mercoledì 25 marzo 2009

Le prove dei crimini di guerra israeliani.

Il 6 gennaio 2009 scrissi un post in cui denunciavo gli illeciti internazionali commessi da Israele durante l'offensiva nella Striscia di Gaza "Piombo fuso". Durante i 23 giorni di conflitto morirono più di 1400 persone tra cui oltre 300 bambini.
Bene, dopo due mesi di silenzio oggi ho ricevuto notizia dell'inchiesta condotta dal quotidiano britannico Guardian in cui vengono denunciati in maniera dettagliata, tramite prove e testimonianze, i crimini di guerra commessi dalle truppe israeliane durante l'occupazione. Oltre all'utilizzo sproporzionato della forza, vengono denunciati l'utilizzo di bambini come scudi umani, il bombardamento consapevole di ospedali e l'apertura del fuoco verso civili.

In particolare volevo sottolineare le parole espresse nell'articolo di presentazione dell'inchiesta da Donatella Rovera di Amnesty International che ha trascorso due settimane a Gaza alla ricerca di indizi: without a proper investigation there is no deterrent. The message remains the same: 'It's OK to do these things, there won't be any real consequences' ovvero senza un'indagine adeguata non c'è deterrente. Il messaggio rimane sempre lo stesso: 'E' giusto fare certe cose, non ci sarà nessuna vera conseguenza'.

Qui potete trovare i tre video-documentari

9 commenti:

Andrea ha detto...

Se l’autobomba con 100 kg di esplosivo piazzata nel parcheggio del centro commerciale “Lev Hamifratz” di Haifa fosse esplosa, come previsto, poco dopo le 21.20 di sabato scorso, il bilancio delle vittime sarebbe stato spaventosamente elevato: l’equivalente, hanno detto gli artificieri, di una decina di attenti suicidi contemporaneamente. Per fortuna l’ordigno si è inceppato ed è stato scoperto in tempo, prima che i terroristi palestinesi riuscissero a trasformare una normale serata di shopping e passeggio in un incubo di morte e devastazione.
L’incidente non fa che ricordare, a noi israeliani, con che chi abbiamo a che fare: con un nemico il cui modus operandi di prima scelta è fare strage di civili, costringendoci a proteggere ogni luogo – dalle scuole ai supermercati, dai cinema agli ospedali – come fossero obiettivi militari.
Molti osservatori sono affascinati da come una società di tipo occidentale, aperta e tollerante, epicentro della civilizzazione ebraica, riesca a funzionare in un ambiente caratterizzato da una belligeranza così spietata. Quando questi estranei ci guardano anche con empatia a lucidità di giudizio, tendono a vedere Israele come uno straordinario esperimento che merita d’essere incoraggiato, nonostante le sue tante imperfezioni.
Gli idealisti utopisti, invece, sia in Israele che all’estero, pretendono da Israele standard di comportamento diversi e unici. Non fanno che domandarsi se ci comportiamo davvero ventiquattr’ore al giorno, sette giorni su sette, come modelli di virtù del tutto scevri dei naturali difetti che gravano sui comuni mortali. E quando – sorpresa delle sorprese – scoprono che il nostro comportamento non corrisponde a questo standard, immediatamente ci etichettano come uguali se non peggiori dei nostri nemici (quelli della bomba di sabato nel centro commerciale di Haifa, tanto per intenderci).
Come altrimenti si dovrebbero considerare le testimonianze di soldati che hanno servito a Gaza, sollecitate e diffuse da Dani Zamir, fondatore del corso preparatorio pre-servizio di leva “Yitzhak Rabin” all’Oranim Academic College, presso Haifa? Le quali sostengono che, a causa di “regole di ingaggio troppo permissive” diversi civili palestinesi sarebbero stati uccisi senza vero motivo durante la controffensiva a Gaza. In uno dei più eclatanti casi citati, un paracadutista israeliano avrebbe sparato per errore su una madre palestinese coi suoi due figli. La testimonianza del crimine non consiste nell’eventuale errore (che in guerra può capitare), ma nel fatto che il soldato che ha parlato nella sessione di gruppo di Zamir ha avuto “l’impressione” che il tiratore scelto “non si sentisse troppo male” per averlo fatto. Nel secondo caso citato, una donna palestinese descritta come “anziana” sarebbe stata colpita a cento metri di distanza mentre si avvicinava a una postazione israeliana (forse temevano che si trattasse di un’attentatrice suicida? Le testimonianze raccolte da Zamir non dicono).
Queste “rivelazioni” hanno avuto per tre giorni consecutivi la prima pagina su Ha’aretz, e sono comparse venerdì su Ma’ariv, sebbene Zamir fosse riluttante a rivelare l’identità dei suoi “testimoni”. E non è nemmeno chiaro se gli uomini che hanno preso parte a quella sessione fossero consapevoli che le affermazioni sulle loro “impressioni” sarebbero state pubblicate come “testimonianze” fattuali.
La BBC, che ha dato a malapena notizia della strage sventata per un pelo a Haifa, ha enfatizzato il più possibile le accuse di Zamir: “Soldati israeliani ammettono abusi a Gaza, comprese uccisioni a sangue freddo”. L’International Herald Tribune venerdì ha aperto con “Macabra testimonianza sull’attacco israeliano: soldati riferiscono l’uccisione di civili disarmati a Gaza”. E l’impareggiabile Independent di Londra sparava su tutta la prima pagina: “Gli sporchi segreti di Israele a Gaza”.
Naturalmente altre “rivelazioni” sono in arrivo. Canale 10 ha già scoperto un comandante di compagnia che avrebbe detto ai suoi uomini, che stavano per andare in battaglia: “Voglio aggressività. Se c’è qualcuno di sospetto ai piani alti di un edificio, colpitelo. Se un edificio è sospetto, tiriamolo giù. Quando è o noi o loro, che tocchi a loro”. O cielo! E cosa avrebbe mai detto Zamir della celebre uscita del generale George Patton: “Ricordatevi bene una cosa: nessun bastardo ha mai vinto una guerra morendo per la propria patria, ma facendo morire il bastardo dall'altra parte per la sua”.
Le accuse tutt’altro che provate di Zamir contribuiscono a confondere la distinzione fra “noi e loro”. Ma la verità è che noi non ci ripromettiamo mai di andare a uccidere degli innocenti, e quando accade la nostra società né è profondamente angosciata e scossa. Loro, invece, si dedicano programmaticamente all’uccisione di innocenti, e quando non riescono a farlo ci restano pure male.

(Da: Jerusalem Post, 23.03.09)

tommi ha detto...

Sono in in disaccordo con l'articolo da te pubblicato praticamente su tutto. Non riesco a concepire come si possa fare distinzioni di civili solo perché della parte nemica.
"L’incidente non fa che ricordare, a noi israeliani, con chi abbiamo a che fare: con un nemico il cui modus operandi di prima scelta è fare strage di civili, costringendoci a proteggere ogni luogo – dalle scuole ai supermercati, dai cinema agli ospedali – come fossero obiettivi militari". D'accordo e la difesa consiste proprio nel prevenire sul proprio territorio, nel proteggere i propri palazzi, non nel distruggere quelli nemici, perché non vi è uno Stato contro cui fare la guerra.
Perché Israele non si dovrebbe comportare secondo standard che in quanto tali riguardano tutti gli Stati? Forse vuole sentirsi legittimato a comportarsi come i terroristi solo per ritorsione e vendetta? Ma uno Stato non è un'organizzazione terroristica, giusto? E poi veramente, ci sono talmente tante cose che grondano appartenenza ad una sola posizione che non è nemmeno facile tentare di portare la discussione su di un piano di parità. Se si vuole parteggiare per Israele senza se e senza ma, è legittimo farlo. Ma, per favore, non si cerchi di giusitificare le azioni da esso compiuto secondo regole di giustizia.

Andrea ha detto...

Prma di giudicare, dovresti metterti nei panni di un israeliano, che cerca solo di sopravvivere a un viaggio in autobus, a una cena al ristorante. Facile parlare per noi, che siamo con la pancia piena e al sicuro nella nostra Italia.

tommi ha detto...

Vorrei anche mettermi nei panni di un ragazzo della mia età prelevato dalla sua casa ed usato come scudo umano durante un'operazione militare.
E' assurdo come difendere i civili palestinesi risulti voler difendere hamas. Il punto è questo come bisogna difendere la quotidianità della popolazione israeliana, altrettanto bisogna fare con la popolazione palestinese, niente di più niente di meno.
Mettere su un piano diverso 2 esseri umani lo trovo inconcepibile.

Paolo ha detto...

chissà perché certi reportage li fanno sempre gli altri, mai noi italiani... detto questo ho letto il botta e risposta con Andrea e dentro quello scambio di battute è spiegato bene quel che succede tra israeliani e palestinesi, l'atavica incapacità di dialogare perché ognuno convinto delle proprie ragioni. Mi sembra, però, che il punto di partenza di Tommi sia inappuntabile: ogni crudeltà, ogni violenza, ogni offesa alla popolazione civile non può essere la risposta contro il terrorismo... è solo terrorismo in divisa. Quando la finiremo di cercare la soluzione alle controversie usando la violenza, forse saremo già morti...

Franca ha detto...

Per non parlare dei cecchini con l'ordine di sparare a donne e bambini...

Tripo ha detto...

Tommi, stavolta concordo con te. Quello che hai spiegato bene tunNon è molto diverso dal concetto per il quale la polizia non può comportarsi come il criminale. Andando oltre, sono molto interessanti i reportage che hai postato. Mi pare che di violazioni da parte di Israele ce ne siano state e concordo sul fatto che dovrebbe ricevere sanzioni. Certo che è anche vero che in queste guerre asimmetriche l'entità stato si ritrova svantaggiato (per esempio lo stesso tipo di sanzioni non potrebbero essere applicate per Hamas o altri gruppi). Sinceramente anche io sono preoccupato con l'avvento di Netanyahu. Se Israele non approfitta della finestra di opportunità offerta dalla presidenza Obama questo conflitto andrà avanti per altri cent'anni.

tommi ha detto...

@tripo
sai come si potrebbe risolvere questa asimmetria? concedendo la sovranità alla palestina e responsabilizzandola del problema terrorismo! in quel caso anche la palestina rientrebbe nelle norme di diritto internazionale come qualsiasi altro stato.
mi sembra una gran bella proposta, non trovi?

Tripo ha detto...

Sì è vero, a quel punto le scuse cadrebbero per ambo i lati. Io insisto sul fatto che Arafat abbia commesso l'errore della vita non accettando le proposte di Barak (il laburista israeliano, non Obama) nel finale della presidenza Clinton. ma con i se non si fa la storia, giusto? Certo che però la matassa si ingarbuglia sempre più. Cambiando teatro, sono molto ansioso di vedere come si risolve la questione del missile nordcoreano. Voglio proprio vedere se glielo abbattono sul serio e le conseguenze che ne deriveranno.