sabato 18 settembre 2010

Il capro espiatorio preferito dagli europei.

In seguito alle decisioni dei governi italo-francesi di rimpatriare (ma dove?) le popolazioni rom presenti sui loro territori, ho deciso di condividere con voi questo spunto di riflessione che trovo veramente lucido e diretto.
Si tratta di un estratto dell'articolo scritt
o da Antonio Tabucchi per Le Monde Magazine e tradotto da Internazionale sul n. 863. Ulteriori commenti e precisazioni li lascio a voi sperando di aprire un dibattito interessante e costruttivo.

"Il maggiore storico contemporaneo del razzismo, George Mosse, ha osservato che il razzismo tende a diventare il punto di vista della maggioranza. E che la maggioranza tende a eliminare naturalmente la minoranza, perché (e qui sta il salto logico constatabile oggi in Francia e in Italia) il razzismo fa credere che criminali si nasce, non si diventa. Si è criminali se si appartiene a una certa etnia, indipendentemente dal delitto che si può commettere. Rientrare in quella categoria è già un delitto. E infatti una spaventosa legge del governo Berlusconi considera ontologicamente criminali coloro che vivono in Italia senza documenti. Non si finisce in galera perché si è commesso un crimine, come vorrebbe il codice penale in un paese democratico, ma per un "meta-crimine", cioè perché non si è uguale agli altri.
Che il Consiglio d'Europa abbia accettato questa legge, che offende gli elementari diritti dell'uomo e va contro la volontà delle Nazioni Unite, è il sintomo di un vuoto giuridico. Purtroppo è ancora grande il passo che l'Europa deve fare se vuole costruire una solida idea di cittadinanza comune. Il problema è che esiste un circuito perverso tra istituzioni statali e politica: i politici sono lo stato, ma all'idea di stato antepongono il consenso elettorale, la ricerca del voto, gli affari. La crisi della democrazia, che è anche una crisi dello stato, consiste anche in questo".

Tratto da E' facile dare la colpa agli zingari, Antonio Tabucchi, Le Monde Magazine.
Traduzione Internazionale n. 863, pagina 24.

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