sabato 26 settembre 2009

Un mondo senza armi nucleari?

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite appena conclusosi (24 settembre) a New York ha approvato all'unanimità la risoluzione 1887 presentata dagli Stati Uniti d'America in favore del disarmo e della non proliferazione nucleare.

L'inizio della fine della corsa agli armamenti nucleari ebbe inizio con il processo di distensione dei rapporti fra Usa e Urss. Nel gennaio del 1967 l'allora presidente americano Lyndon Johnson lanciò una proposta di negoziato per la riduzione degli armamenti nucleari che venne recepita positivamente ma con scetticismo dai sovietici. Essi vennero successivamente ribattezzati Salt, Strategic Armaments Limitation Talks, cioè “negoziati per la limitazione degli armamenti strategici”. La situazione si sbloccò solo il primo luglio 1968 quando venne firmato il Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) il quale proibì agli Stati firmatari privi di armamenti nucleari di procurarseli. Questo, però, non li privò del diritto inalienabile di dotarsi dell'energia atomica per scopi civili. Anzi, gli Stati già nucleari si sarebbero impegnati a fornire il know-how necessario a tale scopo sotto il controllo dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). Gli Stati che facevano parte del club nucleare erano inzialmente tre: Usa, Urss (poi Federazione Russa) e Gran Bretagna. Nel 1992 si aggiunsero Francia e Cina. Attualmente però vi sono ben quattro Stati che, pur non aderendo al TNP sono in possesso di tali armamenti: India, Pakistan, Israele e la “neopromossa” Corea del Nord - che lo sottoscrisse nel 1985 ma vi uscì nel 2001.

Gli accordi Salt I vennero effettivamente firmati il 26 maggio 1968 durante la prima visita ufficiale che un presidente americano - Nixon - avesse mai compiuto nella capitale sovietica. L'intesa portò solo ad una regolamentazione delle forze (non un vero e proprio disarmo, dunque) poiché stabiliva i tetti entro i quali ciascuna potenza si sarebbe dovuta mantenere nei successivi cinque anni.

L'ultimo vertice degli anni della distensione ebbe luogo fra Brežnev e il successore di Nixon (dimessosi in seguito allo scandalo Watergate), Gerald Ford, a Vladivostok, il 23 e 24 novembre 1974. Esso decretò il principio di eguaglianza fra Usa e Urss (in termini di testate possedute), riaffermato e reso definitivo solo nel giugno 1979 a Vienna quando Brežnev incontrò anche Jimmy Carter.

Questa situazione rimase pressoché invariata fino all'avvio della presidenza Bush (padre) quando ebbe inizio la fase conclusiva del processo di smantellamento dell'arsenale militare della guerra fredda. George Bush e il presidente sovietico Michail Gorbačëv si incontrarono a Washington e Camp David nella primavera del 1990 e misero a punto i termini del trattato che i negoziati Start, Strategic Arms Reduction Treaty, avrebbero dovuto completare: riduzione del 50 per cento delle rispettive forze nucleari e distruzione dell'arsenale chimico. Il negoziato venne firmato il 31 luglio 1991 (Start I) a Mosca e diede l'avvio ad una nuova era delle relazioni internazionali. A questo accordo iniziale se ne aggiunse un secondo nel dicembre del 1992 definitivamente modificato nel 2001 che portò alla riduzione dell'80 per cento delle armi nucleari in circolazione.

Ultima versione sono gli accordi Sort, Treaty on Strategic Offensive Reductions, firmati a Mosca il 24 maggio 2002 da George Bush (figlio) e Vladimir Putin dove sia Stati Uniti che Russia si impegnano a ridurre le proprie testate tra le 1.700 e le 2.200 entro il 31 dicembre 2012.

E ora? Sembra che il presidente americano Barack Obama abbia deciso di cambiare strategia rispetto a quella tenuta dal suo predecessore. Infatti la politica seguita dalla nuova amministrazione sembra più simile a quella del buon esempio di Carter che a quella incoerente di Bush (figlio) e del suo scudo antimissile che aveva nuovamente posto l'arma nucleare al centro della dottrina difensiva americana. Secondo le intenzioni di Obama, ridurre concretamente l'arsenale americano spingerà il resto della comunità internazionale a seguire l'esempio e sostenere la politica americana di prevenzione della proliferazione. Quale occasione migliore dunque, - il G20 allargato - per smascherare le vere intenzioni di Mahmud Ahmadinejad e costringere in un angolo l'Iran e il suo progetto nascosto (impianto di Qom che potrebbe ospitare 3000 nuove centrifughe) di arricchimento dell'uranio?

Poco importa quindi se la politica seguita nei confronti della repubblica islamica sia simile nei modi a quella di Bush se ciò che spinge l'odierna amministrazione americana ad agire è reale e sincero. Coreani e iraniani - forse - si sentiranno più soli e imbarazzati di fronte alla coerenza americana e un mondo senza armi nucleari, seppur lontano nel tempo, potrebbe essere più concreto.

3 commenti:

il Russo ha detto...

Spero fortissimamente nella scelta Obaniana di affidarsi alla diplomazia per dipanare la situazione, ma non sono molto ottimista.
L'Irak è stato bombardando per armi che non c'erano ed ora in presenza di uno probabilissimo sito nucleare si cerca il dialogo, alla faccia di chi dice che nulla è cambiato rispetto all'amministrazione Bush...

tommi ha detto...

@il Russo: le differenze sono ENORMI. Chi dice che nulla è cambiato è solo un ipocrita incontentabile. La diplomazia è sempre fonte di critica ma è l'unica via sostenibile.
In ogni caso, speriamo che Ahmadinejad non si lasci sfuggire l'occasione e non voglia vendicarsi dell'onta subita...

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Chissà, forse Coreani ed Iraniani si sentiranno più "soli ed imbarazzati" come scrivi tu, o più forti ed aggressivi....

Certo é che quanto Obama ha proposto é un passo necessario verso un futuro di pace e di sicurezza internazionale.