lunedì 25 ottobre 2010

Nagoya come Kyoto?




Fissare i venti obiettivi strategici del prossimo decennio per contrastare la perdita della biodiversità biologica. È questo lo scopo principale della decima Conferenza delle Parti (COP 10) della Convenzione sulla Biodiversità delle Nazioni Unite in svolgimento fino al 29 ottobre a Nagoya, Giappone, e che vede impegnati ottomila delegati provenienti da 193 paesi.

Secondo gli scienziati e gli entomologi di mezzo mondo, infatti, la Terra starebbe perdendo la propria biodiversità ad un ritmo mille volte superiore alla media storica. Tutto ciò nonostante il Summit mondiale sullo sviluppo di Johannesburg del 2002 avesse fissato nel 2010, anno della biodiversità, il tempo massimo per ridurre ed invertire questa tendenza.
Purtroppo, questo traguardo non solo non è stato raggiunto ma si è anche allontanato come dichiarato dallo stesso Segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon il 22 settembre: “La perdita della biodiversità sta accelerando”.

I nuovi target di riferimento, dunque, sono ora fissati al 2020 ma i contenuti del futuro accordo sono ancora da definire. Tra le maggiori difficoltà per giungere ad un’intesa globale vi è la spartizione di alcune risorse naturali presenti nei Paesi in via di sviluppo (PVS).

Il valore economico della natura.
I danni arrecati ogni anno al capitale naturale come foreste, paludi e praterie ammontano tra i 2 e i 4 mila miliardi di dollari. Questa stima risponde solo parzialmente all'esigenza espressa da molti delegati e ricercatori di conferire un valore economico all'intero patrimonio naturale presente sulla Terra. E' da diversi anni ormai che si cerca di creare una sorta di prodotto interno lordo della natura in modo da spingere anche il settore del commercio a valutare correttamente i costi e i benefici derivanti da un atto (per esempio di deforestazione) che inevitabilmente ha ripercussioni sull'ecosistema in generale.

Secondo Pavan Sukhdev, presidente de The Economics of Ecosystems and Biodiversity (TEEB), l'iniziativa creata dall'ONU proprio per portare avanti tale iniziativa, ha dichiarato: "Purtroppo, l'assenza di una lente economica che dia visibilità a questa triste realtà ha fatto sì che quest'argomento venisse trattato con troppa leggerezza sia dai politici che dafli economisti".

L'ultimo rapporto del TEEB pubblicato quest'anno ha tentato di rendere meno invisibili questi aspetti. Per esempio, se si dimezzasse la deforestazione da qui al 2030, si potrebbero evitare danni derivanti dai cambiamenti climatici pari a 3.700 miliardi di dollari.

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