venerdì 16 ottobre 2009

Ambientiamoci - [InternazFerrara] Racconti/3.


Per questo mese ho deciso di unire l'utile al dilettevole, ossia l'ultima cronaca proveniente da Ferrara con la rubrica Ambientiamoci. Ecco a voi, dunque, il resoconto della conferenza Greenwash: confessioni di un eco-peccatore con Fred Pearce e Sylvie Coyaud tenutasi Sabato 3 ottobre alle ore 17.30 presso il Cinema Apollo.

Greenwash è una rubrica ambientalista del sito del Guardian - potete trovarla anche su Internazionale - che smaschera le bugie che le pubblicità ci "vendono" su prodotti cosiddetti green ma che, in realtà, hanno un loro impatto sull'ambiente. Le aziende, ovviamente, sanno che i loro prodotti non sono ecologici come ci voglio far credere ma, ciononostante, mentono.

Da questo presupposto e dalla curiosità di conoscere la storia delle cose che acquistiamo nei nostri supermercati, Fred Pearce, giornalista e saggista britannico, ha scritto un libro di recente pubblicazione in cui racconta il suo viaggio in più di venti paesi per conoscere le persone e i luoghi da cui provengono le cose che usiamo quotidianamente.

Ci racconta del Mare di Aral ormai prosciugato perché utilizzato dalle industrie di Bangladesh e Uzbekistan per produrre T-shirt di cotone che vengono vendute nei paesi occidentali. Ci racconta delle donne pagate 8 centesimi di euro all'ora che lavorano in queste fabbriche e che sono felici di essere sfruttate perché per loro questa situazione è comunque migliore di quella che hanno lasciato nei villaggi: dobbiamo continuare ad anteporre i diritti umani (in questo caso delle donne) o l'etica ambientale?
Ci racconta dei fagiolini kenyoti che Pearce ha deciso di continuare a comprare anche se il loro impatto ambientale dovuto al trasporto è considerevole (apriti cielo: in sala come nella prefazione al libro scritta da Luca Mercalli). Perché? Perché ha constatato che i contadini che li coltivano ne ricavano un effettivo benessere: dobbiamo aiutare gli agricoltori kenyoti o ridurre la propria impronta di CO2?
E ancora: la cioccolata proveniente dalla Costa d'Avorio e dal Camerun deve essere boicottata poiché lo stesso Pearce ha scoperto che i contadini che coltivano il cacao non sanno nemmeno che gusto abbia la cioccolata. In questo caso non c'è "diritto" che tenga.

Insomma il libro Confessioni di un eco-peccatore. Viaggio all'origine delle cose che compriamo non da una risposta concreta ed univoca sul comportamento che un cittadino sensibile a certi temi dovrebbe tenere. Anzi.
Diversi passaggi del libro ed il racconto fatto personalmente da Pearce hanno destato perplessità. Uno spettatore in sala ha addirittura sollevato la possibilità che lo stesso libro sia un caso di greenwash. A mio avviso la linea di pensiero tenuta da Pearce si espone facilmente a critiche per un semplice motivo: non pone la tutela dell'ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici al centro delle sfide che l'umanità si trova ad affrontare oggi. Al contrario, mantiene l'uomo e il raggiungimento del suo benessere al centro e l'ambiente come qualcosa che dev'essere funzionale al suo sviluppo: una visione antropocentrica dell'ambiente che, secondo me, rischia di sottovalutare l'irrimandabile soluzione che il problema dell'effetto serra ci propone.

1 commento:

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Ci troviamo difronte a sfide mondiali, a cui serve dare risposte drastiche e che portino ad un cambiamento.
Certo sapere per quanto lavorano certe donne, o che un produttore di cacao non conosca il gusto della cioccolata, fa sempre un certo effetto anche se sono cose che si conoscono.