martedì 30 giugno 2009

Sull'Iraq

Oggi in Iraq è un giorno di festa. Le truppe americane, composte da ben 131.000 militari, hanno iniziato ufficialmente a ritirarsi dopo più di 6 anni di combattimenti e occupazione (le ostilità cominciarono il 20 marzo 2003 sotto il primo mandato di George W. Bush).
Secondo quanto annunciato recentemente dal Presidente Barack H. Obama, infatti, la missione militare USA si dovrebbe concludere entro l'agosto 2010. Nel Paese rimarranno solo tra i 30 e i 50 mila militari statunitensi col compito di formare le forze irachene e le squadre per la ricostruzione. Entro il 31 dicembre 2011, invece, è previsto il ritiro di tutti gli effettivi.
Nonostante molti iracheni siano scesi in piazza per festeggiare il tanto atteso ritorno della sovranità nazionale, però, altri sembrano provare un sentimento di incertezza misto a paura per il fondato timore che i ribelli possano approfittare dei ritiro dei marines per aumentare i loro attacchi e mettere in crisi le già deboli forze di sicurezza locali.

Sempre oggi si è aperta la gara d'appalto, indetta dal governo guidato dal Primo Ministro Al Maliki, tra le compagnie petrolifere appartenenti a ben 31 Paesi (di cui 6 americane e 2 italiane - Edison ed Eni) per la gestione di giacimenti petroliferi e di gas. In ogni caso, il Presidente americano ha più volte ribadito che gli USA non hanno intenzione di costruire basi permanenti su territorio iracheno e non vogliono avanzare pretese sulle sue risorse. C'è da sperare, quindi, che questa gara d'appalto, che comunque consegnerà in mano a stranieri la gestione della maggior fonte di ricchezza del Paese, sia quantomeno onesta e leale e dia spazio anche alle imprese di quei Paesi che non hanno partecipato alla guerra.

Vi lascio ora con le parole pronunciate dal Presidente degli Stati Uniti d'America il 4 giugno 2009 presso l'Università del Cairo (Egitto) a proposito dell'Iraq. Nel suo primo messaggio ufficiale indirizzato al mondo musulmano, e già passato alla Storia, Obama ha manifestato la precisa volontà di ridefinire i rapporti americani con le popolazioni islamiche di tutto il Mondo, tramite un nuovo e più maturo inizio.
Buon ascolto.

1 commento:

Crocco1830 ha detto...

Il governo USA dice di non avanzare pretese. Ma invece le sue multinazionali del petrolio?