giovedì 8 ottobre 2009

[InternazFerrara] Racconti/2.

Iran. La rivoluzione che verrà. Sabato 3 ottobre, ore 11.00, Teatro Comunale

[dalla presentazione dell'evento] Sono passati solo pochi mesi dalla feroce repressione delle rivolte seguite alla contestata rielezione del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. A Internazionale a Ferrara si è parlato di Iran insieme a Masoud Benhoud, giornalista e scrittore iraniano, fondatore di più di 20 giornali tutti costretti a chiudere dal regime; Firouzeh Khosrovani, documentarista iraniana, al festival anche con il suo ultimo lavoro Rough Cut; Petr Lom, regista ceco*. Ha introdotto e moderato Paolo Conti del Corriere della Sera.

Dopo aver introdotto i due documentari, il primo (Rough Cut) incentrato sul controllo ossessivo e spesso drammatico della morale, il secondo sul populismo del Presidente, si è tentato di dare un senso ed una spiegazione ai recenti eventi avutisi in Iran.
Secondo Lom il regime iraniano, seppur apparentemente democratico, è considerabile come una 'mafia religiosa' che applica una forma di clientelismo, sia interno che internazionale, che gli impedisce di raggiungere una forma democratica completa: nel tentativo di accaparrarsi i consensi dei suoi interlocutori, il regime non sa più distinguere le promesse reali da quelle false. In questo contesto, la questione dell'energia nucleare non è da considerarsi una reale necessità per il popolo iraniano ma un mezzo per il regime di fargli credere di essere sullo stesso piano delle potenze mondiali. Da qui la necessità per il regista di mostrare il popolo iraniano come pieno di umanità e per questo non considerabile come un nemico reale dal resto della comunità internazionale: dove c'è umanità non può esserci antagonismo.
Khosrovani si è invece concentrata sul ruolo e sull'importanza del cinema iraniano, notevolmente cresciuto dopo la rivoluzione del 1979 che trasformò il paese in una Repubblica islamica. Nella sua semplicità e purezza, esso utilizza metafore e simbolismi [come 'il taglio dei seni' ai manichini femminili dei negozi in Rough Cut] per aggirare la censura ma senza alterare il suo carattere "compromettente". Secondo la documentarista, infatti, in futuro i manichini rischieranno di non avere nemmeno la testa, ossia si tenterà di impedire alle donne anche di pensare poiché la femminilità non è contemplata dal regime. Ma la nuova generazione sta cambiando: come ben mostrato dal film Persepolis di Marjane Satrapi, anche le donne stanno iniziando ad avere un'istruzione universitaria e a partecipare allo 'spazio pubblico'. I giovani si guadagnano la loro libertà clandestinamente e questo rende il tutto più eccitante perché ogni gesto viene compiuto all'interno di una illegalità che mantiene alta la paura ma anche l'adrenalina: "le discoteche underground di Teheran sono più divertenti di quelle di Milano".
Benhoud ha tentato di elaborare una biografia della cosiddetta 'onda verde'. Essa pur essendo "borghese" esprime il proprio dissenso rispetto al populismo del governo finalizzato ad influenzare l'orgoglio dell'intera popolazione e rivolgerla contro i nemici che di volta in volta minacciano la Repubblica. Il movimento ha smascherato questa consuetudine e ha riportato Ahmadinejad in una dimensione reale: esiste un 'altro' popolo che non è d'accordo con il governo senza, per questo, essere guidato da 'fili' occidentali: si può essere contrari al populismo senza essere spie. Nonostante ciò, secondo Benhoud il regime non cadrà nei prossimi 4 anni poiché il governo di Ahmadinejad non è dittatoriale ed improntato sulla figura di un uomo solo, ma costituito da diversi strati che subentrano l'uno dopo l'altro: quando uno cede, ve n'è sempre un altro pronto a sostituirlo.

*Letters to the President di Petr Lom (Canada/Iran, 2009, 74'). Dopo mesi di attesa, a Petr Lom è stato concesso quello che a decine di altri registi (tra cui Oliver Stone) è stato negato: documentare l'attività del Presidente iraniano. Lom lo ha seguito nelle zone rurali del Paese, dove Ahmadinejad raccoglie la maggior parte dei consensi e dove migliaia di poveri attendono le sue visite per consegnargli le loro richieste d'aiuto. Un'immagine assolutamente inedita e attuale dell'Iran che rivela l'estrema complessità sociale, religiosa e politica del Paese.

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