mercoledì 23 giugno 2010

Il Bel Paese. O quasi.



Forza Italia. Quella vera.
Peccato che la realtà e la nostra immagine internazionale vengano guastate da un governo e da un governante in particolare che non è all'altezza della nostra tradizione, della nostra passione.

martedì 8 giugno 2010

Maggio di sangue in Darfur.

Secondo un documento delle Nazioni Unite diffuso lo scorso lunedì 7 giugno, gli scontri in Darfur hanno causato circa 600 morti nel solo mese di maggio, il più letale dal dispiegamento - nel 2008 - della Missione di pace che vede Nazioni Unite e Unione Africana agire congiuntamente (UNAMID) nella regione occidentale del Sudan, in guerra dal 2003. Il documento precisa che i combattimenti tra i ribelli e le forze governative hanno causato 440 morti mentre gli scontri tra le tribù arabe rivali ne hanno causati 126. Infine, 31 persone sono decedute a causa di incidenti o omicidi. Secondo i caschi blu, l'aumento della violenza va maggiormente attribuito agli scontri tra le tribù arabe; mentre ribelli e forze filogovernative non sono riusciti a dar seguito all'accordo siglato in Qatar nel mese di febbraio per raggiungere una pace definitiva che avrebbe dovuto comprendere il 'cessate il fuoco' seguito da un'intesa sulla spartizione del potere. Il rapporto sottolinea proprio come il fallimento dell'accordo tra il Movimento per la giustizia e l'uguaglianza (il gruppo ribelle più militarizzato) e il governo sudanese sia tra le cause del record negativo di vittime registrato nel mese di maggio.

venerdì 4 giugno 2010

Obama è furioso (finalmente)


Il presidente americano Barack Obama sollecitato dal giornalista della Cnn, Larry King, si è dichiarato furioso, e non solamente arrabbiato, con la British petroleum 'per non aver pensato alle conseguenze delle sue azioni'. Poi, però, Obama è tornato quello di sempre (per fortuna) dicendosi più preoccupato e arrabbiato per le sorti della popolazione che vive e lavora nei pressi delle coste americane minacciate e per l'impatto negativo che la marea nera avrà sull'ecosistema del golfo del Messico per molti anni a venire.

martedì 1 giugno 2010

La "scontata" reazione delle Nazioni Unite.


Diplomazia in azione dopo l'attacco israeliano nei confronti della Freedom Flotilla di domenica scorsa che ha provocato, secondo fonti del governo israeliano, almeno 10 vittime e molti altri feriti. I 15 membri del Consiglio di Sicurezza (CdS) delle Nazioni Unite, riunitisi in sessione d'emergenza, dopo 12 ore di dibattito, hanno espresso, nelle prime ore di questa mattina, tramite documento ufficiale, il loro "profondo rammarico per la perdita di vite umane e per i feriti causati dall'uso della forza" durante l'operazione militare isrealiana avvenuta in acque internazionali. Il CdS esorta Israele a permettere l'ingresso nel Paese delle delegazioni diplomatiche dei vari Paesi coinvolti in modo da identificare i morti, recuperare i feriti e assicurare l'assistenza umanitaria necessaria. Inoltre, viene richiesta l'apertura di un'inchiesta approfondita in linea con gli standard internazionali (prompt, impartial, credible and transparent investigation).
Come spesso accade, il documento finale, frutto di intense mediazioni, è molto meno "aggressivo" rispetto a quanto sperato dai delegati che avevano richiesto la convocazione della sessione straordinaria. In particolare, la rigida posizione della delegazione turca, la quale chiedeva una forte condanna di Israele e del suo esercito, è stata smussata da quella americana che ha evitato di condannare Israele in quanto tale, concentrando l'oggetto del documento esclusivamente sull'operazione militare. Oggi si terranno riunioni straordinarie anche della Nato e della Lega araba.
Niente di nuovo sotto il sole, insomma. Per questo vi lascio con il commento conclusivo di Lucio Caracciolo apparso oggi sul sito di Limes:

E’ scontato che il governo Netanyahu non ammetterà mai l’errore, ma si confermerà nella convinzione di essere ingiustamente incompreso anche da coloro che continuano a guardare con rispetto alle ragioni di Israele. Da una simile nevrosi ipersecuritaria non è facile guarire. Altri atti di autolesionismo appaiono scontati, fino a che qualcuno a Gerusalemme non si accorgerà di star segando il pur robusto ramo su cui è seduto. Se non sarà troppo tardi.