lunedì 13 settembre 2010

Il meglio da LifeGate. Economia e nucleare.

Il meglio da LifeGate. Questo il nome che ho pensato di dare a questa nuova rubrica (molto versione beta) che ha lo scopo di portare tra le pagine di Blog Internazionale la notizia che più mi ha colpito nella settimana trascorsa nella redazione di LifeGate. Purtroppo, il fatto di lavorare a tempo pieno navigando nel web alla ricerca di notizie, ha notevolmente ridotto lo spazio per aggiornare in maniera frequente questo spazio. Spero, però, di farvi cosa gradita riportando le mie sensazioni sulla "notizia della settimana", portando qualche spunto di riflessione in più.
Questa settimana vi segnalo l'articolo di approfondimento che ho scritto in seguito alla decisione della Germana di prolungare la vita delle centrali nucleari che avrebbero dovuto spegnersi entro il 2021.

Pochi giorni fa la decisione del Governo tedesco di prolungare la vita delle centrali nucleari. Oggi l’esigenza di spiegare il perché di tale scelta e cercare di far chiarezza sulle differenze tra la Germania e l’Italia a livello di convenienza, non solo ambientale ma anche economica, del nucleare.

Partiamo dal considerare i tempi che la tecnologia nucleare richiede per poter sfruttare l’energia prodotta da una centrale: circa 10-15 anni per la progettazione, 20-25 per la produzione di energia elettrica, altri 20 per la dismissione e la decontaminazione del suolo.

Secondo alcuni analisti, quindi, la scelta di prolungare la vita dei diciassette impianti attivi in Germania può essere considerata anche sotto l’aspetto economico, come modo per ammortizzare i costi totali. Infatti, come tutti i paesi, anche la “locomotiva d’Europa” sta vivendo una fase di recessione economica e, in questo contesto, allungare la fase di funzionamento di un impianto può contribuire concretamente a migliorare i bilanci del paese e aiutarlo a uscire dalla stagnazione.

Il contesto industriale italiano, diverso da quello tedesco per l’assenza di progetti o impianti attivi, non sembra poter riproporre lo stesso discorso economico. Lasciando per un attimo da parte i grandi problemi che lo sfruttamento dell’energia dall’atomo comporta, ovvero sicurezza tecnologica e deposito delle scorie, la scelta nucleare, per l’Italia, rischia di non essere conveniente nemmeno dal punto di vista economico.

Nell’intervista rilasciata a LifeGate Radio, Mauro Spagnolo, direttore di Rinnovabili.it – quotidiano delle fonti rinnovabili, ha affermato: “Nel 2010 c’è stato il sorpasso del solare sul nucleare anche dal punto di vista economico, ovvero produrre un watt di energia elettrica tramite energia solare costa meno che produrlo con energia nucleare”.

Tale affermazione trova riscontro anche in un recente rapporto dell’economista americano John Blackburn, docente presso la Duke University, il quale evidenzia come i pannelli fotovoltaici abbiano raggiunto una diffusione tale da aver drasticamente ridotto il costo dell’energia solare, fino a superare, in termini di convenienza, il costo dell’energia nucleare. Il costo di quest’ultima, al contrario, sta progressivamente aumentando anche a causa dei lunghissimi tempi di consegna delle centrali dovuti agli elevati investimenti, anche pubblici, necessari per la loro progettazione.


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