sabato 7 novembre 2009

Le migliori/peggiori politiche per una riforma economica verde.

Le politiche climatiche "amiche del clima" e a basso impatto ambientale riducono le emissioni di gas serra, portano benefici all'ambiente e stimolano l'economia. È quanto rileva un rapporto su circa 100 politiche climatiche di Paesi appartenenti al G20, realizzato da Ecofys e Germanwatch per il WWF e E3G, organizzazione no-profit indipendente.

Lo studio valuta le politiche climatiche di diversi paesi distinguendo fra gli esempi da seguire e modelli da non imitare. Ai primi posti nella classifica ci sono due progetti dalla Germania: un programma di "Efficienza negli edifici" sviluppato dal governo tedesco, che riduce le emissioni di gas serra e crea nuovi posti di lavoro nelle costruzioni e il "Conto energia per l'elettricità rinnovabile" che garantisce ai produttori di energia rinnovabile una tariffa fissa per 20 anni. In Messico si segnala un sistema di Autobus a trasporto rapido e a basso impatto ambientale. C'è poi un programma cinese per le mille aziende a più elevato consumo energetico che ne ha migliorato l'efficienza energetica.
Poi ci sono le politiche negative, spesso anche degli stessi paesi che hanno sviluppato soluzioni innovative, come le sovvenzioni a miniere locali, il trattamento preferenziale di aziende a elevato consumo energetico concesso anche da Stati come la Germania, l'Australia e l'Olanda, o la mancanza di una gestione idrica appropriata in particolare nelle regioni aride o semiaride.

"Il rapporto mostra che i governi che sviluppano soluzioni 'verdi' e a basso impatto ambientale saranno vincenti e avranno una posizione di leadership nel mondo" - ha dichiarato Mariagrazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia di WWF Italia - "I governi che non investiranno in soluzioni a basso contenuto di carbonio, invece, perderanno e i sostenitori [investitori che finanziano i loro debiti, ndr] volteranno loro le spalle. Chiediamo al G20 di proporre una strategia per sostenere gli investimenti nell'economia verde".

Per scaricare il rapporto clicca qui

11 commenti:

il Russo ha detto...

Copenaghen si avvicina, avranno il coraggio di guardare a questi modelli?

Franca ha detto...

Speriamo che qualcuno venga "illuminato"...

dario ha detto...

Mah, parlo da profano, ne'!

Io credo che se la comunita' internazionale premiera' le fonti rinnovabili in modo da ridurre le emissioni, allora ci saranno opportunita' economiche per i paesi che ne svilupperanno le tecnologie.
Pero' mi pare che l'ecologia abbia in generale un costo. Che sono anche contento di pagare, ma sempre di costo si tratta.
In altre parole e' finita (spero) l'epoca dei combustibili fossili. Ma e' anche finita l'era delle vacche grasse.

tommi ha detto...

si dice intorno al 2% del PIL mondiale. Ma più si aspetta più questo costo aumenterà.

dario ha detto...

Si'... ci posso anche credere che si tratti del 2% come dici tu, che non sembra molto.
Io pero' mi riferivo ad un costo di un altro tipo.
Ad esempio, non e' pensabile che l'automobile continui ad avere un utilizzo cosi' diffuso se l'automobile continua a consumare comubustibile fossile (direttamente con il motore a scoppio, o indirettamente per ricaricare batterie, produrre idrogeno o tecnologia simile). Ora magari ci saranno anche mezzi di trasporto pubblico efficientissimi (sia dal punto di vista del servizio sia da quello del consumo energetico), ma si dovra' rinunciare alla liberta' di infilare la chiave nel quadro, schiacciare l'acceleratore e andare dove i fatti nostri ci portano.
Insomma, bisognera' smettere di consumare energia il piu' possibile, e la nostra vita e' basata sul consumo di energia. Questo non significa che saremo piu' poveri, necessariamente, ma che dovremo fare delle grosse rinunce.

tommi ha detto...

oppure, cosa migliore, bisognerebbe produrre energia da fonti rinnovabili che non producono emissioni inquinanti o gas serra.
in questo caso non bisognerà per forza tornare all'età della pietra.
e il 2% del PIL mondiale prevede proprio i costi per sostituire le fonti di energia.

dario ha detto...

Tommi, io parlavo di cambiare le nostre abitudini, non di tornare all'eta' della pietra.

Ritengo che il motivo (in realta' uno dei motivi, perche' un'altro sono gli interessi economici delle multinazionali del petrolio) per cui si e' sempre utilizzato il combustibile fossile per produrre energia e' che in tal modo l'energia viene a costare poco. Poco per produrla, poco per immagazzinarla, poco per distribuirla ed utilizzarla. Quindi quando bisognera' utilizzare le fonti alternative bisognera' per forza di cose risparmiare energia.

Ripeto, non vorrei essere disfattista, io sono per le fonti alternative. Ma mi pare un po' troppo semplicisticamente edonista risolvere la questione sperando di guadagnarci in salute e ambiente.

dario ha detto...

...cioe'... in ambiente e ricchezza, intendevo.

tommi ha detto...

Io sinceramente penso il contrario. Bisogna risparmiare energia fintantoché questa arriverà da combustibili fossili. Una volta che la transizione verso le energie rinnovabili sarà effettiva non ci sarà più motivo per risparmiare e ridimensionare le nostre abitudini (ovviamente all'interno del buon senso si intende).
Per farti capire meglio cosa voglio dire ti lascio due righe di Leo Hickman tratte dall'ultimo numero di Internazionale:
parlando di auto elettriche "Come produrre l'elettricità necessaria per caricare tutte queste auto? Se fossero collegate alle reti elettriche attuali, farebbero salire il livello della domanda al punto da provocare un blackout nel giro di pochi minuti. E non dobbiamo dimenticare che produciamo ancora buona parte della nostra elettricità bruciando carburanti fossili. L'auto elettrica potrà essere veramente considerata un veicolo a emissioni zero quando anche l'elettricità che consuma non produrrà più emissioni o quasi. Questo succederà solo quando produrremo elettricità unicamente da fonti rinnovabili come il sole, il vento e, anche se la questione è più complicata, il nucleare e l'acqua".

dario ha detto...

Tommi, un conto e' quel che facciamo e un conto e' quel che dovremmo fare.
E' chiaro che e' sbagliato consumare tanta energia prodotta da combustibili fossili, perche'
1) i combustibili fossili si stanno esaurendo (e quindi diventano piu' costosi, senza contare il fatto che una volta esauriti ovviamente non ne avremo piu')
2) i combustibili fossili inquinano.

Per commentare la citazione che hai riportato, vada per l'acqua (anche se non e' del tutto a impatto zero: una diga puo' modificare interi ecosistemi... ma confido nella saggezza del genere umano a non farlo). Le centrali nucleari starei ben attento a considerarle a emissioni zero. Personalmente penso che sia meno ipocrita intossicare noi stessi con le emissioni inquinanti piuttosto che far morire gente nel terzo mondo per le nostre scorie nucleari. Il vento va bene, ha impatto quasi zero, il sole meno ancora (c'e' qualcuno che dice che anche questa fonte non e' proprio esente da problemi di surriscaldamento, ma a me pare che sia la piu' pulita).
Il buon senso mi dice che nessuna fonte di energia e' esente da problemi ambientali, anche se probabilmente quella che da' piu' impatto negativo e' proprio quella che piu' usiamo massicciamente adesso. E quindi e' evidente che bisogna cambiare registro.

Il problema principale delle fonti alternative e' l'immagazzinamento dell'energia che producono. Da qualche parte leggevo di un progetto un po' provocatorio che proponeva di riempire di celle fotovoltaiche il deserto del Sahara. Questo produrrebbe (mi pare di ricordare) dieci volte tanto l'energia totale che il mondo consuma. Ma poi come facciamo a distribuirla senza disperderla?
Certo le soluzioni ci sono gia' adesso e confido in un futuro illuminante su questo tema. Ma fino ad oggi - e prevedo pessimisticamente anche per il futuro - queste soluzioni non sono per nulla economiche.

efi ha detto...

mi permetto di fare una piccola precisazione: il motivo per cui le fonti tradizionali sono ad oggi molto più convenienti delle rinnovabili è (e nn va dimenticato) anche nell'enorme mole di incentivi pubblici (in ricerca e in reti, nonchè in impianti di produzione) e di investimenti privati (garantiti da prospettive di ritorno certo) di cui esse hanno potuto usufruire in tutto questo tempo, e di cui ancora esse usufruiscono: a rigor di logica, quindi, con uno sforzo paragonabile a quello sostenuto per i combustibili fossili, sarebbe possibile abbattere di molto anche i costi delle nuove energie rinnovabili..... BISOGNA VOLERLO A LIVELLO DI SISTEMA!