mercoledì 31 marzo 2010

La Serbia chiede scusa per il massacro di Srebrenica.

Il parlamento serbo ha adottato una risoluzione in cui chiede pubblicamente perdono per il massacro di ottomila musulmani bosniaci a Srebrenica nel 1995. “La risoluzione condanna i crimini perpetrati a Srebrenica ed estende le scuse ai familiari delle vittime, riconoscendo di non aver fatto tutto il necessario per evitare il massacro, ma evita di usare la parola genocidio”, scrive il sito d’informazione Balkan Insight.

La risoluzione è passata con 127 voti a favore, 21 contrari e un astenuto. Ma molti parlamentari non si sono presentati in aula. “Il Partito democratico serbo e il Nuovo partito Serbo hanno votato contro la dichiarazione, mentre il Partito radicale serbo e il Partito liberaldemocratico non hanno partecipato al voto. Il Partito progressista serbo è uscito dall’aula prima della votazione”, continua Balkan Insight.

Nada Kolundzija, una parlamentare a capo del gruppo Per una Serbia europea, ha detto che attraverso questa dichiarazione la Serbia chiude un capitolo tragico della sua storia recente. “Condannare i crimini di Srebrenica, offrire le condoglianze ai parenti delle vittime e rispetto ai morti innocenti, libererà da un pesante fardello le nuove generazioni”, ha affermato Kolundzija.

Il massacro di Srebrenica è diventato un simbolo dell’orrore della guerra in Bosnia dal 1992 al 1995. A luglio del 1995 circa ottomila musulmani di Bosnia, uomini tra i 14 e i 65 anni, sono stati uccisi dalle forze armate serbo bosniache guidate dal generale Ratko Mladić, nella zona che era sotto la protezione delle Nazioni Unite. Il leader serbo bosniaco al governo ai tempi della strage Radovan Karadzic è attualmente sotto processo a L’Aia accusato di aver ordinato l’esecuzione di pesanti crimini di guerra tra cui il massacro di Srebrenica. Karadzic rifiuta le accuse, dichiarandosi innocente.

2 commenti:

Benedetta ha detto...

Mi sembra che manchi l'ammissione più importante, è cioè la denominazione di "genocidio". Questo mi fa capire che la strada verso la pacificazione è ancora molto lunga. Qui come in Bosnia. Penso che sia nel caso della Serbia sia nel caso della Turchia il rispetto dei parametri per l'accesso all'UE possa portare a una maggiore democratizzazione della regione, nonché all'ammissione di drammatiche responsabilità, ma il processo sarà lungo e travagliato. E sono note le tensioni drammatiche ancora presenti a livello sociale in queste regioni. In più in Bosnia c'è anche il rischio di una deriva islamista a causa della propaganda saudita sempre più presente nel paese. Se non verranno fatti ulteriori passi in avanti nel riconoscimento del genocidio, sempre più persone saranno vittima di chi strumentalizza questo drammatico fatto storico per fini che io definisco politico-gerarchici (di religioso hanno ben poco, solo la forma). In Turchia la situazione è simile, ma il laicismo è ben radicato (una volta lo era anche in Bosnia, stato multiconfessionale e multietnico dalla sua nascita), la situazione economica è favorevole (sempre che si riesca a far fronte alle catastrofi naturali degli ultimi tempi) e a livello sociale c'è un grande dinamismo che si traduce in una pluralità di organizzazioni religiose e di approcci, segno di una ricca rielaborazione culturale che (speriamo) può portate il paese verso la buona strada.

tommi ha detto...

Grande commento Benedetta, meno male che esistono persone come te che colmano un po' la mia assenza prolungata. Grazie mille per la lucidissima analisi!