotermia"? Io vivo vicino a Larderello, uno dei centri geotermici più interessanti della toscana, che nonostante sia motivo di vanto per la produzione di energia a impatto pressochè zero sull'ambiente (fatta eccezione per l'impatto visivo delle "ciminiere", che però emettono solo vapore acqueo), non è stato mai ampliato nè tantomeno credo goda dell'attenzione dello Stato da decenni. Pare, da studi di geologi statunitensi, che l'energia geotermica non possa essere considerata rinnovabile perchè, in termini assoluti, destinata a esaurirsi... anche se si parla di ere geologiche, non di decenni. Se venisse migliorata l'efficienza, dicono, estraendo l'1% della risorsa geotermica del pianeta si avrebbe una produzione in TeraWatt pari al fabbisogno del pianeta per circa 4000 anni. E' chiaramente una visione molto rosea, ma potremmo accontentarci di uno 0,1 a mio avviso... come mai non se la fila più nessuno quindi? In Italia abbiamo molti centri di interesse geotermico a quanto ne so... ci sono forse controindicazioni?
Ci sarebbe poi la questione Enel-Progetto Galileo (mi pare) che sfrutterebbe il sole con specchi per scaldare l'acqua la quale poi dovrebbe azionare delle turbine a pressione per produrre megawatt... progetto in corso, abbandonato, inutile, dannoso? Non se ne parla più molto...

tommi ha detto...

@Nedo B.
se conosci altri interessati ad interagire invitali pure su questa pagina!
Anche io sono molto interessato alla questione del geotermico.

Erwin Sichi ha detto...

avevo già espresso la mia opinione su quanto scritto dal Dott Restori qui: http://current.com/items/89890438/ambientiamoci_verit_e_bugie_sul_nucleare.htm?xid=181&#89896893
nel frattempo, vedo con piacere che di voci se ne sono levate molte; ciascuno è libero di pensarla come vuole, ma io di fronte alla palese irrealizzabilità del progetto del sig berlusconi, non riesco a non pensare che questo sia solo l'ennesimo coniglio cavato dal cilindro al solo scopo di favorire i propri interessi e quelli del proprio impero. e quello che favorisce lui, purtroppo da sempre costa molto a noi

nedo b. ha detto...

Adesso Rubbia parla di ricerca sul Torio come possibile alternativa all'Uranio. E' un elemento molto comune in natura, ne servirebbe un decimo in rapporto alla produzione di Gigawatts dell'Uranio e le scorie durano (come tempo medio di decadimento) al massimo un centinaio d'anni. Quindi niente scorie fossili.
Altra notizia che definirei abbastanza rilevante, no?
http://www.youtube.com/watch?v=8xrqu4GeU1c
Unico inghippo: col torio "impoverito" non si possono fabbricare armi e proiettili. Ahi ahi. L'azienda della Guerra non sarà molto contenta. ;-D