sabato 31 ottobre 2009

Le regole di Halloween

1. Festeggiare Halloween fuori dal continente americano è una scelta al limite del buon gusto 2. Se manderai tuo figlio a chiedere caramelle ai vicini, prima fai un giro del condominio per distribuirle 3. Halloween non è carnevale: lascia stare il costume da coniglietta di Playboy e vestiti da strega vecchia e brutta 4. Quando un bambino insiste per avere una zucca intagliata, è bene avvertirlo che poi mangerà risotto alla zucca per una settimana 5. Non sprecare energie a remare contro Halloween, ricorda che il vero nemico è sempre e solo San Valentino.

Le regole di Internazionale n. 819, 30 ottobre 2009, pag. 106

venerdì 30 ottobre 2009

L'Honduras torna alla democrazia.


Se Micheletti e i suoi davvero sperano che il prossimo governo dell'Honduras sia riconosciuto dalla comunità internazionale, dovrebbero far tornare Zelaya al suo posto subito.

Dopo pochi giorni dalla pubblicazione del post sul colpo di Stato in Honduras sembra che le richieste della comunità internazionale, con gli Stati Uniti in testa, siano state accolte da Micheletti e i suoi golpisti. Finalmente una bella notizia. Infatti è stato firmato un accordo che restituisce la Presidenza a Manuel Zelaya, deposto circa quattro mesi fa.
L'accordo, firmato questa notte, prevede che il ritorno di Zelaya al potere venga valutato preventivamente da Congresso e Corte Suprema. Questi i punti principali:

  1. Creazione di un governo di riconciliazione nazionale
  2. Rifiuto dell'amnistia per i reati politici che potrebbero esser stati commessi
  3. Riconoscimento e conferma delle elezioni presidenziali del 29 novembre
  4. Richiesta di ritiro di tutte le sanzioni internazionali adottate dalla comunità internazionale in questo periodo
  5. Creazione di una commissione per la verifica dell'accordo
  6. Creazione di una commissione per la verità sui fatti accaduti prima, durante e dopo il golpe del 28 giugno
E poi dicono che un'amministrazione americana sensibile a temi come i diritti umani e determinata a farli rispettare, non faccia realmente la differenza.
Considero questo successo una conferma dell'utilità dell'assegnazione del Premio Nobel per la Pace a Obama.
Prossima tappa: Copenhagen e la lotta ai cambiamenti climatici.

Ulteriori informazioni le potete trovare QUI.

martedì 27 ottobre 2009

Fatti processare, buffone!

Secondo giorno del processo a Radovan Karadžić - l'uomo responsabile per il genocidio di Srebrenica e per l'assedio di Sarajevo - e secondo giorno che questo vigliacco non si presenta in aula. Forse ti nascondi dallo sguardo delle donne di Srebrenica?

sabato 24 ottobre 2009

In Zimbabwe è sempre la solita storia.


Sembrava strano che dallo Zimbabwe non giungessero aggiornamenti su litigi e tensioni.
Infatti è del 17 ottobre la notizia che il Primo Ministro Morgan Tsvangirai ha annunciato la decisione di troncare i rapporti con lo Zanu-Pf, il partito del Presidente Robert Mugabe. La decisione trova le sue radici nell'arresto del - solito - Roy Bennett, Viceministro dell'agricoltura, accusato di complotto contro le istituzioni. Bennett è stato rilasciato su cauzione in attesa del processo.

Il partito del PM, il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC), ha dichiarato di non voler più partecipare alle riunioni dell'esecutivo finché non ci sarà fiducia e rispetto reciproco. Oltre alla questione Bennett, però, i disaccordi si estendono anche su altre decisioni rimaste in sospeso come la riconferma del governatore della Banca Centrale, la nomina del Ministro della giustizia e quella dei governatori delle province.
Jameson Timba, membro dirigente dell'MDC e Viceministro dell'informazione, ha spiegato che il suo partito "non si è ritirato dal governo di unità nazionale. Ha deciso di boicottare le due istituzioni statali dove interagisce con lo Zanu-Pf: il gabinetto e il consiglio dei ministri. L'ufficio del PM, i nostri ministeri e il Parlamento continueranno a lavorare per cambiare il Paese".
Uno dei portavoce dello Zanu-Pf, Ephraim Masawi, ha invece dichiarato che il gesto dell'MDC non inciderà sulla vita politica del Paese anche se sembra che Mugabe abbia cercato di ristabilire i contatti con Tsvangirai subito dopo l'annuncio dell'MDC.
Lo stesso Tsvangirai ha anche dichiarato che è consapevole delle conseguenze del gesto ma ha aggiunto che se la situazione di crisi costituzionale dovesse aggravarsi potrebbe chiedere che vengano organizzate nuove elezioni sotto la supervisione delle Nazioni Unite.
Ci mancherebbe solo questo, mi vien da aggiungere.

Non ci resta da capire se questa nuova situazione sarà utile per risolvere le diatribe tra partiti o se la "resa" dell'MDC verrà sfruttata dallo Zanu-Pf per prendere decisioni politiche unilaterali proprio nel consiglio dei ministri che continuerà a svolgere regolarmente il proprio lavoro.
Si spera solo che anziché evolvere, il Paese non ritorni nella situazione di stallo avutasi fra il marzo 2008 e il febbraio di quest'anno...

giovedì 22 ottobre 2009

Honduras, un colpo di stato del XXI secolo.


Dal 28 giugno scorso è in atto in Hoduras un colpo di stato che ha visto la destituzione del Presidente eletto democraticamente Manuel Zelaya e l'insediamento al governo di Roberto Micheletti.

Zelaya, inizialmente costretto all'esilio in pigiama dai golpisti è tornato in Honduras il 21 settembre trovando rifiugio presso l'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa. Questo gesto ha provocato non poche tensioni nel Paese: in particolare gli scontri tra i sostenitori di Zelaya e l'esercito hanno causato la morte di almeno due persone come confermato dal governo de facto. Successivamente alla notizia del rientro di Zelaya, Micheletti ha deciso di sospendere le libertà civili, decretare lo stato di assedio e ordinare la chiusura delle uniche emissioni radiotelevisive critiche nei confronti dei golpisti (la tv Canal 36 e Radio Globo). Inoltre ha espulso quattro diplomatici dell'Organizzazione degli Stati Americani (OAS) successivamente fatti rientrare e dato un ultimatum di dieci giorni al Brasile per decidere sullo status di Zelaya. Allo stesso tempo, però, si è dichiarato amico del popolo brasiliano dichiarando che mai ne invaderà l'ambasciata e disposto a revocare lo stato d'assedio per non ostacolare il processo che porterà alle elezioni previste per il prossimo 29 novembre. Questa ambivalenza di comportamento ha rivelato l'isolamento creatosi attorno a Micheletti e ha provocato non poche divisioni fra gli stessi partiti del Congresso che lo hanno nominato presidente per acclamazione solo un'ora dopo che un comando dell'Esercito cacciava Zelaya dal Paese.

Ma facciamo un passo indietro. Cosa ha causato il colpo di stato?
Manuel Zelaya ha iniziato a polarizzare le forze politiche presenti nel Paese quando ha deciso di stringere alleanza con il Presidente venezuelano Hugo Chávez. La Corte Suprema honduregna ha addirittura ordinato il suo arresto nel momento in cui Zelaya insisteva nel voler organizzare una consultazione elettorale per cambiare la Costituzione, apparentemente per permettergli di candidarsi per un secondo mandato consecutivo. Così Micheletti ne ha preso il posto con l'appoggio del Congresso, della Corte e dell'Esercito promettendo di uscire di scena dopo le elezioni presidenziali. Egli afferma che l'estromissione di Zelaya è da intendersi come "una successione costituzionale" e non come un colpo di stato.
Ma nel continente americano nessun governo ha riconosciuto Micheletti e Barack Obama ha dichiarato di non voler commettere gli errori del suo predecessore che si dimostrò clemente nei confronti del breve colpo di stato contro Chávez nel 2002. Al contrario, in molti hanno appoggiato la mediazione del Presidente di Costa Rica Óscar Arias che ha proposto il reinsediamento di Zelaya alla presidenza ma solo fino alla fine del suo naturale mandato (gennaio 2010) e con poteri ridotti (ossia senza la possibilità di diventare presidente a vita e di riformare la Costituzione prima delle elezioni). Micheletti ha rifiutato questa proposta. Conseguenza di tutto ciò è stato il mancato arrivo in Honduras di aiuti internazionali pari al 6% del suo PIL ma, per fortuna, nessuno stato ha imposto sanzioni economiche. Dunque, come al solito, sono i cittadini, in questo caso gli honduregni, a pagare il prezzo più alto.

Ad oggi Micheletti non sembra voler mollare ed, anzi, è convinto che nel lungo periodo la comunità internazionale cederà e che l'elezione di un nuovo presidente metterà fine all'isolamento diplomatico. Ma secondo l'editoriale del New York Times del 10 ottobre, Micheletti non ha capito che "i colpi di stato contro i leader eletti democraticamente - un tempo normali in America Latina - oggi non sono più accettabili".
Gli incontri intrapresi nella capitale honduregna a inizio ottobre con un gruppo di inviati dell'OAS (che comprendeva delegati di Stati Uniti, Canada e diversi governi sudamericani) si propongono cinque punti: il ritorno di Zelaya; la formazione di un governo di unità nazionale; la garanzia che non vi saranno iniziative finalizzate a modificare la Costituzione; amnistia per i reati politici che potrebbero esser stati commessi; supervisione internazionale sull'accordo.
Sempre secondo il NYT anche "[g]li imprenditori cominciano ad essere insofferenti per l'isolamento in cui si trova il Paese. Un ex ministro dell'economia che ha appoggiato il colpo di stato ha detto di essere d'accordo con il reinsediamento di Zelaya [...]. Ma il tempo scorre: se Micheletti e i suoi davvero sperano che il prossimo governo dell'Honduras sia riconosciuto dalla comunità internazionale, dovrebbero far tornare Zelaya al suo posto subito".

lunedì 19 ottobre 2009

Silvio, è tempo di andarsene.


"[...] Il ministro degli esteri Franco Frattini, alleato di lunga data di Berlusconi, lo difende: 'Se uno guarda la prima pagina dei quotidiani vede i titoli sugli scandali, ma se va a pagina quattro o cinque legge che il mondo chiede l'aiuto dell'Italia in Libano, o che gli Stati Uniti apprezzano l'impegno italiano in Afghanistan. Del resto si sa, le buone notizie non fanno notizia'.
Le cose, però, non sono così semplici. L'Italia è ancora la settima economia del mondo. Fa parte della Nato, del G20, della zona euro e di quasi tutti i gruppi di potenze mondiali. Ma ha molto meno peso di quanto vuole far credere. La reputazione di Berlusconi e le sue battute di pessimo gusto mettono a disagio gli altri leader. Non sorprende, quindi, che l'Italia sia spesso messa in disparte. Roma, per esempio, è stata esclusa dal gruppo di contatto impegnato nei negoziati con l'Iran sul programma nucleare [nonostante l'Italia sia il primo partner commerciale di Teheran, ndr]. Berlusconi peggiora le cose attribuendosi il merito di iniziative in cui ha avuto un ruolo marginale. Per esempio, di aver inviato il presidente francese Nicolas Sarkozy in Georgia, nell'estate del 2008, per fermare l'invasione russa. E' vero che l'esercito italiano è stato impegnato in Iraq e in Afghanistan e ha subìto gravi perdite. Ma ha lasciato l'Iraq da tempo e vuole ritirarsi dall'Afghanistan appena possibile [...]".

Articolo originale: Silvio, it's Time to Go di Christopher Dickey - Newsweek del 19 ottobre 2009.
Traduzione: Internazionale n. 817 del 16/22 ottobre 2009, pagina 12.

venerdì 16 ottobre 2009

Ambientiamoci - [InternazFerrara] Racconti/3.


Per questo mese ho deciso di unire l'utile al dilettevole, ossia l'ultima cronaca proveniente da Ferrara con la rubrica Ambientiamoci. Ecco a voi, dunque, il resoconto della conferenza Greenwash: confessioni di un eco-peccatore con Fred Pearce e Sylvie Coyaud tenutasi Sabato 3 ottobre alle ore 17.30 presso il Cinema Apollo.

Greenwash è una rubrica ambientalista del sito del Guardian - potete trovarla anche su Internazionale - che smaschera le bugie che le pubblicità ci "vendono" su prodotti cosiddetti green ma che, in realtà, hanno un loro impatto sull'ambiente. Le aziende, ovviamente, sanno che i loro prodotti non sono ecologici come ci voglio far credere ma, ciononostante, mentono.

Da questo presupposto e dalla curiosità di conoscere la storia delle cose che acquistiamo nei nostri supermercati, Fred Pearce, giornalista e saggista britannico, ha scritto un libro di recente pubblicazione in cui racconta il suo viaggio in più di venti paesi per conoscere le persone e i luoghi da cui provengono le cose che usiamo quotidianamente.

Ci racconta del Mare di Aral ormai prosciugato perché utilizzato dalle industrie di Bangladesh e Uzbekistan per produrre T-shirt di cotone che vengono vendute nei paesi occidentali. Ci racconta delle donne pagate 8 centesimi di euro all'ora che lavorano in queste fabbriche e che sono felici di essere sfruttate perché per loro questa situazione è comunque migliore di quella che hanno lasciato nei villaggi: dobbiamo continuare ad anteporre i diritti umani (in questo caso delle donne) o l'etica ambientale?
Ci racconta dei fagiolini kenyoti che Pearce ha deciso di continuare a comprare anche se il loro impatto ambientale dovuto al trasporto è considerevole (apriti cielo: in sala come nella prefazione al libro scritta da Luca Mercalli). Perché? Perché ha constatato che i contadini che li coltivano ne ricavano un effettivo benessere: dobbiamo aiutare gli agricoltori kenyoti o ridurre la propria impronta di CO2?
E ancora: la cioccolata proveniente dalla Costa d'Avorio e dal Camerun deve essere boicottata poiché lo stesso Pearce ha scoperto che i contadini che coltivano il cacao non sanno nemmeno che gusto abbia la cioccolata. In questo caso non c'è "diritto" che tenga.

Insomma il libro Confessioni di un eco-peccatore. Viaggio all'origine delle cose che compriamo non da una risposta concreta ed univoca sul comportamento che un cittadino sensibile a certi temi dovrebbe tenere. Anzi.
Diversi passaggi del libro ed il racconto fatto personalmente da Pearce hanno destato perplessità. Uno spettatore in sala ha addirittura sollevato la possibilità che lo stesso libro sia un caso di greenwash. A mio avviso la linea di pensiero tenuta da Pearce si espone facilmente a critiche per un semplice motivo: non pone la tutela dell'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici al centro delle sfide che l'umanità si trova ad affrontare oggi. Al contrario, mantiene l'uomo e il raggiungimento del suo benessere al centro e l'ambiente come qualcosa che dev'essere funzionale al suo sviluppo: una visione antropocentrica dell'ambiente che, secondo me, rischia di sottovalutare l'irrimandabile soluzione che il problema dell'effetto serra ci propone.

giovedì 15 ottobre 2009

BAD2009 - No Impact Project.

In occasione del Blog Action Day 2009 vi propongo un esperimento.

Si chiama No Impact Project e sfida coloro che hanno veramente a cuore l'ambiente a provare una settimana a impatto zero. L'esperimento è graduale e cambierà un aspetto della vostra vita ognuno dei sette giorni: si comincia con zero rifiuti la domenica, il lunedì bisogna aggiungere il tentativo di ridurre l'impronta di carbonio per gli spostamenti (usate bicicletta o mezzi pubblici), il martedì zero rifiuti, no auto e comprare solo frutta e verdura di stagione e così via...
L'inventore dell'esperimento si chiama Colin Beavan e l'ha fatto per un anno intero!
Se pensate di essere pronti allora registratevi sul sito, scegliete la settimana in cui volete mettervi alla prova e raccontate la vostra esperienza su blog e social network!



Ringrazio il Gruppo Bonobo per avermi informato di questo esperimento!

mercoledì 14 ottobre 2009

Domani è il Blog Action Day 2009.

Domani è il Blog Action Day.
Come funziona? E' molto semplice: basta iscriversi e pubblicare un post il 15 ottobre che abbia come topic i cambiamenti climatici.
Vi lascio col video di presentazione dell'evento.

venerdì 9 ottobre 2009

[InternazFerrara] Saviano su YouTube.

L'intera conferenza 'Mafia SpA: gli affari ai tempi della crisi' con Loretta Napoleoni, Roberto Saviano e Misha Glenny è stata interamente caricata su YouTube.



Ringrazio Internazionale per aver reso in questo modo partecipi anche coloro che non sono riusciti a entrare nel Teatro o non erano presenti a Ferrara durante i giorni del festival.
Nel canale YouTube di Internazionale trovate tutte le altre parti.

Buona visione a tutti!

Obama vince il Nobel per la Pace 2009.

Il Presidente statunitense Barack Hussein Obama ha ricevuto oggi il premio Nobel per la Pace 2009 "per i suoi straordinari sforzi compiuti per rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli". Particolare importanza è stata attribuita alla sua visione e al suo lavoro improntato verso un Mondo senza armi nucleari.
Ciò che più ha portato la Fondazione a scegliere per Obama è stata la condivisione dei valori, in particolar modo multilateralismo, democrazia, diritti umani. "Per 108 anni il Comitato norvegese ha cercato di stimolare esattamente la linea politica e gli atteggiamenti di cui ora Obama si fa il principale portavoce. In particolare, il Comitato sposa l'appello di Obama: 'Ora è tempo per tutti noi di prenderci le nostre dosi di responsabilità per una risposta globale verso le sfide globali'.

Probabilmente qualcuno potrà pensare che questo premio sia arrivato in anticipo, ma credo che la mancanza di reali avversari e la forza caratteriale dirompente con cui Obama ha sovvertito le politiche unilateraliste dei suoi predecessori abbia portato alla sua "vittoria". Chissà, forse nei prossimi anni Obama non verrà premiato per azioni molto più grandi e concrete perché altri faranno meglio di lui. Ma il Nobel è un premio che si riferisce esclusivamente ai 12 mesi precedenti la sua assegnazione.

Qui potete trovare le motivazioni originali, qui il video dell'annuncio.

giovedì 8 ottobre 2009

[InternazFerrara] Racconti/2.

Iran. La rivoluzione che verrà. Sabato 3 ottobre, ore 11.00, Teatro Comunale

[dalla presentazione dell'evento] Sono passati solo pochi mesi dalla feroce repressione delle rivolte seguite alla contestata rielezione del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. A Internazionale a Ferrara si è parlato di Iran insieme a Masoud Benhoud, giornalista e scrittore iraniano, fondatore di più di 20 giornali tutti costretti a chiudere dal regime; Firouzeh Khosrovani, documentarista iraniana, al festival anche con il suo ultimo lavoro Rough Cut; Petr Lom, regista ceco*. Ha introdotto e moderato Paolo Conti del Corriere della Sera.

Dopo aver introdotto i due documentari, il primo (Rough Cut) incentrato sul controllo ossessivo e spesso drammatico della morale, il secondo sul populismo del Presidente, si è tentato di dare un senso ed una spiegazione ai recenti eventi avutisi in Iran.
Secondo Lom il regime iraniano, seppur apparentemente democratico, è considerabile come una 'mafia religiosa' che applica una forma di clientelismo, sia interno che internazionale, che gli impedisce di raggiungere una forma democratica completa: nel tentativo di accaparrarsi i consensi dei suoi interlocutori, il regime non sa più distinguere le promesse reali da quelle false. In questo contesto, la questione dell'energia nucleare non è da considerarsi una reale necessità per il popolo iraniano ma un mezzo per il regime di fargli credere di essere sullo stesso piano delle potenze mondiali. Da qui la necessità per il regista di mostrare il popolo iraniano come pieno di umanità e per questo non considerabile come un nemico reale dal resto della comunità internazionale: dove c'è umanità non può esserci antagonismo.
Khosrovani si è invece concentrata sul ruolo e sull'importanza del cinema iraniano, notevolmente cresciuto dopo la rivoluzione del 1979 che trasformò il paese in una Repubblica islamica. Nella sua semplicità e purezza, esso utilizza metafore e simbolismi [come 'il taglio dei seni' ai manichini femminili dei negozi in Rough Cut] per aggirare la censura ma senza alterare il suo carattere "compromettente". Secondo la documentarista, infatti, in futuro i manichini rischieranno di non avere nemmeno la testa, ossia si tenterà di impedire alle donne anche di pensare poiché la femminilità non è contemplata dal regime. Ma la nuova generazione sta cambiando: come ben mostrato dal film Persepolis di Marjane Satrapi, anche le donne stanno iniziando ad avere un'istruzione universitaria e a partecipare allo 'spazio pubblico'. I giovani si guadagnano la loro libertà clandestinamente e questo rende il tutto più eccitante perché ogni gesto viene compiuto all'interno di una illegalità che mantiene alta la paura ma anche l'adrenalina: "le discoteche underground di Teheran sono più divertenti di quelle di Milano".
Benhoud ha tentato di elaborare una biografia della cosiddetta 'onda verde'. Essa pur essendo "borghese" esprime il proprio dissenso rispetto al populismo del governo finalizzato ad influenzare l'orgoglio dell'intera popolazione e rivolgerla contro i nemici che di volta in volta minacciano la Repubblica. Il movimento ha smascherato questa consuetudine e ha riportato Ahmadinejad in una dimensione reale: esiste un 'altro' popolo che non è d'accordo con il governo senza, per questo, essere guidato da 'fili' occidentali: si può essere contrari al populismo senza essere spie. Nonostante ciò, secondo Benhoud il regime non cadrà nei prossimi 4 anni poiché il governo di Ahmadinejad non è dittatoriale ed improntato sulla figura di un uomo solo, ma costituito da diversi strati che subentrano l'uno dopo l'altro: quando uno cede, ve n'è sempre un altro pronto a sostituirlo.

*Letters to the President di Petr Lom (Canada/Iran, 2009, 74'). Dopo mesi di attesa, a Petr Lom è stato concesso quello che a decine di altri registi (tra cui Oliver Stone) è stato negato: documentare l'attività del Presidente iraniano. Lom lo ha seguito nelle zone rurali del Paese, dove Ahmadinejad raccoglie la maggior parte dei consensi e dove migliaia di poveri attendono le sue visite per consegnargli le loro richieste d'aiuto. Un'immagine assolutamente inedita e attuale dell'Iran che rivela l'estrema complessità sociale, religiosa e politica del Paese.

Per le altre foto visitate la pagina Blog Internazionale su facebook.

mercoledì 7 ottobre 2009

[InternazFerrara] Racconti/1.

Scatti di denuncia. Francesco Zizola presenta Mondi al limite. Francesco Zizola per Medici senza frontiere. Venerdì 2 ottobre, ore 15.30, Sala Borsa

[dalla presentazione dell'evento] Mondi al limite è una mostra di fotografie che Francesco Zizola ha scattato in più di 19 anni di viaggi in 35 paesi. Le immagini raccolte in questo percorso non sono una semplice descrizione della necessità dell'intervento umanitario, ma una ricerca di ciò che è alla radice della solidarietà, il filo che lega il destino delle vittime a quello di chi cerca di salvare le loro vite. Sono scatti che raccontano vicende epocali del nostro tempo, dalle pandemie come Aids e malaria, alle guerre in Somalia, Colombia, Darfur, Iraq, fino ai volti e alle storie di chi è sopravvissuto alla catastrofe dello tsunami, alla grave carestia in Etiopia, alla tragedia ecologica del Mare [Lago] di Aral. Ma l'uomo è vittima del meccanismo economico e sociale anche in luoghi a noi più vicini: Milano, Los Angeles, New York.

"Il lavoro più difficile di un fotogiornalista è mettere in comune umanità diverse", Francesco Zizola, unico fotografo italiano a vincere il premio 'Foto dell'anno' al World press photo nel 1996. Inoltre è stato premiato 4 volte al Pictures of the year. Potete trovare le sue foto nei volumi Born somewhere (Fusi orari, 2004) e Iraq (Ega, 2007).

Per le altre foto visitate la pagina Blog Internazionale su facebook.

lunedì 5 ottobre 2009

[InternazFerrara] Terza edizione al top.


Poche righe per dire che sono tornato da poco da Ferrara e per fissare 'a caldo' le sensazioni di questo weekend.
Anzitutto complimenti a tutti: staff, redazione, ospiti, pubblico. Tutti si sono dati da fare al 100 per cento per ripetere il clamoroso exploit dell'anno scorso. Con successo. Già perché se nella prima edizione del 2007 si sono registrate 17.000 presenze diventate clamorosamente 32.000 nel 2008 causando non pochi disagi per gli organizzatori, quest'anno è stata raggiunta quota 35.000. Le code ovviamente si sono ripetute (io stesso non sono riuscito ad entrare all'incontro con ospite Roberto Saviano) ma memori dell'anno scorso, si è deciso di programmare diverse conferenze di punta in contemporanea in modo da distribuire gli spettatori in maniera proporzionata.
Poi c'è stata la novità degli accrediti ai blogger. Proabilmente questa innovativa scelta andrà migliorata perché non vi era una sala per permettere ai blogger di scrivere comodamente (senza corrente elettrica è dura poter aggiornare un blog in tempo reale) e la wi-fi, seppur presente nei luoghi chiave del festival, ha dato non pochi problemi. In ogni caso l'intenzione è stata ottima. E non è poco.

Arriviamo ai contenuti. Personalmente la giornata più tranquilla è stata il venerdì. Code accettabili ed entusiasmo a mille. Nella stessa giornata son riuscito a seguire la presentazione della mostra fotografica 'Mondi al limite. Francesco Zizola per Medici senza frontiere' con Giovanni De Mauro (direttore di Internazionale) e Kostas Moschochoritis (direttore generale di Msf Italia) di cui ho pubblicato le foto in tempo reale, e la conferenza 'Romania: Roma-Bucarest, andata e ritorno' moderata da Beppe Severgnini.
Sabato forse è stata la giornata più fruttuosa. Si è iniziato con 'Iran. La rivoluzione che verrà' con Masoud Benhoud (giornalista iraniano), Firouzeh Khosrovani (documentarista iraniana - consiglio ROUGH CUT), Petr Lom (regista ceco e autore del documentario Letters to the President). Poi tutti a parlar d'ambiente con Fred Pearce (giornalista britannico) e Sylvie Coyaud del Sole 24 ore attraverso il libro 'Confessioni di un eco peccatore'. In serata Canzoni impopolari, spettacolo serio con ironia di Ascanio Celestini e dj set esplosivo con Jovanotti.
Infine domenica: incontro col famoso grafico britannico (tra i suoi lavori migliori c'è il quotidiano 'the guardian') Mark Porter che ha presentato il nuovo progetto grafico di Internazionale in edicola da questa settimana e coda chilometrica inutile per Saviano.
Poi ripetutasi sull'autostrada Verona-Milano...

Nei prossimi giorni foto e commenti. Ora mi godo un pò di riposo.

giovedì 1 ottobre 2009

Tutti a Ferrara/2.

Domani (2 ottobre, ore 10.30 presso il Cinema Apollo) si apre la terza edizione di Internazionale a Ferrara - Un weekend con i giornalisti di tutto il mondo.

Come già anticipato, quest'anno il settimanale ha dato l'opportunità ad un numero limitato di blogger di accreditarsi e di raccontare in tempo reale ciò che accadrà durante le tre giornate: io sono riuscito a rientrare tra i fortunati.
Quindi per chi non riuscisse a raggiungere Ferrara ma è interessato a tenersi informato su conferenze, mostre e quant'altro consiglio di tenere d'occhio queste pagine perché cercherò di tenere il più possibile aggiornato il blog tramite articoli e foto.

Inoltre anche vi consiglio di tener d'occhio anche Twitter (box in alto nella colonna di destra) e la nuova Pagina di BI su facebook.

Stay tuned.