lunedì 31 maggio 2010

Israele distrugge l'umanitarismo

Era solo ieri quando, leggendo l'articolo di Francesco Battistini apparso sul Corriere della Sera, mi sono sentito in dovere di scrivere una mail alla 'redazione esteri' del quotidiano di via Solferino per esprimere il mio imbarazzo e disappunto per il modo con cui era stata trattata la notizia relativa alla possibilità di incursione nella Striscia di Gaza di alcuni pacifisti della Freedom Flotilla, la flotta di navi carica di aiuti umanitari che, pur di aiutare la popolazione palestinese, ha tentato, nella notte, di forzare il blocco navale israeliano. Nell'articolo, oltre a parole grosse nei confronti dei pacifisti, erano già state messe in evidenza le intenzioni del governo israeliano di rispondere a quella che era stata definita una 'provocazione' promettendo che non sarebbe andato troppo per il sottile senza che però nessuno si fosse preoccupato nemmeno di capire cosa ciò avrebbe potuto significare.

Bene, il risveglio di questa mattina ha definitivamente chiarito quelle parole: almeno 10 morti (il numero iniziale di 19 non è stato confermato, ndr) tra i pacifisti in seguito ad un vero e proprio abbordaggio in stile 'piratesco' da parte dei soldati israeliani che, una volta trovatisi sul ponte della nave contenente migliaia di tonnellate di aiuti umanitari, hanno sparato a raffica uccidendo 10 tra attivisti e cooperanti. Nonostante le prime reazioni della comunità internazionale siano già apparse sottotono, spero che più la vicenda verrà chiarita e più le ore passeranno, coloro che si son sempre riempiti la bocca di parole pesanti e gravi nei confronti di ben altre meno preoccupanti situazioni, possano fare altrettanto e anche di più nei confronti di un paese, di un governo e di un esercito che han fatto della dottrina Bush e del disprezzo di ogni forma di principio presente nel diritto umanitario, carta straccia.

Le prime parole sono giunte dagli Stati che fino a ieri erano considerati estremisti nella loro posizione di vicinanza alla popolazione palestinese e di diffidenza nei confronti del governo di Gerusalemme. Abu Mazen, Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese, ha parlato di vera e propria "carneficina" mentre il Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ormai scalzato dalla sua posizione di prima minaccia mondiale, ha definito l'episodio un "atto disumano del regime sionista". Inoltre, in Turchia diverse manifestazioni di protesta sono in atto davanti alle sedi diplomatiche israeliane mentre i governi svedese e spagnolo hanno convocato gli ambasciatori di Gerusalemme in missione nelle rispettive capitali. L'Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite si è detto "scioccato"; l'Alto rappresentante della politica estera dell'Ue ha espresso profondo rammarico per le vittime e le violenze chiedendo la rapida apertura di un'inchiesta.
Non è il primo episodio di violenza compiuto da Israele e non sarà l'ultimo. Ma questo nuovo vero e proprio atto di terrorismo, che neanche i pirati somali sarebbero stati in grado di compiere con tanta lucidità e freddezza, ci deve far capire che parole e gesti non devono essere messi sullo stesso piano. Parlando ancora più chiaramente, le parole, le minacce di Ahmadinejad, per quanto gravi, non possono essere trattate come veri e propri atti di aggressione e di violenza: al contrario, c'è bisogno di far capire agli israeliani che non sono immuni dalle ritorsioni e dalle sanzioni della comunità internazionale. I loro gesti sono inaccettabili e pongono l'intero Stato in una condizione di vera e propria minaccia nei confronti dell'umanità che deve in qualche modo essere neutralizzata.

Netanyahu è il nuovo Ahmadinejad, con una piccola differenza: il primo ha realmente compiuto gesti di violenza e di terrorismo, il secondo li ha sempre e solo minacciati. Il governo israeliano ha veramente un arsenale composto da 80-100 testate nucleari acquisite al di fuori del Trattato di non proliferazione nucleare, l'Iran, per ora, no.

Chi è la vera minaccia per la sicurezza mondiale? Chi può veramente decidere di far partire un'escalation militare e nucleare nella regione mediorientale? Chi ha dimostrato di non farsi scrupoli o problemi nell'aprire il fuoco?

Rispondere a queste domande ci potrà far capire quali sono le reali minacce da contrastare, ma soprattutto, da temere.

5 commenti:

ventopiumoso ha detto...

guarda, mi trovi perfettamente d'accordo. anche io ho scritto, ora come in passato, diversi articoli su israele. ma non se ne esce: siamo bollati come antisemiti, e morta lì. saluti

Bene ha detto...

Anche io sono d'accordo con te, Tommy. Mi chiedo come si possano cambiare le cose, se un governo tanto feroce trova un supporto tale anche tra la popolazione, che sembra non essere stufa della guerra e della paura (almeno, per la maggior parte).
E la comunità internazionale? Il loro passivismo è semplicemente vergognoso!

Alessio in Asia ha detto...

Mi sembra chiaro che a questo punto debba intervenire l'Onu con una forza di interposizione che difenda la popolazione di Gaza dalle forze di occupazione israeliane, che permetta loro di ricevere aiuti umanitari e quindi di sopravvivere.

Ovviamente, questo "incidente", cioe' l'omicidio di questi 19 pacifisti internazionali, dovrebbe essere severamente punito dalla comunita' internazionale.

Al Governo israeliano andrebbe fatto capire che nel 2010 non c'e' piu' spazio per politiche nazional-nazi-fasciste basate su ideologie militariste risalenti a qualche millennio orsono.

Certo e' che se l'Onu non intervenisse nemmeno in questo caso, cioe' se Washington dovesse continuare a non far seguire nessuna azione alle parole (che di qualunque colore politico sono, rimangono sempre e solo parole), allora non ci dovremmo piu' ne meravigliare ne lamentare se qualche disgraziato che da decenni vive in un campo profughi decida di sacrificare la propria vita per compiere un attentato terroristico.

La colpa, piu' che di quel giovane e disperato morto di fame palestinese, sarebbe tutta da imputare all'elite al potere a Tel Aviv e Washington.

Speriamo che vinca il buonsenso.
Mi pare che questo il nodo della Palestina, insieme alle altre due guerre in Asia e al global warming, siano gli argomenti rispetto ai quali Obama potrebbe cambiare il mondo. Se decidesse di non affrontare seriamente questi problemi ma limitarsi a portare avanti la solita politica statunitense con solamente una differenza di accenti, allora si renderebbe colpevole di aver illuso, sedotto e abbandonato il mondo intero. Sarebbe l'ultima promessa infranta. E sarebbe destinato ad assumersene la responsabilita' storica.

Andrea ha detto...

A proposito di “pacifisti”: secondo notizie riportate ieri dai mass-media turchi, almeno tre dei quattro turchi rimasti uccisi durante gli scontri sulla nave Marmara, poco prima di imbarcarsi avevano esplicitamente espresso ad amici e famigliari il desiderio di morire da “shahid” (martiri), il termine usato dai terrorsiti islamisti suicidi. Si tratta di Ali Khaider Benginin (39 anni), Ali Akhbar Iritilmis (55 anni) e Ibrahim Bilgen (61 anni). Il quarto turco morto, Muharram Kuchak, era affiliato all’organizzazione estremista turca filo-Hamas IHH. Infine, il quotidiano olandese Teltarif ha rivelato che il cittadino olandese Amin Abou Rashed, 43 anni, che si trovava a bordo di una delle navi, era noto da tempo alla polizia del suo paese per i suoi legami operativi con Hamas e Fratelli Musulmani.

tommi ha detto...

@Andrea E cosa avrebbero fatto di concreto per meritare di essere assassinati? Incredibile come, pur non sapendo ancora la cifra esatta dei morti, si sia già attivata la campagna per discreditarli e giustificare la loro uccisione.